Red (film 2022)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a discutere di film in live-action e in questo caso ho deciso di parlare dell’ultimo capitolo di una saga che adoro, un capitolo che divise parecchio l’opinione pubblica e che sotto molti punti di vista non fu capito, Matrix Resurrections. Thomas Anderson è un famoso sviluppatore di videogiochi diventato famoso per la trilogia di Matrix, ma si trova in un momento di crisi perché gli sembra che i giochi che ha creato siano i suoi ricordi e inoltre spesso incontra una donna di nome Tiffany di cui è innamorato e che somiglia molto a Trinity. Tutto cambia quando Bugs e un nuovo Morpheus lo contattano, rivelandogli che è prigioniero di Matrix e risvegliandolo. Nel momento in cui si risveglia Thomas, anzi Neo, vede affianco a sé Trinity, viva, e rinchiusa nel Matrix. Neo farà di tutto per liberarla. Tecnicamente il film è ottimo a ha una regia be curata e capace di creare ottime sequenze, donando al film una messa in scena differente rispetto alla trilogia originale e questo lo si può vedere con i combattimenti che non sono più basati sul wuxiapian ma sul cinema d’azione anni ’80-’90 alla John Woo e anche la fotografia è diversa anche se simile. Gli effetti speciali funzionano bene e le sequenze d’azione sono ottime. La storia invece è puro metacinema, una storia che va ad attaccare i produttori che continuano a creare reboot, sequel, remake e via dicendo, oltre che attaccare anche il pubblico che accetta tutto ciò perché spera di riprovare le stesse sensazioni vissute nel film originale. Una storia molto intelligente che però non è stata compresa e che vi consiglio di recuperare assolutamente!
Torniamo come da tradizione nel mondo dell’animazione e in questo caso rimaniamo in casa Pixar per discutere del loro 25° lungometraggio, un film che aveva molto da dire ma che mi ha lasciato con tanti dubbi.
Ecco a voi Red (Turning Red), pellicola animata del 2022 scritta da Domee Shi e Julia Cho e diretta da Domee Shi.

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Trama:
Mei Lee (Rosalie Chiang) è una ragazzina cino-canadese di 13 anni che vive a Toronto. Lei è una studentessa modello e frequenta le sue migliori amiche Miriam (Ava Morse), Priya (Maitreyi Ramakrishnan) e Abby (Hyein Park) con cui condivide la passione per la boy band 4 Town. Mei però trascorre molto tempo con sua madre Ming (Sandra Oh) occupandosi del tempio della loro famiglia e fa del suo meglio per rendere la madre orgogliosa anche se essere la figlia perfetta la prive delle sue passioni. Un giorno però Mei si sveglia e scopre di essere diventata un panda rosso gigante e dapprima cerca di nascondere la cosa ma Ming la scopre e le rivela la verità. Quello è un dono della loro antenata Sun Yee che aveva chiesto alle divinità di trasformarsi in un panda rosso per proteggere la sua famiglia e il villaggio durante a guerra e questo dono viene tramandato a ogni membro femminile. C’è un modo per liberarsi del panda rosso ed è attraverso un rituale che dovrà avvenire durante la luna rossa. Il problema è che però prima ci sarà un concerto dei 4 Town e Mei vorrebbe andarci insieme alle amiche. Quindi lei dovrà imparare a controllare il panda rosso e a trovare i soldi per i biglietti.

Anche questo film, come Soul e Luca, è uscito direttamente su Disney+ anche se onestamente non ne capisco il motivo (immagino che la Disney abbia puntato un po’ troppo sulla sua piattaforma streaming in quei tempi). Sta di fatto che questo film aveva effettivamente delle tematiche molto interessanti di cui parlare ma che purtroppo mi ha deluso profondamente.

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Partiamo come sempre dal lato tecnico e, come ho ripetuto decine di volte, sul lato tecnico la Pixar non ha mai sbagliato un colpo e lo stesso vale per questo film. Quello che colpisce fin da subito è il character design che ricorda per tantissime cose quello di Luca, come i denti grandi e le forme più morbide e stilizzate anche se in questo caso il design è ancor più cartoonesco di Luca e si vede una certa influenza dell’animazione orientale e questo mi è piaciuto molto. Ad esempio ho apprezzato il design delle quattro ragazze e quanto si differenziassero le une dalle altre, con Mei che ha questo volto rotondetto, con i capelli corti e lisci mentre ad esempio Miriam è molto più alta, con un volto più allungato e dei denti molto grandi e in risalto. Il design dei personaggi mi ha convinto molto così come mi ha convinto l’ambientazione di Toronto per l’aspetto che sono riusciti a dargli. Infatti la città è ben gestita e ha degli ambienti curati ma al tutto viene dato un aspetto stilizzato nelle forme e nei colori, quest’ultimi ben differenziati e molto accesi.

Tra le altre cose apprezzo anche alcuni effetti 2D che sono stati inseriti sopra l’animazione 3D, specialmente nei momenti comici, come ad esempio gli occhi da innamorati che si vedono spesso negli anime, linee alle spalle per donare dinamismo all’azione e così via. La regia non è male e alcune sequenze e scene in realtà hanno una buona costruzione e si dimostrano interessanti. Però qui troviamo un difetto, un difetto che si ripercuote pesantemente su buona parte della storia: il ritmo. In molte occasioni infatti succedono numerose cose in pochissimo tempo e talmente in rapida successione che non ci permette di respirare. Questo lo si può vedere ad esempio all’inizio, quando Mei si presenta e presenta la sua vita, le sue amiche e la sua famiglia. Il tutto viene reso pesante perché per quanto veloce e dinamico, ci sono talmente tante cose che rendono il tutto soffocante, soprattutto per quello che ci mostrerà. A livello tecnico il film è valido, ma il problema grande riguarda la storia.

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La storia è ambientata agli inizi degli anni 2000 e in realtà introduceva numerose tematiche che trovavo profondamente interessanti come ad esempio il rapporto madre-figlia tra Ming e Mei, come quest’ultima cercasse in tutti i modi di renderla orgogliosa senza però rendersi conto di star venendo plagiata, reprimendo la sua vera sé stessa. Quello che però mi aveva sorpreso parecchio e in cui speravo tanto era che il film voleva parlare della pubertà, arrivando a citare, anche se non esplicitamente, il ciclo mestruale. Ci speravo veramente tanto perché un tale argomento che dovrebbe essere normale viene visto ancora oggi come una sorta di tabù e non ho la più pallida idea del perché dato che è qualcosa di naturale e di cui le persone dovrebbero essere informate. Ed è qui che sorge il problema perché quest’ultima tematica tende a essere affrontata molto poco e ne parlano vagamente e quasi con paura. Certo, il fatto che lei si trasformi in un panda rosso indica in maniera metaforica la sua pubertà e indica anche le mestruazioni ma poi questo argomento viene evitato del tutto. E no, fare due battute sugli assorbenti non mostra coraggio. Questo per me è stato un grave errore visto che era uno dei temi principali.

Alla fine hanno virato tutto sul rapporto madre-figlia e sul sapersi accettare sia nei pregi che nei difetti e non essere quello che vogliono gli altri. Come tematica è bella ma ancora una volta il film ne discute in maniera superficiale. Questo perché Red tende a mostrare molto la protagonista seguire le sue passioni e fare la sciocca insieme alle sue amiche. Il che mi va anche bene perché a quell’età molti di noi si sono comportati in quella maniera, ma il problema sorge quando tre quarti del film si basa solo su di questo, mostrandoci il gruppo sempre iperattivo e in piena follia e questo, unito a un ritmo frenetico, appesantisce la storia e soprattutto non si concentra abbastanza sulle tematiche di cui vuol parlare, distraendosi parecchio. E questo mi crea un profondo dispiacere perché il potenziale c’era tutto. Anche il fatto che alla fine la scelta di andare al concerto fosse il momento di crescita ed emancipazione mi sembrava molto debole e poco profondo. E, continuo a ripeterlo, mi dispiace perché avrei tanto voluto che il film osasse in argomenti a mio avviso importanti e che devono essere normalizzati.

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Per concludere, Red è un film tecnicamente ottimo, con un character design davvero bello e un’ottima ambientazione anche se il ritmo è molto frenetico. La storia vorrebbe parlare di tematiche interessanti come la pubertà e l’accettazione di sé stessi, ma il primo viene quasi sorvolato e non riescono a parlare bene neanche del secondo perché il film si distrae, concentrandosi su altro. Un vero peccato.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

6 pensieri riguardo “Red (film 2022)

  1. questi film, sempre ammettendo che di film, filmografia e cinema ne so molto meno di menissimo, sono la prova provata che il digitale e le intelligenze artificiali danno il meglio quando c’è un lato umanistico (filosofico, etico, morale, …) che ne corrobora le capacità.

    sono un pezzo di futuro.

    1. Il digitale sicuramente è una tecnologia magnifica per l’animazione. Per le intelligenze artificiale di certo no. L’animazione è una cosa che dev’essere fatta dalle persone e poi questo film non ha usufruito dell’IA.

    1. E pensare che a me invece non ha detto niente anzi mi è dispiaciuto vedere come la tematica centrale si sia quasi persa e sia ritornata sul finale. E’ un film che per certi versi mi fa venire il nervoso proprio perché non trova equilibrio.

  2. posso dissentire? per due motivi. il primo è che il mio era un riferimento al digitale e alle IA non per forza contestuale e il secondo, è che pixar e disney usano algoritmi avanzati nella computer grafica (simulazione di peli, illuminazione, rendering, gestione delle animazioni, eccetera.).

    Pixar utilizza da anni tecnologie che incorporano tecniche di machine learning e automazione, anche prima che le IA (ossia gli LLM, che sono un sotto-sotto-sotto-sotto-insieme delle IA) diventassero popolari e democratiche.

    ma non litighiamo per questo, no?

    1. Nessun problema io adoro le discussioni e mi piace discutere con persone che hanno opinioni diverse dalle mie. Il digitale della Pixar è sicuramente una grande invenzione e conosco bene i programmi di automazione che la Pixar ha fatto per la realizzazione dei peli (ad esempio ne avevo parlato bene nell’articolo su Monsters & Co). Il punto in quel caso è che comunque c’è la gestione umana e c’è il tocco della persona e in questo momento non mi piace come viene usata l’IA che invece che essere un supporto all’umano viene usato come totale sostituto specialmente nel settore artistico. E questo sta diventando sempre di più un problema sentito in particolar modo nel mondo dell’animazione che è un mondo sempre più difficile e a rischio per gli animatori. Comunque se il mio tono è sembrato polemico mi scuso. Come ho detto a me piace molto discutere.

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