Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di horror e l’abbiamo fatto un un’opera spagnola molto importante non solo perché si tratta del primo lungometraggio di un regista che amo, ma anche perché ha riportato in vita il cinema di genere in Spagna, Nameless – Entità nascoste. Cinque anni prima la figlia di Claudia, Angela, è scomparsa misteriosamente e poco dopo venne ritrovato il cadavere, irriconoscibile. Dopo cinque anni però Claudia riceva una chiamata proprio da sua figlia che le dice di essere viva e le chiede aiuto. Per questo contatterà il detective che aveva partecipato alle indagini, che ora non lavora più per la polizia, e insieme cercheranno la verità in una storia molto inquietante. La regia si dimostra ottima, regalandoci scene con una bella costruzione dell’immagine e dei bei dettagli, capace di costruire la tensione e la paura in maniera sottile, attraverso piccoli elementi e senza l’ausilio di jumpscares. Mi piace il ritmo lento che sa costruire bene la storia e i personaggi e apprezzo come il film riesca a mostrare lo sporco e il marcio con forza. La fotografia è volutamente fredda, ma in certi punti ha delle ombre molto forti quasi espressioniste. La storia è interessanti, i protagonisti sono interessanti e ben costruiti e anche le indagini risultano ben gestite, così come è gestito con cura e fascino il modo in cui parlano del male. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo nel mondo dell’animazione e torniamo dalla Disney con una loro opera si cui effettivamente c’è tanto da dire.
Ecco a voi Encanto, pellicola animata del 2021 scritta da Jared Bush e Charise Castro Smith e diretta da Byron Howard e Jared Bush.

Trama:
Il film si apre con Alma Madrigal (Maria Cecilia Botero) e suo marito Pedro che insieme ai loro tre figli scappano via da alcuni assalitori e Pedro si sacrifica per permettere alla famiglia di salvarsi. Grazie a questo gesto, la candela di Alma diventa magica, respingendo gli assalitori e dando vita alla casa magica Casita, nata nella terra di Encanto e protetta da alte montagne. Passano 50 anni e il potere della candela ha donato a tutti i membri della famiglia Madrigal dei poteri speciali con i quali aiutano gli abitanti del villaggio. L’unica a non aver mai ricevuto il dono è la giovane Mirabel (Stephanie Beatriz) che cerca di sopperire la mancanza di poteri rendendosi utile in mille faccende. Dopo che suo cugino Antonio (Ravi-Cabot Conyers) ha ricevuto i poteri di parlare con gli animali, Mirabel ha una visione in cui vede delle crepe aprirsi nella casa e la fiamma della candela vacillare. Decisa a scoprire cosa sta accadendo, Mirabel si mette alla ricerca di Bruno (John Leguizano), un membro della famiglia scomparso e le cui visioni sembravano portare sventure.
Questo film mi ha sempre affascinato ma non perché lo ami ma proprio per i suoi grandi pregi e per i suoi enormi difetti. Diciamo che è un’opera altalenante che per questa sua natura particolare mi ha sempre incuriosito e onestamente non vedevo l’ora di parlarne perché c’è molto di cui discutere. Quindi iniziamo con la recensione.

La produzione del film è durata ben cinque anni (e immagino che un lasso di tempo così lungo sia dovuto in buona parte ai problemi relativi al Covid) e in questi anni non solo hanno fatto ricerche approfondite sulla cultura dell’America Latina e in particolar modo della Colombia ma, come succede spesso, hanno cambiato parecchio la storia. Ad esempio la primissima idea che ebbero era legata a una donna dei giorni nostri che veniva trasportata in un altro mondo grazie a una maniglia magica. E le idee non finiscono qui infatti inizialmente Agustin (Wilmer Valderrama), il padre di Mirabel, doveva essere il patriarca della famiglia che aveva fondato Encanto e costruito Casita. Un’altra idea che trovavo davvero affascinante era ambientare il tutto nel 1950 e quindi dare l’aspetto dei tempi ai veicoli e agli abiti e certamente a livello visivo sarebbe stato interessante. E le idee non finiscono qui si potrebbero scrivere tante cose su alcuni momenti che non sono stati inseriti e che riguardano diversi personaggi e questo proprio perché il film mostrava un nucleo familiare molto allargato e si è cercato di dare spazio a tutti loro sia nella personalità che nel design e sono tutti aspetti che vedremo adesso e che rappresentano sia i punti di forza che di debolezza dell’opera.
Partiamo quindi dal lato tecnico e lo dico fin da subito, il lato tecnico di questo film è davvero stupendo e curato, un lato tecnico in cui i registi e gli animatori hanno dato prova di grande maturità ed esperienza. La regia era uno degli elementi a cui ero più interessato visto che il duo aveva lavorato a Zootropolis, l’ultimo classico Disney che considero meraviglioso sotto ogni aspetto. In primis riescono a gestire il ritmo che sa essere dinamico senza mai risultare frenetico e sapendo benissimo anche quando rallentare (come nei momenti drammatici) e quando essere più vivace (come le scene comiche). Inoltre i due sanno costruire sequenze veramente belle. Ad esempio nelle parti cantate la regia è piena di forza e ogni inquadratura sa sfruttare alla perfezione la profondità di campo, mostrandoci la grandiosità delle varie ambientazioni e dando risalto anche a dettagli che in questo film sono numerosi. Ho adorato ad esempio la regia nella canzone Non si nomina Bruno (We Don’t Talk About Bruno) che oltre ad essere la canzone migliore del film è anche quella diretta meglio, con la presenza di inquadrature sbilenche per dare una sensazione di disagio mentre spiegano a Mirabel chi è Bruno e amo anche come la telecamera accompagni i movimenti dei personaggi e anche come giri intorno a loro, rendendo il tutto naturale e dinamico. Ci sono tanti momenti in cui la regia si dimostra di grande qualità e sa divertire, incuriosire e intrattenere.

L’animazione è anch’essa di alta qualità e minuziosa in ogni piccolo elemento, come ormai capita quasi sempre in ogni opera Disney e Pixar. Ho apprezzato molto il character design di tutti i personaggi della famiglia, in cui si vede il grande impegno per diversificarli e dare a tutti loro dei dettagli unici. Mirabel è fantastica con quel volto rotondo, i grandi occhiali e i capelli ricci, ma anche Luisa (Jessica Darrow), la sorella che possiede la super forza, è ben fatta e con un fisico muscoloso. Tutti sono veramente belli e riconoscibili anche se l’unico che non mi ha convinto è Felix (Mauro Castillo) che mi ricordava molto Maui di Oceania. Anche il loro vestiario è incredibile e basta guardare solo Mirabel per capirne l’impegno che c’è stato dietro, vedere il modo in cui si muove seguendo perfettamente il movimento del corpo e rendendo i movimenti delle vesti realistici oltre che mettere in rilievo i motivi floreali fatti con i fili colorati. Anche i dettagli ambientali sono impressionanti, il film ne è pieno, a volte forse anche troppo, rendendo il tutto molto barocco. L’unico difetto del lato tecnico sono alcune canzoni. Ci sono canzoni, come quella su Bruno che ho adorato ma altre non avevano una grande forza e in certi casi occupavano molto tempo proprio come quella iniziale, La famiglia Madrigal (The Family Madrigal), che spiega al pubblico tutti i membri della famiglia e i loro poteri, una canzone che per certi versi poteva anche essere evitata. Per il resto il lato tecnico è incredibile e degno di lode, ma è la sceneggiatura ciò che mi interessa maggiormente.
Per farla breve, il film ha l’enorme pregio di avere una prima parte accattivante ma purtroppo nella seconda cala qualitativamente. Nella prima parte il film riesce ad affascinare lo spettatore introducendoci in questa particolare famiglia. Rimaniamo affascinati dalla Casita che sembra essere viva, si muove e interagisce con i personaggi come se fosse egli stessa un personaggio ed è divertente vedere i poteri dei vari membri della famiglia, come la super forza, un udito sopraffino, cambiare il tempo a seconda dell’umore e così via, poteri che creano momenti davvero fantasiosi e divertenti. Inoltre conosciamo molto bene Mirabel, l’unico membro della famiglia a non aver ricevuto alcun potere, un personaggio che si impegna al massimo delle sue capacità per farsi accettare ma che nonostante ciò viene a volte ignorata e molto spesso soffre per la mancanza di poteri. C’è un’ottima introduzione di questo mondo fantasy e soprattutto del mistero della casa e del perché qualcosa la sta facendo crollare. Questa prima parte è gestita benissimo e ci mostra anche dei momenti emotivi molto forti come Mirabel che osserva la sua famiglia farsi la foto insieme, mettendola da parte, o la scena legata a Bruno (chi ha visto il film sa cosa intendo). Sono scene molto belle e drammatiche e mostrano perfettamente la situazione di entrambi i personaggi. Poi però nella seconda il film crolla parecchio.

Qui scopriamo cos’è che sta distruggendo la casa e soprattutto capiamo che questa famiglia ha degli enormi problemi. A una prima occhiata la famiglia Madrigal sembra perfetta, sempre felice e sorridente, ma in realtà ha tanti difetti e lo vediamo tramite Mirabel che viene ignorata e che in seguito, quando la situazione peggiorerà e nonostante i suoi sforzi per risolvere il tutto, diventerà quasi un capro espiatorio, prendendosi l’odio di alcuni membri. E lo stesso vale per Bruno, anche se purtroppo con lui non posso approfondire troppo per evitare spoiler. Qui si affrontano tematiche molto importanti come appunto l’enorme peso che alcuni devono portare e l’ansia di dover rispettare certe aspettative, argomenti ora come ora moderni e attuali. E si discuterà di tutto ciò proprio attraverso questa famiglia. Ora, apprezzo molto il fatto che abbiano voluto parlare di così tanti personaggi e dagli spazio, anche perché tutti loro hanno una forte personalità e ultimamente la Disney tendeva a mostrare film animati con pochi personaggi carismatici (a parte Zootropolis). Il problema è che la famiglia è composta da ben 12 membri e il film dura solo 90 minuti e in un lasso di tempo così breve non puoi parlare di tutti e infatti gli unici tre, a parte Mirabel e Bruno, che verranno un po’ approfonditi e di cui si parlerà dei loro problemi sono Luisa, Isabela (Diane Guerrero) e Alma. Il difetto enorme è che i problemi dei personaggi verranno introdotti e spiegati in maniera improvvisa, senza una costruzione precedente che ci faccia notare ciò. Quindi non solo i problemi ci vengono introdotti in modo così casuale, ma non si ha neanche l’impressione che la famiglia abbia delle vere fratture, perché sembrano sempre felici e uniti. La cosa peggiore però è che questi problemi si risolvono nel giro di due minuti con i personaggi che chiedono scusa e si abbracciano. Letteralmente. Non solo è tutto troppo improvviso e irreale, ma con i problemi che presenta questa famiglia non si può risolvere tutti in 90 minuti. Ci voleva una costruzione migliore e doveva esserci fin dall’inizio. E il film parla di talmente tante cose che quei 90 minuti risultano soffocanti. A questo punto avrei fatto delle modifiche come tagliare la canzone iniziale (perché comunque avremo visto i poteri dei personaggi in azione senza avere la spiegazione), tagliare magari uno o due personaggi e soprattutto avrei allungato la durata ad almeno 2 ore così da approfondire meglio varie questioni e personaggi. Infatti provo un profondo dispiacere perché questo film aveva un potenziale incredibile e aveva dei bellissimi momenti maturi che mi hanno sorpreso. In un certo senso sono affezionato a quest’opera così imperfetta e continuo sempre a sperare che la Disney spinga più a fondo con le sue idee.
Per concludere, Encanto è un film animato tecnicamente eccellente, con una regia di alta qualità capace di gestire il ritmo e creare sequenze impressionanti. Il character design è curato così come le animazioni e i dettagli. La storia ha un’ottima protagonista che apprezzo molto e una prima parte molto solida ma ha anche una seconda parte debole in cui i problemi vengono introdotti e risolti in maniera troppo semplice. Nonostante ciò è un film che consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Mi ha colpito in particolare la parte in cui spieghi le modifiche subite nel tempo dalla sceneggiatura di Encanto. A questo proposito ti dirò che sto leggendo un ottimo libro di Roger Corman, “Come ho fatto cento film a Hollywood senza mai perdere un centesimo”, e lui spiega che di quei 100 film solo uno ha subìto una riscrittura del copione: questo perché secondo Corman ogni sceneggiatura (anche la più debole) ha comunque una sua logica interna, e quindi se vai a modificarne una parte è molto probabile che la scena da te stravolta non sia più coerente con le altre, facendo sembrare il film un’accozzaglia di scene senza senso. Peraltro Corman precisa che anche quell’unica volta su 100 in cui accettò una riscrittura del copione fu perché lui si assentò per qualche giorno dal set, in sua assenza la sceneggiatura venne modificata, e siccome non c’era il tempo di mettersi a cercare il copione originario Corman accettò di girare con quello nuovo.
Le parole di Corman mi trovano d’accordo, ma evidentemente il suo parere non è molto condiviso a Hollywood, perché nel cinema moderno le riscritture sono praticamente la prassi. E’ quasi impossibile che un copione venga presentato a una casa di produzione e che quest’ultima lo affidi ad un regista senza farlo riscrivere almeno una volta. E di riscrittura in riscrittura la sceneggiatura si snatura sempre di più, fino a diventare qualcosa di così diverso da quella originaria da non sembrare neanche la stessa storia.
Questa è una discussione veramente importante incentrata sull’importanza della sceneggiatura. Perfino Hitchcock sottolineava quanto fosse fondamentale la sceneggiatura in un film anche se purtroppo nella Hollywood odierna questo concetto sembra essere quasi sparito visto che a volte dirigono i film senza una sceneggiatura pronta. Sta di fatto che capisco benissimo l’idea di Corman e in verità concordo con lui. Bisogna partire da un’idea di base buona, scrivere la storia che vuoi ed evitare che ci siano dei cambiamenti che possa o portare sconvolgimenti all intera storia e struttura. Questo pensiero oggi però è difficile da portare avanti a meno che tu non sia un autore che gode di una certa libertà creativa e anche in quel caso a volte bisogna scendere a compromessi con i produttori e altre noie. I blockbusters ad esempio sotto questo punto di vista sono molto sfortunati perché subiscono numerose riscritture. A volte infatti ci troviamo 4 o 5 sceneggiatori in un blockbusters perché hanno riscritto più volte la storia e se non si è veramente bravi queste modifiche si vedono eccome (un esempio recente è il quarto capitolo di Capitan America in cui si nota che certi personaggi o certe scene dovevano andare in modo differente). La Disney inoltre è sempre stata particolare in quanti almeno agli inizi le loro storie erano scritte da tante persone ma perché era più che altro un gioco di squadra, tutti i vari animatori e registi si univano per dar vita a un’opera che fosse ben coerente. Adesso questa cosa non succede più nella Disney. E inoltre Encanto ha subito dei cambiamenti ma neanche paragonabili a quelli ad esempio di Moana 2, nata per essere una serie animata e trasformata all’ultimo secondo in un film e lì si notano i cambiamenti e i problemi.
Un esempio molto evidente dei buchi di trama che si creano quando modifichi una sceneggiatura è il film “Due settimane in un’altra città”. Nel copione originario era previsto che una ragazza prendesse un pugno in faccia da un uomo, e che a seguito di quest’aggressione le si formasse un occhio nero; poi in seguito si decise di eliminare quella scena, perché già allora (il film è del 1962) si percepiva che avrebbe potuto urtare la sensibilità del pubblico. Il guaio è che quella scena fu eliminata a film finito, e nel frattempo era stata girata un’altra scena in cui la ragazza appare con l’occhio nero: di conseguenza lo spettatore la vede entrare in scena con la faccia pestata (che tra l’altro viene ripresa in un primo piano) e non ha la più pallida idea di come si sia ridotta così! :)
Questi alla fine però sono errori più dovuti al montaggio e al fatto che non hanno fatto riprese extra. Sono cose che si possono risolvere. In altri casi invece fanno danni molto più grandi e questo è l’esempio di Capitan America 4
E’ vero: se l’eliminazione di una scena avviene prima ancora che venga girata è una riscrittura del copione, se invece avviene a riprese finite è una scelta di montaggio. Tuttavia, in entrambi i casi si corre il medesimo rischio, ovvero quello di creare un buco di trama. Hai citato più volte Capitan America 4 come esempio paradigmatico: in quel caso quali erano i buchi di trama?
Ad esempio il fatto che appariva un colonnello che nella storia non aveva grande importanza ma che vedevi che sembrava qualcuno di importante. In realtà si ha sempre l’impressione di vedere un’opera alterata sia nel montaggio sia nella storia.
Questo non succedeva nei primi cinecomics della Marvel. Ad esempio, il tanto criticato Daredevil secondo me è un ottimo film, a livello sia di sceneggiatura che di atmosfera. Del resto la sceneggiatura è ispirata a uno dei migliori fumetti di sempre (Daredevil: Rinascita), quindi chi l’ha scritta è andata sul sicuro. :)
Per me invece il primo Daredevil non è un buon film e anche quello ha tanti problemi. Al massimo posso dire che le prime fasi Marvel erano più curare e attente a queste cose.
A mio giudizio dipende dal fatto che all’inizio i cinecomics della Marvel erano pochi, quindi c’era tempo e modo di dare la giusta attenzione a ciascuno di essi. Poi sono diventati un’infinità (per lungo tempo ne è uscito uno al mese), e quando cominci a produrli in serie è logico che non riesci a curarli tutti adeguatamente. Aggiungi che ad un certo punto la Marvel decise di intersecarli tutti, e questo peggiorò la situazione, perché prima una riscrittura della sceneggiatura provocava un buco di trama solo nel film basato su quella sceneggiatura, dopo lo provocava in quel film e in tutti quelli che erano più o meno blandamente collegati ad esso. I cinecomics non sono morti per questo (casomai sono morti per il motivo che ti dicevo prima, ovvero il fatto che ce n’è sempre stato almeno uno in cartellone per anni e anni, quindi alla fine la gente si è stancata), ma anche questo ha contribuito.
Inoltre i cinecomics hanno causato un danno enorme al cinema. Perché a un certo punto avevano monopolizzato il mercato cinematografico e tutti attendevano il prossimo cinecomic perché era sicuro che sarebbe stato un successo. Ora però i cinecomics non vanno affatto bene e si è creato un vuoto che stanno cercando di riempire in ogni modo.
Questo vuoto sta facendo impazzire sia i produttori che i proprietari delle sale cinematografiche, perché non c’è più un film dall’incasso sicuro. Ogni film che esce oggi può incassare 15 milioni a livello globale come 150, e nessuno può prevederlo in anticipo, perché dopo Avengers: Endgame (film dal titolo davvero profetico) il pubblico non ha ancora trovato un nuovo genere preferito. E forse è bene che continui a non trovarlo, altrimenti partirebbe un nuovo monopolio ventennale come quello dei cinecomics.
Il punto è che proprio i produttori non si aspettavano un crollo così veloce dei cinecomics. E adesso che non ci sono più, si è creato un vuoto perché gran parti delle energie si erano concentrate proprio su quei film. E adesso non stanno facendo altro che cercare la gallina dalle uova d’oro, dimenticandosi di fare film che possano definirsi tale. Siamo in un momento di smarrimento e a mio avviso è un momento perfetto per Hollywood e i vari produttori di sedersi insieme e parlare di questa situazione e come cambiare le cose.
Forse l’unico film dall’incasso sicuro che è uscito negli ultimi tempi è il sequel de Il diavolo veste Prada, perché quel film fece innamorare il pubblico fin da subito, con gli anni il suo status di film cult si è rafforzato sempre di più, e quindi era logico che il suo capitolo successivo avrebbe fatto esplodere il botteghino. Ma è una carta che puoi giocarti una volta sola, non puoi far uscire un sequel di questa portata ogni mese come veniva fatto con i cinecomics. Ergo, come hai detto tu adesso la cosa migliore è cercare di fare dei buoni film punto e basta, senza affannarsi a cercare un genere che possa diventare una nuova gallina d’oro con la quale campare per altri vent’anni.
Hai ragione quando dici che spesso a Hollywood si dimenticano di fare la cosa più banale, ovvero fare dei buoni film. Preferiscono perdersi dietro a dettagli di nessuna importanza, nella convinzione che saranno quelli a fare la differenza, quando invece la può fare solo una buona sceneggiatura (per tornare al tema iniziale). Ad esempio, oggi i produttori impongono ai direttori della fotografia di usare più luci possibili e ai costumisti di cucire dei vestiti dai colori più tenui possibili: lo fanno perché su smartphone i film troppo bui si vedono male (da qui la necessità di usare luci sparate al massimo), e anche quelli con i colori troppo accesi (da qui la necessità di scegliere dei colori neutri). Nel leggere queste informazioni (e le ho lette da 2 fonti indipendenti tra loro, quindi sono certo che siano vere) mi è venuto da pensare che i produttori non hanno colto un concetto banale: è una buona storia a tenere incollato lo spettatore allo schermo, non il led usato dal direttore della fotografia o il colore di un vestito.
I seguiti in molti casi si sono dimostrati sicuramente una scelta vincente a livello di incasso, ma solo per il breve termine in quanto si andava a portare un prodotto di qualità decisamente pessimo. E a volte l’incasso non è neanche così sicuro (mi viene in mente Il ritorno di Mary Poppins. Film mediocre e incassi sotto le aspettative). Poi in altri casi funziona come con i Jurassic World perché la gente ama i dinosauri, ma purtroppo il risultato finale è catastrofico (in un certo senso li ammiro per come a ogni nuovo film riescano a scrivere una storia più brutta). Quindi sì, devono tornare a fare film migliori e, se sono preoccupati per gli incassi e per i costi, a mio avviso dovrebbero tornare a fare magari film più contenuti nel budget che però hanno la propria forza nella scrittura e in dei bravi registi. Così almeno se il film floppa minimizzi le perdite, invece che fare film che costano 300 milioni e che floppano molto (Indiana Jones 5, The Flash ecc…).
Tra l’altro quella cosa delle luci e dei costumi mi fa capire come questi produttori non capiscano niente di cinema ma siano solo persone molto ricche che vivono in castelli dorati e che guardano solo le statistiche e basta. Questo dimostra che non capiscono niente di cinema e il fatto di vedere un film o una serie su uno smartphone rovina l’esperienza in sé (io ho visto molte volte ad esempio mio fratello che guarda una serie sul telefono e poi si allontana per fare delle cose mentre il video ancora scorre e quando torna lui neanche torna indietro ma continua a guardare come se niente fosse). E in generale chiedere a un artista di dover usare un certo tipo di colore perché così funziona meglio su cellulare è follia. I film sono fatti per il grande schermo, hanno delle regole loro e ben precise.
Se digiti “Netflix light” su Google troverai conferma di tutto ciò che ho scritto nel mio commento precedente. Questa imposizione dei produttori ai direttori della fotografia ha preso questo nome perché la maggior parte degli utenti di Netflix guarda i film e le serie tv sul cellulare, e quindi questa moda è partita da Netflix (per poi diffondersi a tutti i produttori). Ti cito la definizione che mi ha dato l’AI Overview di Google: “La Netflix light (o Netflix lighting) indica uno stile di illuminazione cinematografica diffuso nelle produzioni streaming, caratterizzato da luci morbide, esposizione uniforme e ombre ridotte al minimo per garantire una visione ottimale su ogni dispositivo. La Netflix light è spesso accusata di rendere le immagini piatte, poco espressive e prive di contrasto artistico, standardizzando il look di serie e film”.
Ti credo in realtà. E infatti Netflix ha fatto dei danni sotto questo punto di vista non solo sui lati tecnici ma perfino sulle storie. Infatti Netflix aveva imposto agli sceneggiatori di aggiungere parti in cui i personaggi spiegavano ogni volta cos’era successo fino a quel momento o cose che erano accadute cinque minuti prima, visto che molti guardano su cellulare e a volte si allontanano mentre guardano. E la cosa è molto grave, praticamente hanno usato il metodo Don Matteo. E questa cosa inoltre arriva a rovinare il ritmo di un’opera oltre che a trattare il pubblico come scemo.
In compenso, un grande merito di Netflix è stato quello di aver esportato in tutto il mondo una marea di serie tv orientali che nessun canale televisivo occidentale avrebbe mai trasmesso. E in certi casi si trattava di capolavori assoluti (io stesso ne ho recensite 4 di queste serie tv: 2 coreane, una giapponese e una thailandese). Ergo, davanti alla domanda secca “Netflix ci ha fatto più bene o più male?”, io rispondo “Più bene”.
Secondo me senza Netflix queste serie potevano comunque arrivare magari nella televisione anche perché questa passione per il cinema coreano stava già diventando forte anche prima che Parasite vincesse l’Oscar. Semplicemente Netflix ha avuto il vantaggio di poter essere accessibile ma ormai sta usando questo suo potere in maniera molto negativa, andando a creare così tante serie e film usa e getta da saturare il mercato e diminuendo parecchio la qualità di tante opere.
Anch’io avevo notato che i film Netflix sono “usa e getta”, nel senso che sembrano pensati per farti passare un’ora e mezza senza tanti pensieri e poi essere dimenticati subito dopo. Io e te non siamo gli unici ad averlo notato, anzi sono in tanti ad aver sottolineato l’enorme discrepanza di qualità tra le serie tv Netflix (forse le migliori sul mercato) e i film (di un livello decisamente più basso). Netflix sembra aver recepito questa critica, perché da qualche anno ha cominciato a collaborare con dei registi di serie A come Fincher e Scorsese; tuttavia si tratta di eccezioni, e a parte questi casi isolati la maggior parte dei film Netflix continua ad essere robetta. Peraltro non è neanche quella robetta “so bad it’s good” tipo i film della Asylum: è quella robetta anonima, piatta, che non ti fa né spalancare gli occhi per la sua bellezza né inorridire o ridere per la sua bruttezza. I film Netflix sono come una scatola di sacchetti freezer che trovi sullo scaffale di un supermercato: né belli né brutti, semplicemente insipidi. E forse è la cosa peggiore che si possa dire di un film.
Purtroppo quella cosa legata a far lavorare grandi artisti è andato scemando e perfino Netflix ha annunciato tempo addietro che si sarebbe concentrata di meno sui film di qualità e si sarebbe concentrata sulla quantità. Quindi addio anche a Scorsese (e per me è assurdo che un artista come Scorsese debba trovare difficoltà per realizzare un film). I film purtroppo sono di bassa qualità ultimamente e a mio avviso anche le serie si sono abbassate parecchio proprio perché rispettano molto quelle regole della fotografia piatta e delle sceneggiatura che ogni due minuti deve fare spiegazioni continue. E le migliori serie che ha fatto come La Regina degli Scacchi o Hill House, sono dovuti grazie a degli artisti molto bravi e che hanno saputo puntare i piedi (pensa che La Regina degli Scacchi per Netflix doveva avere una seconda stagione che si sarebbe trasformata in una serie di spionaggio. Fortunatamente il produttore ha detto di no e la stagione è rimasta unica, altrimenti avrebbero distrutto una serie come hanno già fatto in maniera assurda con 13 Reasons Why oppure Squid Game).
Netflix aveva cominciato a sfornare dei film di qualità non solo perché era criticata per il fatto di produrre dei film escrementizi, ma anche perché covava l’evidente ambizione di vincere l’Oscar per il miglior film. Ma l’Academy non gliel’avrebbe mai dato, perché i suoi membri hanno il dente avvelenato con Netflix per aver fatto spostare gli spettatori dai cinema ai salotti di casa loro (uccidendo di fatto le sale cinematografiche). Una volta capito che nei propri confronti c’era quest’embargo, Netflix ha giustamente gettato la spugna.
Netflix è stata la prima a comportarsi male, pretendendo di partecipare a quelle premiazioni senza però voler mettere i film in sala. Poi li ha messi, ma in pochissime sale e in giorni a dir poco limitati.
E’ vero, anche il fatto di giocare con le regole dell’Academy (rispettandole quel tanto che bastava per rendere i propri film candidabili) ha reso i capi di Netflix molto antipatici agli occhi dei giurati degli Oscar. Quando fai il furbo, fai venire voglia di sbarrarti la strada per principio, anche quando hai fatto un capolavoro. E nel caso di The Irishman Netflix aveva fatto non ti dico un capolavoro, ma quasi. Ma c’era la N rossa sopra, quindi ovviamente zero statuette.
Anche perché a me ha dato molto fastidio non poter vedere un film di Scorsese al cinema. The Irishman è magnifico e a mio avviso l’unica cosa che rovina il film è la CGI per ringiovanire De Niro e compagnia. Meritava molto ma Netflix ha fatto i suoi danni. Tra l’altro Cronenberg inizialmente era dalla loro parte ma poi Netflix non l’hanno fatto lavorare perché il suo Crimes of the Future era troppo loro. E alla fine lui ha abbandonato Netflix, ha fatto il suo film ed è andato nelle sale.
Cosa intendi dire con “era troppo loro”?
Era un film troppo estremo e strano. E la cosa bella è che Netflix tecnicamente si vanta di dare tante libertà creative.
Grazie per aver chiarito il mio dubbio e per la chiacchierata, piacevolissima come sempre! :)
Grazie anche a te per la chiacchierata!
Vado a recuperare anche Nameless, film a mio parere bellissimo e grande opera prima. Encanto non mi convinse molto.
Nameless è un’ottima opere. Sicuramente imperfetta ma di grande impatto. Il difetto di Encanto è che aveva una storia con tanti personaggi e con una tematica complessa e si sono ritrovati con pochissimo tempo per trattare ogni cosa al meglio.
Una recensione davvero eccellente, che ho apprezzato molto, per un film che invece non è mai riuscito a piacermi. Ricordo di essere andato in sala con la mascherina a vederlo. Un film che ha pochissime cose buone, ma troppi difetti di trama, di caratterizzazione, di buchi, di velocità, di intensità, e tanti altri. La canzone iniziale è un espediente davvero povero per togliersi via subito tre quarti della presentazione dei personaggi, in stile opening crwal di Star Wars. La trama gira tutta solla tossicità e la pressione che esercita la nonna, dove solo Mirabel riesce, neanche troppo in verità, a venirne a capo, con accettazione supersonica della nonna. Bruno è forse il personaggio più riuscito, più o meno. Se devo trovare un pregio, e anche grande a questo film è stata la rappresentazione del dolore. Non ho mai visto un’esternazione così vera, tanto da far male, di abuela Alma quando Pedro si sacrifica. Puoi immaginare cosa ci fosse sotto quella mascherina dal pianto.
Per il resto considero Encanto il primo film della serie di flop brutti dei classici.
Ti aspettavo con ansia amica mia! Per me il vero difetto di questo film è che voleva fare tanto, ma il tempo non è bastato e non c’è stato abbastanza coraggio per andare in fondo. Perché mi piaceva vedere come questa famiglia, che sembrava così unita e forte, fosse in realtà così problematica e a pezzi proprio a causa di Abuela, così ossessionata dal proteggere quello che hanno che stava causando tanto dolore senza rendersene conto. E il punto è che ciò ci viene mostrato solo con due membri della famiglia e in maniera poco costante o coerente visto che a un certo punto la povera Luisa, dopo aver ben spiegato il peso delle aspettative e della tensione che sente, a un certo punto scompare del tutto dalla narrazione. La canzone iniziale per me è inutile, a mio avviso c’erano modo più interessanti per mostrare i poteri di questi personaggi anche con un rapido montaggio. E poi continuo a dire che questa famiglia è troppo numerosa e non tutti hanno abbastanza spazio. Per me la prima parte rimane ottima e stupenda, ma nella seconda si nota quanto i tempi fossero stretti e quanto il discorso che stavano facendo era troppo complesso. E il fatto che Abuela perdoni il tutto dopo qualche secondo è ridicolo, per quello doveva quasi esserci un terzo atto dedicato a lei affinché accettasse questa cosa. Eppure è un film che non riesco a disprezzare. E’ uno di quei film con un potenziale enorme ma mai sfruttato bene che comunque mi attraggono molto e ha effettivamente dei momenti che mostrano una grande forza visiva e narrativa e l’esempio di Abuela nel flashback è perfetto per descrivere ciò.
Per me questo rappresenta il declino Disney, specialmente come capostipide della quaterna maledetta, conclusa con Moana 2. È comunque il meno peggio dei quattro, perché conserva almeno un minimo di dignità narrativa e artistica. Ma resta comunque un film che continua a non piacermi. Lo trovo vuoto, come il resto dei quattro e incolpo la Illumination per questo, in quanto ha spostato il mercato verso contenuti riempitivi, infatti la numerosità dei Madrigal ne è l’esempio più grande.
Io non lo considero un brutto film. Mi piace per certe cose e mi fa soffrire per quanto poteva essere migliore in altri punti. E’ un film che poteva essere gestito bene e che non trovo vuoto ma piuttosto incompleto in quello che voleva fare. E non citare Moana 2, ti prego. Ancora ci sto soffrendo per come l’hanno massacrata nel seguito. Cavolo, quel film è ambientato tre anni dopo il primo capitolo e lei sembra essere regredita e livello cerebrale. Povera Moana. E comunque la Illumination ha fatto danni enormi e la gente non se ne rende neanche conto. Ha abbassato il livello qualitativo della narrazione con le sue opere basate solamente sulla commedia facile che però non ha niente di profondo o complesso da dire e questa cosa si è ripercossa su tanti altri film e anche la Disney ha a un certo punto iniziato a seguire quella strada, contagiando di conseguenza la Pixar. Ed è anche per questo che non parlerò mai di un film Illumination qui. E se mai dovessi farlo sarà una recensione abbastanza comica o arrabbiata, dipende dal film (se sono i film di Super Mario allora sarà arrabbiata visto che quei film non sono scritti affatto).
Era meglio il Super Mario di Bob Hoskin.
Sarà un’opinion contrastante… ma lo considero migliore anch’io. Poteva essere assurdo, ridicolo e con scelte discutibili, ma almeno era scritto e aveva anche la voglia di mostrarti un mondo particolare anche se non c’entrava niente con Super Mario.
Non mi è piaciuto. Lato tecnico eccezionale, per carità, ma sei la Disney, con le risorse che hai a disposizione è il minimo che lo sia. La storia invece ho trovato abbia una morale agghiacciante, perché [SPOILER]
dopo tutti quegli anni di bullismo e maltrattamenti, non ti puoi aspettare che si risolva tutto con un “Ah scusa nipote, mi sono sbagliata”. Soprattutto, perché la nonna NON HA FATTO NESSUN VERO PASSO AVANTI. Non è che ha accettato Mirabel per quello che è, l’ha accettata perché anche lei manifesta un potere. Come ho scritto altrove, fossi stata io le avrei detto: “Abuela, sai cosa? MA VAFFANCULO tu e sta casita, spero ti crolli in testa!”.
[FINE SPOILER]
Inoltre, adesso che ci penso, anche l’ambientazione la trovo “fastidiosa”: mi sembra l’ennesimo tentativo della Disney di intestarsi un certo ambito culturale per accalappiare spettatori fuori dagli Stati Uniti con un tocco “esotico”. Se avessero voluto veramente rendere omaggio alla Colombia, avrebbero potuto andare un po’ oltre la Foresta Amazzonica (o, per parlare ad esempio di Coco, se avessero voluto davvero rendere omaggio al Messico, avrebbero potuto andare oltre El dia de muertos, stranoto ad ogni latitudine). Atteggiamento coloniale semmai ve ne fu uno.
Capisco perfettamente il tuo punto di vista e per quanto riguarda la morale che hai descritto, a mio avviso non era quello che voleva trasmettere il film ovviamente ma non si può fare a meno di pensarla in quel modo visto che comunque si passa che un attimo prima Abuela era la stessa e trattava male Mirabel e il minuto dopo dice che è colpa sua. Come avevo scritto nei commenti, tutta la parte inerente ad Abuela e all’accettazione delle proprie colpe e ingiustizie nei confronti di Mirabel meritava un intero terzo atto per risultare convincente, terzo atto che non c’è stato perché non c’era più tempo. Qui hanno gestito proprio i tempi perché volevano fare veramente tanto, ma con tutti quei personaggi e il minutaggio risicato non puoi fare quello che volevi. Dovevano gestire meglio questa cosa perché continuo a dire che la prima parte del film è veramente eccellente, ma poi nella seconda si nota l’incostanza e la fretta. E comunque la Disney ha sempre usato questa strategia per fare l’occhiolino ad altre culture, non lo trovo niente di nuovo.
Eh, i film Disney non devono rispondere solo alle “normali” regole della costruzione narrativa: i film devono anche essere spot per il merchandising. Tagliare i personaggi significa tagliare i peluche.
Ed infatti non mi è mai piaciuto, questo atteggiamento della Disney.
Quello è stato un gravissimo errore soprattutto in Wish più che qui. E questo perché lì hanno voluto creare Star, che si vede chiaramente che il design è fatto per vendere bambole, ma che hanno tagliato un personaggio stupendo a livello narrativo che aveva un potenziale enorme (in generale hanno tagliato tutte le idee più belle, banalizzando il film in maniera vergognosa).
Sei stato molto equilibrato, ma questa ondata di film Pixar esotici o comunque su temi specifici di determinate culture o paesi mi attraggono poco (considero Coco una felice eccezione). :–/
Questo però è Disney puro, non della Pixar. E onestamente penso che Encanto aveva il potenziale per essere un film bomba, ma si sono persi molto nella seconda parte, semplificando cose che non potevano e non dovevano essere semplificate.
Ammetto di aver interrotto, anni fa, la retrospettiva sui film Disney proprio perché avrei dovuto rivedere Encanto e non ne avevo voglia; mi ero detto, è passato troppo poco tempo, aspettiamo un attimo, tra un po’ lo riguardo più in serenità, e poi è andata come è andata.
Io ammetto di aver provato un fastidio fisico per tutta la durata del film. Sì, l’animazione è eccellente, ma è anche un po’ la Disney, è il minimo che mi aspetto.
Personalmente è stata la prima volta che mi sono trovato davvero insofferente nei confronti dei personaggi e, soprattutto, della loro recitazione: è tutto sopra le righe, tutte espressioni esagerate, caricaturali, faccette da meme più che una recitazione autentica di un personaggio. Mi hanno dato fastidio tutti per il modo in cui parlano, si muovono e si comportano. Penso sia un’esasperazione della caratterizzazione dei personaggi che arriva da Rapunzel, ma se lì c’era la protagonista “quirky” e socialmente inadatta per un motivo di trama i successivi personaggi che esasperano sempre di più questo tratto non hanno, secondo me, la stessa giustificazione, e li ho trovati solo fastidiosi. Allo stesso modo, come hai notato anche tu, si nota l’utilizzo di stock faces invece di design originali, e vedendo le immagini di Hexed direi che stanno procedendo su questa strada.
Per la trama, condivido che ci fosse troppa gente e i conflitti si risolvono troppo velocemente con un “volemose bene”. Soprattutto nei confronti della nonna: sta vecchia del cazzo ha rovinato la vita a tutti per decenni, ha traumatizzato le nipoti con le sue aspettative fuori scala, ha emarginato completamente Mirabel, sui figlio ha vissuto nei muri per decenni (non parleremo di quanto sia creepy questa cosa) e alla fine la risolviamo con un abbraccio e passa tutto. A voler essere generosi manca un pezzo di film, manca un terzo atto come si deve. Ed è mancato soprattutto, secondo me, il coraggio di rendere Abuela un villain fatto e finito che rappresentasse il peso del trauma generazionale e delle aspettative famigliari; avrebbe potuto essere al livello di madre Gothel, e invece abbiamo avuto bambini, buoni sentimenti, felici e contenti.
Lati positivi: il design di Luisa, che sarebbe stato facilissimo rendere mascolina, visto il suo potere, e invece è straordinariamente femminile nonostante il corpo muscoloso, lì si vede che c’è stato un bel lavoro dietro, e alcune canzoni: We don’t talk about Bruno, Under pressure e What else can I do sono salvate sul mio Spotify, mi piacciono moltissimo.
Mi fa piacere sentirti di nuovo! Sappi che se ho iniziato a fare queste maratone su Disney, Pixar e DreamWorks (e in futuro anche Ghibli) è proprio grazie a te. Per quanto riguarda il modo di muoversi e di parlare, hai ragione nel dire che è tutto molto esagerato ed esasperato ma dietro ci vedo comunque un’idea su cosa volessero realizzare con queste esagerazioni che alla fine vanno comunque a mostrare con forza certi sentimenti. Ho visto altri film in cui tutto è inutilmente esagerato in fatto di espressioni e movenze tipo Baby Boss 2 in cui non c’era motivo per fare così. Qui invece ha proprio un senso estetico e capisco bene che possa piacere e non. Se dovessi fare una critica sul livello estetico direi che è troppo barocco. Per quanto riguarda invece la storia, qui abbiamo lo stesso pensiero. A me va anche benissimo che lei sia una villain che in seguito si pente delle proprie azioni, ma questo pentimento deve avere una costruzione logica e credibile che porti una persona simile che per decenni ha avuto quel tipo di comportamento a riconsiderare le proprie azioni. E quel semplice abbraccio risulta veramente ridicolo proprio per tutti i motivi che hai elencato tu. Come avevo scritto in altri commenti, Abuela doveva avere un intero atto dedicato a questa cosa, ad arrivare a una consapevolezza e accettazione delle proprie azioni e poi al perdono, ma quel perdono Abuela se lo doveva guadagnare perché di male ne ha fatto e tanto. E comunque qui abbiamo due tre canzoni che sono uno spettacolo.
[…] loro 60° classico, un film che mi affascina parecchio e che poteva dare molto ma molto di più, Encanto. La famiglia Madrigal è una famiglia speciale che possiede dei doni, dei poteri che usano per […]
il problema, a parte la spledida confezione grafico-musicale, è che manca il conflitto e i personaggi sono divertenti ma piattini
come quasi tutti i nuovi film disney
Riguardo il conflitto, in realtà quello c’è, visto il modo in cui la povera Mirabel è trattata dalla famiglia e soprattutto da Abuela. Il problema veramente grande è che quando doveva esserci il conflitto vero e proprio con Abuela tutto finisce con un abbraccio, senza che ci sia una parte in cui lei abbia una vera e propria redenzione. Sembra proprio che manchi una parte del film.
questo è uno di quei film che si risolverebbe con un sonoro schiaffo al rompipalle di turno – in questo caso la nonna
ma sticazzi dell’arco di redenzione, poteva benissimo essere così affettuosa da essere evil e basta; però, sì, manca un vero confronto climatico
Ed è quella mancanza che mina parecchio l’opera finale. Quello e il fatto che volesse parlare di molte cose complesse. A questo punto avrei preferito meno personaggi e trattati meglio. Pensa che la povera Laura, che all’inizio ci regala una sfaccettatura del suo personaggio magnifica, a un certo punto scompare fino a quasi la fine.
Volevo dire Luisa, non Lucia XD
o forse laura 😂
ogni volta che esce un film Disney al cinema io corro a vederlo per tradizione. Quando è uscito Encanto le mie aspettative non erano molto alte, anche perché non era una storia tratta da una fiaba conosciuta quindi non sapevo cosa aspettarmi. E invece è stata una bellissima sorpresa sotto tutti i punti di vista: animazione, storia, soprattutto la colonna sonora, messaggio trasmesso. Credo che sia uno dei film della Disney che sia stato più sottovalutato alla sua uscita quando invece secondo me resta un capolavoro. Ha ovviamente qualche difetto nulla di così tremendo
Per me non è un film brutto come hanno descritto alcuni, ma un’occasione sprecata proprio per i motivi che ho elencato e per quel finale in cui problemi legati a una vita intera in cui Abuela si è comportata in maniera molto scorretta, causando uno stress enorme ai figli e alle nipoti e arrivando perfino a isolare e ostracizzare Mirabel perché senza poteri… risolti con un abbraccio. Per la redenzione di Abuela ci voleva un intero atto. Non si possono perdonare certe cose con tanta leggerezza. A volte il perdono te lo devi guadagnare.
Diciamo che è il personaggio meno riuscito. O forse l’esatto contrario. Però sì, l’hanno fatta finire a tarallucci e vino.
E per me è una cosa assurda visto che tutto ciò che succede gira intorno a lei e alle sue decisioni. Quindi dovevano curarlo meglio. Cioè, in realtà come personaggio funziona bene, ma mancava un intero atto in cui si redimeva.