Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di parlare di animazione, come da tradizione, e questa volta ci siamo spostati in casa Pixar per discutere di un film interessante, un film partito male al botteghino ma che con il tempo è riuscito a guadagnare e farsi apprezzare, Elemental. Bernie e Cinder sono due elementi del fuoco che si trasferiscono a Elemental City, una città in cui convivono gli elementi dell’acqua, della terra e del vento che però trattano male gli elementi del fuoco, gli ultimi arrivati. I due aprono un negozio e hanno una figlia, Ember. Quest’ultima cresce aiutandoli al negozio ma mostra un temperamento irascibile nei confronti dei clienti. Un giorno arriva per sbaglio un ispettore, Wade, un elemento dell’acqua, che denuncia il negozio per diverse infrazioni. In seguito lui si sente in colpa e insieme a Ember va dal suo capo per fermare la denuncia. Lei accetta ma solo se i due risolveranno il problema delle perdite nelle tubature che sta causando problemi alla città. Tecnicamente il film eccelle in ogni cosa, dalle stupende ambientazioni ricche di dettagli e con strutture interessanti come ad esempio il quartiere del fuoco che sembra una fucina e si ispira alla cultura orientale e medio orientale. Il character design è convincente così come è convincente l’animazione dei suoi personaggi e dei suoi elementi. La storia ha due protagonisti stupendi che formano una coppia dolce e credibile, con Wade che si dimostra un personaggio positivo ed empatico mentre Ember avrà una presa di coscienza e una crescita ottima. Purtroppo il tema del razzismo viene trattato con superficialità e ci sono dei buchi di trama abbastanza importanti che mi hanno deluso. Nonostante ciò lo consiglio!
Questa volta parliamo di film live-action e ancora una volta rimaniamo nel mondo dell’animazione con un piccolo cult diretto da un regista che ho sempre amato e che meriterebbe di più.
Ecco a voi Castle Freak, pellicola horror del 1995 scritta da Stuart Gordon e Dennis Paoli e diretta da Stuart Gordon.

Trama:
Una famiglia americana composta da John Reilly (Jeffrey Combs), sua moglie Susan (Barbara Crampton) e la figlia non vedente Rebecca (Jessica Dollarhide), va in Italia perché John ha ereditato il castello di una duchessa visto che aveva un legame di parentela con lei. Le intenzioni di John sono di vendere il castello il prima possibile e andarsene mentre allo stesso tempo cerca di riallacciare i rapporti con la moglie dopo un evento traumatico che li ha allontanati. Intanto Agnese (Elizabeth Kara), la domestica, racconta una storia legata al castello ossia che la duchessa si era innamorata di un americano con cui si era sposata e da cui aveva avuto un figlio, Giorgio. Un giorno però il marito li abbandona e torna in patria e dopo quell’evento Giorgio muore misteriosamente a cinque anni mentre la duchessa si rinchiude nel castello per 42 anni, fino alla sua morte. Nessuno di loro però sa che nelle segrete c’è un mostro, lo stesso Giorgio, rinchiuso e torturato dalla duchessa per tutti quegli anni e che ora è riuscito finalmente a liberarsi.
Stuart Gordon è stato un regista stupendo e insieme a Brian Yuzna ha creato delle opere magnifiche, dei veri e propri cult come il grande Re-Animator, From Beyond, Dagon e così via. Lui ha fatto diversi film tratti dalle opere di Lovecraft, realizzando tra le migliori trasposizioni in assoluto. E Castle Freak, basato su I ratti nei muri e L’estraneo, è uno di questi.

Partiamo come sempre dal lato tecnico e qui dobbiamo sottolineare che per il budget questo film può essere considerato un B-movie se non uno Z-movie e con quest’ultimo termine non mi riferisco al fatto che sia trash, perché quest’opera è tutt’altro che trash. Il budget era molto basso eppure sono riusciti a creare un film curato e perfino capace di distinguersi rispetto ai film più mainstream. La regia è senz’altro un elemento fondamentale, capace di mettere in scena sequenze che rimangono impresse e che mostrano una grande inventiva. La telecamera si muove perfettamente nel castello, usando a volta la telecamera a mano e dando un senso di tensione e agitazione senza però rendere il tutto caotico e inoltre utilizza bene le carrellate e perfino delle soggettive del mostro. Sa gestire molto bene anche il ritmo, passando da momenti molto drammatici in cui è la storia della famiglia a essere centrale ad altri più frenetici in cui il mostro attaccherà, quest’ultimi gestiti bene e capaci di creare la giusta tensione e paura. Ciò che però sa sorprendere di più di questo film è il suo aspetto particolare e in un certo qual modo unico in cui il gotico si unisce a scene gore e molto cruente.
Il gotico in questo contesto, oltre a essere dato dalla storia come vedremo in seguito, è dato anche dalla stupenda ambientazione del castello, un castello antico e con la sua storia che da solo riesce a suggestionare e affezionare, con le sue numerose stanze, i suoi quadri, gli affreschi e la varietà dei diversi luoghi e la regia riesce a valorizzare tutto ciò. Anche la fotografia è di grande aiuto, specialmente nelle scene notturne attraverso degli ottimi tagli di luce che mettono in risalto alcuni dettagli e sanno creare una bella atmosfera. Per quanto riguarda le scene gore, ci sono state delle sequenze veramente impressionanti, specialmente una che risulta profondamente macabra, sporca, disgustosa e raccapricciante, una sequenze girata benissimo che difficilmente si può dimenticare. Qui gli effetti artigianali sono realizzati veramente bene e ciò che sicuramente colpisce è il trucco usato per il mostro, un trucco curato con la pelle raggrinzita e marcia, le ossa delle schiena che sporgono, le dita lunghe e le unghie affilate, per non parlare del volto. Oltre ad avere un trucco fatto più che bene è anche il suo design a essere convincente e a rimanere impresso nella memoria. Nonostante i limiti il film è fatto bene tecnicamente e anche la storia sa essere interessante.

L’idea del film viene a Gordon quando entrò nello studio del produttore, Charles Band, e vide il poster con un essere deforme incatenato e fustigato da una donna. Band non aveva ancora un’idea su quella storia e diede totale libertà a Gordon per la sceneggiatura a patto che il castello e il mostro deforme fossero inclusi. Oltre a ciò Gordon prese spunto dai due racconti di Lovecraft anche se prese delle strade molto differenti (ad esempio de L’estraneo l’unica scena simile è quella del mostro che si guarda allo specchio). Ci sono due elementi in particolare che colpiscono di questa storia ossia la famiglia e il mostro. La famiglia Rilley si ritrova in una situazione molto difficile e lo capiamo subito in un flashback dove John, ubriaco, ebbe un incidente stradale che rese sua figlia cieca e dove suo figlio più piccolo, JJ (Mike Moroff), perse la vita. Quest’evento ha fatto a pezzi questa famiglia, con John che si ritrova in un punto basso della sua esistenza, dove i sensi di colpa lo stanno consumando e ricerca disperatamente l’aiuto della moglie che però vuole stargli lontano, provando una profonda rabbia per quello che è successo ai suoi figli. Nonostante ciò si vede che tra i due esiste ancora un forte legame ed è proprio la figlia ad accorgersene, colei che vuole che tornino insieme e riescano a superare il lutto e l’incidente. John è sicuramente un ottimo protagonista, un uomo a pezzi che non riesce a perdonarsi quell’errore e che cerca di fare del suo meglio per la sua famiglia, fallendo spesso. Il mostro è molto interessante per il modo in cui si approccia agli altri, specialmente a John. Infatti all’inizio si limita a osservare questa famiglia e in seguito tenterò di imitare i gesti di John senza però comprenderli appieno e arrivando a fare molto male agli altri. Anche perché la violenza è l’unica cosa che questo mostro abbia mai conosciuto in tutta la sua vita, una vittima anche lui che però si trasforma in carnefice, donandogli spessore e rendendolo veramente interessante. Perfino i personaggi secondari risultano ottimi e vorrei sottolineare la presenza di Luca Zingaretti nel ruolo di un maresciallo e la cosa mi ha sempre fatto sorridere.
Per concludere, Castle Freak è un film con un budget veramente basso che però riesce a usare perfettamente ogni elemento a sua disposizione grazie a una regia curata, un’ambientazione ottima e un misto funzionante tra gotico e gore. La storia parla di una famiglia distrutta da una perdita e di un mostro prima vittima e poi carnefice che nella sua vita ha conosciuto solo la violenza e tutto ciò rende il film davvero sorprendente. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]