Deliria

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati dopo molto tempo a parlare di letteratura e l’abbiamo fatto grazie a Il segreto del Bosco Vecchio di Dino Buzzati. Buzzati è uno dei miei scrittori italiani preferiti in assoluto e grazie a quell’articolo non solo ho potuto dimostrarlo, ma ho potuto anche discutere di tematiche molto ricorrenti nelle sue opere. Attraverso gli occhi del colonello Sebastiano e del giovane Benvenuto, Buzzati parla della natura, della sua magia e della sua bellezza, ma anche dello scontro uomo-natura. Lo scrittore però non si limita solo a ciò e affronta altri argomenti interessanti come la gioventù, la vecchiaia, la crescita, il cambiamento e anche l’amore, tutte tematiche che vedremo portate avanti dai due personaggi principali e che saranno trattati con grande maturità e con un pizzico di malinconia. Un libro veramente affascinante che vi consiglio di recuperare assolutamente.
Come di consuetudine, dopo aver parlato di un libro si torna a discorrere di cinema e film e questa volta torniamo ad affrontare un genere che stranamente non tocco da diverso tempo: l’horror. Chi mi conosce ormai sa bene che io adoro l’horror, è in assoluto uno dei miei generi preferiti e l’ultima volta che ne ho discusso è stato con Un lupo mannaro americano a Londra, una delle migliori pellicole fatte sui licantropi. E da quella recensione è passato veramente tanto tempo. E’ tempo di rimediare. In questo articolo ho deciso di parlare di un horror italiano degli anni ’80. Gli anni ’70 e gli anni ’80 sono stati un periodo fiorente per il genere horror in Italia e abbiamo avuto dei registi davvero in gamba che hanno fatto la storia come Dario Argento, Mario e Lamberto Bava, Lucio Fulci, Joe D’Amato, Pupi Avati, Antonio Margheriti. Abbiamo avuto dei nomi importanti nel nostro Paese che hanno fatto conoscere al mondo intero il nostro tipo di cinema.
Negli anni ’80, in particolar modo verso la fine, si fece conoscere da tutti un altro regista che ha sfornato delle pellicole di tutto rispetto e che per alcuni anni ha lavorato come aiuto regista per Argento: Michele Soavi. Un regista talentuoso che principalmente in molti ricordano per l’incredibile e originale Dellamorte Dellamore, uno degli ultimi film coraggiosi di quel periodo. Ma non siamo qui per parlare di quell’opera (magari in futuro), bensì del suo primo lungometraggio, che già mostrava la sua bravura.
Ecco a voi Deliria (conosciuto all’estero come Stage Fright o Bloody Bird), film horror e thriller del 1987 scritto da Lew Cooper (pseudonimo di George Eastman) e Sheila Goldberg, prodotto da Joe D’Amato e diretto da Michele Soavi.

Trama:
Il film inizia dentro a un teatro dove una compagnia sta provando uno spettacolo musicale che dovranno portare in scena da lì a una settimana. Il regista dello spettacolo, Peter Collins (David Brandon) però non è per niente soddisfatto di come stanno andando le cose e se la prende con tutti, in special modo con Alice (Barbara Cupisti). Continuando a sforzarsi senza sosta, Alice finisce con lo slogarsi la caviglia e non riesce a continuare le prove. Così, senza dir niente a nessuno, la sua amica Betty (Ulrike Schwerk) decide di portarla in ospedale. Il luogo più vicino al teatro però è un ambulatorio psichiatrico dove le due si fermano. Nonostante tutto un medico decide di curare Alice e in quel momento scoprono che lì si trova momentaneamente il famoso serial killer Irwin Wallace (Clain Parker) si trova proprio lì. L’assassino riesce a fuggire e a nascondersi nella macchina delle ragazze. Loro tornano a teatro e Betty rimane indietro per sistemare la macchina e viene uccisa da Wallace. Alice scopre il cadavere e viene chiamata la polizia. L’evento sconvolge tutti, ma Peter e il produttore Ferrari (Piero Vida)  decidono di usare quella storia a loro vantaggio. Decidono di cambiare un po’ la storia dello spettacolo, trasformando l’assassino dello spettacolo in Wallace, e sfruttando la notizia dell’omicidio per attirare persone. Gli attori non sono molto d’accordo ma loro sono ormai al verde e accettano per disperazione e così continuano con le prove. Quello che non sanno è che l’assassino si nasconde nel teatro.

Michele Soavi è sempre stato un regista davvero interessante e capace, in grado di creare delle pellicole stupende. Dopo Deliria infatti ha diretto dei veri e propri cult come La Chiesa, La Setta e il  già citato Dellamorte Dellamore, probabilmente il suo film migliore e anche uno dei più coraggiosi. Purtroppo dopo quest’ultima pellicola lui non è più riuscito a girare film simili (in questi ultimi anni ci sono veramente pochi film horror italiani, anche se alcuni di quelli usciti sono veramente ottimi). Dopo quel periodo Soavi ha diretto qualcosa di interessante come Arrivederci amore, ciao, ma per lo più ha diretto film per la televisione e fiction. E lui non si meritava una fine simile.

Tornando a parlare del film, possiamo dire tranquillamente che la storia ha un incipit molto interessante. Soprattutto per via dell’ambientazione, il teatro, un luogo davvero affascinante ed evocativo che può creare dei momenti davvero unici e spaventosi. Una cosa che però bisogna dire su questa pellicola, è che tutto funziona benissimo grazie alla regia e alla messa in scena di Soavi. Probabilmente se questo film fosse stato diretto da qualcun altro, da qualcuno di meno esperto o anche solo nella media, non avrebbe funzionato. Tutto questo ha a che vedere con la sceneggiatura. Nonostante l’idea di base abbia molti punti di forza, ci sono alcuni elementi che potrebbero non funzionare, come ad esempio il modo in cui l’assassino riesce a scappare e ad arrivare a teatro. In questi casi, una cosa che ho sempre detto, e che ho sottolineato anche in L’uccello dalla piume di cristallo, una sceneggiatura con dei difetti può funzionare perfettamente grazie alla sua messa in scena. Anche dei momenti forzati possono diventare ottimi con un ottimo regista e Soavi è un ottimo regista. Lo possiamo vedere all’inizio quando ci viene presentato lo spettacolo. Inizialmente crediamo che sia tutto parte delle pellicola vera e propria, con la protagonista che si aggira in strade poco sicure e l’assassino che la prende ma poi, quando la telecamera di allontana e parte il montaggio con le musiche di scena, capiamo di trovarci davanti al teatro. Un inizio davvero interessante in cui Soavi mostra a pieno le sue capacità maturate lavorando con Argento.

Nella prima mezz’ora si delinea la storia. In questo momento preciso abbiamo modo di conoscere tutti i vari personaggi della vicenda, personaggi che saranno caratterizzati e che soprattutto non saranno antipatici. La protagonista, Alice, è un personaggio stressato e stanco che cerca di arrivare a fine mese. Peter, che probabilmente è quello più caratterizzato e interessante di tutti, è un regista iracondo ed egoista, che vuole a tutti i costi il successo e per questo motivo è disposto a fare qualsiasi cosa, perfino usare la tragedia della morte di Betty per attirare le attenzioni del pubblico. Anche tutti gli altri avranno una buona caratterizzazione: avremo la coppia che si ama e che aspetta un bambino, avremo il tipo che scherza sempre e fa battute (ma che per fortuna non fa scherzi pericolosi o battute troppo cretine come molto spesso capita in certi slasher), avremo la donna che vuole il ruolo principale a tutti i costi e così via. Ed è un enorme piacere vedere così tanti personaggi gli uni diversi dagli altri. Certo non saranno approfonditi tanto, ma sono comunque caratterizzati e questa non è una cosa da sottovalutare.

Dopo la prima mezz’ora in cui la storia prenderà piede e conosceremo i personaggi, il film diventerà una vera e propria prova di sopravvivenza in cui tutti dovranno sfuggire al terrificante Wallace, che si dimostrerà molto astuto e, come avviene molte volte negli slasher, molto forte. Tra l’altro una delle caratteristiche interessanti sarà la maschera che indosserà un’enorme testa di gufo, un design che mi è sempre piaciuto. In ogni caso Soavi in questa parte saprà come costruire la tensione e come essere originale nelle varie sequenze. Per esempio la scena i cui i personaggi si rendono conto di essere intrappolati insieme al killer è gestita benissimo. Noi sappiamo che l’assassino è lì, ma loro no, e il modo in cui se ne rendono conto è realizzato molto bene nel suo climax ascendente e inoltre sarà veramente teatrale. Da quel momento in poi i personaggi cercheranno dapprima un modo per fuggire e mettersi a contatto con l’esterno poi, fallito ciò, faranno del loro meglio per cercare di nascondersi e proteggersi, fino ad arrivare ad affrontare l’assassino.
E in questi casi le scene gore saranno fatte molto bene e alcuni di queste rimarranno veramente stampate nella mente dello spettatore.
Infine ho sempre adorato la parte finale, dove Wallace è seduto sul palco e con le piume che gli volano intorno. Questo era veramente un momento fuori di testa ma stupendo a livello di messa in scena. Così com’era folle e simpatica l’ultima inquadratura del film, un piccolo tributo ai film slasher.

Per concludere possiamo dire che Deliria è stato un esordio favoloso per Michele Soavi come regista. Un horror con un’idea di base interessante che però funziona benissimo non tanto per la sceneggiatura quanto per la regia e la messa in scena. Una pellicola con dei personaggi caratterizzati e con dei momenti interessanti e pieni di tensione. Un ottimo slasher che vi consiglio di recuperare.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

17 pensieri riguardo “Deliria

    1. Purtroppo adesso lui lavora principalmente nelle fiction. Ed è una fine che non si meritava assolutamente. Aveva fatto ancora dei buoni film. Il suo ultimo lavoro, La befana vien di notte, diciamo che è il suo lavoro peggiore, ma anche in quel caso si notava una certa bravura dietro la camera da presa.

  1. Che bello Deliria! Lo guardo sempre volentierissimo!
    È tanta l’aneddotica sul film: a Stracult, Soavi disse di aver sovrinteso alla post-produzione solo della copia inglese/internazionale, lasciando il missaggio della copia italiana a D’Amato, che, a detta di Soavi, trascurò soprattutto il sonoro; a un festival, dove era in giuria, Soavi venne avvicinato da un regista partecipante, che lo abbordò in modo davvero da fan, indicando “Deliria” come un capolavoro adorato; Soavi si sentì un po’ soffocato da quel regista/fan e lo evitò per tutta la durata del festival… dopo un po’, Soavi ricevette uno script da quel regista/fan con la proposta di dirigerlo; Soavi giudicò lo script un pastrocchio, quasi due film insieme, e rifiutò…
    Quel regista/fan era Quentin Tarantino, e lo script era “Dal tramonto all’alba”…

    1. Ahahahahahahahahahaahah!
      Questi sono quegli momenti che una perso a rimpiange per tutta la vita. Un’idea che sembrava sciocca ma che alla fine si dimostrò geniale e creò un cult. Mi ricorda quando Will Smith rifiutò la proposta per Matrix. E nella storia del cinema eventi del genere succedono anche abbastanza in fretta.

  2. I know this under the other title “Bloody Bird”. What you describe reminds me my first vision of this film. It was a long time ago and it was a real shock. I didn’t remember th beginning, how the killer escapes from the hospital, but I rember very well the scene talk about in the end, when the owl (is it a “Phantom of the Paradise” référence?) is sitting among the dead.
    Soavi is a very good director, you’re right.
    Thank you for this really good review.

    1. Thank you so much for the comment! As I have already written in the review, this film manages to be incredible thanks to its careful staging. If there had been an ordinary director, it probably wouldn’t have had the same effect. Glad you enjoyed the movie!

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