Avventure di un Uomo Invisibile

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo arrivati a parlare del 23° classico animato Disney ossia Le avventure di Bianca e Bernie. Un film che ebbe una produzione decisamente lunga, con molte discussioni su come si dovesse svolgere la trama ma che, quando vide la luce, riuscì davvero a stupire. Anche in questo casi ci troviamo di fronte a un ottimo uso della tecnica xerografica ma con delle differenze, come ad esempio linee più sottili e delicate e inoltre dei disegni più puliti e curati. Quello che però sorprende realmente è la sceneggiatura. Ci ritroviamo di fronte a un’altra commedia Disney molto simpatica e divertente, con numerosi personaggi caratterizzati e ben definiti, un villain stupendo e una coppia di protagonisti diversi ma che funzionano alla grande. Su questo punto però ci sono degli elementi che lo diversificano rispetto alle opere precedenti, come una trama più compatta e soprattutto dei momenti molto drammatici e tristi, come quello che vive Penny. La pellicola è una sorpresa dopo l’altra, di cui ci si rende conto specialmente da più grandi ed è anche un ottimo lavoro che porta la Disney a un passo avanti. Decisamente da vedere.
Dopo aver parlato a lungo della Disney, vorrei prendermi una piccola pausa sia da quello studio che dall’animazione e parlare di film differenti. Diciamo che sulla mia lista di opere da recensire ci sono tantissimi titoli e molti di questi sono cult o pellicole di una grande importanza. Onestamente però, dopo quella piccola maratona Disney, sono abbastanza stanco e quindi vorrei concentrarmi su qualcosa di più leggero. Volevo provare con qualche commedia ma anche in quel caso mi sono reso conto di avere in casa film di quel genere molto importanti e da trattare con una certa cura. Nella mia ricerca però mi sono ricordato di una certa pellicola comica che racchiudeva anche altri generi, diretta perfino da un regista che amo. Quindi, infine, ho optato per quest’opera.
Ecco a voi Avventure di un Uomo Invisibile (Memoirs of an Invisible Man), pellicola comica, fantascientifica e thriller del 1992, scritta da Robert Collector, Dana Olsen e William Goldman, diretta da John Carpenter e tratta dal libro di H.F. Saint.

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Trama:
Il film si apre con degli agenti segreti che stanno cercando qualcuno utilizzando vari dispositivi tecnologici. Questo qualcuno è Nick Halloway (Chevy Chase), che si presenta al pubblico come un uomo invisibile e mentre sta registrando un video inizia a raccontare la sua storia. Tempo fa lui era un agente di cambio di San Francisco senza grandi ispirazioni. Un giorno, durante un’uscita con i suoi amici, incontra Alice Monroe (Daryl Hannah), di cui si innamora. Quella notte si ubriaca e il giorno dopo, ancora stordito, si dirige a un convegno che si tiene nei laboratori Magnascopic. Mentre gira confuso per i corridoi dell’edificio, causa un tremendo incidente nei laboratori e tutti escono dalla struttura. Nick rimane lì dentro e, dopo diverso tempo, si risveglia e scopre di essere diventato invisibile. Si fa prendere dal panico e subito dopo viene recuperato da un gruppo di agenti segreti, capitanati da David Jenkins (Sam Neil). Quest’ultimo vorrebbe avere Nick dalla sua parte per usarlo in missioni segrete per assassinare certe persone, ma Nick rifiuta e fugge via. Da quel momento in poi Nick dovrà nascondersi per non farsi prendere da David.

Devo ammettere che questo film non è molto conosciuto e viene citato veramente poco quando si parla della filmografia di Carpenter, nonostante ai tempi costò anche molto. Questa è una pellicola che fece su commissione, quindi non ebbe tutta la libertà creativa come nella sua opera precedente, ossia quel capolavoro di Essi Vivono. Se non fosse stato per il nome di Carpenter non so se avrei visto questo film. Probabilmente sì, visto che si parla di un uomo invisibile, ma forse l’avrei visto dopo molto tempo.

C’è una cosa da dire fin da subito. Questo film non ha la stessa forza delle opere precedenti di Carpenter. Il motivo penso sia abbastanza semplice: era un’opera che ha fatto sotto contratto e in cui non ha avuto libertà creativa come in opere precedenti. Non troviamo la stessa follia di Essi Vivono oppure di Grosso Guaio a Chinatown (devo recensire assolutamente quell’opera). Il ritmo dell’opera ad esempio è ben fatto, ma ci sono dei punti in cui a volte rallenta, proprio per via di alcune scene che potevano essere più corte. Diciamo che è uno di quei film che una persona guarda per passare del tempo in tranquillità, senza doversi impegnare troppo. O almeno così sarebbe stato se alla regia non ci fosse Carpenter.

Il film è fatto su commissione, ma in qualche punto si vedere l’impronta e l’influenza del regista riguardo certe tematiche e sicuramente lui è riuscito a mettere mano alla caratterizzazione del personaggio di Nick. Nei primi minuti della pellicola il primo sentimento che proviamo nei suoi confronti è di assoluta antipatia. E tutto ciò è voluto. Nick si comporta in maniera ingiusta nei confronti degli altri, mentendo, evitandoli a ogni costo, trattandoli come se non valessero molto e prendendosi gioco di loro. Quel che ci viene presentato è un personaggio molto negativo che però, attraverso il suo stato di invisibilità, subirà un cambiamento. Diventando invisibile, verrà trattato allo stesso modo in cui lui trattava gli altri, come se non contasse nulla, come se, appunto, fosse invisibile. Attraverso questa esperienza si renderà conto di ciò che era come essere umano ed è proprio da quel punto in poi che inizierà a maturare come persona. Dal mio punto di vista vale la pena vedere questo film anche solo per questo elemento, che è stato reso molto bene.

Ci sono ovviamente tanti punti da tenere in considerazione, come ad esempio i diversi generi che compongono la pellicola. Come commedia è simpatica, non ha dei momenti che mi hanno fatto sbellicare dal ridere, ma non ci sono neanche battute o gag che hanno fatto mettere le mani tra i capelli. Mi ha fatto sorridere, ma non è nulla di incredibile e lo stesso posso dire della storia d’amore, anche se per fortuna non è smielata e tra i due c’è una buona sintonia.
Il genere che mi ha convinto di più è quello action-thriller. Quei momenti sono le parti migliori della pellicola, in quanto intrattengono di più e riescono a convincere grazie a un buon montaggio. Anche i cattivi di questa storia si dimostrano spietati e un vero pericolo per il protagonista. Nick ha il vantaggio di essere invisibile, ma appena compie un errore queste persone riescono a trovarlo anche grazie ai loro mezzi. E Sam Neil come villain ci sta benissimo.

Per concludere, Avventure di un Uomo Invisibile non è un film straordinario, non è tra le opere migliori di Carpenter e ha i suoi difetti, ma è certamente un’opera in grado di intrattenere e capace di avere idee e momenti capaci di sorprendere e di rendere la storia molto più affascinante del previsto.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

17 pensieri riguardo “Avventure di un Uomo Invisibile

  1. Scrivo qui un’altra cosa, così se vuoi puoi cancellarlo, dopoche l’hai letto. Scusa se te lo dico, ma io vorrei che me lo dicessero, se capitasse a me: subito prima della foto di Sam Neil, c’è un refuso. Invece di scrivere ne vale la pena, hai scritto altro…
    Può capitare, per fortuna si può correggere.

  2. Sicuramente non il punto più alto della carriera di Carpenter, ma non è da buttare via. Il problema più grosso del film si chiama Chevy Chase, di fatto Carpenter fu chiamato quando il noto regista che aveva in mano il progetto disse “Chase non funziona, o se ne va lui o me ne vado io”, e fu buttato fuori a calci…

    1. Sì, gestire qualcuno come Chase non dev’essere stato semplice, visto il ruolo che doveva interpretare. Eppure per certi versi Carpenter riuscì a farlo funzionare. Forse però sarebbe stato meglio un altro attore più portato per quel ruolo.

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