Oliver & Company

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di parlare di una pellicola diversa dal solito, una commedia nera e una satira davvero interessante fuori dal comune, La Signora Ammazzatutti. La storia di una moglie e madre americana che sembra una persona molto gentile e solare che in realtà nasconde un lato oscuro: lei è una psicotica con una passione morbosa per i serial killer, una maniaca della perfezione co una predisposizione alla vendetta. Fino a quel momento si è limitata a piccoli gesti crudeli, ma tutto cambia quando un insegnante critica pesantemente suo figlio e lei lo uccide investendolo. Da lì in poi lei continuerà a uccidere coloro che non si comportano bene. Questo film è davvero folle e divertente per tanti motivi. Ha una messa in scena che ricorda una di quelle commedie tranquille in cui tutto va perfettamente e riesce a unire quest’ambientazione idilliaca con la follia della protagonista, creando qualcosa di surreale e in ceti casi grottesco. Una critica sociale spietata e divertente nell’ipocrisia della società americana, in cui ci viene mostrata una comunità che sembra il cliché degli Stati Uniti degli anni ’50 per poi mostrarne il vero aspetto. La protagonista rappresenta perfettamente ciò, ma non è l’unica, anche gli altri cittadini sembrano gentili ma poi sono i primi a pugnalarti alle spalle. E quando si inizierà a sospettare di lei, la protagonista diventerà perfino una superstar. Un film geniale che vi consiglio di vedere.
Torniamo a parlare di animazione e torniamo dalla Disney. L’ultima volta ci siamo lasciati con Basil l’investigatopo, una pellicola davvero molto simpatica e divertente. Non un capolavoro ma davvero ottimo. Con questa recensione arriviamo all’ultimo film della Disney nel suo Periodo di Bronzo (o Medioevo Disney secondo alcuni). Un periodo particolare dove in certi casi si arrivò a sperimentare molto. Questo è anche il caso del film in questione.
Ecco a voi Oliver & Company, pellicola animata del 1988 scritta da Jim Cox, Timothy J. Disney, James Mangold e diretta da George Scribner.
Come al solito, ecco anche la recensione di Chest of Tales (QUI)

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Trama:
Oliver (Joey Lawrence) è un piccolo gatto che aspetta di essere adottato dalle persone insieme ad altri micini. Tutti vengono presi tranne lui e per vari motivi si ritrova costretto ad aggirarsi per le caotiche strade di New York. Qui incontra un cane di nome Dodger (Billy Joel) che lo aiuta a procurarsi del cibo per poi prenderselo per sé e lasciare il gatto a bocca asciutta. Oliver decide di seguirlo e trova il covo di un gruppo di cani randagi di cui Dodger fa parte. Questi cani sono accuditi da Fagin (Dom De Luise), un senzatetto pieno di debiti che si dimostra affettuoso con loro e accoglie a braccia aperte Oliver. Purtroppo Fagin viene ricattato in continuazione da Sikes (Robert Loggia), un gangster violento che gli dà un’ultima possibilità per pagare. Fagin così esce con i suoi cani e Oliver per poter trovare oggetti preziosi. Proprio allora il gattino finisce nella macchina di Jenny Foxworth (Natalie Gregory), una bambina che si affeziona a lui e decide di portarlo a casa. Ed è così che tutte queste storie si incroceranno.

Penso di aver visto questo film una sola volta in tutta la mia vita (prima di ora almeno). Lo vidi in televisione da piccolo, probabilmente è uno di quei classici Disney che guardai di sfuggita, senza neanche sapere che fosse della Disney. Sicuramente se l’avessi visto più volte quando ero un bambino, mi sarebbe piaciuto da matti. Guardandolo ora, posso dire che è un’opera certamente affascinante, sia nei suoi pregi che nei suoi difetti.

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Una piccola cosa da sottolineare è che questo fu il primo progetto non suggerito dai Nine Old Men. Anche se ormai avevano smesso di lavorare dopo Red e Toby, avevano comunque dato suggerimenti o indicazioni su quali opere trasformare in lungometraggi animati. A proporre l’idea di questa pellicola fu l’animatore Pete Young, che parlò di un Oliver Twist con i cani. Questo film infatti si ispira al celeberrimo romanzo di Charles Dickens, anche se ambientato in un contesto moderno e soprattutto negli USA. L’allora presidente della Disney, Jeffrey Katzenberg, accettò di buon grado anche perché, quando lavorava ancora per la Paramount Pictures, cercò di produrre un film sul musical britannico Oliver! (musical del 1960 che arrivò anche a Broadway nel 1963, ottenendo un grande successo).

Si iniziò con la sceneggiatura, anche in questo caso molto diversa dall’opera finale, soprattutto per quanto riguarda l’atmosfera. Il film doveva essere più cupo e mostrare un Oliver perdere i genitori per colpa dei cani di Sikes e cercare così vendetta. Alla fine la sceneggiatura venne cambiata e devo ammettere che i lavori procedettero abbastanza bene e senza intoppi, considerando tutto ciò che era successo in passato.
Immagino che questo film, un po’ come Basil, sia poco ricordato. Penso che il motivo di ciò sia attribuibile al fatto che le due pellicole fossero un ponte, un passaggio per quello che verrà definito Rinascimento e delle due Oliver è sicuramente quella che assomiglia di più a un passaggio, una via di mezzo tra xerografia e lo stile delle opere del Rinascimento disneyano.

Il design dei personaggi è certamente interessante e, visto l’ambientazione, si adatta perfettamente. Ci sono i caratteristici tratti della sporchi della xerografia, tratti imperfetti ma che danno molta più vita all’animazione, con colori molto accesi e gioiosi. Una fusione ben realizzata e che funziona davvero bene. Le animazioni passano dall’essere davvero ottime a semplicemente buone. A volte notavo un calo di qualità, ma solo per brevi momenti. Quel che mi interessa parecchio sono i background, le ambientazioni. Mentre quelle di Basil, seppur carine, erano molto ristrette, in questo film si fa qualcosa di simile a Taron, mostrando ampie vedute della città e dei quartieri. New York viene mostrata come un centro pieno di vita, enorme e sempre in movimento ed è qualcosa che ho apprezzato. In certi punti però non mi è piaciuto che certi background, da essere ben fatti, passassero a essere quasi bozze. Per esempio la scena d’apertura in cui si vede dall’alto l’intera città e i grattacieli sembrano abbozzati, spogli di dettagli. Forse è anche una scelta stilistica, ma non l’ho apprezzata molto.

Da sottolineare anche l’uso della CGI. In questo caso è stata sfruttata molto per creare alcune macchine, tra cui quella del villain e per molti altri oggetti. Ammetto che, nonostante in alcuni punti ci siano delle stranezze con il digitale (purtroppo è datato), viene usato con ottimi fini, permettendo di dare profondità a tridimensionalità alle scene. Ho molto apprezzato registicamente le inquadrature che girano intorno ai personaggi, cosa molto difficile da fare nell’animazione 2D e quindi il 3D riesce a dare un grande contributo, creando anche delle belle sequenze, come la prima apparizione di Sikes o quando Jenny suona il pianoforte con Oliver.
A livello tecnico è interessante e anche le musiche sono molto belle, hanno un ottimo ritmo e sono anche ben coreografate, l’unico problema è che sono tutte molto vicine. Dovevano essere sparse nel film in maniera migliore perché si passa da una parte molto cantata a un’altra dove non c’è alcuna canzone. Ora però passiamo a uno degli argomenti che mi interessavano di più: i personaggi.

I personaggi sono molto diversi gli uni dagli altri, hanno la loro caratterizzazione sia nel design che nel comportamento. I doppiatori (sia inglese che italiani) hanno fatto davvero un ottimo lavoro in ciò, ma devo ammettere che alcuni di loro non mi hanno convinto, specialmente gli animali. I cani sono tutti riconoscibili, abbiamo per esempio Francis (Roscoe Lee Browne) che è l’intellettuale amante dell’arte, Einstein (Richard Mulligan) ingenuo e tontolone e Tito (Cheech Marin), molto attivo e caotico. Però si fermano qui, non vanno oltre, li sento molto poco come personaggi e tra tutti, quella che viene messa in ombra è Rita (Sheryl Lee Ralph) che, nonostante si comporti in maniera gentile e si dimostri anche intelligente, non ha molto spazio che permette di affezionarci a lei. Dodger è sicuramente uno dei migliori a livello di caratterizzazione, grazie alla sua astuzia e al suo fascino, ma ammetto di apprezzare molto di più Georgette (Bette Midler). Lei non ha un grande peso nella trama, ma è così esageratamente narcisista ed egocentrica da riuscire a mettere in ombra gli altri e inoltre, quando ha quegli scambi con Tito, mi diverte molto. Ed è anche in quelle occasioni che riesco a sopportare quel chihuahua (sì, non mi piace molto, lo trovo troppo fastidioso).

Incredibilmente mi sono sentito più legato ai personaggi umani, come ad esempio Fagin. In questa storia lui è un barbone pieno di debiti che sta vivendo una situazione molto tragica, visto che se non dà i soldi a Sikes morirà sicuramente. Lo apprezzo soprattutto per certe decisioni che fa, come ad esempio la lettera di riscatto per Oliver, il gesto disperato di un uomo disperato. Però quando si rende conto che a rispondere alla lettera è una bambina che rivuole solo il suo gatto, allora mostra il suo lato umano e si dimostra molto altruista, rischiando grosso.
Jenny invece è la classica bambina dolce e gentile, un tipo di personaggio che siamo abituati a vedere, eppure lei è riuscita a comunicare la sua personalità molto più di altri, in particolar modo per il rapporto che instaura con Oliver, un rapporto davvero sincero e innocente che mi ha catturato.
Sikes aveva un enorme potenziale. Lui appare minaccioso in ogni scena che appare, un gangster grande e grosso, con due enormi mani che potrebbero fare a pezzi chiunque e un modo di parlare calmo, lento e tranquillo ma allo stesso tempo intimidatorio. Purtroppo appare poco e questo è il suo limite. Peccato, perché poteva dare di più.

Giustamente vi starete chiedendo: E Oliver? Oliver è un protagonista molto dolce ma il suo problema principale è che non fa quasi niente. Diciamo che è vittima degli eventi, è un protagonista molto passivo e questo è il suo difetto maggiore.
In ogni caso la pellicola riesce bene a catturare le sfumature della città di New York, con la sua vita, i suoi grattacieli, il suo movimento, la sua ricchezza, ma anche la sua caoticità, i suoi lati oscuri e la sua povertà. Una città paradossale in cui questo film riesce a coglierne tutti gli aspetti più interessanti.

Per concludere, Oliver & Company è certamente un’opera piena di difetti ma anche di pregi. Un film con dei momenti davvero belli che in certi punti sa rendersi interessante e anche dolce. Un misto tra il vecchio e il nuovo, una pellicola ingiustamente dimenticata. Ha tanti difetti ma ha comunque un’anima e nella sua imperfezione sa divertire. Per questo motivo lo consiglio caldamente a tutti.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

18 pensieri riguardo “Oliver & Company

  1. Il film non sarebbe neanche male, storia semplice ma non significa che sia un difetto. Quello che non me lo fa apprezzare è proprio la realizzazione tecnica. In primis la fotografia, poi hai sottolineato giustamente i fondali. Il character design e l’animazione degli animali è fin troppo “televisiva”. La palette utilizzata per le scene in diurno mi mette angoscia. Concentrandomi però sulla storia, come dicevo, è semplice e lineare, si segue bene, niente di che ma fa il suo lavoro.

    1. Esatto, a mio avviso poteva essere molto di più. E qui hai anche ragione sulla storia, il fatto che sia semplice e lineare non è mai un difetto, dipende da come poi evolvi diversi elementi come personaggi oppure il modo in cui metti in scena il tutto. Per questo a volte in certi contest di scrittura non sopporto quando come metro di valutazione aggiungono la sezione “Originalità”. Cercano storie mai viste ma in realtà non dev’essere la storia in sé a essere originale ma il modo in cui la presenti. Mi sono appena reso conto di aver divagato in maniera incredibile, chiedo venia.
      In ogni caso è un film che vedo con tranquillità e che apprezzo più per i personaggi umani che per gli animali. Sta di fatto che certamente non è il peggiore della Disney, a mio avviso è un film innocuo che intrattiene bene. Il peggiore deve ancora venire e per fortuna la strada è ancora lunga (lo so che sto maltrattando molto quel film e che in realtà esistono opere animate ben peggiori, ma la delusione è ancor maggiore se la casa che lo ha creato è la Disney stessa).

        1. Se ti riferisci a Chicken Little, sì, mi riferisco proprio a lui. E la cosa peggiore era che in certi punti aveva pure delle idee interessanti che non vengono sviluppate o vengono sviluppate male.

  2. Ricordo ancora del libro a disegni di Oliver & Co., me lo sarò letto non so quante volte da bambino; non ricordo invece di aver visto il cartone animato, ma di sicuro almeno una volta sì. 🙂 Grazie per avermi rispolverato la memoria! 😅

  3. Come il precedente è un film gradevole e simpatico ma non esattamente memorabile, purtroppo; è proprio un film di passaggio, come hai scritto, e fatica a emergere, secondo me, perché troppo legato a formule del passato e troppo vicino a La Sirenetta, che con la sua importanza storica all’interno della Disney è molto ingombrante per tutto quello che l’ha preceduto.
    Però si guarda con piacere, e da piccolo l’ho visto diverse volte. Anche a me divertiva tantissimo Georgette, ricordo che la scena che attendevo di più era la sua canzone perché mi faceva un sacco ridere! Peccato per il cattivo, che effettivamente ha davvero poco spazio; non ho letto Oliver Twist, per cui non so lì che ruolo effettivamente ricopra, ma per come è stata impostata la storia qui non credo ci fossero i margini per ritagliargli un ruolo più ampio ed è destinato a rimanere un po’ in secondo piano.

    1. È un film che soffre di diversi problemi, ha una natura duplice, troppo legata al passato ma anche al futuro, questo film si trova proprio nel mezzo. Un vero peccato perché comunque a Fagin e Jenny ero molto affezionato. Aveva del grande potenziale, questo è certo, e se dovesse ricapitarmi sotto mano lo guarderei volentieri.

    1. In realtà non mi sorprende, è abbastanza normale non è uno di quei classici Disney che la gente ricorda tanto oppure che ha fatto un successo enorme. E’ un film carino e simpatico, niente di eccelso.

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