Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di cinema e soprattutto abbiamo ripreso a discutere dell’animazione e della DreamWorks, andando a prendere in esame un loro piccolo film che si è rivelato sotto tutti i punti di vista interessante, Troppo Cattivi. I Troppo Cattivi sono una banda criminale composta da animali e capitanati da Mr Wolf che sono famosi per compire dei furti impossibili. Dopo essere stati insultati in televisione dalla sindaca, il gruppo decide di rubare il Delfino D’oro, un premio molto ambito che nessun ladro è riuscito a ottenere e che verrà consegnato al professor Marmellata per i suoi gesti benevoli nei confronti della società. Mentre si infiltrano alla premiazione Wolf aiuta inavvertitamente una vecchietta e quest’ultima lo ringrazia, facendo sentire Wolf felice. Il furto fallisce ma Wolf riesce a convincere Marmellata a riformali per dimostrare al mondo che possono cambiare. In realtà vuole fingere per rubare il Delfino D’oro ma una parte di Wolf vuole diventare veramente buona. Il film usa benissimo la tecnica tra animazione 3D e quella tradizionale, creando un’opera visivamente bella e con un uso del low frame che rende le scene d’azione e comiche molto divertenti e dinamiche. La storia ha dei personaggi stupendi e ben caratterizzati e delle tematiche molto moderne legate alla discriminazione e allo stereotipo trattate bene ma che poteva fare di più. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo a parlare di film in live-action e torniamo al mio genere preferito in assoluto, l’horror, con un’opera davvero molto interessante.
Ecco a voi Bloody Calendar (Le Calendrier), pellicola horror del 2021 scritta e diretta da Patrick Ridremont.

Trama:
Eva Rouseel (Eugénie Derouand) è una donna che un tempo faceva danza ma in seguito a un incidente è diventata paraplegica e adesso fa un lavoro che non le piace e con un capo che la tratta male. Eva è molto insoddisfatta della sua vita e si ritrova sola visto che il padre non la riconosce più per via dell’Alzheimer e l’unica persona con cui interagisce è la sua unica amica Sophie (Honorine Magnier). Quest’ultima le ha portato un regalo che ha trovato a Monaco ossia un vecchio Calendario dell’Avvento fatto in legno e molto complesso. Quando Eva lo apre la prima cosa che fa è leggere il regolamento. Il Calendario ha tre regole ossia che se lei mangia un dolcetto dovrà mangiare tutti gli altri fino alla fine e se non li mangia tutti o se butta via il Calendario, qualcuno la ucciderà. Eva inizia a mangiare i dolci nei giorni stabili e pian piano si rende conto che ogni dolce avrà una sorta di potere che potrebbe farle avverare il suo sogno. Ma il suo desiderio esige un prezzo.
Era da molto tempo che volevo parlare di questo film, una collaborazione tra Francia e Belgio ambientato durante le festività natalizie. E io apprezzo molto gli horror natalizi e uno dei motivi che mi aveva attratto era proprio l’uso del Calendario dell’Avvento.

Partiamo come al solito dal lato tecnico e una cosa stupenda in cui la regia eccelle e riesce a impressionare è il ritmo e la costruzione della tensione. Infatti il film è volutamente lento, è un film che si prende i suoi tempi, che ci presenta la sua protagonista e la sua vita, dandoci una visuale delle persone che la circondano e anche quando aprirà la prima casella del Calendario il film non accelera affatto, anzi continua a procedere con lentezza, una lentezza gestita benissimo perché la tensione cresce man mano così come le azioni e i sacrifici che dovrà compiere, facendole vivere un vero incubo e rischiando di farla crollare. Non sono presenti jumpscares, tutta la tensione viene costruita dalla regia, dall’atmosfera e anche dagli eventi che succederanno e che avranno un continuo crescendo.
Il regista è bravo nel creare diverse sequenze interessanti e a costruire quel senso di disagio e dissociazione e ci sono stati tanti elementi ottimi come ad esempio quei momenti in cui lo sfondi si distorceva mentre Eva si muoveva (e c’era questo continuo primo pino sul volto di lei sulla sedia a rotelle) oppure quando attraverso un ottimo montaggio ci ritroviamo in un luogo e tempo diverso, sottolineando la confusione della protagonista. Un elemento che aiuta molto nel creare l’atmosfera è certamente la fotografia. Infatti ho apprezzato molto queste bellissime sequenze in cui c’erano luci blu che si escono dai rami degli alberi durante la notte o una luce rossa nella città, per arrivare a variare anche con il viola e il verde, dando al tutto un’atmosfera gotica e anche l’uso delle ombre e dell’oscurità è fatta benissimo, con sfondi scuri che ricordano ispirazioni espressionisti. Anche le scene d’uccisioni sono realizzate bene e non tanto per gli effetti artigianali e lo splatter ma per come a livello registico e di montaggio sono gestiti. Quindi il lato tecnico convince e anche la storia è veramente ottima.

Come avevo detto all’inizio, uno degli elementi che mi aveva incuriosito era l’uso del Calendario dell’Avvento come tramite del male, un’oggetto che non avevo visto in questo contesto. Fortunatamente questo film non si limita solamente ad avere una buona idea di partenza (come capita invece con certi horror americani con oggetti malefici o posseduti), ma la sviluppa in maniera davvero intelligente. Ad esempio le regole sono poche ma ben precise e sono regole che quando inizi, non ti permettono di uscire in alcun modo se non arrivando alla fine o con la morte ed è interessante vedere come questi dolci avranno degli effetti veramente differenti, arrivando a influenzare alcuni aspetti della vita della protagonista, proprio come se il Calendario sapesse ciò di cui ha bisogno e ciò che deve sacrificare e questo aiuterà lo spettatore a non annoiarsi mai e a non rendere ripetitivo il film. Il mistero dietro all’entità, che vedremo, avrà il suo fascino. Ciò in cui quest’opera colpisce di più è la sua protagonista. Eva è insoddisfatta della sua vita, non si è mai ripresa dal trauma, soffre di forte depressione e come se non bastasse ha a che fare con persone superficiali e senza scrupoli che la trattano male e perfino con inferiorità. Non solo il suo personaggio ha un grande spessore, ma anche l’attrice riesce a fare un lavoro stupendo, dandole una grande forza. In generale quest’opera ha una domanda alla base: quanto sei disposto a sacrificare per il tuo desiderio? Una domanda che viene narrata molto bene in cui la protagonista dovrà far fuori persone che odia ma anche chi ama e in tutta questa storia dovrà calarsi dentro un vero incubo e in un certo senso affrontare anche la sua oscurità e, se vogliamo metterla così, il demone del Calendario, Ich, può essere visto come la rappresentazione dei traumi e dell’oscurità della stessa Eva. E, dal mio punto di vista, il finale è veramente ottimo.
Per concludere, Bloody Calendar è un horror diretto veramente bene, con delle sequenze ben costruite e interessanti e una costruzione della tensione fatta con abilità. La storia è molto semplice ma è scritta bene e ha una protagonista che si rivela piena di sfumature e affascinante. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Ricordo che dicesti che ne avresti parlato. Grazie. Per me questo è un film molto particolare, perché è il primo, e finora unico, horror non a stelle e strisce che mi sia piaciuto. Non lo considero un capolavoro, ma per i miei standard è davvero tanta roba. Ottima la fotografia, così come il fatto di mantenere lenta e lineare la trama. Trama buona, che riesce ad acchiappare. Detestabile e incomprensibile la traduzione “italiana” del titolo. Comunque, per me, rimane una pieta miliare per la mia personalissima lista degli horror.
Aspettavo proprio un tuo commento. In realtà questa recensione l’avevo scritta diverso tempo fa e sono felice di averla pubblicata. Questo è un film che sa sorprendere proprio perché ha una costruzione visiva e di trama ben fatta, ha una struttura solida, delle atmosfere magnifiche e una storia molto interessante e più complessa di quanto possa sembrare. E lascia perdere la traduzione in italiano, non so per quale motivo ma noi siamo molto speciali per le traduzioni di certi titoli (ricordati Se mi lasci ti cancello, un titolo che ancora oggi è simbolo di vergogna anche se a mio avviso ci sono titoli dello stesso livello). Comunque, da amante dell’horror, questo film è una piccola perla per me e sono felice di averlo portato qui.
Per le traduzioni orribili, i francesi ci battono. Come ho detto già in passato, Jaws è epico in francese, così tanto che, per evitare l’assonanza con una parolaccia, al sequel hanno dovuto mettere Part 2. E comunque il titolo ricorda una scazzottata di Bud Spencer al porto. Tornando al film, trasuda europeità, si vede che lo stile non è quello americano, ma in alcune scelte ho visto un consapevole avvicinamento (non una copia) a quello stile, pur restado fedele a sé stesso.
Diciamo che il film tenta di avere un aspetto che sia internazionale, non qualcosa di “provinciale” ma allo stesso tempo non vuole tradire le sue radici e riesce a unire perfettamente le due cose. E non è semplice fare una cosa del genere. Ad esempio un regista in Italia che riesce a fare questa cosa è Gabriele Mainetti, specialmente se guardi La città proibita dove vedi tanto del cinema italiano ma vedi anche un film che riesce a fare l’occhiolino al cinema americano ma anche a quello di Hong Kong.