Pocahontas (1995)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo parlato nuovamente di un classico Disney, uno tra i film più importanti creati da quella casa d’animazione e un vero caposaldo di tale tecnica artistica, Il re leone. La storia parla di Simba, un giovane leone che un giorno diventerà sovrano e per questo motivo suo padre cerca di educarlo perché sia un re giusto e rispettoso verso ogni tipo di vita. Il fratello del re, Scar, però vuole prendersi il potere e alla fine riesce a uccidere il sovrano. Attraverso un inganno, Scar farà a credere a Simba che lui è responsabile della morte del padre e il piccolo scappa disperato. Qui incontrerà due amici che lo aiuteranno e Simba cercherà di dimenticare il passato, ma il passato non può essere dimenticato. Questo film è veramente incredibile nel lato tecnico. I movimenti degli animali sono rappresentati con grande precisione e realismo e inoltre riescono a descrivere bene la personalità dei vari individui. Oltre alle animazioni i fondali sono strepitosi, molto curati e vari, capaci di mostrare la bellezza del paesaggio africano e molti di questi sono ripresi attraverso campi lunghi, dando maggior grandezza al tutto. Anche le musiche sono ottime e varieggiate, ma ciò che sorprende di più sono i personaggi, molti e ben caratterizzati, e le tematiche profonde come la crescita e la perdita, affrontate con cura. Un’opera eccellente che merita di essere ricordata.
Inoltre ci tengo a segnalarvi il nuovo capitolo di Spiral, scritto dalla nostra talentuosa Shiki. Ecco il link (QUI).
Questo sarà, per il momento l’ultimo classico Disney di cui parlerò, anche perché ho recensito film Disney impressionanti come La belle e la bestia e Il re leone. Per riposarmi penso che mi butterò al solito nell’horror. Però adesso dobbiamo parlare del 33° classico Disney.
Ecco a voi Pocahontas, pellicola animata del 1995 scritta da Carl Binder, Susannah Grant e Philip LaZebnik e diretta da Mike Gabriel ed Eric Goldberg. E qui di seguito anche la recensione di Chest of Tales (QUI).

Trama:
Siamo nel 1607 e dall’Inghilterra parte una spedizione verso il Nuovo Mondo organizzata dal governatore Ratcliffe (David Ogden Stiers), in modo da trovare dell’oro e far crescere così la sua posizione sociale. Nel gruppo si trova anche John Smith (Mel Gibson), un avventuriero che dovrà occuparsi degli indigeni se ci saranno problemi. Intanto, nel luogo in cui dovranno approdare, il capo della tribù algonchina dei Powhatan (Russell Means) ritorna al suo villaggio dopo aver sconfitto in battaglia dei rivali. Sua figlia Pocahontas (Irene Bedard) è da un po’ di tempo che continua a fare uno strano sogno su una freccia che continua a girare freneticamente fino a fermarsi in un determinato punto. Lei vuole capirne il significato perché forse ciò potrebbe guidarla verso il suo destino, ma intanto le navi dei coloni sbarcano e non ci vorrà molto prima che tra le due fazioni scoppi un conflitto. L’unica speranza di salvezza sarà la storia d’amore che nascerà tra Pocahontas e John Smith.

Ero davvero molto curioso di rivedere questo film anche perché ricordavo veramente poco, nonostante da piccolo l’avessi visto spesso. Inoltre questa è una di quelle pellicole che divise in due la critica per diversi motivi ed ero sinceramente curioso di capire l’astio verso questa opera. Quindi, senza perdere ulteriore tempo, iniziamo.

La candidatura all’Oscar come Miglior Film per La bella e la bestia fu un evento incredibile per la Disney, un evento storico e Jeffrey Katzenberg voleva ripetere la magia e creare un’opera che potesse ottenere una nomination simile. Quindi cercò di seguire la stessa formula de La bella e la bestia ossia un musical romantico e drammatico. Però non poteva fare una cosa simile con Aladdin e Il Re Leone, visto che erano in fase di produzione e quindi cercò una nuova storia. Ed è qui che è importante parlare di Mike Gabriel. Inizialmente voleva creare una storia su Il lago dei cigni, che però venne bocciata e allora nel 1990 decise di creare una trama incentra sul vecchio West ed è qui che trovò varie informazioni legate al personaggio di Pocahontas. Propose l’idea a Katzenberg che vide subito un’occasione e decise che il film su Pocahontas sarebbe stato perfetto per la corsa all’Oscar. Fu un evento anche importante perché divenne il loro primo film animato a ispirarsi a una storia vera. Però dovettero prendersi diverse libertà poetiche.

Prima di tutto Pocahontas aveva 12 anni e inoltre John Smith non era proprio una bella persona e alcune cose che scrisse su di lei probabilmente erano inventate di sana pianta. Quindi si decise di rendere la protagonista adulta, Smith una persona migliore e di incentrare la pellicola su due storie parallele: la storia d’amore e la rivalità tra nativi americani e coloni. Fu anche la scelta di cambiare una storia vera che portò molte critiche al progetto, ma non credo fosse fatto con cattive intenzioni, anzi volevano usare questa storia per poter parlare di tematiche che vedremo in seguito.

Una delle sfide più grandi fu proprio quella di scegliere un design per i personaggi e in particolar modo la protagonista. Per questo motivo venne scelto l’animatore Glen Keane, che più volte si era dimostrato grandioso. Si ispirarono a tantissimi modelli per crearla come ad esempio Shirley ‘Little Dove’ Custalow-McGowan e Devi White Dove, due native americane che lo stesso Keane incontrò a Jamestown. Si ispirò anche al famoso dipinto di Simon de Passe per il design. Alla fine solo per lei e le sue animazioni lavorarono qualcosa come 55 animatori. E ammetto che adoro il suo design, penso che sia uno dei migliori e dei più complessi della Disney e ogni movimento che compie sembra molto naturale, quasi realistica, mostrando la forza di quest’animazione. In generale tutte le animazioni sono ottime e tante di esse puntano a volte sul realismo dei movimenti, senza però la fluidità. Il motivo per cui fecero ciò è che l’opera doveva essere molto più seria delle altre, infatti le gag e i momenti comici sono di meno e per lo più incentrati sui battibecchi tra Meeko, il procione di Pocahontas, e Perlin, il carlino di Ratcliff. Le animazioni più veloci e comiche saranno usate su loro due e di tanto in tanto con qualche altro personaggio (inoltre, sempre per mantenere un tono più serio, gli animali qui non parleranno).

Se dal lato delle animazioni questo film è intoccabile, non posso che muovere qualche critica al design. Ad esempio non ho apprezzato molto quello di John Smith, che ho trovato molto generico e poco originale. Quello dei nativi americani è ottimo m ha un problema di base: le espressioni sono troppo rigide e per questo in certi casi non riescono a esprimere completamente tutte le loro emozioni. Invece il design di Ratcliffe è molto stilizzato e questo permette non solo di dargli molte espressioni ma anche di descrivere la sua personalità arrogante e pomposa.
I fondali sono meravigliosi, adoro gli alberi sottili e alti che hanno disegnato ma ancor di più adoro i colori utilizzati, perlopiù azzurro e verde, che riescono a dare una sensazione di pace e serenità, per poi trasformarsi in viola durante certe bellissime sequenze come I colori del vento. Il lato tecnico è impressionante anche se alcuni elementi non mi hanno convinto. E ora si parla dei personaggi.

Sicuramente i più riusciti sono Pocahontas e John Smith. La protagonista è un personaggio in cerca della sua strada, del suo destino, si dimostra molto avventurosa e soprattutto curiosa, infatti è lei la prima a cercare di capire chi sono i coloni, comprenderli, e a vederli come esseri umani e per questo cercherà la pace tra le due fazioni. Smith è un avventuriero con molta esperienza che però inizialmente crede di portare innovazione e aiuto agli altri popoli con la propria tecnologia e conoscenza, ma è proprio l’incontro con Pocahontas che gli farà cambiare idea. Capirà di più la cultura dei nativi americani, le loro tradizione e questo gli permetterà di comprendere che quello che vogliono fare i coloni è solo imposizione e conquista, qualcosa di crudele. Loro due funzionano molto bene, però mi dispiace dire che lo stesso non vale per i personaggi secondari. Non rimangono impressi, non hanno una forte personalità e faccio fatica a ricordarli e questa non è una buona cosa, perché la Disney si basa molto sulla coralità. Perfino il cattivo, Ratcliffe, non è molto impattante. Ha un ottimo design che si accosta perfettamente alla sua natura: è arrogante, guarda tutti con disgusto e vuole solo arricchirsi sulle spalle degli altri (adoro che abbiano reso il suo petto così esagerato a sottolineare tutto ciò). Però non aggiunge molto, non ha il fascino di Jafar o Scar e non è così intelligente come Gaston (intendo nel senso di scrittura del personaggio). Quindi è un vero peccato.

Ora tocca alle tematiche del film. In questa storia si voleva parlare dell’odio verso il diverso, della paura dell’ignoto e cosa ciò può portare. L’ignoranza, il pregiudizio e la paura possono far compiere delle scelte tremendamente sbagliate e la mancanza di un dialogo, senza un tentativo per comprendersi, porta a strade oscure e violente. L’odio si diffonderà sempre di più e tutto esploderà verso la fine e penso che la canzone “Barbari” descriva perfettamente quest’odio, con entrambi gli schieramenti che considerano gli altri come selvaggi, demoni, assassini, diversi da loro. Mi piace come siano riusciti a parlare dell’odio in maniera così intelligente e di come questo sentimento possa diffondersi come una piaga. Sia i nativi che i coloni sono pronti a commettere atti orrendi contro l’altro, perfino i nativi americani, che comunque vengono ritratti in maniera più positiva rispetto ai coloni. L’amore tra Pocahontas e Smith mostra la possibilità di un dialogo e come due popoli differenti possano andare d’accordo. Inoltre apprezzo come abbiano cercato di sensibilizzare il pubblico (soprattutto americano) riguardo i nativi, la loro cultura e la loro spiritualità e quest’ultimo elemento mi ha sempre impressionato, specialmente il rapporto con la natura e tutti gli elementi, che qui hanno una grande importanza.

Per concludere, Pocahontas è un’opera molto ambiziosa che però non è riuscita perfettamente. Ha qualche problema con dei personaggi ed espressioni, ma è un film incredibile a livello tecnico con delle intenzioni anche molto nobili e certe critiche che gli sono state mosse sono a mio avviso un po’ esagerate e ingiuste. Forse non è al livello de Il re leone o La bella e la bestia, ma è un film che consiglio molto.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

54 pensieri riguardo “Pocahontas (1995)

  1. Credo che sia uno dei pochissimi Disney che mi piacciono, piacere è una grossa parola, perchè è un film d’avventura e non la solfa amorosa favolosa. Anche Simba mi sta simpatico, però le canzoncine non le sopporto. No e no. Specialmente in italiano. Se devo sentirle preferisco in lingua originale.

  2. Ciao Amico, grazie per questa importante analisi. La tematica di ridare dignità e verità al passato storico, era già in voga da diversi anni negli Stati Uniti, ma negli anni ’90 ci fu il boom e la Disney, come al solito, ha cercato, dopo, di stare al passo per far vedere che anche loro c’erano. Una tematica simile si può riscontrare dagli anni 2010 in poi con le tematiche LGBT+. Detto questo, Pocahontas rimane un film notevole, sia per le tematiche che per l’animazione. Mi è piaciuto molto, nonostante i difetti che sei riuscito bene ad individuare. Ho sempre azzardato l’ipotesi che quei difetti dipendessero dal fatto che i creatori del film non potevano osare più di tanto, senza spingersi troppo oltre, col rischio di far inemicare la Disney a pubblico e sponsor. Quindi troviamo un cattivo un po’ stereotipato, uno Smith, che malgrado il viaggio interiore, ha meno spessore di quanto avrebbe dovuto, i nativi e i coloni anch’essi stereotipati. I diversivi comici degli animali hanno la stessa utilità di Olaf, quella di alleggerire il tono del film, altrimenti troppo cupo e serio. Comunque è un film promosso per il mio personale gusto.

    1. Ciao amico mio!
      Forse hai proprio centrato il punto importante della questione: non hanno osato oltre. Di vase poi erano partiti con alte ambizioni per quest’opera ma il problema della Disney è che, volendo puntare a tutti, molte volte non vuole (e non può) permettersi di andare contro qualcuno o mostrare un pensiero troppo definito. Eppure fu un passo avanti per la Disney e lo stesso valeva per la società americana dei tempi che stava iniziando a farsi delle domande sulla propria storia e a mettere in discussione certi valori. Sono esami di coscienza necessari e che possono effettivamente portare a una grande crescita morale. Mi dispiace molto per il cattivo, sicuramente uno dei meno accattivanti del periodo del Rinasciemento e in generale della Disney. Però appprezzerò sempre certe scelte coraggiose come il finale.

        1. Prima o poi riuscirò nell’impresa. Prima o poi. Lasciami Entrare però era svedese e ricordo che ti era piaciuto.
          In ogni caso la prossima recensione sarà su un horror alquanto bizzarro ma divertente.

                    1. Oh no! Invece è uno dei miei film preferiti e un’ottimo esempio di grande cinema. Come dico sempre, ognuno ha le sue idee. Quello che mi stupisce è che il 90% dei film sull’esorcismo copiano spudoratamente da questo senza però dire nulla di nuovo ne a livello di storia e soprattutto tecnico. Questo film rimarrà per sempre moderno nella sua messa in scena. In ogni caso quale horror ti ha veramente detto qualcosa?

                    2. Di horror che mi hanno spaventato non esistono. Quello che mi attrae, di solito, sono i fattori “secondari”, come le reazioni umane, le interazioni, i rapporti di amicizia che possono nascere o distruggersi, la fotografia, le ambientazioni, il fattore psicologico e, perché no, anche l’arrangiarsi con un basso budget. Quindi sono tanti i titoli che possono piacermi. L’esorcista forse non l’ho capito, ma penso che abbia troppi problemi. Forse legati alle varie censure, al montaggio, alla caratterizzazione dei personaggi e ai grandi buchi narrativi che non sono riuscito a colmare, forse erano impliciti, ma come sai non riesco a realizzarli. È da molto che non lo vedo, quindi evito un’analisi ora. Magari in futuro. A te invece cosa piace di questo film?

                    3. Trovo veramente divertente il fatto che si finisca a parlare di horror in una recensione dedicata a un film animato Disney. Per qualche motivo in questo blog horror e Disney sono correlati. In ogni caso con la mia domanda non intendevo quale horror ti avesse fatto paura ma quale ti piacesse di più, quale fosse riuscito a suscitarti qualcosa. Parlando invece dell’Esorcista mi domandavo quale versione tu abbia visto. Perché effettivamente ai tempi subì delle pesanti censure, in particolar modo il prologo ambientato in medio oriente, dove viene rinvenuta la statua di Pazuzu. Ricordo che tutta quella parte venne tagliata perché si sottolineava in un certo qualmodo che Pazuzu fosse perfino più antico della religione cristiana e ai tempi la religione aveva ancora potere per quanto riguarda la censura. In ogni caso che si guardi il film con i tagli o completo, rimane un’opera impressionante sotto ogni fronte. A livello tecnico è una meraviglia, c’è una costruzione della tensione lenta che continua a crescere sempre di più e a farsi via via sempre più inquietante non tanto per certe scene emblematiche quanto per certi piccoli dettagli, come ad esempio le volte in cui si vede il volto del diavolo per pochi frame. E la messa in scena è strabiliante ancora oggi. Come la famosa scena in cui arriva il prete nella casa di Regan, con la nebbia e poche luci lontane a illuminare tutto. Un tipo di fotografia espressionista che sa incantare ancora oggi. E inoltre trovo ottima la recitazione dei vari interpreti oltre che quella di Linda Blair che, per la sua età, fece un lavoro incredibile. E anche il modo con cui viene affrontato il concetto di male lo trovo davvero ben fatto. E sì, ci sono questioni che sono sottointese e posso capire se non le hai colte. Comunque adesso riformulo la domanda: quali sono gli horror che ti hanno colpito di più?

                    4. Anch’io ho trovato curioso parlare di horror sotto pocahontas, infatti volevo chiederti se fosse meglio spostare la discussione in un altro posto. Comunque potrei parlare dell’esorcista, ma avrei comunque bisogno di rivederlo. Sono riuscito a vedere la versione finale, quella meno censurata in assoluto. Spero di poterlo rivedere così da poter avere un buon confronto col mio caro amico, e magari comprenderlo meglio, così da vederlo sotto nuove prospettive. Per gli horror che mi hanno colpito, forse metterei al primo posto Halloween, ma solo il primo. The Blair Witch Project mi ha affascinato per tutto il contorno, anche se so essere un film piuttosto detestato. La saga di Scream, a parte il secondo, la apprezzo perché è sia horror che la sua parodia, che prende in giro tutti gli stereotipi del genere, ma allo stesso tempo li conferma. Nei primi due capitoli di The Conjuring ho adorato la caratterizzazione dei forti legami familiari tra le vittime dei poltergeist. La Casa non può mancare, ovviamente. La recente serie di The Orphan mi ha piacevolmente sorpreso, ancora una volta per l’ottima rappresentazione delle dinamiche familiari. Poi ce ne sono tanti altri, ma per il momento va bene così. Soprattutto perché non sono abile a ricordare i nomi dei titoli.

                    5. Hai citato davvero dei titoli molto interessanti. Amo Halloween di Carpenter e tempo fa ci feci una recensione di cui sono ancora felice. The Blair Witch Project fu un film importante per via della novità del mockumentary, ossia del falso documentario e fu un film che fece un certo successo, anche se una parte lo definisce solo mera manovra commerciale. Scream è semplicemente geniale e Craven con quell’opera si è dimostrato un’artista capace di comprendere fino in fondo il mondo del cinema e dell’horror. The Conjuring sono film horror d’intrattenimento che ho apprezzato, specialmente i primi due (il terzo lo trovo abbastanza vuoto) e sì, i rapporti tra i personaggi sono stupendi. La Casa è un film incredibile che, con poco, è riuscito a spaventare e a inquietare. In ogni caso non mi dispiace affatto parlare di questi argomenti. Certo, siamo leggermente off-topic in questo caso, ma a me non dispiace.

                    6. Ah, questo sì che è molto complesso. Diciamo che i fil. Che hai citato li apprezzo tantissimo e anche l’Esorcista. Tra gli altri ci sono Alien che ancora oggi considero un capolavoro e che ha portato sul grande schermo un format che, se utilizzato bene, apprezzo in molti film. Amo La Maschera del Demonio che è un horror/gotico che ancora oggi mi affascina e ha posto le basi per tantissime opere del genere, ovviamente c’è Lasciami Entrare, che amo alla follia. Amo Frankenstein e La Moglie di Frankenstein per la loro modernità e il mostro. Di opere recenti amo Babadook e It follows per i messaggi sociali e la psicologia usata. Adoro The Ring, un remake stupendo. Amo Romero, Cronenberg, Carpenter, Craven e così via, amo Ju-On, Kairo…
                      Troppi film fmda dire, rischio di perdermi del tutto XD

                    7. Sì, intendo il film anni ’30. James Whale è tra i miei registi preferiti e Frankenstein è uno dei miei libri preferiti. E quello che adoro è questo: per quanto ci fossero cose in cui si diversificavano il film traspone perfettamente le tematiche del libro. Anni fa ci feci una recensione, se sei interessato (e scusa se ho risposto così tardi, ma oggi non ho avuto per niente tempo. Chiedo scusa).

                    8. L’ho visto solo una volta e tanti anni dopo mi sono imbattuto libro. Rimasi sorpreso della diversità di trama tra i due, almeno dal vago ricordo che avevo del film. Forse dovrei rivederlo. Non ti scusare per il “ritardo”, devi sentirti libero di scrivere quando vuoi e se lo vuoi.

                    9. Ti consiglio di rivederlo perché è un film che rimane incredibilmente moderno per certe cose, soprattutto il seguito La moglie di Frankenstein. Hanno trame differenti rispetto al libro, ma gli argomenti che riprende sono identici e questa cosa mi ha sempre fatto piacere.

                      Se ti interessa qui ci sono i link alle vecchie recensioni dedicate alle due opere.
                      Frankenstein: https://mymadreams.com/2018/02/06/frankenstein-1931/

                      La moglie di Frankenstein: https://mymadreams.com/2019/07/12/bride-of-frankenstein/

                    10. Frankenstein Junior è una parodia perfetta perché riprende tutto in maniera perfetto quello che riguarda Frankenstein e La moglie di Frankenstein e soprattutto, nonostante tutto, riesce a parlare delle loro stesse tematiche. Semplicemente geniale.

                    11. Non c’è alcun problema. In tanti si sono avvicinati alle opere originali tramite Frankenstein Junior. Se però guardi gli originali e poi la.parodia riuscirai a goderti quest’ultima in maniera migliore.

  3. Forse uno dei classici che ho visto di meno, più che altro perché da piccolo non avevo la videocassetta al contrario di altri film che invece macinavo a manetta XD
    Per questo motivo forse è uno dei film che amo di meno e anzi, che ricordo di meno.
    La cosa che più mi è rimasta impressa sono soprattutto i colori, se penso a Pocahontas penso ai colori.
    Prima o poi me lo dovrò rivedere perchè ricordo proprio poco di storia e personaggi.

    1. Onestamente anch’io ho dovuto rivederlo perché l’avevo visto poco da piccolo ed era uno di quelli che ricordavo meno. È stata una visione assolutamente interessante e i colori sono effettivamente una meraviglia, uno dei elementi tecnici migliori in assoluto a mio avviso. Se nonostante tutto riesci a ricordare i colori vuol dire che quel punto è veramente impressionante. Sono curioso di sapere la tua opinione quando rivedrai la pellicola :)

  4. Condivido i tuoi giudizi, tranne che su John Smith che ho trovato insipido e semplicistico. Il messaggio di base della pellicola però a me è sembrato decisamente contestabile, perché pare che nativi e coloni siamo egualmente colpevoli di “odiare gli altri”: come se la violenza del colonizzatore fosse paragonabile al giusto rancore dell’aggredito.

    1. Credo che il messaggio fosse più legato al concetto di odio. L’odio tra due popoli che può portare a compiere scelte sbagliata. Ovviamente non punta completamente il dito contro i coloni anche per la complessa storia americana e avrebbero sicuramente torchiato a morte la Disney per questo (essendo i propri film per tutti rischia molto di più). Ma alla fine, nonostante ciò, sono più dalla parte dei nativi che dei coloni.

      1. Ok, ma l’odio dei nativi resta comunque diverso da quello dei coloni: qualcuno dei primi li avrà anche odiati per pregiudizio, ma se un nativo odia un colono che vuole sterminarlo non è che questo sentimento sia del tutto sbagliato. Qui la Disney invece pone nativi e coloni sullo stesso piano, quando si parla di odio. È un messaggio che ho odiato (per l’appunto).

        1. Posso capire il tuo punto di vista, ma come ho detto alla fine il film tendeva ad andare più dalla parte dei nativi e inoltre tendeva a mostrare come ci potesse essere un dialogo tra due popoli differenti. Era questo che mirava la relazione tra Pocahontas e Smith. Come ho detto però, io tuo pensiero è assolutamente comprensibile e condivisibile.

  5. Secondo me ha avuto molto meno successo dei precedenti anche perché non è un film a livelli: nella maggior parte dei Classici Disney c’è+ sempre un livello che parla ai bambini e uno che parla agli adulti, in modo da intrattenere e interessare tutti quanti. Perfino Il Re Leone, che ha tematiche molto complesse e una storia piuttosto violenta, anche psicologicamente, ha un livello che intrattiene molto bene i bambini, con gli animali che parlano, i colori sgargianti, e ovviamente Timon e Pumbaa che riescono a essere due comic relief perfetti e, al tempo stesso, fondamentali per la trama.
    Ecco, secondo me Pocahontas non ha questa molteplicità di livelli: c’è solo la storia che vuole raccontare e che, secondo me, per dei bambini rischia di risultare a tratti noiosa: perché è molto parlato, perché c’è, tutto sommato, poca azione, perché si prende molto sul serio e perché il design è, per molti personaggi, fin troppo realistico. Sono gli stessi problemi che affliggerà anche Il Gobbo di Notre-Dame, dove, tra l’altro, si cercheranno soluzioni molto goffe che finiscono per svilire il film.
    Detto questo, visto da adulti Pocahontas è un film maestoso, come hai detto anche tu soprattutto i colori sono meravigliosi! Ha delle palette cromatiche come non si sono mai viste, e con cui dipingerei casa!
    Le critiche rientrano, secondo me, in quella situazione per cui, come fai, sbagli. Personalmente non ho mai trovato i nativi di Pocahontas stereotipati, anzi mi è sempre sembrata una rappresentazione molto rispettosa e attenta a cogliere la maggiore verosimiglianza possibile; ovvio, poi, che ci sia una parte di invenzione, ma è il motivo per cui si parla di fiction e animazione e non di documentario.
    Tutta la sequenza di “Barbari” è una delle più potenti e coraggiose fatte dalla Disney fino a quel momento, superato poi solo da Il Gobbo di Notre-Dame, secondo me. Sono parzialmente d’accordo con quello che dice Gabericci, qui sopra, ma secondo me l’obiettivo era proprio mettere in scena la dinamica dell’odio che, partendo dalla reciproca diffidenza, porta al massacro. Gli indiani non conoscono gli inglesi, quando questi arrivano, non sanno cosa sia successo nel resto delle Americhe, eppure la prima reazione di Powatan e Kekata è invitare tutti quanti a evitarli, stargli lontano e non avere a che fare con loro. A non conoscerli. Che è diverso, ovviamente, dallo sparare a vista di Radcliffe, ma ha le stesse conseguenze, ossia tracciare un solco tra un noi e un loro e demonizzare l’altro fino a rendere necessario e inevitabile ucciderlo. Insomma, è un meccanismo purtroppo molto realistico, accaduto infinite volte nella storia e che qui è stato fatto, secondo me, davvero molto molto bene.

    1. Concordo con quello che hai scritto. Pocahontas ha cercato di mettersi in mostra come un film molto più adulto e maturo rispetto a quelli precedenti della Disney. Probabilmente, oltre che l’Oscar, volevano anche crescere insieme al pubblico, pensando che ormai fosse maturo abbastanza per qualcosa di più. Ho quest’impressiona perché dopo Pocahontas sarà il turno de Il Gobbo di Notre-Dame e quello raggiunge livelli ancor più alti di maturità e di cattiveria. Mi dispiace per certe cose, come ad esempio il ritmo che non è sempre perfetto o alcune canzoni. Mi dispiace anche per Smith e il villain, che mi hanno sempre detto poco. Però adoro la meraviglia dei colori, apprezzo il messaggio che hanno cercato di dare, mi piacciono i fondali e adoro le animazioni. Quel che dice Gabericci è legato al fatto che, storicamente parlando, quello fu l’inizio di uno sterminio terrificante. In questo caso però penso che non bisogni vederla in quella maniera. Per dire, storicamente parlando Pocahontas era una bambina e Smith non era un santo, quindi non puntava a quello. Voleva parlare di odio, ma posso capire benissimo che questa cosa non vada bene a tutti, perché la mente torna sempre alla storia e a mio avviso è qualcosa di legittimo e che posso comprendere appieno. In ogni caso non vedo l’ora di parlare de Il Gobbo di Notre-Dame. Perché quello è, a livello puramente personale, il mio film animato preferito della Disney.

  6. Il cartone a suo tempo purtroppo non mi entusiasmò granchè, forse perchè come leggo nei commenti sopra era una versione più “noiosa” per i bambini rispetto ad altre opere Disney. Viceversa, di recente mi sono guardato il film di Terrence Malick, The New World (che è sempre la storia di John Smith e Pocahontas), e questo, andando OT lo posso veramente consigliare. Chiaramente è vm14.

  7. Alla sua uscita già si sapeva che sarebbe stato un film senza il classico lieto fine. Ciononostante io l’ho molto apprezzato e credo sia uno dei film Disney più maturi dell’epoca.

  8. Ricordo che questo film non ci entusiasmò come i precedenti (parlo a nome mio e dei miei coetanei dell’epoca… avevo 8 anni), forse per via del finale amaro. Dopo 4 classici Disney formidabili (La bella e la bestia, Aladdin, Il re leone, Il gobbo di Notre Dame) sarebbe stato difficile proseguire su quei livelli. Però a rivederlo adesso fa ancora la sua bella figura, e le canzoni sono molto belle.

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