Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo, come da tradizione, abbiamo ripreso a parlare di animazione e siamo rimasti in casa Disney per discutere del loro 62° classico, un film in realtà molto importante perché rappresentava i 100 anni dello studio ma che alla fine si è dimostrato un totale disastro, Wish. Re Magnifico ha fondato il regno di Rosas, un regno in cui lui, grazie alla magia, può far avverare i desideri del suo popolo ma prima quest’ultimi devono dargli i ricordi dei loro desideri che saranno protetti dal re e un giorno verranno scelti per essere avverati. Asha è una giovane ragazza che vuole diventare l’assistente del Re e quando lo incontra scopre che non farà mai avverare il sogno di suo nonno perché lo considera una possibile minaccia al suo potere. Asha si rende conto che tanti di quei sogni non diventeranno mai realtà ed esprime il suo desiderio a una stella e quest’ultima, Star, scende sulla Terra. Magnifico sente la presenza di questo potente essere e, sentendosi minacciato, gli darà la caccia. Il lato tecnico non convince affatto in quanto non riescono a unire il 3D all’animazione tradizionale e a risentirne sono sia i modelli dei personaggi, che diventano legnosi e poco curati, e gli sfondi che anche se belli mancano di profondità di campo e come se non bastasse neanche le musiche sanno essere accattivanti. L’idea di base era ottima ma viene sfruttata poco e male, risultando molto retorica. I personaggi non hanno carisma e caratterizzazione e incredibilmente hanno sbagliato perfino con il villain. Un completo disastro.
Torniamo a parlare di live-action e questa volta portiamo un film molto leggero e senza grandi pretese che nonostante tutto è riuscito a sorprendermi.
Ecco a voi 47 metri – Uncaged (47 Meters Down: Uncaged), pellicola horror del 2019 scritta da Johannes Roberts ed Ernest Riera e diretta da Johannes Roberts.

Trama:
Mia (Sophie Nélisse) e Sasha (Corinne Foxx) sono due sorellastre che si sono da poco trasferite in una nuova città e non si sono adattate del tutto soprattutto Mia. Per questo motivo il loro padre, Grant (John Corbett), compra alle due dei biglietti per fare un giro in barca e vedere gli squali bianchi, sperando che questo gesto possa unirle un po’. Le due inizialmente si dirigono lì, ma vengono raggiunte da Alexa (Brianne Tju) e Nicole (Sistine Stallone), le amiche di Sasha, che le convincono ad andare con loro in un posto segreto. Le quattro quindi giungono in una laguna nascosta che porta all’entrata di una città Maya sommersa, scoperta proprio da Grant. Nicole insiste per visitare il luogo e Alexa da loro l’attrezzatura subacquea necessaria, promettendo di farle visitare solo la prima stanza. Le ragazze arrivano nella prima camera ma le rovine crollano, intrappolandole. A peggiorare le cose dentro quell’edificio ci sono degli squali che tenteranno di mangiarle.
Avevo visto il primo capitolo, 47 metri, diverso tempo fa e non mi aveva colpito e poi ho visto il terzo che invece ho trovato orrendo e che sconsiglio vivamente. Alla fine mi sono deciso a recuperare il secondo capitolo (sì, sono andato in maniera disordinata, ma d’altronde i vari film non sono collegati, sono storie uniche e autoconclusive) senza aspettarmi niente di che. Invece alla fine della visione mi sono ritrovato soddisfatto.

In quest’occasione invece che partire dal lato tecnico, inizieremo con la storia, una storia molto semplice ma che nella sua semplicità si dimostra valida. Gli eventi che si succedono sono molti e aiutano a non annoiare lo spettatore e l’idea di ambientare gran parte della storia in queste antiche rovine subacquee era davvero affascinante ma su questo ci torneremo quando arriveremo alla regia. In ogni caso ciò che convince maggiormente sono i personaggi. Tralasciando il fatto che ci sono le figlie di Jamie Foxx e Sylvester Stallone, ma tutte le attrici fanno un ottimo lavoro, si dimostra credibili sia nelle loro personalità sia nelle loro reazioni davanti alle varie situazioni. Quello che ho apprezzato di più è però la relazione tra le due sorelle. Infatti Mia e Sasha inizialmente non vanno affatto d’accordo, c’è freddezza tra di loro, in particolar modo Sasha considera Mia quasi come un imbarazzo. Queste situazioni di pericolo aiuteranno a creare un legame molto forte tra le due, le unirà come mai prima di allora ma soprattutto cambierà Mia. All’inizio Mia era una ragazza molto introversa che non sapeva bene come approcciarsi agli altri e per questo motivo viene presa in giro e anche le amiche di Sasha la consideravano quasi un peso, quando invece lei è una ragazza molto intelligente e con la passione per la storia e l’archeologia. Quest’avventura la metterà davanti a numerosi pericoli che la metteranno alla prova e pian piano crescerà, diventerà più sicura e agirà senza farsi trascinare dagli altri. La sceneggiatura, come avete visto, è molto semplice ma funzionale mentre invece è il lato tecnico a valorizzare quest’opera.
Infatti in questo tipo di film è la regia che deve funzionare e riuscire a rendere il tutto interessante per lo spettatore e devo ammettere che i regista ha centrato l’obiettivo. Come avevo accennato in precedenza, l’idea di ambientare questa storia in delle rovine subacquee era davvero ottima ma allo stesso tempo creava diversi problemi legati allo spazio di movimento e all’illuminazione. Per quanto riguarda la gestione dell’ambiente, il regista ha fatto un ottimo lavoro. Ho apprezzato la sequenza in cui le ragazze si muovono dentro l’edificio, passando da stanze abbastanza ampie a dei cunicoli molto stretti e resi ancor più ostici dalle rovine crollate. Nonostante lo spazio ristretto il regista sa fare ottime riprese e si dimostra anche capace di farci comprendere perfettamente la successione degli eventi perfino davanti agli attacchi degli squali in cui i cambi d’inquadrature saranno più veloci ma mai confusionari, dando la sensazione di pericolo e tensione.

Inoltre anche l’illuminazione funziona benissimo perché in primis vediamo bene le attrici e anche il luogo in cui si trovano ma allo stesso tempo la luce viene limitata in modo da farci sembrare lo spazio circostante ancor più piccolo e attraverso una buona regia, un’ambiente ristretto e appunto una fotografia ben fatta, il film creare una forte sensazione di claustrofobia. Un’altra cosa che convince è il ritmo, un ritmo veloce e costante che renderà le varie scene cariche di tensione e non annoierà mai lo spettatore. Il film utilizza i jumpscares ma in questo caso, al contrario di altri horror di cui ho parlato in passato tipo The Nun, i jumpscares sono utilizzati bene e non sono mai fuori posto. In alcuni punti sanno sorprendere e funzionano grazie a una bella costruzione della tensione. Anche gli effetti speciali sono usati bene, con intelligenza e non vengono mostrati spesso. Gli squali sono stupendi e spaventosi soprattutto con quegli occhi bianchi (vivendo al buio lì dentro, sono ciechi). Come se non bastasse, il film non è neanche costato così tanto ma grazie alla regia questi limiti non si notano affatto.
Per concludere, 47 metri – Uncaged è un B-movie che riesce a convincere. Le attrici sono brave e i loro personaggi funzionano bene ma quello che aiuta parecchio è la regia che sa muoversi sott’acqua e in spazi molto stretti, creando tensione e mantenendo sempre alto il ritmo. Un film che mi ha sorpreso e che consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Non capirò mai questi film
I monster movies vanno bene solo a terra, altrove è selezione naturale
Altrove diventa una sfida decisamente notevole ma, se fatti con un po’ di coscienza e mettendo anche qualche limite al nemico (in questo caso lo squalo è cieco a causa dell’ambiente in cui è cresciuto) allora può rivelarsi un bel B movie.
Non ricordavo di averlo visto, fino a questa tua recensione. Non mi ha lasciato molto. Ma sì, come B movie va anche bene. Pare sia difficile fare film decenti sugli squali.
Sì, fare film validi con gli squali è praticamente un’impresa titanica e in genere chi si cimenta punta a realizzare B-movie ignoranti. E in molti casi non sono neanche memorabili. Questo invece si è dimostrato davvero affascinante nella sua messa in scena.
Confido in Max Spielberg per Jaws 20 – this time it doesn’t seem fake.
Ma ti immagini se un giorno qualcuno decide di riprendere in mano la saga de Lo squalo per davvero? Io sarei sinceramente spaventato ma ne varrebbe la pena per i meme con Ritorno al futuro.
Immagino già il sequel: Jaws 21, come on guys, are you serious?
Altro che Asylum, qui si arriva al vero capolavoro!
Ci faranno rimpiangere i Minions.
Adesso non esageriamo! XD
Ma perché vuoi mettere limiti al peggio? Potrebbe sorprenderti con la sua epicità.
L’ultima volta che ho visto un’opera che non metteva limiti al peggio è stato con Chicken Park di Jerry Calà e sono anni che sto cercando ancora di riprendermi da quell’esperienza traumatica XD
Io lo guardai alla prima messa in onda televisiva. Fu anche discretamente pubblicizzato. Cercava di rientrare nel trend delle multiparodie in voga in quegli anni. Epicamente brutto, ma ho trovato molto di peggio.
Ci sono opere altrettanto brutte ma cavoli… Che esperienza brutta. E comunque povero Uncaged. A un certo punto ci siamo messi a parlare del peggio del peggio e invece questo film è un B-movie più che dignitoso.
Almeno Chicken park è solo un film molto brutto, che può essere divertente da criticare. Sempre con Jerry Calà esiste Colpo di fulmine. Quel film è davvero inquietante, sembra scritto dai membri del Nambla.
Sai che non ricordo niente di quel film tranne che era diretto dal figlio di Dino Risi?
Ritieniti fortunato. Un livello di inquietudine mai visto.
Avrò rimosso per il trauma immagino XD
È probabile.
Ringrazio la mia mente allora.
Altrove diventa una sfida decisamente notevole ma, se fatti con un po’ di coscienza e mettendo anche qualche limite al nemico (in questo caso lo squalo è cieco a causa dell’ambiente in cui è cresciuto) allora può rivelarsi un bel B movie.
[…] un B-movie sorprendente con un elemento che amo parecchio: gli squali. Il film in questione è 47 metri – Uncaged. Mia e Sasha sono due sorelle che si sono appena trasferite da poco in una nuova città e non vanno […]