Gli orrori del castello di Norimberga

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo finalmente tornati a parlare di animazione e ancora una volta l’abbiamo fatto con la nostra amata Pixar, prendendo in esame uno dei loro film più belli e amati che ancora oggi fa molto parlare di sé, Up. Carl è un ragazzino che ama l’esplorazione e specialmente le avventure dell’esploratore Charls Muntz. Un giorno incontra Ellie che ha la sua stessa passione e anni dopo i due si sposano, passando la vita insieme fino alla morte di Ellie. Con la morte della moglie, Carl è caduto in depressione e inoltre una ditta edile vuole prendersi la sua casa. Carl non vuole abbandonare la casa in cui ha vissuto con Ellie e un giorno gonfia migliaia di palloncini e fa volare la casa, diretto verso le Cascate Paradiso, il luogo dove Ellie da piccola desiderava andare e costruire la propria casa. Solo che con lui c’è anche Russell, un giovane boy scout che vuole aiutarlo per ottenere il distintivo di assistenza agli anziani. I due vivranno delle avventure che non si sarebbero mai aspettati. La Pixar qui continua a crescere e migliorarsi e qui ci portano davanti a un character design molto stilizzato che riesce a essere unico per ogni personaggi sia umano che animale e a risultare allo stesso tempo molto naturale in questo mondo. Le ambientazioni sono incredibili così come le musiche e la regia riesce a regalarci dei momenti stupendi, donandoci dei primi cinque minuti che sono entrati nella storia. Il film inoltre ha dei personaggi stupendi, tutti personaggi soli che hanno bisogno gli uni degli altri e ho apprezzato molto il rapporto tra Carl e il villain e su come il primo rischiava seriamente di poter diventare come lui. Un’opera straordinaria che vi consiglio assolutamente!
Questa volta non solo torniamo a parlare di horror ma torniamo a parlare anche di un regista italiano che amo molto e che considero tra i miei registi preferiti in assoluto, un’artista che con poco era capace di fare tanto.
Ecco a voi Gli orrori del castello di Norimberga (Baron Blood), pellicola horror del 1972 scritta da Vincent Fotre e diretta da Mario Bava.

Trama:
Peter Kleist (Antonio Cantafora) è un giovane studioso che si è appena laureata e da poco è giunto a Vienna per trovare suo zio Karl Hummel (Massimo Girotti). Peter infatti è molto interessato alla storia del suo antenato, il Barone Otto Van Kleist (Joseph Cotten), chiamato anche il Barone Sanguinario, un uomo spietato e crudele che in vita si divertiva a torturare le persone nel suo castello. Lì Peter conosce Eva Arnold (Elke Sommer), una studentessa d’architettura che vuole preservare il castello. Durante le sue ricerche Peter ha scoperto molte cose, tra cui la maledizione che la strega Elisabeth Hölle (Rada Rassimov), in punto di morte, scagliò contro il Barone. La maledizione avrebbe costretto il Barone a subire quello che fece alle sue vittime cento volte tanto e sarebbe tornato in vita per soffrire ancora e ancora. Peter inoltre ha ritrovato sia la pergamena contenente il rituale per evocarlo che rispedirlo indietro e decide di evocarlo insieme ad Eva. I due eseguono l’evocazione e il Barone torna a camminare tra i vivi e per sbaglio le pergamene di Peter vanno distrutte e ora non c’è più modo di riportarlo indietro. Il Barone è libero di sfogare la sua sete di sangue.

Dopo tanto tempo finalmente torniamo a parlare di Mario Bava, un grande regista che amo profondamente. L’ultima volta che abbiamo parlato di lui è stato con l’ottimo La frusta e il corpo e da allora è passato veramente tanto tempo. Spero di riuscire a fare un giorno le recensioni della sua filmografia completa e pian piano voglio provarci. Adesso però concentriamoci su quest’opera.

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Questa volta non iniziamo parlando del lato tecnico, bensì della sceneggiatura. Questo perché la sceneggiatura non funziona sempre bene, anzi è uno dei difetti maggiori in questa pellicola. Parlando della storia possiamo dire che è riuscita a interessarmi in quanto basa il tutto su un evento simile a un racconto folkloristico legato al castello in cui è ambientato il tutto e la figura del Barone è ben gestita, però in diversi passaggi ci sono delle forzature di continuità o scene allungate per arrivare a un certo minutaggio. Basti pensare al fatto che Peter ed Eva ripetono il rituale per ben due volte e in due sequenze diverse. Nel primo tentativo, spaventati a morte, lo riportano indietro mentre la seconda volta le pergamene vanno perdute. Onestamente mi pareva forzata riprovare a fare qualcosa di simile e soprattutto il rituale era molto semplice e Peter poteva certamente ripeterlo senza dover leggere o impararlo. Parlando proprio di Peter ed Eva, sono due personaggi che non convincono del tutto sia da soli che in coppia. Sono due persone che purtroppo non riescono a suscitare il minimo interesse, anche se potevano fare qualcosa in più con Peter, soprattutto approfondire questo suo fascino per la storia del Barone che in certi punti rasentava l’ossessione.

I protagonisti non colpiscono ma chi invece riesce a interessare lo spettatore sono i personaggi secondari. Prendiamo anche solo come esempio la strega Elisabeth. In un certo punto lei apparirà, anche se solo per una scena, ma il suo nome verrà ripetuto numerose volte, così come ciò che ha fatto al Barone e, sia per il modo in cui ne parlano che per le sue azioni passate, riesce a suscitare un profondo fascino e lo stesso vale per la medium Christina Hoffman che evocherà il fantasma della strega o la piccola Gretchen Hummel (Nicoletta Elmi), che non solo trasmetterà un senso di inquietudine ma dimostrerà anche di possedere certe capacità (tra l’altro quest’attrice è apparsa in un sacco di bei film di serie B negli anni ’70). Perfino il custode, Fritz (Luciano Pigozzi), nel suo essere grottesco si dimostra ricco di personalità. Diciamo che la sceneggiatura ha alti e bassi ma nonostante ciò il film funziona e ci riesce proprio grazie al lato tecnico e in particolar modo alla regia di Bava.

Ciò che funziona alla grande della regia di Bava è certamente la costruzione delle scene, della tensione ma anche una leggere ironia presente in tutta l’opera. Riguardo a quest’ultimo punto, non solo c’è una minima ironia nel film in sé (tipo la transizione in cui Peter guarda uno strumento di tortura che entra nella bocca del teschio a Gretchen che mangia un boccone di cibo) ma anche delle stesse opere di Bava. La scene più emblematica è quella di Fritz che viene messo nella vergine di ferro, una scena che ricorda l’iconico momento de La Maschera del Demonio, ma ci sono altre citazioni a Sei donne per l’assassino e il tutto senza alcuna presunzione ma con una grande autoironia. Però il film sa tenere anche in tensione e creare delle sequenze stupende. Certamente l’ambientazione del castello aiuta molto, dando un’atmosfera gotica, ma non è solo il castello a fare questo effetto, ma anche la fotografia curata dallo stesso Bava (ricordiamoci che prima di diventare regista è stato molti anni direttore della fotografia).

Anche in questo caso ci troviamo davanti a una fotografia espressionista ricca di colori che vanno dal blu, al giallo e al rosso, quasi come fece con Sei donne per l’assassino, ma in questo caso non si optò per renderli accessi e in netto contrasto, bensì più delicati e amalgamati. Bava però riesce a fare un lavoro eccellente anche con i chiaroscuri e i tagli di luce, specialmente nei luoghi chiusi, creando dei giochi d’ombra ben fatti che riescono a creare un forte senso di claustrofobia e, attraverso tagli di luce sui volti degli attori, ad amplificare le loro emozioni. Uno dei momenti più belli è quando il Barone insegue Eva nella strada della cittadina, con questa nebbia e delle luci alle spalle dell’attrice che filtrano attraverso la nebbia e le piante che creano tensione ma anche un senso di surrealismo, un tipo di luce che mostra un forte elemento espressionista. Tra l’altro Bava usa anche delle sfocature per le scene di transizione e, anche se non sono folli come quelle dello stupendo Reazione a Catena, si dimostrano ben fatte e molto fluide. 

Per concludere, Gli orrori del castello di Norimberga è un film con una sceneggiatura altalenante ma che riesce a convincere proprio grazie alla mano di Bava, capace di creare sequenze degne di nota, a costruire un’ottima tensione e una leggere ironia e a regalarci una fotografia notevole, e tutto questo insieme rendono quest’opera molto interessante. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

5 pensieri riguardo “Gli orrori del castello di Norimberga

    1. Non è la sua opera migliore ma io mi ci diverto tantissimo ogni volta. Amo la fotografia, le morti e alcune belle idee. E i personaggi secondari sono affascinanti. Buon 2025 anche a te!

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