L’occhio del gatto

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Con questo articolo arriviamo alla conclusione dei tre film presenti nel cofanetto della Stephen King Collection che la Midnight Factory ha pubblicato qualche tempo fa. Negli articoli precedenti abbiamo discusso di due dei tre film presenti in quest’edizione: il primo è Brivido, il primo e unico film diretto da Stephen King, una delle cose peggiori mai create da lui ma allo stesso tempo una vera e propria pietra miliare del cinema trash involontario, capace di intrattenere e divertire molto lo spettatore anche se per i motivi sbagliati. La seconda pellicola è stata Unico indizio la luna piena, un’opera dalla produzione abbastanza travagliata e che in certi momenti risentiva di problemi legati all’horror (le scene che riuscivano a essere interessanti erano per lo più quelle in cui il mostro non si vedeva), ma nonostante tutto è riuscito a coinvolgere il pubblico per i suoi personaggi, la loro caratterizzazione, le loro relazioni e il modo in cui tutto questo è stato trasposto e riuscendo a dare quella sensazione di nostalgia che King riesce a scrivere molto bene. Due film diversi ma che a modo loro riescono a colpire e intrattenere il pubblico. Questo terzo film conclude non solo la Stephen King Collection di cui ho accennato, ma conclude momentaneamente le trasposizioni kinghiane prodotte da Dino De Laurentiis . Ne mancano alcune che ho apprezzato molto ma ne parlerò in futuro. Quest’ultima pellicola mi permette anche di parlare di una cosa che mi mancava da molto tempo: le antologie. Esatto, stiamo per parlare di film a episodi.
Ecco a voi L’occhio del gatto (Cat’s Eye), pellicola horror del 1985 scritta da Stephen King, diretta da Lewis Teague e tratto da alcun racconti di A volte ritornano sempre di King.

Prima di parlare del film penso sia necessario fare qualche presentazione come ad esempio il regista, Lewis Teague. Al contrario di King e Attias, Teague era un mestierante che aveva già alle spalle una certe esperienza. Di lui mi ricordo in particolar modo del film Alligator, un’opera che si basava sulla famosa leggenda urbana che narrava di fogne in cui vivono dei coccodrilli. Se ne avete l’occasione vi consiglio di recuperarlo che ne vale assolutamente la pena. Inoltre lui aveva già lavorato a una trasposizione di un romanzo di King ossia Cujo. Possiamo dire che questa volta il film è stato affidato a una persona che sa fare bene il suo lavoro. Di solito i film a episodi non devono essere per forza legati da una storia, a volte basta una tematica che unirli come ad esempio in Tales of Halloween oppure Holidays. In questo caso l’occhio del gatto ha qualcosa che collega i tre episodi.

Un gatto ha la visione di una bambina che lo supplica di trovarla e aiutarla perché un mostro è sulle sue tracce e vuole ucciderla. Dopo questa visione (che si ripeterà) il gatto inizia il viaggio alla ricerca della bambina e durante questa ricerca vivrà molte disavventure. Alcuni hanno criticato questo filo conduttore perché debole ma secondo me funziona bene. Dà alla storia un’atmosfera da favola nera e rende la storia un’epopea interessante. Inizialmente però Teague aveva diretto un prologo in cui spiegava i motivi per cui il gatto aveva le visioni e faceva tutto ciò, ma De Laurentiis lo considerò un prologo sciocco e lo fece tagliare. E io sarei curioso di vederlo questo inizio ma, nonostante ciò, la storia funziona ancora bene. E mentre il gatto comincia il suo lungo viaggio, lui finisce per entrare in una situazione particolare.

Iniziamo con il primo episodio: Quitters, Inc.
Dick Morrison (James Woods) è un fumatore incallito che vorrebbe smettere con questo vizio e, dando ascolto al consiglio di un suo amico, decide di presentarsi alla Quitters Inc, una società che ha avuto eccellenti risultati. Dick incontra il capo dell’azienda, Vinny Donatti (Alan King) che subito mostra i metodi estremi e brutali della loro azienda. Donatti gli spiega le regole: lui verrà seguito giorno e notte dai suoi uomini e se Dick proverà a fumare, loro prenderanno sua moglie e la tortureranno con l’elettroshock. Per mostrargli che fa sul serio inizia a torturare il gatto protagonista nella stanza dell’elettroshock. Fortunatamente il gatto riesce poi a fuggire e Dick, sconvolto dall’accaduto, se ne torna a casa. Il protagonista tenta in tutti i modi di non fumare ma la tentazione è forte. In quel momento si accorge di essere inseguito e osservato da diverse persone. Più passa il tempo e più la tentazione cresce ma lui deve assolutamente resistere perché non solo sua moglie rischia l’elettroshock (e anche peggio) ma anche sua figlia, Cindy, potrebbe essere in pericolo.

Questo episodio è tratto dall’omonimo racconto, un racconto che mi aveva interessato e con un’idea di fondo molto bella, un racconto che basava il tutto sulla paranoia del protagonista di essere controllato da queste persone. In questo primo episodio riescono bene a sottolineare gli elementi paranoici causati da questa azienda, solo che lo fanno in maniera differente. Il racconto era molto serio e drammatico, certo aveva una storia in tutto e per tutto surreale (storie che tra l’altro mi piacciono molto) ma nonostante ciò King riesce a tenere il lettore sulle spine e a risultare credibile dall’inizio alla fine. Nell’episodio invece cambiano completamente il tono: invece che essere serio e drammatico diventerà una commedia nera. Ci sono delle scene molto sopra le righe anche a livello recitativo e invece che momenti drammatici avremo molto black humor. La cosa però non mi ha dato fastidio perché hanno gestito molto bene questo cambio di tono e soprattutto hanno mantenuto intatto quel senso di paranoia che si provava nel racconto. Inoltre ci sono certe sequenze niente male tra cui quella che vale la pena ricordare di più ossia le festa. Qui Woods ha smesso di fumare e intorno a sé non vede altro che persone che fumano e la scena diventerà sempre più esagerata e fuori di testa da diventare surreale, un incubo a occhi aperti. Tra l’altro bisogna citare i cameo di Cujo e Christine in questo primo episodio.

Il secondo episodio si intitola Il cornicione.
Il nostro gatto, dopo essere sopravvissuto a un incidente stradale, finisce nelle mani di Cressner (Kenneth McMillan), un ricco e pericoloso gangster. Quest’ultimo ha appena saputo che sua moglie lo tradisce con un giocatore di tennis chiamato Johnny Norris (Robert Hays) e così decide di mettere in atto un piano malefico. Fa rapire Johnny e lo sfida a un gioco pericoloso: il tennista dovrà camminare intorno all’appartamento di Cressner, che si trova in cima a un altissimo grattacielo, passando per lo stretto cornicione, un cornicione con poco spazio dove un piccolo passo falso potrebbe farlo cadere. Se il tennista vince lui avrà la vita, un bel po’ di soldi e riavrà l’amata (che era stata rapita anche lei), se perde invece Cressner farà una telefonata ai poliziotti e quest’ultimi troveranno nella macchina di Johnny un bel po’ di droga. Johnny quindi è costretto a partecipare a questo gioco crudele, ma deve fare assolutamente attenzione perché il minimo errore gli costerà sicuramente la vita.

Vi rivelerò una mia piccola particolarità: soffro di vertigini. Anche solo stare su una scala piccola mi fa tremare e il cuore inizia ad accelerare il battito, quindi potete capire bene quanto questo episodio sia perfetto per me. Da come avete sicuramente letto, la storia è molto semplice e il racconto riusciva a funzionare benissimo per il suo ritmo e le ottime descrizioni che King faceva dei movimenti di Johnny per non cadere e rimanere stabile. Il racconto era davvero divertente e scorreva in modo meraviglioso. Questo episodio sarà riuscito a eguagliare l’impresa? Personalmente io dico di sì. Il fatto che io soffra di vertigini potrebbe rendere questo mio commento poco obiettivo, ma questo episodio è riuscito a tenermi in tensione. Abbiamo un uomo comune alle prese con un evento assurdo e terrificante: riuscire a fare il giro dell’appartamento sul cornicione. Qui il regista riesce perfettamente a dare il senso dell’altezza. Ogni volta che il protagonista guarderà giù possiamo avvertire il pericolo che sta correndo, riusciamo a percepire quanto in alto sia veramente, riusciamo perfino a sentire le forti folate di vento presenti a quell’altezza. Come se non bastasse, questa situazione già abbastanza incresciosa viene peggiorata da alcuni interventi di Cressner ma soprattutto da un piccione che darà molto fastidio al protagonista. E’ un episodio molto serio che sa tenere con il fiato sospeso lo spettatore attraverso un’idea semplice ma intelligente che lo stesso Teague riesce a mettere in scena con grande maestria con varie inquadrature di Johnny e del palazzo. Rispetto a Quitters Inc, questo episodio è molto più fedele al racconto originale soprattutto per quanto riguarda i toni. Per il resto non ho altro da dire, una storia che si basa principalmente sul ritmo e che riesce a colpire perfettamente il bersaglio.

Passiamo adesso al terzo e ultimo episodio di quest’antologia intitolato Il Generale.
Il gatto protagonista, dopo aver affrontato un lunghissimo viaggio, riesce finalmente a trovare la ragazza delle sue visioni, Amanda (Drew Barrymore). La bambina si affeziona subito al gatto e vorrebbe tenerlo ma i suoi genitori sono contrari in special modo la madre, Sally (Candy Clark). Amanda però insiste e alla fine ha il permesso di tenere il gatto che chiama Generale. Con la presenza del gatto la bambina riesce finalmente a dormire sogni tranquilli, ma la cosa, l’essere che la perseguita non si darà per vinto. Scopriamo infatti che la creatura che sta perseguitando Amanda è un piccolo troll che uccide le persone rubandogli il respiro. La situazione rischia di degenerare ma Generale fortunatamente è pronto a difendere la bambina. La madre però pensa che tutti i problemi accaduti negli ultimi giorni siano stati causati da Generale e così lei pensa di liberarsi del gatto.

Eccoci arrivati all’ultimo episodio e al cuore pulsante del film. Al contrario dei due episodi precedenti, questa è una storia originale scritta da King appositamente per la pellicola. Dopo un’epopea mostruosa il vero protagonista, Generale, arriva a destinazione e qui deve affrontare questo piccolo troll che rischia di uccidere la bambina. Nel primo episodio si aveva una storia dai toni di una commedia nera, nel secondo invece era la situazione e il ritmo a farla da padrone mentre in quest’ultimo episodio la storia di trasforma in una vera e propria favola nera. Io adoro le favole nere, mi hanno sempre affascinato e adoro quando queste storie vengono inserite in un horror. Gli elementi più interessanti di tutti sono proprio il gatto e il troll. Il gatto perché non per niente facile riprendere il felino mentre compie determinate azioni e non oso immaginare l’enorme pazienza nel gestire gli scontri con il troll. Neanche il troll è stata una passeggiata visto che è molto piccolo e deve interagire con cose ed esseri molto più grandi di lui. Inoltre il suo design e make-up mi è piaciuto veramente tanto (il vestito da giullare è perfetto) e ho apprezzato come sono riusciti a farlo interagire con gli altri. In questa parte non solo Generale dovrà vedersela con questo mostro ma dovrà affrontare anche un nemico inaspettato ossia Sally, la madre di Amanda. A lei non piace Generale, probabilmente perché la sera prima di andare a letto legge Pet Sematary, ma in ogni caso Sally sarà un grande problema e metterà realmente a rischio Generale. Oltre ad apprezzare il rapporto dolce tra la bambina e il gatto, adoro la rivalsa di Generale. Quel povero gatto ha rischiato di essere sbranato da Cujo, di essere investito da Christine, è stato elettrificato da un folle, ha rischiato la vita in un incidente stradale, è stato preso da un gangster e infine deve affrontare molte altre disavventure con il troll e con Sally. E alla fine non solo riesce a rubare la scena a tutti ma perfino a completare la sua missione. Sembra quasi un personaggio di Don Bluth a cui succedono le cose più spiacevoli ma che alla fine riesce ad avere un finale felice. Probabilmente questo è il mio episodio preferito.

Per concludere L’occhio del gatto è un’antologia davvero molto interessante. Non parliamo di un capolavoro o di una delle migliori trasposizioni cinematografiche tratte dalle opere di King, ma comunque parliamo di un horror per ragazzi capace di intrattenere e divertire lo spettatore dall’inizio alla fine, una pellicola con un ottimo ritmo e che riesce a cambiare di episodio in episodio. Un film molto bello e divertente a cui sono molto affezionato e che riguarderò sempre con grande piacere. E’ un film che vi consiglio caldamente.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

11 pensieri riguardo “L’occhio del gatto

    1. Sì, l’episodio del troll è ottimo ma anche i due precedenti sono ben fatti, soprattutto il secondo (anche se lo dico solo perché soffro di vertigini e l’altezza mi spaventa a morte).

    1. Intendi il remake del film di Tornatore vero? Ho visto il remake e anche se aveva dei buoni momenti ammetto di aver preferito di più l’originale. Forse in certi punti nel remake diventava un pò troppo melenso e preferivo il finale dell’originale. Per il resto però era una pellicola niente male.

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