Across the River – Oltre il guado

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo continuato a parlare di horror e ci siamo spostati in Inghilterra e più precisamente negli anni ’60 per discutere di un film antologico, Le cinque chiavi del terrore. La storia inizia con cinque sconosciuti dentro lo scompartimento di un treno. Vengono raggiunti da un sesto individuo, un uomo che afferma di poter leggere il loro destino attraverso i tarocchi. Così i cinque passeggeri iniziano a provare e così cominciano i cinque episodi che formano la pellicola. Ognuno di questi episodi sarà molto diverso, con delle storie interessanti e perlopiù legate al mondo gotico. Solo una si differenzierà perché somiglia di più alle vecchie pellicole di fantascienza degli anni ’50. Molti di questi avranno una fotografia espressionista, con dei tagli di luce interessanti e contrasti ottimi, che mettono in risalto il luogo ma anche certi elementi ben precisi. Anche le ambientazioni saranno ben fatte, con color accesi che danno un tocco in più all’atmosfera e inoltre la regia sarà davvero curata, capace di sorprendere con delle scene a effetto e con una messa in scena notevole. Un film che riesce ancora oggi a divertire tantissimo che vi consiglio assolutamente.
Questa volta parleremo di una pellicola relativamente più recente ma soprattutto italiana. Il nostro cinema ha un enorme problema, anzi enormi problemi. Come il fatto che, nonostante la produzione di pellicole italiane siano aumentate, si tende sempre a puntare su storie che ormai vediamo da molti anni e senza alcuna sorpresa, dove lavorano solo le solite persone (alcune fortunatamente molto brave meritevoli, altre invece davvero pessime) e non si dà abbastanza spazio a giovani registi e in certi casi i film che finiscono in sala tendono ad avere un tipo di regia più in linea con la televisione e non fatto per il cinema (il che è un grande male), per non parlare di come poco si tendi a puntare su altri generi. E tutti i problemi legati al nostro cinema hanno creato dei preconcetti negli spettatori italiani riguardo queste pellicole e quindi in molti casi non provano a dare una possibilità a certe opere meritevoli (com’è successo agli ottimi Freaks Out e Diabolik). Quindi devo parlare di qualcosa che mostri come il nostro cinema abbia ancora qualcosa da dire e con registi che sanno fare il loro lavoro. E quest’opera a al nostro caso.
Ecco a voi Across the River – Oltre il guado, pellicola horror del 2013 scritta da Lorenzo e Michela Bianchini e diretta da Lorenzo Bianchini.

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Trama:
Il protagonista è Marco Contrada (Marco Marchese), un etologo naturalista che si inoltre spesso nelle foreste del Friuli da solo, per posizionare microcamere in grado di riprendere il comportamento degli animali, studiarli e monitorare la loro situazione. Un giorno vede, attraverso una telecamera che aveva messo addosso a un volpe, un villaggio abbandonato e decide di andare a vedere. Attraversato il guado, arriva in questo paesino dove continua a monitorare la situazione, ma dopo un po’ inizieranno ad accadere strane cose. Rumori sospetti, strani versi e carcasse di animale sparse per le strade, trasformerà quel villaggio in qualcosa di terrificante. C’è qualcosa di orrendo lì e Marco cerca di fuggire da quel posto. Però non può più andarsene: le piogge hanno ingrassato le acque del torrente. Marco dovrà aspettare che la pioggia finisca e sarà costretto a rimanere nel villaggio con una presenza malevola.

L’ultima volta che abbiamo parlato di un film italiano è stato con Cruel Jaws – Fauci Crudeli. Per quanto quel trash fosse incredibilmente divertente, non era un ottimo esempio di buon cinema italiano. In ogni caso ho sempre voluto parlare di un film di Bianchini, visto che anche in passato aveva dimostrato di cavarsela molto bene dietro la macchina da presa soprattutto pensando ai pochi mezzi con cui li ha girati. Lo stesso vale per questa pellicola, un’opera totalmente indipendente e realizzata con pochissime persone. Quindi cominciamo ad analizzare il film in questione.

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Fin da subito possiamo apprezzare uno degli elementi più interessanti della storia: le ambientazioni. La pellicola infatti si apre sulle foreste orientali del Friuli, regalandoci scorci naturali davvero affascinanti e suggestivi. Si sofferma molto sui diversi luoghi della foresta, regalandoci delle ottime scene, specialmente quando il tutto viene ripreso con la nebbia che cancella l’orizzonte oppure di notte. Lo stesso vale per il villaggio in cui si svolgerà buona parte della storia. Grazie a delle ottime inquadrature, il luogo sembrerà davvero abbandonato, un luogo antico e con una sua storia, che però è stato consumato dall’incessante scorrere del tempo. I luoghi che Marco visiterà nel villaggio saranno molti e tutti pieni di dettagli interessanti che lo valorizzeranno, dando ancor di più alla spettatore l’idea di un luogo totalmente abbandonato ma con una storia che può essere ricostruita solamente guardandosi intorno. I luoghi che sono stati scelti sono perfetti per questo tipo di trama, ma penso che il vero punto di forza, l’elemento di maggior impatto e su cui si basa la pellicola è l’atmosfera.

Difficilmente ho trovato negli ultimi tempi una pellicola horror italiana con atmosfere simili, anche parlando di horror nostrani davvero ottimi. Non aspettatevi un film molto veloce e pieno di jumpscares. Come ho detto, è un’opera che si basa sulle atmosfere e quindi da parte del regista ci sarà una lenta e intelligente costruzione della tensione. Per la maggior parte del tempo seguiremo passo dopo passo Marco mentre si trova nella foresta e nel villaggio e già da qui si possono apprezzare molto elementi ben curati, in primis il silenzio. Marco parlerà pochissimo e nella maggior parte dei casi lo farà per registrare il suo lavoro e questo silenzio sarà fondamentale perché metterà in risalto i rumori di sottofondo. Qui è stato fatto un grande lavoro con il sonoro. I rumori sono fondamentali per quest’atmosfera: passeremo dai versi degli animali che in certi momenti sembreranno grida umane fino ad arrivare a tutti quei suoni legati a un luogo abbandonato: lo scricchiolio del pavimento, le porte che cigolano, il gocciolio dell’acqua. All’inizio sembreranno tutti elementi di contorno, ma diventeranno fin da subito molto inquietanti quando Marco scoprirà che c’è qualcuno lì con lui.

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E certamente sono proprio i mostri un altro punto che valorizza l’atmosfera. I mostri sono due gemelle di cui verremo a scoprire qualcosa grazie a una storia parallela con protagonista un vecchio sloveno (Renzo Gariup). Nonostante ciò sono stati molti bravi a non raccontare troppo di loro, lasciando molti quesiti a riguardo. Quel che posso dire è che loro due fanno veramente paura, non per il loro design o per quello che possono fare, ma per il modo in cui vengono mostrate. Infatti non appariranno quasi mai, avranno al massimo due minuti o meno di scena. Questo perché il regista decide saggiamente di concentrarsi su altro, sui suoni, sui luoghi e creare delle inquadrature intelligenti che ci mettono in allerta perché da ogni punto e in ogni momento potrebbero apparire le due. Inoltre ci saranno diversi elementi che mostrano il loro passaggio, come le carcasse degli animali, oggetti spostati o i capelli che lasciano in giro.

E qui parliamo di un altro elemento fondamentale per l’atmosfera ossia la fotografia. Abbiamo una fotografia espressionista in cui il contrasto tra luci e ombre, creano scene stupende. Lo si può vedere di giorno nella foresta, con il bianco delle rocce e della nebbia che rendono il tutto molto interessante a livello visivo, ma soprattutto lo possiamo notare nel villaggio, specialmente di notte. L’oscurità è molto forte e profonda e le ombre si allungano minacciose per tutte le scene, causando un senso di claustrofobia, nonostante il protagonista stia anche fuori, e nascondendo molte cose agli occhi dello spettatore. A volte infatti ci ritroveremo a scrutare l’oscurità, temendo che le gemelle possano comparire da lì. Perfino le musiche saranno molto ispirate e capaci di essere evocative, inquietanti ma allo stesso tempo malinconiche.

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Per concludere, Across the River – Oltre il Guado è una pellicola indipendente veramente bella che, con pochi soldi, mezzi e persone, ha dimostrato come ci siano registi capaci in Italia, registi che hanno molto da dire e che possono creare un’opera molto inquietante e suggestiva attraverso l’atmosfera. Un horror davvero stupendo che vi consiglio di cuore.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

21 pensieri riguardo “Across the River – Oltre il guado

    1. Per me è stata una bella esperienza. È una pellicola che si basa soprattutto sulle atmosfere e riesce a convincere appieno. Non è costato nulla eppure riesce a essere davvero affascinante e spaventoso. Io spero vivamente che possa suscitarti qualcosa. Ti mando tanti abbracci.

    1. Unfortunately it is a film unknown to many even here in Italy, if we exclude cinema lovers. I’m at least happy to know that everyone who saw it loved it. I hope you manage to find it one way or another. Have a nice day!

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