Archivio per la categoria ‘Recensioni Videogiochi’

Ho iniziato “un’analisi” che prima o poi un giorno sistemerò e completerò.
Ho anche fatto una normale recensione dedicata all’anime che è stata poi tradotta in inglese dalla nostra cara collaboratrice Idreim.
Diciamo che ci siamo dati da fare per dare il giusto tributo a qualcosa che ha trasformato la mia vita in modo irreversibile, cioè serial experiments lain.
E oggi ci addentreremo in una parte del videogioco dedicato alla cara Lain Iwakura, perché sì, esiste un gioco per playstation pubblicato nel novembre del 1998 che è diviso in due CD e io, avendo completato il primo potrò parlarvi brevemente solo di questo per poi tornare in futuro a concludere il tutto con il, purtroppo spoileroso, pezzo finale.

Più che parlarvi della trama inizierò parlandovi di come funziona questo gioco.
Assomiglierà di più a qualcosa tipo una visual novel, ma ricordando soprattutto una raccolta di file tramite i quali sarà possibile ricostruire la storia di Lain e dei personaggi che le ruotano attorno.
Se vi aspettate qualcosa di simile all’anime, allora siete fuori strada, considerando poi che la serie tv è nata inizialmente per sponsorizzare il gioco e non il contrario. Infatti il progetto iniziale era solo dedicato al videogame.
Le due Lain di questi universi alternativi saranno in effetti la stessa persona, ma in contesti e situazioni differenti che le porteranno a vivere eventi totalmente sconnessi. Ma i temi restano ugualmente gli stessi; pensante è la forte critica alla società giapponese dei tempi dove tutto ciò che conta è essere ordinari, dove non c’è spazio per la sfera privata che deve essere rigorosamente nascosta come un segreto che se riveli sei finito. Il Giappone è una società molto legata al gruppo, non al singolo. All’efficienza, non al benessere. Essere diversi, deboli, attaccabili, in un mondo del genere significa aver perso una guerra contro la vita.
Spesso sentiremo dire a Lain perché in lei c’è qualcosa che non va? Perché non può essere ordinaria? Ma nel momento in cui crede di esserlo, perché continua a sentirsi sola e senza amici?
Al momento molto meno onirica, ma più cruda e incentrata sui punti di vista, questa storia, narrata tramite dialoghi, immagini e video sarà, un vero e proprio tuffo nella psiche di Lain ma non solo di lei ma di anche un’altra coprotagonista, cioè la sua psichiatra Yonera Touko.
Quest’ultima sarà un ottimo mezzo per gli autori per parlare di quella parte del Giappone ancora rigorosamente maschilista e conservatrice, visto che la ragazza è giovane (27 anni), non ancora sposata e ha studiato all’estero. Questo non sarà visto di buon occhio dai suoi superiori, che faranno di tutto per metterla a disagio.
Nello stesso tempo lei cercherà di aiutare Lain ma sarà forse Lain ad aprirle gli occhi sul lato malato di questo mondo.

Facendo un ultimo e breve resoconto, partiamo dal fatto che Lain è una ragazzina di 11-12 anni con vari problemi di allucinazioni uditive e visive. Ha una scarsa autostima, specialmente verso il proprio aspetto fisico. E’ molto intelligente e autodidatta, le piace informarsi e ha un comportamento serioso. Con enorme probabilità lei si sente sola.
E’ in cura da una giovane psichiatra di nome Yonera Touko (27 anni) che è appena tornata da un soggiorno in America per motivi di studio.
Lei risulta frettolosa, ingenua e fondamentalmente buona, e viene trattata ingiustamente sul posto di lavoro. La vedono male perché è una giovane donna che ha studiato all’estero… questo avrebbe molto da dire sul maschilismo giapponese.
Lei è anche innamorata di un certo Takeshi che però non sembra interessato a lei.
Touko viene messa a dura prova da Lain che risulta essere una paziente difficile.
Nonostante tutto non riesco molto a simpatizzare con la dottoressa, anche se provo una profonda pena per lei. Con Lain invece è diverso, perché mi ritrovo a vivere momenti bui. Diventa tutto molto strano e pesante e mi sento ancora più profondamente legata a lei, specialmente anche per come reagisce e vivi con i suoi coetanei, da cui è sempre più isolata è si costruisce illusioni.

Questo primo CD, composto da 22 livelli che andranno esplorati dal più superficiale (lv1) al più profondo (lv22) è un insieme di file, come già detto, di registrazioni, frasi e video. Permetterà, seguendo l’ordine prestabilito, di conoscere pian piano tutta la storia.
Il gioco, in giapponese, è un po’ difficile da giocare, ma esiste un sito web dove ogni cosa è stata tradotta in inglese ed è possibile vivere in toto l’esperienza di gioco, anche se i file nascosti saranno fin da subito visibili: LAIN GAME.

Buon viaggio all’interno del Wired.

 

[Shiki Ryougi 両儀 式]

Non molto tempo fa ho concluso Yume Nikki, un gioco creato con RPG Maker 2003 da una singola persona di nome Kikiyama.
Tantissime persone hanno parlato e parlato di questo gioco, divenuto un cult nella rete.

Smettete di leggere da qui se volete godervi il gioco senza alcuna anticipazione.

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Thenexus

Yume Nikki (Diario dei sogni) è un gioco senza una trama ben precisa; tutto ciò che viene mostrato non sarà mai spiegato in alcun modo; ciò ha piantato il seme della speculazioni online.
Ma partendo dall’inizio, la protagonista che chiameremo Madotsuki (non vi è alcun dialogo nel gioco, potremo conoscere il nome solo attraverso il menù) si trova nella sua cameretta e non vuole uscire. Infatti se si prova a interagire con la porta lei scuoterà la testa.
Si può solo andare sul balcone che si affaccia a un cielo notturno (si può pensare che lei sia una hikikomori, cioè una persona che si è isolata dal mondo, che non vuole più uscire di casa o persino dalla propria camera).
Nella camera si può interagire con la console collegata al televisore, per giocare a uno strano gioco di nome “NASU – Melanzana”, oppure con il diario aperto sopra alla scrivania per salvare i dati della partita e, infine, si può andare a dormire interagendo con il letto.
Già questo è un chiaro schema di come si sviluppi la vita di questa ragazzina; passa molte ore semplicemente a giocare ai videogiochi o a dormire, possedendo inoltre un notevole capacità di generare sogni lucidi, sogni in cui si è consapevoli di sognare e dove questi assumono una forma più compatta e concreta, concatenandosi come una vera e propria mappa mentale. Infatti, il diario aperto sopra alla scrivania è un diario dei sogni.
A questo punto basteranno pochi secondi per far addormentare Madotsuki. Quando riaprirà gli occhi (metaforicamente parlando, visto che lei terrà sempre gli occhi chiusi) ci ritroveremo nel balcone, con il cielo che è cambiato.
A questo punto è possibile tornare in camera dove ora l’unica cosa che si può fare è proprio uscire dalla stanza passando dalla porta che prima fermamente la ragazzina non voleva varcare.
Questa ci porterà nel Nexus, un mondo fatto di sole porte, che conducono in diversi sogni della protagonista.

Il principale obbiettivo del gioco, oltre la pura e semplice esplorazione, è quella di collezionare 24 effetti che poi ci porteranno a vedere il finale.
Questi andranno a modificare l’aspetto e le abilità della ragazza e mentre molti non avranno alcuna utilità, diversi effetti potranno invece facilitare l’esplorazione e rimuovere certi ostacoli.
Questi effetti sono sparsi per i sogni, mappe enormi e ripetitive, accompagnate da una musica altrettanto ripetitiva e angosciante. Al contrario, certi luoghi segreti saranno stretti e soffocanti. Sta a voi non perdervi o farvi intrappolare, mentre cercate di osservare gli angoli più reconditi della mente contorta di questa ragazzina, cercando gli effetti in cui sperate di ricevere qualche risposta. Ma se rimanete bloccati non disperate, Madotsuki ha la possibilità di svegliarsi pizzicandosi la guancia; questo vi riporterà subito in camera, nel mondo reale, ovunque voi siate, con la possibilità di salvare la partita e ricominciare a esplorare.

I mondi sono intricati e collegati tra di loro, con varie diramazioni in luoghi particolari, alcuni davvero importanti. Mi limiterò solo ad accennare i mondi principali:

  • Nexus: il mondo delle porte, accessibile dalla camera di Madotsuki. Da qui è possibile raggiungere tutti gli altri mondi.
  • Mondo dei numeri: mondo caratterizzato da volti urlanti e distorti dipinti sulle parenti di un labirinto intricato. In giro ci saranno anche dipinti molti numeri, che andranno da 0 a 236.800.954.213.315.784.
  • Mondo Neon: un grande labirinto di stanze, caratterizzato da blocchi e parenti variopinte. Qui personaggi e creature saranno abbondanti, al contrario degli altri mondi. In giro si troveranno anche mattonelle colorate che camminandoci sopra emetteranno dei suoni, rendendo questo mondo il più rumoroso di tutti.
  • Mondo delle statue: definito anche il Mondo degli Shield-Folk, nome derivato dai personaggi che lo abitano, il pavimento è pieno di figure lucenti che emettono suoni quando vengono calpestate.
  • Mondo delle candele: è un ampio mondo, appunto pieno di candele.
  • Mondo degli occhi: macabro mondo cosparso di occhi e altri parti del corpo mozzate.
  • Mondo dei graffiti: un mondo abbastanza spoglio, pieno di mattonelle colorate che sembrano graffiti. Ce ne sono di tanti tipi e ognuno emetterà un suono specifico quando verrà calpestato.
  • Mondo dei murali: questo mondo deve il suo nome alla presenza di murali di varia grandezza che raffigureranno figure umane.
  • Mondo della neve: è un luogo in cui nevica continuamente e sarà anche l’unico in cui lo sfondo non sarà del solito colore nero o dello stesso colore in generale.
  • Mondo buio: è il mondo più buio di tutto il gioco, in cui sarà difficile orientarsi senza uno specifico effetto. Vi sono figure che assomigliano a maschere azteche o africane.
  • Mondo delle pozzanghere: un mondo nero e spoglio, in cui saranno presenti solo dei lampioni e delle pozzanghere che riflettono un cielo nuvoloso.
  • Mondo dei blocchi: è composto ma enormi blocchi di diverse dimensioni e colori, specificatamente indaco, viola e bianco, che vanno a formare un ampio labirinto.
  • Mondo della foresta: un mondo pieno di alberi, molto simile a una foresta.

Vi sono luoghi secondari, concatenati a quelli sopraelencati, alcuni di grande interesse e importanza. Inoltre ci saranno anche altri personaggi, con il loro particolare comportamento, con cui sarà possibile interagire. Alcuni però si riveleranno davvero inquietanti od ostili.

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In conclusione, lasciando spazio alla speculazione più assodata con cui io mi ritrovo completamente, Madotsuki è una straordinaria sognatrice di sogni lucidi, che vengono spesso usati per guardare nel sub inconscio di una persona e tranne ispirazione per qualche opera, oppure delle risposte. Lei tiene un diario per cercare di analizzare i propri sogni; forse sotto consiglio di uno psicoterapeuta, prima che la ragazzina si chiudesse in casa definitivamente.
E’ diventata una hikikomori in seguito a un qualche grave trauma e basta guardare il suo sub inconscio per capirlo. Più immagini, scene e situazioni rimandano al suo disagio sociale, al suo sentirsi sempre osservata, giudicata ed esclusa. E purtroppo continue raffigurazioni inquietanti non possono che confermare cosa sia accaduto a Madotsuki: è probabilmente stata vittima di violenza sessuale.
Ovviamente questa rimane solo una teoria, ma le prove sono tante e assolutamente crude.
E il tutto sfocerà nel finale, quando finalmente Madotsuki avrà preso coscienza di sé e della propria situazione. Un finale che ti lascia in silenzio, a contemplare lo schermo con un peso nel petto e la mente svuotata.

 

[Shiki Ryougi 両儀 式]

Non è passato molto tempo da quando vi ho parlato di Ico e Shadow of the Colossus.
Posso ritenermi fortunata; Shadow of the Colossus venne pubblicato nel lontano 2005 per Playstation 2 e da allora ci son voluti circa undici anni prima che il mondo di Fumito Ueda vedesse la luce con un terzo capitolo. Io ho dovuto attendere molto poco, visto che sono venuta a conoscenza di questi giochi solo un anno fa, circa (per poi amarli tantissimo, ma credo che ormai non ci siano più dubbi in proposito).
La sua storia di sviluppo travagliata ha lasciato un segno indelebile, gettando ombre sul tanto discusso The Last Guardian.
Andando con ordine, stiamo parlando di un gioco uscito il 7 dicembre 2016 per Playstation 4 (esclusiva sony), del Team Ico, sotto la direzione di Fumito Ueda.

Trama:
Noi siamo un bambino (che da ora in poi chiamerò Suna, nome non canonico deciso dallo youtuber Sabaku no Maiku durante la sua blind run) che si risveglia in una strana grotta, accanto a una belva mangia-uomini; un trico.
All’inizio il bambino, spaventato, si allontana dall’animale, per poi accorgersi di avere la quasi totalità del corpo ricoperta da strani tatuaggi neri. Non sa dove si trova e come ci è arrivato ma gli sarà quasi subito chiaro che avrà bisogno dell’aiuto della grossa fiera per andarsene da lì. Di contro, l’animale è legato, ferito e spaventato. Dovrà aiutarlo e conquistarsi la sua fiducia.

E’ ovvio che l’amicizia tra Suna e Trico sarà un elemento cardine, sia di gameplay che di trama. Quasi scontato si potrebbe dire, ma per fortuna ci saranno delle bellissime sorprese.
Ci sono tante cose da dire così ho pensato di parlare di ciò che mi è piaciuto o meno e dei difetti oggettivi del titolo, per poi passare a discorsi più completi, aperti alle speculazioni e quindi full spoiler.
Nel momento in cui inizierò a fare spoiler vi avvertirò, quindi continuate la lettura tranquillamente.

The Last Guardian si rivela essere il gioco meno riuscito di Ueda; a differenza dei due precedenti capolavori, questo terzo capitolo ha tentato di ricavarsi un posto nel mezzo, cercando di trasformarsi in un ibrido.
Infatti da una parte abbiamo il castello di Ico, una prigione da cui fuggire, e dall’altra l’immensità di Shadow of the Colossus. L’idea di unire le due cose non era affatto male ma è riuscita in parte, con i difetti di telecamera e i cali di frame rate che rovinano l’immersione in ciò che ci circonda e gli enigmi fin troppo semplici e lineari che solo vagamente fanno pensare all’intricato ma coerente castello della Regina.
The Last Guardian ricorda più un’avventura grafica; non ci sarebbe nulla di male se non fosse stato venduto come un puzzle game.
Oltretutto l’enorme attesa e la campagna pubblicitaria di Sony hanno fatto arrivare il gioco anche nelle case di chi non era adatto a vivere un’esperienza simile, che fa leva sui sentimenti e la potenza visiva, portandolo a ricevere critiche ingiuste e fin troppo negative.
Oggettivamente ci sono dei difetti, come la telecamera che negli spazi chiusi impazzisce, provocando forte nausea, i comandi poco precisi e il frame rate che cala spesso nella playstation 4 (molto meno nella versione pro), ma rimane un’esperienza videoludica altamente sopra alla media.
Andando verso un’analisi maggiormente pignola, possiamo dire che mi è dispiaciuto moltissimo non avere oggetti speciali che potenziassero Suna e/o Trico, come nei precedenti capitoli (le armi segrete in Ico e gli equipaggiamenti in Shadow of the Colossus), ma solo meramente estetici.
Un’altra cosa che non mi è piaciuta, parzialmente soggettiva, è stata l’ideazione dei trofei: fatta di fretta e molto a caso. Sopratutto non apprezzo per niente quelli dei combattimenti contro le armature (i comandi danno fin troppi problemi e poi non è un gioco action) e quello di ascoltare tutti i suggerimenti del narratore.
Un aggiunta particolare è stata proprio quest’ultima: il narratore, che sapremo essere il bambino da adulto fin da subito, permette di comprendere meglio certe cose del mondo che ci circonda ma dall’altro lato spezza la tensione (in questo modo dall’inizio sapremo che il bambino ha concluso positivamente la sua avventura), rovinando anche certi momenti, dove avrei preferito il silenzio dei precedenti capitoli.

Ciò che mi ha infastidito finisce qui (esclusa una piccola cosa che dirò nella parte full spoiler) in quanto in realtà io il gioco l’ho amato.
Trico, in special modo, è stupendo. Mai avrei pensato che una bestia artificiale potesse emozionarmi così tanto e farmi provare puro affetto. E’ fottutamente vero; i suoi modi di comportarsi e di muoversi, come pian piano si affeziona a Suna, il modo di mangiare, nuotare, volare, ecc, ecc. E’ la migliore intelligenza artificiale mai vista. Un ibrido perfetto tra diversi animali (gatto, cane, capra, volpe e uccello, soprattutto), combinato in tal modo da renderlo unico ma reale. Lui, così come i suoi simili.
Come ho già detto all’inizio, l’amicizia tra i due protagonisti sarà cruciale ma per niente scontata. Basteranno pochi elementi per rendere il rapporto unico, soprattutto il forte colpo di scena finale (secondo me uno dei più sconvolgenti di tutti i giochi del Team Ico).
Il progredire del rapporto sarà graduale e questo si noterà fortemente nel comportamento di Trico; da più distaccato diventerà maggiormente attivo e ubbidiente (tranne nei casi in cui l’intelligenza artificiale s’incanta… ma in questo caso sarà “facile” sbloccarla tramite piccoli “trucchi”, come scendere da lui per poi risalire e/o spostando il bambino, impartendo ordini precisi – per quanto il difetto dei comandi sia reale), richiedendo anche coccole e carezze.
Senza fare qualche anticipazione a chi ancora non ha provato il titolo, non posso dire molto altro…
Questo si rivela essere in parte il meno criptico tra i lavori di Ueda e il più buonista, purtroppo senza raggiungere il grado di capolavoro dei precedenti, pur rimanendo arte ai miei occhi. Non posso dire che oggettivamente lo sia, ma ci si avvicina parecchio.
Le emozioni che dona sono molto forti.

Spoiler, Team Ico e qualche speculazione

Ritornando a ciò che non ho apprezzato molto, è proprio la semplicità stessa del finale (specialmente l’ultima scena dopo i titoli di coda), insieme alle aggiunte che però non danno risposte ai vecchi quesiti sul mondo del Team Ico.
La domanda che ci si pone maggiormente è quando sarebbe ambientata l’avventura. Successivamente arriva il quesito sul “dove”.
Prendendo per vero che Shadow of the Colossus in realtà è un prequel di Ico, sicuramente The Lasta Guardian o è ambientato prima di tutto o alla fine di tutto. Al massimo nello stesso periodo di Shadow of the Colossus.
Io punto su quest’ultima opzione.
Cosa me lo fa pensare?
Sia le corna che gli occhi dei trico ricordano fin troppo (così come la luce che emettono) i Colossi.
E poi queste statue, presenti nel castello di Ico, mi rendono sospettosa (ricordano i trico, con non a caso dei bambini nella pancia, anche se qui hanno le corna…). Ciò fa pensare che in ordine cronologico gli eventi nel castello della Regina sono i più recenti. (E la luce è sempre la stessa; quella magia azzurra).

Il “dove” è il mistero maggiore. Avrei preferito qualcosa che mi facesse capire che la Forbidden Land fosse vicina o lo stesso luogo. Ma ci sono delle cosa che fanno riflettere: l’ambiente intorno al Nido è simile, per flora e conformazione, alla Forbidden Land (pur non essendo lei) e l’architettura delle rovine di quest’ultima è la stessa delle costruzioni che troviamo in TLG (riflettendo bene sul fatto che tutti i protagonisti dei giochi vengono da villaggi rudimentali insediati in mezzo alle foreste, profondamente differenti dai luoghi sopra descritti – poi si capisce bene come sia Wander che Trico facciano una lunghissimo viaggio per raggiungere la loro meta). Quelle in Ico invece sembrano “recenti” ma al tempo stesso più primitive.
Infine il Signore della Valle, cos’è?/chi è?
Su quest’ultima domanda si può speculare tantissimo ma credo che ci farò un articolo a parte. Parlerò maggiormente delle mie idee, delle mie fantasie, del legame tra Dormin, la magia, le civiltà del passato, ecc, ecc.
Escludo la presenza di entità aliene (c’è chi si adatta a questa idea), propendendo di più a qualcosa ispirato al mito di Atlantide.
Molto Significativo a tal proposito è il cartone disney “Atlantis”…

Ma ne riparleremo (purtroppo non so quando).

Fine Spoiler

Per ora vi saluto qui, sennò rischio di scrivere un articolo chilometrico e sconclusionato.
Ma vi rimando alle mie due fanfiction.
Pian piano ne arriveranno altre (insieme alle discussioni qui sul blog) per illustrare come io immagino questo fantastico mondo.

Sperando di poter tornare a parlare presto del Team Ico.

[Shiki Ryougi 両儀 式]