Il re leone

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo continuato il nostro viaggio sui classici animati Disney e siamo arrivati al 31° film animato del canone ufficiale ossia Aladdin. Il protagonista della storia è un ladro che vive nella povertà e desidera una vita migliore. Un giorno incontra la principessa Jasmine, fuggita dal palazzo perché oppressa dalla vita che conduceva lì, e l’aiuta a muoversi nei quartieri poveri. Purtroppo però Aladdin viene catturato su ordine del Gran Visir Jafar. Ha dato quest’ordine perché vuole che Aladdin entri nella Caverna delle Meraviglie per recuperare una lampada magica e solo chi dimostra un certo valore può entrare lì. Aladdin riesce a entrare e a prende la lampada ed è qui che stringerà una forte amicizia con il Genio. Questo film riesce a mostrare un lato tecnico veramente interessante e curato. Le linee sono molto morbide e ondulate, ispirato al tipo di linee della calligrafia arava, i colori sono molto accesi e adoro tantissimo come hanno reso il blu, che riesce a incantare di notte, e i fondali sono fantastici. Purtroppo però non mi ha mai colpito il protagonista, non è mai riuscito a dirmi qualcosa di interessane e non si è mai veramente redento per le sue bugie e anche la principessa Jasmine, nonostante l’enorme potenziale, mi ha colpito poco. Ho invece molto apprezzato Jafar, un cattivo veramente carismatico, intelligente e subdolo che sa convincere per la caratterizzazione e il design. E infine lui, il Genio, uno dei personaggi più folli, divertenti e senza controllo che la Disney abbia mai creato. Un personaggio capace di rompere la quarta parete e far ridere sempre. Non è un capolavoro, ma è una pellicola straordinaria che vi consiglio.
Ancora una volta torniamo con i classici animati. Penso che farò un’altra recensione dopo questa e poi farò una lunga pausa, anche perché sto parlando di opere molto importanti e il film di cui parleremo oggi è tremendamente fondamentale, sicuramente allo stesso livello de La bella e la bestia. Anche questa sarà una recensione molto difficile e spero di dare onore a quest’opera.
Ecco a voi Il re leone (The Lion King), pellicola animata del 1994 scritta da Irene Mecchi, Jonathan Roberts e Linda Woolverton e diretta da Roger Allers e Rob Minkoff.

Trama:
Il film si apre in Africa nelle “Terre del Branco”, governate dal leone Mufasa (James Carl Jones) dove tutti gli animali si dirigono verso la Rupe dei Re. Qui re Mufasa celebra la nascita di suo figlio, Simba (James Taylor Thomas; Matthew Broderick), che diventerà il prossimo sovrano. L’unico che non sembra contento di questo evento è il fratello di Mufasa, Scar (Jeremy Irons), che in questo modo si vede soffiare via la possibilità di prendere il trono. Mufasa alleva suo figlio nel modo migliore possibile, affinché diventi un re responsabile e rispettoso di ogni creatura vivente e del ciclo della vita. Scar tenta più volte di attentare alla vita di Simba, ma alla fine decide di eliminare sia Simba che Mufasa, attirandoli in una gola e travolgendoli grazie a una mandria di gnu impazzita. Simba riesce a sopravvivere, ma Mufasa viene ucciso da Scar. Attraverso un inganno, lo zio fa credere al piccolo che il padre è morto per colpa sua e Simba, disperato, fugge via. Vaga solo per un po’ di tempo, fino a quando non incontra Timon (Nathan Lane) e Pumba (Ernie Sabella), che lo salvano e lo portano con sé.

Qui ci sarà molto lavoro da fare, perché sto parlando di un vero e proprio cult e di un caposaldo dell’animazione che ha fatto la storia. Un’opera che era immensa quando uscì e che ancora oggi rimane tale. Probabilmente è stato detto di tutto su questo film, ma cercherò di fare del mio meglio per parlare della sua nascita, della sua produzione e infine di tutto ciò che ci ha offerto. Quindi cominciamo subito.

L’idea del progetto venne in mente durante una discussione tra Jeffrey Katzenberg, Peter Schneider e Roy E. Disney, mentre si dirigevano in Europa per pubblicizzare Oliver & Company. Decisero di ambientare la pellicola in Africa e Katzenberg ne fu molto entusiasta (nel film inoltre ci sono tematiche a lui care). Così si iniziò subito a scrivere la sceneggiatura prima con Thomas Disch e in seguito con Linda Woolverton (la sceneggiatrice de La bella e la bestia) che per un anno si concentrò a scrivere bozze per l’opera. La cosa molto interessante del progetto fu che inizialmente (come capita anche abbastanza spesso) la storia di doveva concentrare su uno scontro tra leoni e babbuini e molti personaggi erano diversi, per esempio Rafiki era un ghepardo, mentre Simba veniva descritto come un personaggio che, attraverso le manipolazioni di Scar, era diventato pigro e crudele.

Il regista iniziale era George Scribner (che aveva diretto sempre Oliver & Company) e a lui si aggiunse in seguito Roger Allers. Solo che alla fine Scribner decise di lasciare il progetto dopo diversi diverbi con la produzione e Allers. Infatti lui voleva che il film fosse una specie di documentario incentrato sulla natura e non un musical. Quindi al posto di Scribner subentrò Minkoff e alla produzione arrivò Don Hahn che decise di riscrivere la storia perché secondo lui il tema principale non era molto chiaro. La storia venne riscritta nel giro di due settimane e si uniranno in seguito anche Irene Mecchi e Jonathan Roberts che lavorarono alla sceneggiatura e si occuparono di revisionare il tutto e aggiungere i momenti comici con Timon e Pumba ma anche con le iene. Fu davvero un enorme lavoro di riscrittura e questa cosa capitò molto spesso durante la sua lavorazione.

Lo sviluppo de Il re leone incominciò nello stesso periodo di Pocahontas e la cosa che mi ha sempre sorpreso è che molti animatori della Disney, anche quelli di lunga data, decise di lavorare per lo più nell’ultimo, perché credevano sarebbe stato il più prestigioso e anche perché non apprezzavano molto la sceneggiatura. Erano in molti a credere che il film non sarebbe stato amato. Molti animatori de Il re leone era alle prime armi. In questo lavoro ci fu uno studio dei movimenti animali, proprio com’era successo per Bambi. Per farsi aiutare chiamarono Jim Fowler, un noto esperto di fauna selvaggia che portò negli studios diversi animali e aiutò molto gli animatori sia nel creare il comportamento dei vari paesaggi che nel rendere molto bene il loro design.

Parlando proprio di livello tecnico, Il re leone raggiunge dei livelli magistrali e impressionante. Solo la scena d’apertura basterebbe per descrivere la bellezza delle animazioni e l’ottima messa in scena. La sequenza inizia con il sole che si alza alto nel cielo, illuminando tutta la savana mentre gli animali alzano il volto verso l’orizzonte, tutti nella stessa direzione e iniziano a muoversi. Qui vediamo un enorme varietà di animali diversi: zebre, elefanti, aironi, giraffe, antilopi, tutti che vanno verso la Rupe dei Re e questo ci dà l’occasione per vedere diversi paesaggi mozzafiato dell’Africa, tra enormi cascate e alte montagne, e tutto attraverso dei piani lunghi, facendoci percepire la grandezza di questo mondo. Quando arrivano alla Rupe il sole è alto e caldo, il luogo è meraviglioso e c’è nell’aria una grande solennità nell’avvenimento. E qui abbiamo anche una bella scena emotiva ossia l’abbraccio tra Mufasa e Rafiki (Robert Guillaume). Li vediamo per poco tempo, ma già da quell’incontro possiamo vedere che tra i due c’è un enorme legame di amicizia e affetto sia dall’abbraccio che dal modo in cui Mufasa lo guarda con gioia. E poi la famosa scena in cui Rafiki mostra Simba a tutti gli animali, un momento che raggiunge il vero e proprio apice di questa sequenza. Tutto ciò avviene in meno di cinque minuti e riassume perfettamente la bellezza tecnica ma anche emotiva dell’opera.

Oltre alla cura dei movimenti degli animali e al fatto che quest’ultimi riescano perfino a descrivere perfettamente il carattere dei personaggi, io sono rimasto sbalordito dai fondali perché riescono a catturare la bellezza naturali dell’Africa, che è molto varia e unica, ma anche perché danno una percezione enorme di questo mondo. Come ho detto in precedenza, in queste scene verranno fatti dei campi lunghi ma non saranno presenti solo nell’apertura ma anche in diversi momenti della storia. Le animazioni riescono a dare la percezione della drammaticità e dell’epico attraverso i movimenti lenti e pesanti o di grande gioia attraverso animazioni molto più veloci, ma c’è un altro elemento che conta molto ed è fondamentale: la musica. Penso che le musiche de Il re leone siano tra le più conosciute e amate. Tom Rice e Elton John si occuparono di scriverle e fu Hans Zimmer a comporle. Le musiche sono molto diversificate tra loro, abbiamo canzoni divertenti e ritmate come Voglio diventare presto un Re o Hakuna Matata, ad altre più delicate e romantiche come L’Amore è nell’aria fino ad arrivare a quelle epiche e solenni come Il cerchio della vita, quest’ultima sicuramente la migliore della pellicola, con i primi versi cantati in lingua zulu. Le musiche sono inserite in maniera perfette, aiutano l’atmosfera del film e fanno procedere bene la storia. E ora uno dei momenti che aspettavo più di tutti: i personaggi.

Dirò fin da subito che il film è pieno di personaggi ben caratterizzati e scritti altrettanto bene. Sono numerosi ma nessuno viene messo in secondo piano o risulta banale, su questo possiamo dire che c’è grande varietà, sanno essere divertenti come Timon e Pumba oppure sorprende come Nala (Niketa Calame; Moira Kelly), l’amica di Simba. Però ci sono due personaggi su cui mi vorrei concentrare maggiormente: Scar e Simba.
Scar è il fratello del re, un leone ambizioso che agogna al trono. Lui si è dimostrato uno dei villain più carismatici e interessanti per diversi motivi. Prima di tutto è molto intelligente e scaltro e in più occasioni lo vediamo usare la curiosità di Simba per imbrogliarlo e inoltre ha un grande senso dell’umorismo, riesce a lanciare battutine anche molto cattive verso gli altri e soprattutto si dimostra un terrificante manipolatore. Soprattutto con la morte di Mufasa, Scar instilla nella mente di Simba il senso di colpa per quello che ha fatto e quel senso di colpa lo perseguiterà per tutta la vita. Ed è qui che arriviamo a parlare di Simba e della sua crescita.

Da piccolo è un leoncino ingenuo e inesperto che vorrebbe essere coraggioso come il padre, ma ancora non capisce bene il peso di essere un re. Mufasa cerca di farglielo capire anche con dei bei insegnamenti, arrivando a parlare anche di tematiche importanti, come ad esempio l’equilibrio che esiste tra gli animali e la natura e come questo equilibrio faccia continuare la vita stessa. Poi si arriva alla scena del trauma, alla scena degli gnu. Un momento terrificante oltre che una delle sequenze più impressionanti dell’intera pellicola in cui 2D e 3D si sono uniti alla perfezione per creare quell’incredibile mandria. E qui è presente una delle scene più coraggiose della Disney ossia la morte di Mufasa (non è spoiler, è una cosa che sappiamo tutti come il famoso “Luke, sono io tuo padre”). Fu un momento impattante perché era un personaggio che non appariva per qualche secondo ma è qualcuno che ci ha accompagnato per buona parte della storia, che abbiamo imparato ad apprezzare e soprattutto viene mostrato il corpo, quest’ultimo punto probabilmente l’elemento più importante. (poi personalmente trovo più impressionante la morte della mamma di Bambi proprio perché in quel caso non trova il corpo. Qui almeno potevi piangere per la morte di tuo padre, ma lì Bambi si ritrovava solo e nel freddo. Questa è però solo un mio giudizio personale).

Da questo trauma Simba sarà come gli dirà Scar: fuggirà via. Fuggirà dal suo passato, da quel che è e da quel che ha fato (anche se in realtà non è colpa sua). E continuerà a farlo anche con Timon e Pumba senza rivergargli chi è veramente. Qui però il senso di colpa lo distruggerà. Cercherà di dimenticare, ma semplicemente non può. Un comportamento davvero interessante, perché è spaventato da quel che ha fatto, si sente colpevole e crede di non meritare di essere re. Però dal passato non si può scappare e cercherà di farglielo capire Nala e soprattutto Rafiki. Penso che la scena con Rafiki sia una delle mie preferite in assoluto perché fa un discorso interessante proprio sul passato e sull’imparare da esso (forse uno degli insegnamenti più importanti della pellicola). Simba è soprattutto affascinante per il viaggio che dovrà compiere, dando l’occasione alla storia di parlare delle tematiche centrali: la perdita e la crescita. Due tematiche incredibili che attraverso di lui riescono perfettamente ad arrivare al pubblico e riescono a rendere questa pellicola tra i lavori più maturi della Disney anche per via di una storia originale (la prima storia originale mai creata per un loro film animato) che si ispirò molto a opere shakespeariane come l’Amleto. (E per quanto riguarda la questione Kimba … non credo che abbiano copiato così tanto come dicono alcuni, ma è indubbio che abbiano preso materiale da quella bellissima opera).

Per concludere, Il re leone è un’opera magnifica, uno dei film Disney più belli e impressionanti, capace di trasmettere tantissime emozioni attraverso animazioni mozzafiato, paesaggi incredibili, musiche che colpiscono e personaggi ben caratterizzati. Un’opera mastodontica che rimarrà nella mente di tutti per la sua grandezza e la sua storia.

Spero che la recensioni vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

48 pensieri riguardo “Il re leone

  1. Il Re Leone è probabilmente il film che più rappresenta l’animazione Disney, il front man, quello che per primo viene in mente se si pensa ai classici Disney. E meritatissimo aggiungerei.
    La storia è magnifica, i personaggi ben scritti, belli anche i dialoghi (la saggezza di Mufasa, la batardaggine di Scar, i consigli di Rafiki) e le canzoni a dir poco iconiche.
    Questo è forse l’unico film di cui avrei accettato il reboot live action perché era difficile sbagliarlo e anzi poteva essere arricchito (penso per esempio al doppiaggio di John Kani su Rafiki con accendo africano o alla voce di Beyonce per Nala). Invece sono riusciti a imbruttirlo. Mistero…

    PS: tra l’altro credo che Il Re Leone 2 sia l’unico sequel animato degno di essere visto (rispetto a Aladdin 2, Cenerentola 2, Mulan 2, ecc). Non al livello del primo ovviamente, anche per una questione di budget, però è davvero ben fatto, una storia che prosegue in modo naturale e ha anche delle belle canzoni secondo me.

    1. Il Re Leone è certamente uno dei fm di più grande successo per la Disney non solo a livello commerciale ma anche artistico. Tuttora rimane impressionante, una gioia degli occhi ed è questo che lo rende ancora oggi incredibilmente moderno e immortale. E sì, la Disney è veramente brava a fallire praticamente in ogni live-action che da, rendendoli tutti vuoti.
      Il Re Leone 2 è molto carino. Avrei preferito più cura per quanto riguarda il villain (non perché non sia bello, ma la scusa del parente del cattivo del film precedente che viene a vendicarsi è molto pigra).

      1. Si forse il cattivo è banale e un po’ forzato. Ma mi piace molto la dinamica che si crea tra la figlia di Simba e Kovu, il discorso sull’emarginazione (e quindi preconcetti) su di lui e la sua famiglia e soprattutto mi piace vedere un Simba re e padre imperfetto, che fa errori e cerca di imparare lui stesso da essi.
        Poi va bè è un film che ho visto da bambino, se lo rivedessi oggi forse mi farebbe orrore XD

        1. Non credo sai. Alla fin fine aveva dei momenti davvero maturi come appunto il tema dell’emarginazione e mostrare Simba come qualcuno che commette errori, senza renderlo un Mufasa 2.0. Se lo riguardassi sono sicuro che lo troverei comunque carino.

  2. Questi film della Disney degli anni ’90 io li ho visti con i miei figli, quindi forse è per questo che sono legata a loro molto meno che a quelli che ho visto da bambina o da adolescente. Nel mio cuore le pietre miliari Disney sono Biancaneve, Cenerentola, Mary Poppins… Il re Leone credo di averlo visto una sola volta e so che è un capolavoro, ma non lo amo come invece amo altri!

    1. È normale, tutti noi abbiamo le nostre preferenze. Ad esempio c’è chi riconosce ne Il Re Leone un lato tecnico eccelso ma che non riesce a farsi prendere dalla storia. Alcuni film che amavo da piccolo li ho rivalutati nel tempo e adesso so con certezza quali sono i classici che amo di più.

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