Kill List

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo, come da tradizione, abbiamo parlato di un film animato e siamo rimasti in casa Pixar per discutere del loro 25° lungometraggio, un film che andava ad affrontare delle tematiche davvero interessanti ma che purtroppo si è dimostrato una delusione, Red. Mei Lee è una ragazzina di 13 anni molto brava a scuola e con delle amiche con cui condivide le sue passioni. Nonostante tutto lei passa molto tempo con la madre a occuparsi del tempio di famiglia e fa del suo meglio per renderla fiera. Un giorno Mei si sveglia trasformata in un panda rosso gigante e la madre le svela che quello è un dono della loro antenata che aveva chiesto agli dei di trasformarla così per proteggere la famiglia durante la guerra e quel dono è stato ereditato da ogni membro femminile. Per liberarsi del panda, Mei dovrà aspettare la prossima luna rossa e prendere parte al rituale, ma in quello stesso periodo ci sarà il concerto della sua band preferita e vuole andarci con le amiche e per questo dovrà imparare a controllare il panda rosso e a guadagnare i soldi per il biglietto. Tecnicamente il film è molto valido, con un character design simile a quello di Luca e ispirato molto all’animazione 2D (specie quella orientale) che differenzia molto i vari personaggi e con delle ambientazioni stilizzate, anche se il ritmo è troppo frenetico. La storia vuole parlare della pubertà e dell’accettazione di sé stessi ma nel primo caso hanno avuto paura e hanno sorvolato e del secondo non sono riusciti a discuterne abbastanza perché si sono concentrati troppo sui momenti comici delle quattro ragazze e le loro follie. Un vero peccato.
Torniamo quindi a parlare di film in live-action e questa volta parliamo di un’opera molto interessante e particolare che ormai è diventata un vero e proprio cult.
Ecco a voi Kill List, pellicola thriller horror del 2011 scritta da Ben Wheatley e Amy Jump e diretta da Ben Wheatley.

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Trama:
Jay (Neil Maskell) è un ex-soldato che, dopo aver lasciato l’esercito, è diventato un sicario. Lui vive con sua moglie Shel (MyAnna Buring) e suo figlio Sam (Harry Simpson) ma la situazione non è semplice. Infatti Jay, dopo una missione disastrosa a Kiev, non ha più lavorato per 8 mesi e la famiglia inizia a non avere più soldi. Qui interviene il suo amico Gal (Michael Smiley), anche lui un sicario, che gli rivela di avere un nuovo lavoro per lui. I due si recano dal committente (Struan Rodger), un uomo anziano che li paga parecchio e gli ordina di uccidere tre persone, ma mentre stringono l’accordo il committente taglia la propria mano e quella di Jay, firmando il contratto con il sangue. Così Jay e Gal inizieranno il loro lavoro ma pian piano entreranno dentro un vero incubo senza uscita.

Molti anni fa ho parlato di Ben Wheatley con il film Free Fire, un’opera interessante e unica che i aveva colpito parecchio. Kill List è completamente diverso da Free Fire ma non solo possiamo già vedere la sua bravura come regista (questo era il suo secondo lungometraggio), ma ci troviamo davanti a un film anch’esso unico e particolare che giustamente è diventato un cult per gli amanti del cinema.

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Partiamo come al solito dal lato tecnico e fin dalle prime inquadrature il regista mostra le sue abilità nel costruire le scene ma soprattutto nel narrare la storia. Il film inizia subito con un litigio tra Jay e Shel per la loro situazione economica e fin da subito riusciamo a sentire una sensazione di disagio per quello che sta accadendo. Il tutto avviene grazie a dei primi piani degli attori, a delle inquadrature molto ravvicinare che ci fanno vedere il loro stato d’animo, e anche attraverso un montaggio ottimo che in questi momenti avrà dei tagli rapidi, precisi e quasi violenti. Tra l’altro il montaggio è uno degli elementi più belli della pellicola, un montaggio che rende lo svolgimento degli eventi molto fluido e riesce a tenere alta l’attenzione dello spettatore. Tornando alla regia, quest’ultimo costruisce delle sequenze ottime, sequenze con una bellissima costruzione e capaci di mostrarci elementi di grande importanza per la storia. Approfondirò la cosa quando parlerò della sceneggiatura, ma questo film si baserà molto sugli indizi visivi per capire la storia ma soprattutto questi aiuteranno per lo svolgimento e renderanno naturali il cambio di genere che avrà il film.

Infatti possiamo dire che la pellicola è divisa in tre parti nette, con l’inizio che sembra quasi un ritratto realistico di una certa Inghilterra in difficoltà economica, quella centrale che diventa un thriller noir per poi giungere al finale che sarà un horror puro. E questi generi si amalgamo perfettamente proprio grazie alla regia. Ci sono altri elementi gestiti benissimo come ad esempio la fotografia sia negli esterni che negli interni, con dei bellissimi tagli di luce che in certe occasioni ci faranno provare una sensazione di claustrofobia e di tensione. Quello che ho apprezzato maggiormente è l’esplosione di violenza della pellicola. Non ci sono tante scene violente, ma quando ciò accadrà sarà sempre come un’esplosione di rabbia, si vedrà la furia e anche la cattiveria, arrivando a rendere certe scene davvero ottime e impressionanti. A livello tecnico il film è stupendo ma anche la sceneggiatura è realizzata in maniera stupenda.

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Come avevo detto in precedenza, le immagini sono molto importanti in quanto aiutano a capire la storia. Il regista infatti ha deciso di non voler spiegare tutto allo spettatore, decidendo invece di farci comprendere il tutto attraverso piccoli dialoghi allusivi che ci danno la possibilità di comprendere certi eventi e di farci una mezza idea di certi eventi importanti, come la questione di Kiev. Tutto ciò in realtà renderà la storia molto più interessante perché in diverse occasioni potremo solo teorizzare cosa sia successo e soprattutto il perché, specialmente nel finale, un finale grandioso che con una singola inquadratura ci farà porre diverse domande e metterà in dubbio tante cose. Il modo in cui sono gestiti i vari generi è stupenda.

Nei primi 20-30 minuti il film si concentrerà nel mostrarci la situazione di Jay e della sua famiglia, una situazione difficile a causa dei soldi, in cui c’è una forte critica sociale su un’Inghilterra con un’economia in crisi ma sempre con una mentalità in cui bisogna avere di più. Ci mostrano anche i vari litigi tra Jay e Shel e in generale ci mostrano una famiglia disfunzionale, oltre a un protagonista che non riesce ad andare avanti dopo quell’evento a Kiev. E già qui ci vengono dati degli indizi su come questa situazione si evolverà e lo si vede abbastanza subito con la ragazza di Shel, Fiona (Emma Fryer) che fa quel simbolo dietro lo specchio. Nella parte noir invece si vedrà una bella costruzione sia della tensione sia dell’attesa e vedremo anche l’evoluzione di Jay e Gal e come i ruoli si invertiranno. Infatti inizialmente Gal sembrava il classico personaggio tranquillo e con la battuta pronta ma propenso alla violenza, invece si dimostra quello più riflessivo oltre che un ottimo amico per Jay. Sarà Jay infatti a mostrare molta impulsività e rabbia e verrà sottolineato da quegli scatti di violenza verso le sue vittime e non sarà qualcosa di gratuito, ma sarà importante per capire com’è veramente il personaggio e anche per arrivare a comprendere perché di certe decisioni finali. E l’ultima parte diventa un puro horror, un horror veramente interessante di cui però non posso parlare perché qui è impossibile non fare spoiler e quindi devo fermarmi qui (purtroppo).

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Per concludere, Kill List è un film stupendo che merita di essere un cult e di essere visto. Un film con una regia stupenda che parla molto allo spettatore grazie alle immagini e capace di creare un’ottima tensione e di gestire i vari generi. La storia è affascinante per come parla di certe tematiche e soprattutto per come lascia la possibilità al pubblico di teorizzare su determinati eventi oltre che a regalarci un grande finale. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

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