Baby Boss 2 – Affari di famiglia

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo ritornati a parlare di cinema e l’abbiamo fatto con un cult di inizio anni ’90, un cult diretto da un regista stupendo come Sam Raimi che creò un film sui supereroi veramente particolare e unico nel suo genere, Darkman. Peyton è uno scienziato che sta cercando di creare una pelle artificiale per aiutare le persone ustionate ma quello che lui fabbrica dura solo 99 minuti e poi decade. La sua ragazza è un avvocato che ha scoperto un documento che dimostra come un ricco costruttore abbia corrotto la commissione e la sera stessa degli uomini entrano nel laboratorio di Peyton, prendono il documento, feriscono gravemente lo scienziato e fanno esplodere il laboratorio, Peyton però sopravvive nonostante sia orribilmente sfigurato, ottenendo una forza maggiore così come una rabbia incontrollabile. Lui cercherà di ricostruire il proprio volto mentre poterà a termine la sua vendetta. Il film è diretto molto bene, con Raimi che mette in mostra il suo stile, dando personalità al film attraverso ottime carrellate, zoom in avanti, inquadrature sbilenche e un ritmo dinamico e un montaggio reso benissimo. La storia è semplice ma con delle idee gestite benissimo, dei villain sopra le righe ma temibili e un protagonista meraviglioso, ispirato ai mostri classici dell’Universal, un mostro non per l’aspetto ma per le azioni che compierà in seguito, un mostro da compatire divenuto tale per le crudeltà subite e il dolore. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo nel mondo dell’animazione e nello specifico dalla DreamWorks per discutere di un film che doveva essere tra le recensioni dei Peggiori dello studio, ma che ho deciso di recensire a parte.
Ecco a voi Baby Boss 2 – Affari di famiglia (The Boss Baby: Family Business), pellicola animata del 2021 scritta da Michael McCullers e diretta da Tom McGrath.

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Trama:
Sono passati trent’anni dagli eventi del primo film e Timothy Templeton (James Marsden) è sposato con Carol (Eva Longoria) e ha due figlie, Tabitha (Ariana Greenblatt) e la neonata Tina (Amy Sedaris). Lui è ancora pieno di fantasia e immaginazione ma improvvisamente sembra che Tabitha si stia allontanando da lui. Intanto Tim scopre che sua figlia Tina sa parlare e fa parte della BabyCorp e vuole mandare in missione suo zio Ted (Alec Baldwin). Tim però non è in contatto con il fratello da diverso tempo ma Tina, con un inganno, riesce a farlo venire a casa loro e trasforma lui e suo padre in bambini. Il loro compito infatti è infiltrarsi nella scuola del dottor Erwin Armstrong (Jeff Goldblum), una scuola che impone ai bambini uno studio avanzato che è nata improvvisamente in tutto il mondo e nella quale va anche Tabitha. Qui dovranno scoprire qual è il vero obiettivo di Armstrong e nel frattempo Tim cercherà di riallacciare il legame con la figlia e il fratello.

Sì, questo doveva finire nella lista dei Peggiori ma ho deciso di dedicargli un po’ di spazio quasi per divertimento. Infatti ricordo bene che questo film me l’ha fatto vedere il caro amico Jusan come punizione. Di tanto in tanto, durante le chiamate Discord, mi diverto a fargli qualche jumpscares e il più delle volte ho successo quindi, per avere un po’ di giustizia, mi ha fatto vedere quest’opera. Solo che il film l’ho visto in compagnia sia di Jusan e di Fran e alla fine è stata una tortura psicologica per tutti e tre. Però è stato anche un bellissimo pomeriggio passato insieme e, in ricordo di quel bel giorno, ho deciso di dare spazio a Baby Boss 2.

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Partiamo come al solito dal lato tecnico e in questo caso mi dispiace tanto per gli animatori della DreamWorks perché quest’ultimi non sono degli incapaci, sono brevi e hanno esperienza, per questo mi dispiace vedere i loro talenti sprecati così. Ad esempio le fantasie di Tim sono belle per come sono stilizzate e l’uso folle di colori che entrano in contrasto, ma sono messe in scena malamente, troppo in fretta e con tale caoticità che si fa fatica a stare dietro a tutto. Infatti uno dei più grandi difetti del film è proprio il ritmo. Il ritmo è frenetico, troppo frenetico. Un difetto che hanno molte opere dedicate ai più piccoli in cui, per non far distrarre e annoiare lo spettatore, si mettono più cose possibili senza un momento di pausa.

Succedono tante cose, soprattutto nella parte centrale, cose che a livello di trama sono insignificanti e non arricchiscono la storia, come quella sequenza lunga in cui Tim e Ted sono in ritardo per la scuola. Troppi eventi frenetici che alla fine hanno l’effetto opposto e distraggono e annoiano lo spettatore in certi punti. E alcune di queste sequenze risultano anche imbarazzanti per quel che mostrano, infantili e veramente sciocche, come il litigio tra Tim e Ted mentre tornano bambini. L’animazione non è affatto male, riesce a essere fluida e dinamica, ma anche qui non abbiamo mai un momento in cui stanno fermi, hanno sempre momenti esagerati e veloci, mai qualcosa di più lento e complesso. Il design è buono, niente di eccezionale ma funziona. Tranne che per Armstrong, il villain. Diciamo che scoprire il vero aspetto del villain è stato involontariamente un momento spaventoso per noi. Il vero problema però è la sceneggiatura.

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Tralasciando le battute infantili e qualche idea strana, uno dei problemi principali sono i personaggi. Tim tecnicamente dovrebbe essere un adulto che non si è scordato cosa vuol dire essere un bambino e avere fantasia ma in realtà, per quello che vediamo, sembrare essere una persona che non è mai cresciuta e che è sempre rimasta infantile. Ted invece è diventato ancor più insopportabile rispetto al primo film e in un certo modo rappresenta perfettamente i Signori Grigi di Momo alla conquista del tempo, solo che qui viene rappresentato in maniera positiva (anche se ha tutte le carte in regola per essere un villain terrificante). I personaggi in generale non convincono e si dimostrano antipatici e invadenti con la loro vivacità esagerata. L’unico personaggio che salvo è Tabitha, l’unico personaggio normale e positivo di questa storia. Diciamo anche che le tematiche si vanno a perdere. Sì, c’è la classica tematica della famiglia (di cui si parla in maniera molto positiva ma anche superficiale) ma era stato anche introdotta quella della scuola competitiva che però viene completamente abbandonata e di cui non vediamo nulla, anche se doveva essere quello il fulcro centrale della storia. Inoltre non apprezzo il modo in cui è gestito il rapporto padre-figlia tra Tim e Tabitha. Quest’ultima sta crescendo e si sta un po’ allontanando dal padre e dai suoi interessi e ovviamente Tim si sente dispiaciuto dalla cosa. Il problema è che poi la colpa di questo allontanamento ricade sulla scuola e non sul fatto che la ragazza possa avere altri interessi. Diciamo che il tutto sembra forzato e anche quella parte in cui cantano… non credo che sia quello il metodo giusto per imparare a cantare.

Per concludere, Baby Boss 2 – Affari di famiglia è un film indifendibile dove il lato tecnico non convince anche se ha qualcosa di buono e dove neanche la storia convince, frenetica e confusa e con dei personaggi insopportabili. Un film brutto e che non consiglio ma che in parte ricorderò per quel bel pomeriggio che ho passato con delle persone care.

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

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