Diabolik (2021)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo continuato il nostro viaggio nella storia dell’animazione della Disney, arrivando a recensire il 25° classico, Taron e la Pentola Magica. Un film certamente curioso, una sorta di film maledetto per via di tutti i problemi che ha avuto in fase di produzione, del flop al botteghino e del modo in cui la Disney stessa ha cercato di far dimenticare l’esistenza di questo lavoro. La storia di un ragazzo che sogna di diventare un eroe e si ritrova invischiato in una storia più grande di lui, dove dovrà tenere al sicuro la maialina Ewy che, attraverso i suoi poteri può indicare la locazione della Pentola Magica, un potentissimo artefatto magico capace di creare un esercito immortale che il temibile Re Cornelius vuole a tutti i costi. Parliamo di un film ricco di difetti, in particolar modo per quanto riguarda i personaggi, soprattutto il protagonista, con un design molto generico e una caratterizzazione fatta a metà. Eppure riesce ad affascinarmi per la bellissima e maestosa ambientazione, per l’atmosfera cupa, per alcuni momenti horror e per il coraggio che hanno avuto. Io lo apprezzo e lo consiglio a tutti.
Mettiamo da parte la Disney e anche l’animazione per tornare a parlare di film in live-action. Questa volta ho deciso di parlare di un’opera italiana e soprattutto recente. Purtroppo quel pensiero velenoso che i film italiani siano brutti e che non siamo capaci di fare cinema (colpa di molti cinepanettoni che invasero le sale e simili, ma il discorso è lungo da fare e sinceramente non ne ho voglia) e purtroppo ciò impedisce a pellicole meritevoli di guadagnare. Poi evitiamo anche di parlare di certe pietose pubblicità fatte a questi film che è meglio (qui in Italia dobbiamo imparare a usare anche internet per fare la pubblicità e non snobbarla). Cerchiamo quindi di portare alla luce un film che meritava molto di più.
Ecco a voi Diabolik, pellicola thriller, azione e poliziesca del 2021 scritta dai Manetti Bros e Michelangelo La Neve, diretta dai Manetti Bros e basata sull’omonimo fumetto creato da Angela e Luciana Giussiani.

Trama:
Siamo a Clerville negli anni ’60. Diabolik (Luca Marinelli) è uno spietato ladro capace di mettere a segno colpi impossibili e se qualcuno si mette sulla sua strada fa una brutta fine. La città ha paura di lui e neanche l’abile ispettore Ginko (Valerio Mastrandrea) riesce a prenderlo. Un giorno arriva in città la ricca ereditiera Eva Kant (Miriam Leone) che porta con sé il Diamante Rosa, un gioiello prezioso cui cui Diabolik ha già puntato gli occhi. Il ladro così si ingegna per rubarlo ma viene colto sul fatto da Eva. Lui la minaccia ma la donna non si mostra per nulla spaventata e gli rivela che il gioiello è un falso e quello vero l’aveva venduto anni fa per pagare persone che la ricattavano. In seguito Diabolik scopre che Eva aveva assolutamente ragione e tra i due scatta qualcosa, rimangono affascinati l’uno dall’altra e si innamorano perdutamente. I due si uniranno, Diabolik per aiutare Eva a risolvere una questione con il vice ministro della giustizia Giorgio Caron (Alessandro Roja) e in seguito anche lei lo aiuterà parecchio.

Questa non è la prima trasposizione fatta su Diabolik. Tempo fa infatti avevo parlato del Diabolik del 1968, diretto dal grandissimo Mario Bava. Un’opera eccelsa che metteva in mostra l’ingegno e il talento del regista (penso che questa sia l’unica pellicola con un buon budget a cui lui abbia mai lavorato). Quando è stato annunciato il film ero davvero incuriosito, soprattutto perché i registi erano i Manetti Bros, due fratelli che da anni stanno portando in Italia un cinema alternativo e che trovo molto in gamba. Penso che di tanto in tanto farò il confronto con l’opera degli anni ’60 per ovvi motivi.

Mentre nel film di Bava Diabolik ed Eva erano già una coppia affermata, nella pellicola dei Manetti si esplora l’origine di questo rapporto, infatti si sono molto ispirati al terzo volume di questo fumetto: L’arresto di Diabolik. Proprio in quel numero fa la sua prima apparizione Eva Kant ed è proprio lì che Diabolik inizia ad assumere quelle caratteristiche che l’avrebbero contraddistinto. Quindi possiamo quasi affermare che questo sia un film sulle origini. Una scelta interessante, dove i registi mettono bene in mostra la storia d’amore tra i due e il modo in cui è nata, due volontà ferree che non si fanno sottomettere da nessuno e che riescono a trasmettere allo spettatore fascino e forza.

Se c’è una cosa che questa trasposizione fa meglio del film di Bava è proprio Eva Kant. Il problema maggior era che l’attrice del vecchio film non sapeva proprio recitare mentre qui Miriam Leone fa un buon lavoro con il personaggio e inoltre le viene dato tantissimo spazio. Questa è una cosa che ho sempre apprezzato anche nel fumetto. Eva Kant non è semplicemente la donna di Diabolik, un personaggio secondario, qualcuno che sta all’ombra del protagonista. Eva Kant è fondamentale, Diabolik riesce a portare a termine i propri colpi grazie a lei e in molte occasioni è stata lei a salvarlo. Lei è protagonista dell’opera tanto quanto lo è Diabolik. Per un fumetto degli anni ’60 questo era davvero incredibile e i Manetti Bros lo capiscono e riescono a trasporre perfettamente questo lato. Sia Eva Kant che Diabolik hanno il loro spazio, vediamo la crescita del loro rapporto e la loro complicità e inoltre anche Ginko, la nemesi per eccellenza di Diabolik, è gestito bene. In generale i personaggi sono scritti bene, l’unico problema sono certi attori secondari che non sanno proprio recitare (ma almeno non hanno parti importanti).

Il film si prende il suo tempo, non è veloce o al cardiopalma e ammetto che è una scelta anche giusta, visto che la pellicola ci introduce in questo mondo e ci presenta tali personaggi. Ovviamente non mancheranno le scene d’azione e i momenti da heist movie. Non sono molte ma sono girate tutte bene, come la scena dell’inseguimento all’inizio che dura cinque minuti e riesce a presentarci bene Diabolik, la sua spietatezza e i suoi trucchi. Gli atri momenti preferirei non descriverli per evitare spoiler. Forse in qualche punto, soprattutto nella parte centrale, il ritmo rallenta, ma per il resto è fatto bene.

Uno degli elementi migliori e più curati è sicuramente la fotografia. Nel film di Bava questo elemento era molto particolare, in quanto aveva dei colori molto accessi che entravano in contrasto tra di loro, dando al tutto un’atmosfera pop e psichedelica di una grande bellezza. In quest’opera invece i Manetti hanno deciso di dare al tutto un’atmosfera completamente noir, molto più fedele al fumetto, con dei tagli di luce interessanti che mettono più volte in risalto gli occhi e lo sguardo dei protagonisti. Anche l’uso degli effetti speciali è ottimo, molte cose sono fatte a livello artigianale ma c’è anche un buon utilizzo del digitale, soprattutto per togliere e cambiare elementi della città (come ad esempio scritte o qualsiasi cosa che sembri moderno). C’è però un punto in cui viene utilizzata in maniera eccelsa: quando Diabolik si toglie la maschera davanti Eva. In quel momento aveva preso il posto di una persona e, quando si toglie quel travestimento, l’effetto speciale a cui ci troviamo di fronte è stupendo e anche credibile. Anche in questo punto la pellicola riesce a colpire.

Per concludere, Diabolik, seppur con i suoi difetti, è un film molto onesto con il pubblico e sé stesso, un film curato nel lato tecnico che cerca di trascinare il pubblico in questo mondo noir, fatto di tensione, inseguimenti e passione. Una pellicola che mette in mostra il potenziale del nostro cinema e di che cosa siamo capaci. Lo consiglio a tutti.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

27 pensieri riguardo “Diabolik (2021)

  1. Non mi sono mai piaciuti i fumetti di Diabolik, quindi non credo che sarei in grado di apprezzarne una trasposizione cinematografica, per quanto bene possa essere fatta. Ma si parla di gusto personale ovviamente. Comunque ho una curiosità che non c’entra quasi niente, ma mi chiedo se Gosho Aoyama si sia ispirato alla figura di Diabolik per rappresentare la “figura ombra” dei colpevoli.

    1. In realtà penso che sia un’ispirazione più da noir. Per dirti, Bava con Sei donne per l’assassino introdusse il concetto di assassino con cappotto e cappellaccio è in certi noir l’assassinio viene visto come un’ombra. Poi potrei anche sbagliarmi.

        1. Diciamo che tantissime cose si ispirano al passato e si evolvono in maniera molto interessante e anche intelligente. L’idea del colpevole ombra è qualcosa di semplice ma al tempo stesso ben studiata per mettere curiosità. È divertente scavare nel passato, ci si rende conto di come opere più odierne si siano ispirati a concetti già in uso nel passato.

  2. Non mi piacciono gli anti eroi e per questo non mi piace il Diabolik fumetto. Di questo film, ahimé ho apprezzato solo Miriam Leone, che ho trovato molto diva e molto calata nella parte. Mentre Luca Marinelli proprio no, è catatonico sempre. Mi sono annoiata molto, peccato perché i Mainetti Bors mi piacciono di solito.

    1. Capisco le tue opinioni. Il punto è che Diabolik è proprio così, certamente Marinelli non ha potuto mostrare le sue doti attoriali, perché doveva sembrare quasi insensibile. Io l’ho apprezzato, è un film che prende veramente tanto dal cinema anni ’60 e’ 70 rielaborandolo in maniera molto intelligente.

  3. Io mi avvicinai anni fa al fumetto ma lo persi quasi subito di vista. Non sono riuscito ad appassionarmi, aveva uno stile e una narrazione che non mi prendeva.
    Il film l’ho visto anche io di recente e devo dire di essere rimasto spiazzato. Più che un adattamento la loro è stata una vera e propria trasposizione 1:1 del fumetto, i Manetti sono andati completamente controcorrente e anziché omologarsi agli standard dei cinefumetti americani hanno preso la strada meno ovvia e più rischiosa. E bisogna dire che questo è il più grande pregio e difetto del film.
    Un esperimento del genere non avrebbe mai potuto attirare il “grande pubblico” (quello che fa incassare al botteghino) ed è stato un bel rischio a livello produttivo. In più il film ha una dialettica che potrebbe far storcere il naso anche chi il fumetto non l’ha letto e certe dinamiche potrebbero sembrare stonate (penso per esempio alla telecamera che insegue in primo piano un coltello appena lanciato, una ripresa che oggi definiremmo un po’ kitsch). Ammetto che pure io ho dovuto pensarci un po’ su nei giorni successivi per capire se il film mi avesse convinto oppure no.
    Tanto di cappello ai fratelli Manetti, un rischio del genere Hollywood se lo può permettere e l’ha anche fatto (penso per esempio a SIN CITY o 300) ma qui in Italia dove i film di supereroi si contano sulle dita di una mano monca (“Il Ragazzo Invisibile” di Salvatores e Jeeg Robot di Mainetti) bisogna avere le palle per poter portare avanti la propria visione a discapito del benessere commerciale.

    1. I Manetti sono sempre stati dei registi coraggiosi che in tanti anni di carriera hanno diretto e prodotto pellicole fuori dal canone a cui siamo abituati, a volte riuscendo in maniera incredibile (tipo Ammore e Malavita) a volte no (Paura 3D). E in ogni caso preferisco il tipi di approccio che hanno deciso di utilizzare per Diabolik, certamente molto più rischioso ma appunto per questo coraggioso è sicuramente molto più in linea con un’idea vera di cinema. Purtroppo i film di supereroi che sono usciti negli ultimi tre anni sono stati tremendi. Ormai il tutto è sommerso di battute e la continuity con lo stesso universo che hanno creato è andata a farsi benedire da molto tempo. Sicuramente quelli sono prodotti fatti apposta per un pubblico ampio, ma sono prodotti fatti con lo stampino, vuoti, che la gente ricorda principalmente per gli incassi e per i Meme. E da amante del mondo fumettistico questa cosa mi fa soffrire molto. Ormai il supereroe è diventata una moda, ma una moda vuota che si è imposta con grande forza nel mercato, impedendo la creazione di film più originali e attirando l’interesse del pubblico esclusivamente su di loro. Il Diabolik dei Manetti è ricco di difetti, ma almeno mi ha dato l’impressione che ci fosse anima e molta volontà in questo progetto.

      1. Si i prodotti più recente e più di successo sono quelli che ormai hanno trovato la propria “formula” e la ripropongono di volta in volta (ma vale un po’ per tutto il mondo del cinema, non solo cinefumetti). Inoltre facendo parte di una macchina produttiva più grande e con molto più interesse verso gli incassi, inevitabilmente una parte di “arte” e autorialità si va a perdere. Magari non del tutto ma è difficile (non impossibile) che un regista faccia qualcosa che la casa di produzione non vuole fare.
        Su questo sicuramente si vede che i Manetti sono grandi fan e hanno grande rispetto verso il fumetto. E il risultato basta vederlo nei commenti in rete. Sui siti “generici” di cinema ho letto ogni tipo di commento su questo film. Una volta ho fatto un giro su una fan page di Diabolik (fumetto) e invece agli appassionati ha fatto impazzire.
        E per trasposizioni di questo genere forse è quello che conta di più. Alla faccia degli incassi.

        1. Ti posso dire che, almeno per quanto riguarda i cinecomic, James Gunn è riuscito a imporsi a livello artistico sia con I guardiani della galassia che con The Suicide Squad, che attualmente sono i prodotti migliori fatti a tema supereroistico. Però basta. Alcuni dicono che Waiti mette autorialità nei suoi film su Thor, ma in quel caso c’è così troppa commedia che copre anche i momenti che pretendono di essere seri o drammatici. Inoltre ormai non rpvsno neanche più a livello di scrittura. Per esempio Doctor Strange 2. Certamente migliori di altre opere uscire ora, ma la storia non torna e inoltre, a parte il protagonista e la villain, gli altri personaggi non hanno una vera scrittura. Perfino la ragazza che deve salvare, che appare per la maggior parte del tempo, non ha alcuna caratterizzazione a parte fare qualche battutina (ma ormai tutti fanno battutine). Per non parlare del ritmo infernale. Non c’è equilibrio in come si fa. L’unica cosa buona era la regia di Raimi ma anche in quel caso ho avuto la tremenda sensazione di un film ALLA Raimi e non un film DI Raimi. Io ne parlo come fan dei fumetti, mi dispiace vedere così tanto vuoto e banalità verso queste opere. Certamente non mi aspetto un film di Bergman, però vorrei un minimo di impegno. Per esempio nella prima fase la Marvel ci aveva messo impegno anche nella scrittura.

          1. Se si parla di sola Marvel è innegabile, anche quando chiamano qualche autore a dare il suo contributo (Raimi, Zhao, Waititi) la sensazione è che sia sempre un compromesso, un film in parte dell’artista ma comunque filtrato da tutti quegli elementi tipici dei loro prodotti che danno quindi quella sensazione di “film alla” e non “film di” come dicevi tu.
            Lo stesso Gunn, per quanto gli abbiano potuto dare carta bianca, nello script dei Guardiani ha dovuto inserire al centro della storia la gemma dell’Infinito, ha inserito Thanos (inutile ai fini della storia) e cose del genere. Magari sono cose che avrebbe messo comunque anche senza nessuno che gliele imponesse, ma libertà creativa al 100% non potrà mai esserci dato che i film sono comunque pezzi di un puzzle più grande. Ed è il motivo per cui uno come Edgar Wright ha dovuto mollare la regia di Ant-Man perché doveva sottostare a delle regole (anche minime) sulla storia. Perché l’universo è quello e non si tocca.
            I cinefumetti più onesti ormai sono quelli che si distaccano da un qualche universo narrativo, come Joker o The Batman. Non che questo comporti automaticamente qualità (anche Venom è staccato da tutto…ed è una ciofeca) ma in quel caso si può dire che il film sia di chi l’ha fatto.
            Da appassionato di fumetto ammetto che in parte mi piace il “gioco” che sta facendo la Marvel. L’universo condiviso, i personaggi che interagiscono, ecc. Da appassionato di cinema invece la cosa dispiace anche a me. Perché omologando tutto si rischia di perdere film interessanti o innovativi. Pagherei per vedere quello che Wright voleva fare con Ant-Man. Così come pagherei per vedere nuove serie come Legion o Daredevil, o film come Logan o Deadpool, ma anche Punisher War Zone o l’Hulk di Ang Lee, film non propriamente riusciti ma comunque DIVERSI che di distaccano dal resto per seguire una propria visione. Come appunto Diabolik tanto per tornare in argomento. Si sono presi un rischio, una libertà e hanno tirato fuori qualcosa su cui discutere genuinamente.

            1. Il problema è che sono veramente pochi gli artisti che riescono a unire la propria autorialità con le necessità delle produzioni. Gunn ci è riuscito in modo molto intelligente, riuscendo nel miracolo di fare un film molto simile a quelli della Troma ma con un budget enorme e meno violento. Però solo lui perché gli artisti che hai citato tu in precedenza (che sono artisti di tutto rispetto) si sono visti completamente soppressi dalla produzione. Per esempio in Eternals non ho visto quasi niente della Zhao se non qualche sprazzo. So che in queste opere è la produzione ad avere l’ultima parola, ma vorrei che pensassero un pochino di più anche alla costruzione di una buona sceneggiatura. I personaggi non hanno veramente nulla da dire e le trame non funzionano più, soprattutto se si ricollegano con le altre pellicole (per esempio in Eternals c’è un problema di continuity con Guardiani della Galassia 2 e lo stesso vale per l’ultimo Thor per quanto riguarda quello che è successo con Thanos e tanti altri esempi). L’idea dell’universo condiviso per me ha funzionato benissimo fino al primo Avengers. Lì era veramente tutto ben progettato e aveva anche una buona scrittura. Poi tutto è pian piano peggiorato. Ormai questo concetto del multiverso è venuto molto meno. Anch’io sarei tanto curioso di vedere come sarebbe stato Ant-Man con Wright alla regia. Voglio dire, il film ha davvero dei buoni momenti e anche una buona scrittura, ma di tanto in tanto ha purtroppo delle cadute. Penso sia meglio fare film stand alone a questo punto.

              1. A proposito di Gunn ti consiglio di recuperare PEACEMAKER, lo spin-off del suo Suicide Squad. In Italia purtroppo è ancora inedita, io l’ho recuperata per vie traverse ed è veramente geniale. Un Gunn al 100% forse anche più del film e soprattutto ha una sua personalità chiara e precisa che non si tradisce mai fino alla fine.
                E ha una delle sigle d’apertura più belle che si siano mai viste in una serie di supereroi :D

                1. L’ho vista e non vedo l’ora della seconda stagione. Gunn è un vero autore e probabilmente è uno dei pochi che riesce ancora a dire qualcosa sui supereroi oppure a distruggerne il concetto in maniera divertente e intelligente. Vorrei tanto che uscisse in Italia, però so che è esclusiva di HBO Max e se mai quella piattaforma streaming arrivasse in Italia immagino ci sarà un bel caos, visto quante piattaforme ci sono.

    1. The directors of this film show a very deep knowledge of cinema noir and a great respect for the work. This new Diabolik, despite all the flaws it may have, is really great and I highly recommend it. And obviously that of Bava is a marvel.

  4. Tra gli attori secondari a mio giudizio se l’è cavata molto bene Serena Rossi. Soprattutto se consideriamo che interpretava un ruolo lontano anni luce dalla sua personalità simpatica e solare.

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