Castaway on the Moon

Commedia romantica. Sarò sincero, nell’ultimo periodo mi faccio un po’ prendere dal pregiudizio quando sento questi due termini messi insieme. In parte è colpa di quei filmettini mielosi che trasmettono in televisione e in parte è colpa delle pellicole trasmesse in sala che rappresentano un amore stereotipato e fatto con lo stampo senza contare la commedia da quattro soldi. Per fortuna esistono registi che riescono ancora a creare qualcosa di dolce e allo stesso tempo intelligente.

In questo caso ci dobbiamo spostare nella Corea del Sud dove è stato realizzato una pellicola che mi ha molto colpito e che ha mostrato molto di più di quel che mi sarei aspettato.
Il film in questione è Castaway on the Moon, una commedia romantica del 2009 diretta da Lee Hae-jun.

locandina

Trama:
Kim Seung-geun è un uomo con la vita a pezzi e, stanco di tutto, un giorno tenta di suicidarsi buttandosi da un ponte di Seul. Seung sopravvive e si ritrova intrappolato in un isolotto disabitato proprio vicino al ponte. In un primo momento l’uomo prova in tutti i modi a tornare in città ma fallisce ogni volta, fino a quando non decide di rimanere sull’isola come un naufrago. Le cose pian piano iniziano ad andare bene ma c’è una persona che sa della presenza di Seung sull’isola: Kim Jung-yeon.
Quest’ultima è una hikikomori e vive segregata nella sua stanza dove si crea una falsa vita sui social. Un giorno, mentre guarda la città con la sua macchina fotografica, riesce a scorgere l’uomo sull’isoletta e ne rimane incuriosita. Dopo un po’ di tempo la ragazza deciderà di farsi coraggio e di provare a contattare il naufrago.

Lee Hae-jun dirige una pellicola molto dolce e malinconica che dei momenti comici che ti fanno sorridere di cuore così come dei momenti davvero drammatici. Già solo il fatto che il protagonista tenti il suicidio lascia sorpresi soprattutto in una commedia romantica.
Riusciamo a legare subito con il protagonista ma soprattutto a capire tutte le delusioni e i fallimenti che ha subito quando era a Seul, questo grazie a una bella sequenza in cui Seung quasi interagisce con questi traumi. Una scelta molto azzeccata che ci fa capire le motivazioni dietro al tentato suicidio e soprattutto perché alla fine decide di rimanere sull’isola.

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Inizialmente vuole tornare in città, per suicidarsi buttandosi da un palazzo, e ci prova anche sull’isola ma qui, in questo luogo, scopre una calma e una pace che non era mai riuscito a provare nella città caotica. E qui fa un po’ di fatica a trovarsi il cibo e un posto dove dormire, assistendo a scene comiche molto simpatiche e divertenti. Perseversando, però, riesce ad abituarsi alla sua nuova vita e trova uno scopo per cui andare avanti.

La ragazza, Jung, ci viene presentata con una descrizione della vita che fa tutti i giorni. Essendo una hikikomori, ossia un persona che ha deciso di vivere in un isolamento estremo e ha abbandonato la vita sociale, tutto quello che fa è limitato nella sua camera e non esce nemmeno per andare nelle altre stanze, a meno che i genitori siano fuori e lei abbia bisogno di qualcosa di urgente. Le uniche volte che guarda il mondo di fuori sono durante le esercitazioni che avvengono due volte l’anno. In quei momenti la città si svuota e lei ha la possibilità di vedere una Seul vuote e pacifica. E’ lì che vede Seung e da quel momento in poi lo osserverà tentare in tutti i modi di sopravvivere. Ciò che la sorprenderà di più, oltre al fatto di vedere un uomo naufrago su un’isola abbandonata di Seul, è la forza di volontà di Seung. Nonostante le difficoltà che si trova davanti, il protagonista fa del suo meglio per essere autosufficiente e quindi cercare cibo e acqua e un riparo sicuro per dormire e ripararsi dalle intemperie.
Questo suo impegno contagierà pian piano Jung che riuscirà perfino a uscire non solo dalla sua stanza ma anche dalla sua casa per riuscire a contattare il naufrago (certo, totalmente coperta e senza farsi vedere da nessuno).

Grazie a questo i due inizieranno pian piano un rapporto “epistolare” (quando vedrete il film capirete). Seung dapprima è un po’ spaventato dal fatto che qualcuno sappia della sua presenza ma alla fine cambia idea e anzi si rallegra di poter avere un contatto con una persona dopo un lungo isolamento. Questo rapporto verrà mostrato con grande tenerezza senza essere mielioso e non farà altro che farti apprezzare i due protagonisti con tutti i loro difetti.

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Con le loro storie il film ha modo anche di fare una critica per nulla velata alla società in cui i due vivono. Seung è una persona inizialmente molto timida, introversa e goffa e ciò gli ha causato molti problemi sia nel lavoro che nella vita privata. La società in cui vive è un tipo di società che va sempre più in fretta e in maniera sempre più caotica e tende a sopraffare persone più sensibili che per vari motivi non riescono a stare al suo passo. Ovviamente per questo motivo Seung veniva definito un perdente e un inetto dagli altri e ciò ha minato pesantemente la sua autostima portandolo sull’orlo del precipizio.

Con Jung invece si critica sempre la società della Corea del Sud ma per altri motivi. Il problema dell’hikikomori è un problema molto sentito nell’estremo oriente che col passare del tempo aumenta sempre di più (e anche in occidente molte più persone decidono di ritirarsi dalla vita sociale e isolarsi). La causa di ciò si può ritrovare in vari motivi come la depressione, il disturbo ossessivo-compulsivo e in altri casi perché non si riesce a integrarsi a livello sociale. L’emarginazione di Jung è dovuto al suo aspetto. Come la vediamo nel film è trasandata e molto magra ma questo è dovuto al suo isolamento. Il suo vero problema è una voglia enorme che ha sul viso e che è stata causa di derisione da parte di altre persone. Infatti, avendo questo “difetto” e non rispettando quindi i canoni di bellezza della società, è stata considerata diversa ed quindi allontanata. E tutto questo non ci viene neanche detto ma lo intuiamo grazie ai comportamenti della ragazza e a quello che fa sui social.

Castaway on the Moon affronta tematiche sociali molto sentite in Corea del Sud ma che si possono rispecchiare perfettamente anche nella nostra società che ha fretta di andare avanti e che giudica una persona dall’aspetto fisico.
E’ sempre una commedia romantica ma con dei momenti molto drammatici come già avete potuto notare ascoltando la storia dei due protagonisti. Il pregio del film è che riesce a parlarne senza essere troppo pesanti o ripetitivi e a fine film rifletti parecchio su quello che hai visto.

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I complimenti vanno anche ai due attori protagonisti, Jung Jae-young e Jing Ryeo-won, che riescono ad essere all’altezza delle aspettative con un’ottima recitazione e una caratterizzazione dei personaggi molto curata.

Questo era Castaway on the Moon, una commedia romantica (e drammatica) che consiglio a tutti di vedere, per innamorarvi dei due protagonisti, assistere a una sotria d’amore reale e viva e soprattutto a riflettere su certi problemi della società odierna.

Spero che la recensione vi sia piaciuta. Alla prossima!

 [The Butcher]

21 pensieri riguardo “Castaway on the Moon

  1. Anche quello mi era piaciuto.
    Li vanno a periodi… a volte fanno delle specie di full immersion di film orientali io ne ho visti parecchi e ti diro’ alcuni sono dei piccoli capolavori 😀

      1. Bhe’io di solito faccio cosi..quando ho tempo guardo e
        poi scrivo senza pretese da recensore (che brutto termine “censore)e infatti asserendo costantemente che ogni arte e’soggettiva…immagina le stronzate che mi son venute fuori 😉

  2. Che bello che è stato sia leggere il tuo gradevolissimo post, Butcher, sia gustarmi lo scambio di battute tra te e Liza, riguardo un film che, oltretutto, non solo non ho visto, ma di cui non avevo nemmeno sentito parlare!Leggendo le cose belle che tu hai detto di questa pellicola orientale ed anche il gradimento della nostra comune amica, mi sono per così dire sentito davvero in mutande! Cosa buffa, pensando tra l’altro che dello stesso regista avevo visto ed apprezzato moltissimo qui a Bologna (in occasione del festival artistico di cui ti avevo parlato in un’altra occasione ossia Cromocosmi sulla fluidità del gender) un altro suo film, Like a Vergin.

    È una cosa splendida quando mi accorgo di non aver visto un’opera che vale la pena di vedere, soprattutto se consigliata da due persone come voi!

    Sul tuo proposito, poi, di una possibile serie di recensioni dedicate al film orientali di genere non horror, non posso ovviamente che applaudire, anche perché di certo sarò un tuo lettore assiduo!!

    1. Purtroppo questo è il primo film che ho visto del regista ma sarà interessante recuperare i suoi lavori in seguito. Appena puoi guardati Castaway on the moon che è veramente una bella esperienza.
      Ora che ci penso Like a Virgin è un film che ho sentito parlare (in maniera molto positiva). Un’altra pellicola da recuperare.
      Comunque, come ho detto a Liza, non so bene se riuscirò a essere coerente con quanto detto. Per dire devo ancora scrivere e pubblicare il resto dei film horror dell’Universal (tra le tante cose). Quindi forse articoli di questo tipo potrebbero uscire dopo un po’ di tempo. Spero però di farcela.
      Ti ringrazio ancora per il commento! Farò del mio meglio!

      1. Come ti capisco, amico mio… Ho accumulato cose di cui scrivere e parlare ed intanto alla fine del mese riparte il cinema in piazza Maggiore e mi hanno chiesto di dare una mano (tra l’altro lo farei anche gratis ma questo in Comune non lo dico!) ed in mezzo a tutte queste cose da fare, finisce che m’innamoro di un libro! Così abbandono tutto e leggo, leggo, leggo…

        Film asiatici, horror, altro ancora… Tu scrivi che noi ti leggiamo lo stesso…

  3. Ciao, bellissima recensione, mi sapresti anche dire dove trovarlo?
    Dici che lo trovo su kissasian?
    Io adoro vedere film e live action asiatici, solo che poi mi faccio prendere troppo e non so recensire…
    ありがとう😊

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