Point Break

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo discusso di un’opera di John Carpenter, un’opera che oggi pochi conoscono ossia Avventure di un Uomo Invisibile. Questo fu un film che Carpenter fece su commissione e non è uno dei suoi lavori migliori, ma è certamente interessante sotto diversi punti di vista. Nonostante gli manchi quell’energia presente nelle opere precedenti del regista, la pellicola riesce a mostrarci un protagonista molto interessante. Inizialmente proviamo antipatia nei suoi confronti, è un personaggio che pensa a se stesso, che si crede superiore a tutti e tratta gli altri in maniera ingiusta ma che, diventando invisibile, si renderà conto di ciò che era in precedenza e comincerà a migliorare come persona. Questo dettaglio rende l’opera certamente più interessante. Anche i diversi generi che compongono il film sono anch’essi affascinanti, ma quello che colpisce di più è il lato action-thriller che diverte molto e ha anche delle sequenze e inquadrature da non sottovalutare. Ha i suoi difetti, ma vale la pena di vedere questo Avventure di un Uomo Invisibile.
Inoltre vi consiglio assolutamente di recuperare la recensione di Shiki dedicata a Dov’è Anne Frank, una graphic novel basata sull’omonimo film animato di Ari Folman, un film che stiamo aspettando da tantissimo tempo. La recensione è ottima e vi invito a recuperarla!
E rieccoci a scrivere nuovamente articoli dedicati alla settima arte e questa volta rimaniamo ancorati agli anni ’90. Mi pare di non aver mai parlato spesso di questo decennio, nonostante certe recensioni importanti come quelle su Jurassic Park o Matrix. In realtà anche quella è stata un’epoca molto interessante, dove ci fu un grande cambiamento soprattutto legato agli effetti speciali e all’uso della computer grafica. Quindi è un periodo che ha tanto da dire. In questo specifico caso non voglio parlare di un’opera legata alla rivoluzione degli effetti in CGI. Ne approfitterò invece per introdurre sul blog una regista di cui ancora non ho scritto niente (e me ne pento). Ci sono tanti, troppi registi che meritano di avere un loro spazio qui, devo impegnarmi di più. In ogni caso volevo parlare di un film diretta da una regista che considero come una delle migliori in questo campo.
Ecco a voi Point Break, pellicola d’azione, thriller, poliziesco del 1991 scritta da W. Peter Iliff e diretta da Kathryn Bigelow.

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Trama:
Johnny Utah (Keanu Reeves) è un giovane agente dell’FBI appena diplomatosi a pieni voti e con forte ambizioni. Appena arriva alla sezione di Los Angeles viene messo in coppia con Angelo Pappas (Gary Busey), un agente più anziano e con molta più esperienza. Quest’ultimo sta indagando su un caso che sta mettendo in ginocchio l’intera intelligence: da tre anni ormai un gruppo di quattro rapinatori è riuscito a svaligiare numerose banche, senza mai farsi prendere. Entrano e in 90 secondi prendono i soldi, senza attaccare il caveau. Un’altra loro particolarità è quella di indossare le maschere di 4 ex-presidenti americani: Lyndon B. Johnson, Richard Nixon, Jimmy Carter e Ronald Reagan. Angelo ha una teoria a riguardo: i rapinatori sono dei surfisti. Dopo aver visto delle prove che sembrano confermare la teoria, Johnny decide di infiltrarsi nel mondo dei surfisti e trova il suo aggancio con Tyler Endicott (Lori Petty), che lo salva mentre stava affogando. Sempre grazie a lei conoscerà Bodhi (Patrick Swayze), un surfista molto conosciuto nella zona, un uomo alla ricerca della sua onda perfetta. Johnny si ambienta bene in questo luogo e diventa un grande amico di queste persone, ma quando scoprirà chi sono i rapinatori, dovrà fare delle scelte.

Penso che tutti abbiano sentito parlare di Point Break, un vero e proprio cult che ancora oggi si fa conoscere e apprezzare. Questo film fu molto importante per la Bigelow, in quanto riuscì a raggiungere un notevole successo commerciale (in passato aveva convinto la critica), ma fu fondamentale anche per Keanu Reeves. Tutti noi lo conosciamo principalmente per Matrix, ma è grazie a Point Break se la sua carriera decollò e inoltre fu proprio grazie alla Bigelow che ebbe la parte. A leggere la trama sembra un film folle e anche pieno di ignoranza, ma è proprio in quest’ultimo punto che si commette un errore. E’ folle, vero, ma è anche molto più intelligente di quanto si possa immaginare sia a livello visivo che a livello di sceneggiatura.

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Partiamo subito con la regia. Uno dei primi dettagli che salta all’occhio è il modo con cui la Bigelow dirige l’opera e in special modo l’energia che riesce a trasmettere in ogni singolo momento. Pensiamo solo a una scena semplice, per modo di dire, con Utah dal capo del dipartimento di Los Angeles che gira per i corridoi degli uffici. Qui vediamo l’interno di quell’edificio con il capo che gli spiega alcune cose e il modo in cui è girato è veramente ottimo, con la telecamera che segue passo dopo passo i personaggi, che si muovono velocemente, riesce a girare la camera da presa in maniera molto rapida ma facendoci comprendere tutto. Solo da questa scena si può capire quanto brava sia la regista.

Inoltre, essendo un film d’azione, ci saranno diverse scene adrenaliniche in cui l’ottima regia della Bigelow verrà valorizzata da un altrettanto ottimo montaggio. Per non parlare di quanto siano differente le varie scene d’azione. Abbiamo ad esempio le scene legate allo sport come il surf, dove ci sono delle ottime inquadrature di queste persone che cavalcano le onde, creando delle stupende immagini, o quelle di paracadutismo, che personalmente ho trovato molto al cardiopalma, anche perché io soffro di vertigini e il fatto che buona parte di quelle riprese erano fatte dal vero mi fa molto impressione (questo però è un parere totalmente personale legato alla mia paura dell’altezza).

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Le scene d’azione sono molto varieggiate: abbiamo grandi scene d’inseguimento con le auto ben montate, dove si avverte la velocità e la pericolosità degli eventi, varie sparatorie in cui i colpi d’arma da fuoco si faranno sentire molto bene e il sangue scorrerà, e perfino un inseguimento tra vari personaggi. Di quest’ultimo punto la scena emblematica è quella in cui Utah insegue il rapinatore con la maschera di Reagan (in realtà penso lo sappiano tutti chi sono i rapinatori) e assistiamo a una sequenza molto lunga, con la telecamera che segue spesso da dietro i due uomini e li vediamo passare da ampi spazi a un piccolo quartiere, fatto di vicoli stretti, entrare nei giardini di queste case e perfino dentro le case stesse. Mi sorprende sempre quanto quest’opera sia varia e quanto abbia da offrire.

A livello tecnico è un film stupendo e curato, dove la mano della regista rende il tutto ancor più affascinante, però anche la storia ha molto da dire.
Come ho detto in precedenza, coloro che non conoscono la pellicola potrebbero pensare che Point Break sia esagerato, pieno zeppe di scene d’azione e con delle persone che vogliono solo provare un brivido d’emozione compiendo gesti pericolosi. Niente di più sbagliato, dato che la storia si rivela molto più profonda del previsto e lo stesso vale per i personaggi.
Ovviamente abbiamo Utah che vuole catturare questi rapinatori, ma qual è il vero obiettivo di quest’ultimi? Prendono molti soldi in modo da poter andare avanti e vivere la loro vita fatta di surf e momenti estremi. Questa sembra la spiegazione superficiale, ma in realtà c’è di più. Loro vogliono sentirsi liberi, liberarsi da quelle catene imposte dalla società che schiccano le persone. Tutto quello che fanno lo fanno contro il sistema e onestamente in più punti mi sono ritrovato a concordare con loro e anche il film stesso dava grande credito alla loro filosofia e non la bollava mai come semplice follia.

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Anche parlando dei personaggi non possiamo dire che ci sia un vero cattivo o un vero eroe. Si passerà per fare il tifo per il personaggio di Utah a quello dei rapinatori e a un certo punto non sapremo più neanche da che parte stare. Quello che ho infatti apprezzato è il modo in cui sono riusciti a sfaccettare tutti quanti. Il pubblico si rispecchia principalmente nel personaggi interpretato da Reeves, dato che a un certo punto dovrà compiere una scelta importante e decidere se adempiere al suo dovere o dar retta a questi rapinatori con cui ha costruito un sincero legame di rispetto e amicizia. Questo discorso si ricollega a tutti i personaggi del film, tutti sfaccettati e pieni di pregi e difetti, e unici nel loro modo di essere. Non ce n’è uno solo che sia bidimensionale o costruito in maniera superficiale.

Per concludere, Poin Break è un film eccezionale e si merita assolutamente l’appellativo di cult. Una pellicola che riesce a intrattenere dall’inizio alla fine grazie a una regia ben fatta e piena di energia, numerose scene d’azione, tutte diverse e interessanti, e una storia molto più profonda di quanto ci si aspettasse, con dei personaggi ricchi di sfumature e per nulla banali, che daranno molto più valore all’intera opera. Di questo film hanno fatto un remake nel 2015 che vi consiglio di evitare a ogni costo.

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

44 pensieri riguardo “Point Break

  1. Ciao, la recensione mi è piaciuta moltissimo. Vidi questo film 🎥 e mi piacque tanto. Mi hai fatto venire voglia di rivederlo!
    Mi piacciono molto i film dove i personaggi sono caratterizzati così bene, al di là di un giudizio, mi ricordo che si faceva davvero fatica a capire da quale parte stare e davvero si parteggiava ora per l’uno ora per l’altro, così come hai esposto e messo in evidenza molto bene!
    Una buona giornata
    Valeria

        1. Basti vedere anche in Matrix. Lui è un attore molto fisico ma a livello espressivo è migliorato nel corso degli anni. Sì anch’io penso che sia un puro e spero vivamente che Hollywood non lo pieghi.

          1. In Matrix funzionava secondo me proprio per la sua purezza (come funzionava nel Profumo del mostro selvatico). Credo che nessun altro attore avrebbe potuto interpretare il messia come ha fatto lui, l’eletto. Perché è un eletto, è un attore ricco e potente e bellissimo, ma rimane così umile al contempo.

            1. Uno dei migliori Chosen One del cinema a mio avviso. Non solo per come viene presentato ma anche perché smonta completamente il concetto di prescelto. Una cosa che ho sempre amato.

                    1. Diciamo che Ward viene appioppato a tantissimi personaggi. Lui è molto capace e versatile però anch’io a volte penso che non sia adatto a certi personaggi.

  2. That’s a wave I always like to ride with Keanu et Patrick. Bigelow is such a great director, and she has confirmed many times after that. The film blinks an eye to Kubrick’s the Killing (with the masked robbers) and it has a huge dedicace in “Hot Fuzz” and of course our french comedy “Brice de Nice” with Dujardin.
    I do agree with everything you wrote. Another very nice review !

    1. Thank you very much for your nice words. This movie is still amazing and it’s more modern than other action movies nowadays. This is a example of what action movies can give to us all.

  3. Per quanto i miei fratelli mi abbiano “istruita” a dovere sui film di quegli anni, questo proprio mi manca. Grazie, aggiunto subito alla mia lista!

            1. Al cinema fece una grande impressione. Io lo considero un film grandioso, a mio avviso avrebbe meritato di più l’Oscar rispetto a The Hurt Locker (e lo stesso vale per quella perla che è Detroit).

  4. “…noi siamo l’esempio per quei morti viventi che strisciano sulle autostrade nelle loro infuocate bare di metallo. Noi dimostriamo con la nostra opera che lo spirito dell’uomo è ancora vivo…”
    Gran film e grande Kathryn, ha sfornato un sacco di opere stupende. L’avevo conosciuta con “Il buio si avvicina”, film che ricordano in pochi. E poi “Strange Days” e “The hurt locker”…
    Concordo pienamente sul remake, una evitabilissima buffonata.
    E non dimentichiamo il cameo di Anthony Kiedis!

    1. Io amo Il buio si avvicina. Essendo un amante dell’horror lo conosco benissimo e lo trovo meraviglioso ancora oggi. È una regista stupenda e in seguito vorrei parlare di tutte le sue opere.

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