La notte dei morti viventi (1968)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo parlato di una pellicola nostrana degli anni ’60 molto interessante a cui sono molto affezionato, Operazione Paura di Mario Bava. Un film gotico molto affascinante, ambientato in un paesino isolato dal resto del mondo e con degli abitanti spaventati, che conoscono che cosa sta succedendo lì ma hanno paura di parlare. Un luogo poco accogliente dove la verità verrà celata e toccherà ai protagonisti cercare di rivelarla, vivendo un incubo a occhi aperti. Una pellicola stupenda soprattutto dal punto di vista tecnico che, nonostante il basso budget, riesce a essere impressionante e molto curato. La fotografia è molto ispirata, con tagli di luce particolari e molti colori accessi che entrano in contrasto tra di loro e creano un’atmosfera surreale. Per non parlare della regia sempre di alta qualità e pronta a creare delle messe in scena stupende. Una pellicola da recuperare assolutamente.
Bene, abbiamo parlato di una pellicola degli anni ’60, perché non rimanere fermi a questo periodo? Come ho detto molte volte, questo periodo è stata interessante per una vasta serie di motivi e l’ho sempre apprezzato per molte pellicole gotiche che fanno parte delle miei pellicole preferite e che mi hanno influenzato  a livello cinematografico. Uno dei momenti che più mi ha colpito di più sono stati sicuramente la fine degli anni ’60. In quel periodo turbolento della nostra storia ci furono tantissimi eventi che cambiarono radicalmente la società. E lo tesso dicasi a livello cinematografico dove alcuni momenti e pellicole fecero scalpore. Per quanto riguarda quest’ultime,  furono molto importanti, un vero e proprio ponte per gli anni ’70. Il cambiamento fu radicale e negli anni ’70 ci furono varie mutazioni e rimane uno dei periodi cinematografici che guardo con grande stupore e meraviglia. E il film in questione ebbe un grande ruolo.
Ecco a voi La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead), pellicola horror fantascientifica del 1968 scritta da George A. Romero e John A. Russo e diretta da George A. Romero.

Trama:
In una zona della Pennsylvania Barbra (Judith O’Dea) e suo fratello Johnny (Russell Streiner) fanno visita al cimitero locale per visitare la tomba del padre, nonostante non provino affetto nei suoi confronti. Mentre se ne vanno, uno strano uomo attacca Barbra. Johnny accorre in soccorso della sorella ma durante la colluttazione lui cade e sbatte la testa su una lapide, morendo. Barbra fugge in preda al panico e finisce in una casa isolata. Entrando dentro, lei incontra Ben (Duane Jones), anche lui sfuggito a quelle strane persone. Barbra ha una crisi e non riesce più a trovare le forze per mettersi all’opera, così Ben organizza la difesa della casa contro quelle creature che un tempo erano umani. Ben riesce a respingere i primi ma altri stanno arrivando ed è allora che scopre che in cantina si nascondevano altre persone: Tom (Keith Wayne) con la fidanzata Judy (Judith Ridley) e Harry Cooper (Karla Hardman) con la moglie Helen (Marilyn Eastman) e la figlia Karen (Kyra Schon). Tra Ben e Harry iniziano subito a esserci delle forti divergenze e intanto gli zombi stanno aumentando e sono in procinto di attaccare. La situazione si fa sempre più critica.

Ed ecco uno di quei film che ho sempre temuto di recensire. Questo perché parliamo di una pellicola veramente importante (oltre che meravigliosa) per tanti motivi e uno di questi è l’introduzione dei così detti zombi “romeriani” ossia i morti che tornano in vita e cominciano a uccidere e mangiare i vivi. Fino ad allora non esisteva questa particolare creatura e gli unici zombi che si conoscevano erano quelli legati ai riti voodoo, esseri riportati in vita attraverso la magia nera e che doveva seguire gli ordini imposti dal loro padrone. Lo zombi di Romero cambiò molte cose, come anche il modo in cui questa pellicola di approcciava al pubblico. Però prima facciamo un po’ di storia e diamo qualche informazione.

Romero iniziò a lavorare nel mondo del cinema mentre era all’università. In quel periodo aveva diretto alcune pubblicità per la The Latent Image, compagnia fondata da lui e i suoi amici John Russo e Russell Streiner (sì, colui che interpreta Johnny). A un certo punto, annoiati dal fare solo pubblicità, decisero di voler realizzare un film a tutti i costi. Così Romero e Steiner contattarono Karl Hardman e Marilyn Eastman (Harry ed Helen nel film), presidente e vice-presidente della Hardman Associates Inc. Insieme decisero di creare il film, un film horror per la precisione. Il gruppo diede così vita alla Image Ten, una nuova casa di produzione, e stanziarono per la pellicola 6 mila dollari. Si resero però conto che non bastavano per una pellicola e riuscirono infine a ottenere 144 mila dollari (cifra sempre bassa).
La sceneggiatura cambiò diverse volte e una prima storia prevedeva perfino che il film fosse una commedia horror, dove degli alieni adolescenti facevano amicizia con degli adolescenti umani. In seguito lo script si modificò più volte fino ad arrivare a quello attuale, anzi la sceneggiatura divenne una storia divisa in tre parti: la prima divenne La notte dei morti viventi mentre le altre due divennero in seguito Zombi e Il giorno degli zombi. Una forte fonte d’ispirazione per quest’opera fu Io sono leggenda di Richard Matheson (e non potete immaginare quanto questo libro abbia ispirato certe opere incredibili. Un giorno dovrò parlare di questo capolavoro).

Il film riesce a colpire lo spettatore fin da subito. Ci ritroviamo improvvisamente catapultati in una situazione critica con Barbra e Johnny attaccati da questo strano individuo. Una situazione inaspettata e spaventosa che si dimostra peggio di quanto si potesse immaginare perché altre persone dall’aspetto inquietante avranno quel comportamento violento. Ben e Barbra non sanno cosa sta succedendo ma dovranno sopravvivere a tutti i costi.
Nella prima parte verremo introdotti in questa grave situazione mentre nella parte centrale vedremo i vari individui rinchiusi in quella casa discutere tra di loro, si approfondiranno i personaggi, e vedremo qualcosa di interessante: invece di creare una forte alleanza, ci sarà una grande rivalità e sfiducia in special modo tra Ben e Harry, soprattutto su come difendersi e in quale parte della casa stare. Nonostante il pericolo imminente non riescono ad andare d’accordo e questo perché vogliono avere ragione a tutti i costi, specialmente il personaggio di Harry, che non accetterà l’opinione di Ben neanche quando avrà ragione ed è anche questo un punto davvero affascinante e intelligente che Romero riprenderà nelle pellicole future sugli zombi (argomento che riprenderò alla fine della recensione).

Inoltre questa sorta di diffidenza avrà delle gravi conseguenze nella terza e ultima parte. In questo punto la situazione degenera e raggiungerà il climax. Il problema si ingigantirà sempre di più e tutta la diffidenza esploderà insieme alla vera natura dei personaggi. Tra i vari elementi d’interesse, come avrete capito, ci sono i personaggi che non riusciranno mai a prendere in mano la situazione: Barbra sarà catatonica per la maggior parte del film, Harry non farà altro che lamentarsi e creare situazioni complicate, Judy si affiderà completamente a Tom e Tom, che sembrava affidabile, si dimostrerà inefficiente e anche lui causerà dei problemi. Tra queste persone si salva in parte Helen, perché dimostra di essere la più razionale, ma l’unico che farà veramente qualcosa è Ben. Non solo dà dei suggerimenti per difendersi, ma sarà colui che si impegnerà più di tutti per sopravvivere e trovare un modo per scappare da lì.
Inizialmente doveva essere un camionista rozzo e volgare ma Duane Jones, che era una persona molto colta e intellettuale, cambiò questi aspetti e infatti queste sue caratteristiche si rispecchieranno sul personaggio di Ben.

C’è anche un’altra cosa importante da sottolineare: lui è di colore ed è il vero protagonista. Quelli erano tempi molto duri in America per le persone di colore e proprio in quell’anno avvenne l’omicidio di Martin Luther King. Nessuna casa di produzione a quei tempi avrebbe messo un attore di colore come protagonista e la scelta di Romero fu davvero molto coraggiosa.
Sugli zombi tornerò alla fine, adesso vorrei parlare del lato tecnico.

Romero non si è soltanto limitato alla regia e alla sceneggiatura, ma ha perfino composto la colonna sonora (insieme ad Hardman e Eastman), ha montato il film ed è stato il direttore della fotografia. Insomma ha fatto di tutto.
La sua regia mostra di saper creare ottimi momenti e riesce anche a enfatizzare le scene di tensione e gli attacchi degli zombi. Non solo Romero in questo caso fa un ottimo lavoro con la telecamera, creando inquadrature mosse e comprensibili e usando anche inquadrature sbilenche, ma utilizza con cura il montaggio, facendo diversi stacchi e facendo vedere l’aggressività da vari punti di vista e creando un ritmo veloce e carico di tensione.
A livello registico ci saranno diverse scene che rimarranno impresse: la scena al cimitero, gli zombi che tentano di rompere le barricate, la scena con la bambina, il finale. Tutte scene che colpiscono sia per l’idea dietro che per la realizzazione tecnica.

La fotografia è un altro grande elemento e sicuramente uno di quelli che rimane impresso, soprattutto quando sono dentro la casa. Qui Romero utilizza pesantemente il chiaroscuro, dando un tipo di illuminazione espressionista e creando un contrasto molto forte di luce e ombra. Una scelta interessante e ben ponderata, in quanto crea un’atmosfera opprimente.
Per non parlare della violenza. Una critica che venne mossa ai tempi fu la grande quantità di scene violente, una cosa abbastanza normale oggi, ma davvero poco vista negli anni ’60, dove vediamo zombi cibarsi di resti umani, molto sangue e una grande cattiveria nel modo in cui ciò viene mostrato.

Per finire in bellezza, parliamo degli zombi. Delle creature originali che hanno fatto la storia e tuttora vengono utilizzate, anche se con il passare degli anni hanno subito vari cambiamenti e mutazioni. Però che cosa rappresentano questi esseri?
Molti critici fecero delle teorie, qualcuno disse perfino che gli zombi rappresentavano i sovietici che invadevano l’America (nei film horror fantascientifici degli anni ’50 era un elemento molto usato, a volte inserito a forza contro la volontà degli stessi registi).
Alla fin fine gli zombi non sono altro che la rappresentazione di noi stessi, noi siamo gli zombi e in futuro Romero evolverà molto quest’idea. Quel che è importante è che lo zombie in questo caso viene utilizzato come elemento per parlare dell’uomo in maniera nichilista e spietata. L’uomo fa più paura dello zombie e, come vediamo nella storia, se Harry e Ben si fossero accordati, se non si fossero messi l’uno contro l’altro, le cose sarebbero andate diversamente. E quest’idea dell’umano distruttore raggiungerà il suo apice proprio nel finale, che non rivelerò per non rovinarlo a coloro che ancora non l’hanno visto.

Per concludere, La notte dei morti viventi è sicuramente uno dei film più importanti della storia, una pellicola che ha dato il via a un nuovo tipo di horror al cinema e soprattutto che è riuscita a parlare di diverse tematiche sociali, le quali verranno riprese e ampliate negli altri capitoli dedicati agli zombi. Un film spietato, crudele, nichilista, un film che mostra il lato oscuro dell’uomo in maniera diretta, dimostrando come gli umani molte volte siano il vero pericolo. Un’opera straordinaria anche a livello tecnico che tutti dovrebbero vedere.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

24 pensieri riguardo “La notte dei morti viventi (1968)

  1. THE most important of all the living dead movies. It’s just a piece of art.
    I know there’s a remake by Tom Salvini, but never saw it. Because I think there nothing to remake with “the night of the living dead”. It’s minimalistic, made with simplicity, just perfect.
    Romero has invented a new menace. Loving dead are not the zombies slaves from Haïti (we can see in an old Halperin film with Lugosi), they are creature claiming their due of flesh, slow but hungry mob no one can stop. You can project political or existential meanings on that, they’re a mirror of human kind which has lost its humanity. Few are still fighting but, what can we do against such a threat.
    The further episode are extensions of that nihilistic way of thinking, distilling the disturbing impression that it could be better to be dead than staying alive.

    1. Your comment is magnificent and resume the power of the zombies in our society. Romero invented something amazing that inspire us today and that make us think of ourselves and our society. About the remake of Tom Savini… i like it. He made some changes and put some scenes Romero couldn’t in the original. Unfortunately he couldn’t add everything and had some problems with the production, but it’s still an interesting movie.

  2. Bellissima recensione e tu concludi all’incirca con “un opera che tutti dovrebbero vedere” ma eccetto io che ne rimarrei terrorizzata 😌🙃. Buon pomeriggio 😉

  3. attenzione, lui non parla mai zombie ma di morti viventi o non morti 🙃
    concordo, è difficilissimo parlarne, io ne ho visto un pezzo una volta ma vorrei rivederlo, è semplicemente uno di quei film su cui si basa la cultura pop

                1. Butcher presentazione doc ! La tua conclusione è terribile ma vera … Non esiste niente di assoluto ., è vero ma esiste la superficialità quando diventa mediocrità poi cinismo la malvagità è seme e frutto . Ciauuu 🐺🤟

  4. Penso che Ben fosse di colore non per caso, Romero è sempre stato attentissimo all’aspetto politico. Anzi mi pare che in un’intervista abbia detto che il cinema è il suo modo di fare politica. Grazie della recensione!

    1. Esatto! Specialmente con i film di zombies Romero ha sempre fatto politica e lo stesso vale per pellicole come La città verrà distrutta all’alba. Romero è stato molto attento e queste cose è lo stesso vale per altri registi. Prendi per esempio Craven con il suo La Casa Nera. Anche lì ci sono argomenti politici e sociali intelligenti.

      1. Ma anche Scream se ci pensi era una bella satira sociale: vedi ad esempio il personaggio di Henry Winkler. Oppure, ha anche girato un film con protagonista un vampiro di colore (che era Eddie Murphy).

        1. Infatti Craven ha fatto molti film politici e sociali, lo stesso dicasi per il grande Carpenter e lo stesso vale anche per Hooper in certi casi. E tutti hanno usato l’horror per farlo che a mio avviso è un genere incredibile per poter trattare di queste tematiche.

  5. Quando vidi questo film avevo 15 anni…non l’ho terminato, sono andata via e da allora non guardo più film del genere.
    Rimasi impressionata, ma riconosco che sia sicuramente una pietra miliare del cinema.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...