Unico indizio la luna piena

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Bene, bene, dopo aver parlato per molto tempo di film seri, siamo finalmente tornati a parlare di un buon e sano trash ossia Brivido, prima e unica pellicola diretta da Stephen King. Sicuramente quel film è la cosa peggiore che King abbia mai creato, ma c’è anche da dire che il nostro scrittore ha regalato all’umanità intera un trash involontario davvero divertente e folle. Certo, fa ridere dove dovrebbe fare paura, ma vi posso assicurare che saprà intrattenervi dall’inizio alla fine. Mi sono divertito a scrivere lo scorso articolo e per questo ho preso una decisione: visto che ho iniziato con Brivido, film presente nella Stephen King Collection della Midnight Factory, perché non continuare con le altre pellicole? Mi sembra giusto, in questo modo parliamo di tutta la Collection e soprattutto ho modo di discutere di due film che ricordo fin da quando ero piccolo. Se poi sono belle o no, questo lo scoprirete leggendo. Finita con questa breve introduzione parliamo di questo nuovo film.
Ecco a voi Unico indizio la luna piena (Silver Bullet), pellicola horror del 1985 scritta da Stephen King e diretta da Daniel Attias e tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King.

Trama:
Il film è ambientato nel 1976 a Tarker’s Mills, nel Maine. Questa è una piccola cittadina rurale molto tranquilla che non ha mai avuto grandi problemi o eventi degni di nota, almeno non fino alla primavera di quell’anno. Il ferroviere Arnie Westrum (James Gammon) viene ritrovato morto vicino ai binari. In città quell’uomo era conosciuto come un alcolizzato e per questo la sua morte viene dichiarata un’incidente correlato ai suoi problemi. Dopo questo evento facciamo la conoscenza dei due protagonisti, Marty Caslow (Corey Haim), un ragazzino costretto sulla sedia a rotelle, e sua sorella Jane Caslow (Megan Follows), un’adolescente che non ha dei buoni rapporti con il fratellino. Dopo la morte di Westrum la vita torna a scorrere tranquillamente ma quasi subito arriva un secondo e brutale omicidio seguito da un altro nello spazio di poco tempo. La gente è spaventata da tutte queste morti orribili e lo sceriffo Joe Haller (Terry O’Quinn) inizia a indagare a questi omicidi mentre il reverendo Lester Lowe (Everett McGill) farà del suo meglio per tranquillizzare la popolazione. I cittadini però iniziano a infuriarsi per gli insuccessi dello sceriffo e vuole cominciare a tutti i costi una caccia all’uomo, una caccia all’uomo che però finirà molto male. La cittadina brancola nel buio e la paura e la rassegnazione stanno avendo la meglio, ma Marty inizia a sospettare che tutti questi eventi non siano colpa di un umano ma di un mostro, un licantropo. Così lui chiederà aiuto alle persone di cui si fida di più ovvero sua sorella Jane e suo zio Red (Gary Busey).

Dopo tantissimo tempo si torna a parlare di una pellicola sui licantropi. La prima e unica volta che ho trattato di un film con queste tematiche era The Wolfman (in realtà c’è anche in Dark Shadows anche se lì era più marginale). Mi sembra quindi giusto riproporre quella tematica in questo articolo. Qualcuno di voi sicuramente si ricorderà di questo film e probabilmente lo farà anche con una certa nostalgia e per vari motivi. E’ sicuramente un’opera che ha segnato l’infanzia di alcuni ma sarà sicuramente interessante parlare di questa trasposizione cinematografica non solo per quanto riguarda il film in sé ma per via della sua produzione.

Prima di tutto devo specificare com’è nata l’idea del romanzo. Infatti Silver Bullet (chiamerà così da ora in poi il film per comodità) non doveva nascere come libro bensì come calendario dove ogni mese aveva un capitolo scritto da lui e un’ illustrazione di Bernie Wrightson. King però trovava la cosa molto problematica visto che le dimensioni delle vignette erano piccole e così alla fine decise di farci un libro sempre con i disegni di Wrightson. In seguito King verrà contattato da Dino De Laurentiis per parlare di una trasposizione del romanzo. In quel periodo la collaborazione tra King e De Laurentiis sarà molto interessante. Certo, darà vita a Brivido ma anche a opere molto valide.

All’inizio ho scritto che il regista della pellicola è Daniel Attias ma non è un’informazione completamente corretta. All’inizio infatti fu chiamato Don Coscarelli per dirigere la pellicola. Per chi non lo sapesse, Coscarelli è un regista italiano famoso per aver creato e diretto quasi tutti i film della saga horror Fantasmi (Phantasm), un regista molto bravo e che io rispetto tanto. Coscarelli diresse alcune scene in cui non era presente il mostro e sinceramente non saprei dire con esattezza quali siano tutte le scene che ha diretto lui e quelle che ha diretto Attias. Di alcune però ne ho la certezza e sono dei momenti molto belli a livello emotivo. In ogni caso perché poi la regia venne affidata a un’altra persona? Per via del mostro. Per creare il design e il costume del licantropo ci vollero tre mesi di lavorazione e quando venne completato De Lautentiis si infuriò: lui lo considerava ridicolo, ma su questo ci torneremo dopo. La produzione si fermò e Coscarelli, dopo una lunga discussione con De Laurentiis, abbandonò il progetto e così Attias prese il suo posto come regista, firmando di fatto la sua prima e unica pellicola per il cinema (adesso dirige vari episodi di diverse serie televisive). Quindi possiamo dire che la produzione fu abbastanza incasinata.

Direi di partire con i difetti di quest’opera. Le scene di aggressione sono dirette piuttosto bene soprattutto quando il licantropo non si vede (o non si vede bene) e alcune di queste sanno essere anche terrificanti (come il secondo omicidio). Ci sono alcune scene in cui i personaggi si meritano di morire visto che fanno delle scelte piuttosto sciocche, ma a livello registico tutto si regge bene. Il problema arriva quando la creatura si mostra nella sua interezza. E’ fintissimo. Non riesce a incutere alcun timore e anzi pare un pupazzo grande e coccoloso. E questo non è un difetto da prendere alla leggera, soprattutto se consideriamo gli incredibili livelli raggiunti con i licantropi in pellicole come L’Ululato e Un lupo mannaro americano a Londra. Quindi in questo caso il film è un po’ fallimentare, riesce a spaventare qualche volta ma niente di più.

C’è un lato però in cui la pellicola funziona alla grande e riesce a convincere il pubblico: i personaggi e le loro relazioni. Questo punto è gestito benissimo e soprattutto si possono notare i momenti di nostalgia legati all’infanzia e all’adolescenza che mi hanno ricordato più o meno le stesse sensazioni di quando leggevo It. Ad accompagnare i personaggi ci sono anche i problemi famigliari e quelli legati all’alcool, tematiche ricorrenti nella opere di King. I personaggi sono tutti molto ben caratterizzati e le loro relazioni sono costruite benissimo.

Partiamo ad esempio da Mary e Jane. I due sono fratelli ma Jane prova antipatia nei suoi confronti e a volte non lo sopporta proprio. Il problema in questo caso nasce dai loro genitori. Loro si preoccupano tantissimo per Mary e la sua condizione e quindi tendono a essere iperprotettivi e accondiscendenti. Inoltre hanno l’abitudine di affidare Marty alle cure di Jane, mettendole pressione e prendendosela con lei se non tiene d’occhio il fratello. Questa situazione è stressante per Jane ed è per questa ragione che non sopporta il fratello (anche se vediamo che in realtà ci tiene molto a lui) nonostante lui non faccia nulla di male. Marty in realtà è un ragazzo intelligente, sveglio e molto vivace e non si lamenta mai per la sua condizione. Lui sa cavarsela da solo e non ha problemi a socializzare con gli altri. Il vero problema sono per l’appunto i genitori che invece pensano che lui non sia in grado di integrarsi nella società e tendono a sottovalutarlo. Loro non lo fanno per cattiveria, sono veramente preoccupati per loro figlio e ci tengono molto a lui, ma comportandosi in questo modo non fanno altro che sminuire Marty e creare zizzania tra i due fratelli.

C’è poi lo zio Red, uno dei personaggi costruiti meglio della pellicola. Lui è un alcolizzato e questa cosa gli ha causato diversi problemi tra cui tre divorzi e dei rapporti tesi con la sorella, però lui tiene sinceramente a Marty. Lo zio Red è sicuramente la persona che più di tutti sostiene Marty e che lo tratta come un suo pari. Tra di loro c’è un rapporto di fiducia e affetto davvero profondo e nel film verrà sempre mostrato. Inoltre lo zio Red vuole così bene a Marty da aver creato probabilmente (anzi togliamo proprio il probabilmente) la cosa più bella di tutto il film: Silver Bullet, una sedia a rotelle a motore che assomiglia in tutto e per tutto a una moto. Un’idea folle e tremendamente geniale!
Questi sono sicuramente i personaggi più interessanti dell’intera vicenda (c’è in realtà un altro personaggio di cui non ho parlato per evitare spoiler) ma non sono stati trascurati i personaggi secondari. D’altronde questi eventi colpiscono un’intera comunità ed è interessante vedere tutta questa grande varietà di persone: chi aizza la folla alla caccia al mostro, chi tenta di placare gli animi, chi vuole vendetta ecc…
Sono tutti veramente credibili e ciò riesce a dare veramente vita a questo paesino.

Ci sono anche altri due particolari che mi sono piaciuti: chi è veramente il lupo mannaro e la fotografia. Sul primo punto mi esprimerò pochissimo per non rovinarvi la sorpresa a chi non l’ha visto, ma sappiate che è un’idea che mi piace molto e, anche se non si tratta di uno dei colpi di scena migliori di sempre, riesce a fare il suo effetto. E la fotografia è uno dei lati tecnici migliori e più curati della pellicola e raggiunge livelli davvero notevoli soprattutto quando è notte, creando dei tagli di luce veramente ottimi e riesce così a creare l’atmosfera perfetta per questo tipo di storia.

Per concludere Unico indizio la luna piena è un film che ha avuto diversi problemi nella sua produzione e che dimostra certe lacune nella sua componente horror, quest’ultimi dovuti in buona parte alla realizzazione del costume del licantropo. Nonostante ciò è una storia che riesce ad affascinare, una storia ben scritta che riesce a portare su schermo delle situazioni e delle tematiche che hanno sempre fatto parte delle opere kinghiane e di cui avvertiamo tutti la forza emotiva. Grazie a ciò riusciamo anche ad apprezzare i protagonisti con tutti i loro pregi ma soprattutto con tutti i loro difetti. Un film che vi consiglio!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

18 pensieri riguardo “Unico indizio la luna piena

  1. Ciao….macellaio😂😀…scherzo….io adoro la luna. Da sempre. In queste notti era piena e meravigliosa! Si vedeva anche la mattina presto bassa, grande e arancione….poi dorata. Favolosa!💋

  2. Quando lo vedevo da piccolo da Zio Tibia su Italia1 mi piaceva a mille, e me la faceva fare addosso… ma è da allora (30 anni fa) che non lo rivedo!
    Ma Attias, l’hai detto tu, era forte: aiuto di Spielberg e il paio di episodi che ha diretto in “Buffy” era sì “normali” ma mica così male rispetto ad altri!

    1. Attias a mio avviso poteva avere una buona carriera nel mondo del cinema. Anche gli episodi di Buffy che hai detto tu a mio avviso erano fatto bene e sopra la media rispetto agli altri. Era sicuramente un buon mestierante.

  3. […] e divertire molto lo spettatore anche se per i motivi sbagliati. La seconda pellicola è stata Unico indizio la luna piena, un’opera dalla produzione abbastanza travagliata e che in certi momenti risentiva di […]

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