La sirenetta (1989)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo continuato con a nostra carrellata di horror, arrivando a un’opera più recente che sembrava promettere bene, Liberaci dal male. La storia parla di un poliziotto del Bronx che si ritrova ad affrontare dei casi di violenza dove delle persone sembrano essere improvvisamente impazzite. I casi sembrano scollegati tra loro, ma il poliziotto pian piano inizia a capire che c’è qualcosa che non va. Nei vari casi era presente un uomo incappucciato e inoltre sembra che siano anche collegati da delle strane scritte che dovrebbero aprire dei portali per il male. Il poliziotto si farà aiutare da un prete per risolvere il caso. Il regista mi interessava perché aveva diretto Sinister e inoltre la pellicola era iniziata anche bene, con questi agenti che si ritrovavano a indagare su questi casi e come la parte poliziesca si unisse abbastanza bene con quella horror. Poi il film lascia perdere, non ci prova neanche più e per un sacco di tempo non fa altro che parlare di religione, ma non in modo interessante ma in maniera bacchettona e per giunta bigotta, dilungandosi talmente tanto che sembra non finire più. Il film crolla su sé stesso, non prova neanche a costruire la tensione e riesce perfino a fallire nel creare una scene di esorcismo buona. Un vero fallimento su tutti i fronti.
Questa volta torniamo a parlare nuovamente di animazione e soprattutto della Disney, come da tradizione. E alla fine siamo arrivati al momento tanto agognato, siamo arrivati a uno dei periodi più importanti dello studio, il Rinascimento Disney. Fino ad allora lo studio era stato altalenante per quanto riguarda le sue opere, riuscendo comunque a creare film molto interessanti usando lo stile adottato con il bellissimo La carica dei cento e uno ovvero la xerografia. Da quel momento in poi usarono sempre quella tecnica fino alla fine degli anni ’80 e del Periodo di Bronzo, arrivando fino a Oliver & Company, una pellicola imperfetta ma comunque valida e che consiglio. Quindi eccoci arrivati probabilmente a uno dei film più importanti per la Disney.
Ecco a voi La sirenetta (The Little Mermaid), pellicola animata del 1989 scritta e diretta da John Musker e Ron Clements.

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Trama:
Ariel (Jodi Benson) è una principessa sirena, figlia del Re Tritone (Kenneth Mars). Lei è una ragazza molto curiosa e soprattutto affascinata dal mondo degli umani e per questo colleziona molti oggetti appartenenti a loro e abbandonati sul fondo del mare. Re Tritone non sopporta questa sua curiosità per il mondo umano e le vita di avvicinarsi in superficie ma un giorno, vedendo una nave, Ariel decide di andare a vedere ed è qui che salva da una tempesta la vita del principe Eric (Christopher Daniel Barnes). Lui non riesce a vederla chiaramente, ma ne ricorda la voce. Ariel si è innamorata del principe ma Tritone lo viene a sapere e durante la discussione lui distrugge tutti gli oggetti umani di Ariel. Ed è allora che arriva Ursula (Pet Carroll), la Strega dei Mari, che le propone un accordo: Ariel diventerà umana per tre giorni e in quel lasso di tempo dovrà ricevere il bacio di vero amore da Eric, se vuole rimanere con lui, altrimenti tornerà a essere una sirena e apparterrà a Ursula. Inoltre la Strega, per trasformare Ariel, le prende la voce e adesso la ragazza dovrà farsi riconoscere dal principe, senza però l’unica cosa che possa veramente aiutarla, ossia il canto.

Non vedevo l’ora di arrivare a questo film. Quest’opera fu fondamentale per il ritorno della Disney ai fasti di un tempo, possiamo dire che il fu importante quanto Cenerentola (anche se, personalmente, preferisco molto di più questo). Parliamo di una pellicola animata che avrebbe cambiato di gran lunga le cose in casa Disney in vari settori: nell’animazione, nelle musiche e nella storia. Inoltre avrà anche una certa influenza su tutta l’animazione in generale, ma su tutto ciò ci torneremo in seguito.

La-Sirenetta-The-Little-Mermaid-1989-Walt-Disney-Ariel-Jodi-Benson

L’idea di realizzare un’opera sulla Sirenetta era molto vecchia, risaliva ai primissimi anni della Disney, quando il suo creatore era vivo e vegeto. Infatti, dopo Biancaneve e i sette nani, nei piani di Walt Disney c’era un progetto interessante ossia creare un film animato antologico con varie storie di Hans Christian Andersen, un autore eccezionale che ha scritto tante storie rimaste nell’immaginario collettivo, tra cui proprio La Sirenetta. Disney aveva adattato qualche opera dello scrittore, tra cui Il brutto anatroccolo, ma l’opera sui vari racconti venne posticipata per vari motivi e infine messa negli archivi, in attesa. Solo nel 1985 Ron Clements si interessò sulla produzione della Sirenetta, soprattutto dopo aver le storie Andersen. In un primo momento però Jeffrey Katzenberg, l’allora capo dello studio, rifiutò il progetto perché riteneva che fosse troppo simile al film Splash – Una sirena a Manhattan. Poi però decise di riprendere in mano il progetto e di dare il via libera alla produzione, anche se erano più concentrati su Oliver & Company.

Clements e Musker avevano già apportato delle modifiche alla storia, in particolar modo al finale (sappiamo tutti come va realmente a finire la storia) e, mentre lavoravano alla sceneggiatura, scoprirono negli archivi dello studio il vecchio progetto di Walt Disney su Andersen e notarono che le modifiche fatti ai tempi su La Sirenetta erano molto simile alle loro (inoltre c’erano le illustrazione dell’artista Kay Nielsen). Ovviamente la Disney era molto impegnata con Oliver & Company ma anche con Chi ha incastrato Roger Rabbit in collaborazione con la Amblin (un giorno devo parlare di quel capolavoro), però gli interessi verso questo progetto aumentarono quando al progetto si unirono Howard Ashman e il suo collaboratore Alan Menken. Ashman si era fatto conoscere per aver scritto la canzone Le favole di New York City in Oliver & Company e qui, sempre insieme a Menken, scrisse le canzoni del film, tra cui due che sono diventate leggendarie, Baciala e In Fondo al mar.

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Fu proprio questo utilizzo delle canzoni a cambiare molto la storia ed è proprio qui che avviene una delle evoluzioni nelle pellicole animate Disney, perché da qui in avanti le musiche diventeranno fondamentali per mandare avanti la trama, spiegando la situazione che vediamo nel film oppure parlando delle emozioni e della psicologia di un determinato personaggio. Onestamente ho sempre adorato quando le musiche erano utili per il procedere della storia e mai un riempitivo e questa cosa influenzerà parecchi lavori futuri della Disney.
Ormai l’interesse per questa pellicola era elevato e, visto il successo di Basil, venne dato alla pellicola un budget molto grande, un budget tale che non si vedeva da anni per una pellicola animata della Disney. Ma lo studio non era messo così bene da potersi permettere un flop. Era come Cenerentola, doveva avere successo altrimenti fine dei giochi.

Il disegno è molto curato e anche in questo caso viene utilizzata la xerografia, ma questa è l’ultima volta, infatti nel film successivo la Disney passerà a un disegno digitale, però anche con La Sirenetta sperimenta un po’ con il colore, passando a un colore digitale e con colori accesi. Nonostante l’uso della xerografia, ci sono pochissime sbavature, i tratti sono molto precisi e sottolineano il lavoro minuzioso che hanno fatto. Il design dei personaggi è ispirato, ben reso e riconoscibile, ma quello che però lascia tutti a bocca aperta è sicuramente l’animazione. Fin dai primissimi minuti capiamo di trovarci davanti a delle animazioni complesse e curate, quando vediamo la nave di Eric solcare il mare e ne percepiamo la grandezza e il peso. Si vede che questa volta il budget era più elevato e hanno usato con molta intelligenza i vari movimenti dei personaggi, diversi per la velocità e il peso (un elemento molto importante che aiuta a caratterizzare i protagonisti di questa storia). Queste animazioni hanno dato modo di creare sequenze incredibili, come i vari momenti in cui Ariel canta e nuota, con movimenti fluidi e complessi, le varie coreografie musicali e lo scontro finale con Ursula. Le animazioni che però si dimostrano memorabili sono quelle sott’acqua, in special modo i capelli di Ariel e per fare ciò si sono ispirati a dei video dell’astronauta Sally Ride quando era nello spazio (e ancora oggi continua a sorprendermi per quanto bene siano fatti). Inoltre l’uso della musica con le animazioni raggiungono nuovi livelli. Già con Oliver & Company si stava cercando di migliorare le coreografie e con La Sirenetta raggiunge dei livelli ottimi, diventando fondamentali per la trama, come abbiamo già detto. Le coreografie sono stupende, ricche di colori e momenti folli, piene di momenti in cui l’animazione mostra tutto il suo potenziale e soprattutto molta fantasia. Il lato tecnico è eccellente ma adesso è il momento di passare ai personaggi e alla storia.

Ariel è certamente una protagonista molto interessante e un’ottima evoluzione della principessa. Mostra una spiccata curiosità per il mondo degli umani, vorrebbe saperne di più, si pone domande e cerca anche di darsi delle risposte, a volte fallendo, ma ciò dimostra una protagonista intelligente e con una mente aperta. Rappresenta in tutto e per tutto un’adolescente affascinata dallo sconosciuto, impaziente di apprendere e inoltre c’è un elemento importante che la differenzia dalle principesse precedenti: è un personaggio attivo. Mentre Biancaneve, Aurora e Cenerentola erano più vittime degli eventi, Ariel è un personaggio che prende delle decisioni, fa scelte importanti andando perfino contro il padre (e di questo ne parleremo alla fine) ed è anche per questo che lei viene considerata la prima principessa ad avere un ruolo così di rilievo (anche se personalmente per me la prima è Ailin di Taron e la Pentola Magica). Come se non bastasse, fa qualcosa di mai visto fino ad allora: è lei a salvare il principe. Certo, alla fine anche Eric salva Ariel, ma il gesto della principessa è molto importante e un passo avanti nella rappresentazione delle principesse Disney.

Tutti i personaggi secondari sono ottimi, ben caratterizzati, simpatici, con un ampio spazio e difficilmente dimenticabili, ma colei che ricordiamo di più è sicuramente la cattiva, Ursula. Visto che nel libro la Strega dei Mari non veniva mai descritta, si ipotizzarono vari disegni per lei, in un primo momenti ispirandosi perfino a Joan Collins, ma alla fine si decise per la drag queen Divine. Lei è un personaggio mefistofelico. Faceva parte della corte di Re Tritone, ma è stata esiliata per via delle sue azioni crudeli e adesso usa i contratti per far avverare i desideri degli altri, ma alla fine quest’ultimi vengono imbrogliati da lei e trasformati in essere tristi e sofferenti (quella scena fa abbastanza paura). Cerca vendetta nei confronti di Tritone e coglie l’occasione con Ariel. Ho sempre apprezzato come riesce a ingannare Ariel, perché sfrutta un suo momento di debolezza dopo che Tritone le distrugge tutti gli oggetti umani. Ursula sfrutta le debolezze altrui e le usa a proprio vantaggio, riuscendo a portare tutto dove vuole lei. Un cattivo Disney davvero stupendo, sicuramente uno dei migliori e ricordati.

C’è però una tematica che mi ha sempre affascinato e che hanno mostrato molto bene: il conflitto generazionale. Ariel è giovane, sa poco del mondo ma ne è affascinata e vorrebbe conoscerlo di più, ma soprattutto è libera da pregiudizi. Tritone invece ha una mente più chiusa. Vuole molto bene a sua figlia, ma non vuole che abbia a che fare con gli umani. Li considera dei violenti, barbari e tutti uguali. C’è diffidenza nelle sue parole, diffidenza verso il diverso, ma sarà proprio Eric, a dimostrare quanto il Re si sbagli, dato che si dimostra una persona altruista ed empatica. Questo conflitto viene affrontato molto bene e riesce a essere moderno ancora oggi, mandando dei messaggi positivi sull’essere aperti, sul non cedere ai pregiudizi e sull’essere curiosi.

Per concludere, La Sirenetta è una pellicola molto importante che ha ridato lustro alla Disney e soprattutto una pellicola stupenda a livello artistico, con animazioni di alta qualità, un bel design, dei personaggi indimenticabili e un ritmo ottimo aiutato anche dalle bellissime musiche. Inoltre è un film che amo per via dell’ambientazione, visto che adoro l’oceano e gli abissi. Una pellicola da vedere assolutamente.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

45 pensieri riguardo “La sirenetta (1989)

  1. Non lo vedo da tantissimo tempo ma mi ricordo molto bene l’arricciaspiccia!
    La faccenda delle canzoni esplicative è interessante e in la sirenetta, come anche in Aladdin, non mi disturbano. però trovo che la tendenza,a mio giudizio,abbia esasperato la parte cantata che è davvero troppa! Quando ho visto frozen non ne potevo più di gente che cantava

    1. I primi venti minuti effettivamente sono intollerabili… però la canzone centrale è troppo forte per criticarla. E secondo me Frozen subisce un odio che non merita e che è conseguenza del successo che ha avuto: ma parliamoci chiaro, è un ottimo film ed ha anche dei messaggi interessanti. Più di questo che, per quanto abbia svecchiato l’immagine tradizionale della principessa Disney, continua ad avere una morale abbastanza tradizionalista: l’amore ti salverà e tutto il resto. Quando il messaggio vero avrebbe dovuto essere che quello che Ursula chiede ad Ariel è impossibile. Anzi, sarebbe stato interessantissimo veder trattare Ursula (che sono d’accordo, è un personaggio fortissimo) per quello che è: un’usuraia (o forse, più banalmente, una capitalista). Poi non nego l’importanza del film dal punto di vista tecnico: ma per me in questo senso è più rivoluzionario che in quello contenutistico.

      1. Io non detesto Frozen, mi pare sciocco odiare quel film. La cosa che mi dispiace molto è che poteva dare molto di più, aveva tutto il potenziale per essere migliore di così, ma hanno deciso di far rimanere certe cose più infantili. La sirenetta è stato uno step importante per la Disney, una rivoluzione in tutto e per tutto. Che poi, se vogliamo dirla tutta, anche in Frozen è l’amore a risolvere il problema, anche se in quel caso era l’amore tra sorelle (cosa che mi è piaciuta molto tra l’altro). Io non vedo nulla di male nell’amore che salva le persone, dipende sempre da come strutturano la cosa.

    2. Quello è un problema che secondo me è arrivato dopo. In questi classici Disney c’era comunque un ottimo ritmo e quindi le canzoni fortunatamente riuscivano a finire senza trascinarsi troppo. Questo secondo me si è perso con gli ultimi lavori in quanto il ritmo a volte rallenta molto.

        1. Dipende sempre dal ritmo e da come vengono utilizzate. Ammetto che in questo caso il doppiaggio italiano non è stato dei migliori ma è anche vero che, per esempio nel Rinascimento Disney, riuscivano a creare un ritmo più equilibrato in modo da non annoiarti con le canzoni e inoltre non si superava un certo numero.

    1. Penso che le critiche rivolte alla povera attrice siano sterili e piene di odio. L’unica cosa che veramente critico è che la Disney deve smetterla di fare live-action dei suoi classici animati e, se deve farli, che ci mettesse impegno (ho visto Pinocchio e mi viene quasi da piangere).

        1. Onestamente non mi importa molto dell’attrice che hanno scelto. Guarda per esempio Morte in Sandman. Quell’attrice ha trasposto in maniera divina il personaggio di Neil Gaiman. Io critico solo questa decisione di continuare a guadagnare facile facendo lavori tremendi. I live-action sono commercialate senza anima e temo che anche questo si rivelerà tale.

  2. Questo film, insieme a Chi ha incastrato Roger Rabbit, ha cambiato completamente la storia dell’animazione occidentale, che da troppo tempo stava ristagnando, concentrado gli sforzi più sull’animazione televisiva a basso budget, con una politica al risparmio ispirata dalla Hanna & Barbera. Le animazioni sono stupende e ho apprezzato anche le sequenze disegnate tramite la modella che si immergeva in una vasca trasparente. Per i capelli fuori dall’acqua si sono presi un po’ di libertà, ma ci sta. Le musiche del compianto Ashman, hanno segnato il successo di questo film, così come nella Bella e la Bestia. Purtroppo ci ha lasciati troppo presto. Comunque non è stata Ariel la prima a salvare l’eroe maschile, ti dimentichi di Eilonwy. Si potrebbe parlare all’infinito di questo film, ma mi limito solo a ringraziarlo per aver fatto ripartire l’animazione occidentale, aumentandone la qualità.

    1. Penso che le persone non si rendano conto di quanto la Sirenetta e Roger Rabbit abbiano cambiato (in meglio) le cose. E un giorno dovrei parlare di quell’altra perla del cinema, un capolavoro che ancora oggi sa essere moderno. In ogni caso mi pare che avevo datoil giusto spazio a Eilonwy nella recensione di Taron. Lei è stata la prima vera principessa Disney a essere attiva e, ammettiamolo, a fare molto di più rispetto al protagonista. Quindi rispetto assoluto per Eilonwy! E grazie per il commento, mi fa piacere vederti qui e parlare con te!

      1. Da Roger Rabbit e Ariel, il mondo dell’animazione è cambiato per sempre. Hanno fatto ripartire le cose, dando il via anche alla concorrenza, che si è impegnata sempre di più per stare al passo. I confronti che abbiamo tu ed io mi emozionano ogni volta. Non sai quanto è bello poter parlare con un vero esperto ed estimatore della mia più grande passione. Grazie per “diffondere il verbo” col tuo bellissimo blog.

        1. Sei sempre molto gentile! Io non mi ritengo nulla di che, di certo non sono un massimo esperto di niente, ma amo questo mondo, amo l’animazione e vorrei far conoscere a tutti quanto questo mondo sia più ricco di quanto si pensi. La sirenetta è un’opera fondamentale e grazie a esso e Roger Rabbit c’è stato un periodo veramente ricco per l’animazione sia a livello commerciale ma soprattutto a livello artistico. Anche per me è un piacere parlare di ciò con te, amico mio!

    1. Assolutamente vero, per questo bisogna anche pensare al fatto che questo film fa parte di un percorso di maturazione della Disney. Rispetto a personaggi come Cenerentola o Aurora è stato un bel passa avanti (anche se un piccolo passo è stato fatto anche in Taron).

  3. Ho visto, rivisto e rivisto ancora questo film fino allo sfinimento (di chi era in casa con me) quando ero piccolo, e ancora adesso è uno dei miei preferiti. Bellissimo! Non è un film perfetto, secondo me (quelli che reputo perfetti arriveranno a breve), ma è veramente magico e incantevole, è una bella fiaba narrata in modo sensazionale e con un impegno artistico che non si vedeva dai tempi de La Bella Addormentata nel Bosco. Soprattutto, una cosa che mi lascia sempre senza parole è la recitazione di Ariel, il modo in cui, senza parlare, si capisce sempre perfettamente cosa stia pensando e cosa stia provando in ogni singolo momento; e la gioia che prova visitando il regno di Eric, che è davvero la coronazione che suo sogno, che aveva espresso in Part of your World, è davvero emozionante.
    Ursula, poi, è una villain superba: è infida, manipolatrice, sadica, e con una presenza scenica strabiliante. Mancano i personaggi come lei, oggi, quei villain che davano sapore e spessore alla storia; secondo me l’ultimo personaggio paragonabile ai villain del Rinascimento è Gothel, e si parla già di 12 anni fa!
    Ottimo lavoro, bellissimo post!

    1. La sirenetta è un lavoro magnifico a livello tecnico e dimostra come l’animazione possa dare tantissimo a livello artistico ed emotivo. Come hai scritto perfettamente, si riesce a capire tutte le emozioni sul volto dei personaggi, non solo Ariel ma anche gli altri e non è una cosa semplice da fare. E sì, anche a me mancano i villain come Ursula, villain che, per design e caratterizzazione, riuscivano ad arricchire ancor di più la storia. Sono già passati 12 anni da Rapunzel? Rischio di perdere la concezione del tempo. Comunque nei nuovi film Disney si percepisce parecchio la mancanza di un villain.

  4. Altra pietra miliare della Disney che ho consumato allo sfinimento quando ero bambino.
    Tra l’altro è invecchiato anche abbastanza bene (al di là del discorso di emancipazione che però a essere onesti è una lettura abbastanza moderna).
    Il punto forte per me rimarrà sempre la colonna sonora di quel mostro di Alan Menken che a quanto so dovrebbe curare la colonna sonora anche del live-action (insieme a quell’altro mostro di Lin-Manuel Miranda). Sarà l’unico motivo per cui guarderò il nuovo film a essere onesti. Sti live-action non sanno proprio di niente.

    1. Anch’io da piccolo lo vidi numerose volte e a livello tecnico rimane immenso ancora oggi. La colonna sonora è stupenda e Menken ha veramente creato delle musiche leggendarie. Per quanto riguarda la questione sul live-action a me non da alcun fastidio che Ariel sia nera, non mi disturba minimamente. Quello che mi da fastidio è che ancora la Disney faccia live-action delle sue opere animate. Fossero fatte con un po’ di impegno mi andrebbe anche bene, ma fino ad ora ho visto delle copie sbiadite e per niente curate, un’operazione commerciale vuota che puntava tutto sulla nostalgia e nient’altro. L’unico live-action Disney che mi fosse piaciuto era il Dumbo di Tim Burton, ma poi basta. I film animati erano costruiti con enorme cura.

      1. Ma si, chi fa polemica su queste cose ormai non li considero neanche. Tante critiche per dei film il cui problema è ben altro e cioè il film stesso.
        Io di base non sono contrario a live-action, adattamenti ecc, ma quelli Disney sono veramente penosi. Dei banali copia-incolla. Cambiassero qualcosa avrebbe ancora senso ma così è pura noia. Sono andato al cinema a vedere Aladdin solo perché era diretto da Guy Ritchie. Risultato: non sembrava un film di Guy Ritchie. Pinocchio non l’ho visto ma ho sentito dire la stessa cosa per Zemeckis. Il Re Leone poi non ne parliamo, pare la conversione in CGI del cartone ma con le musiche più brutte (con buona pace di Beyonce).
        Alla fine i film più interessanti si rivelano essere Maleficent o Crudelia. Non mi fanno impazzire ma almeno ho la sensazione di star guardando qualcosa di “nuovo”.

        1. Ti do un consiglio: evita di vedere il live-action di Pinocchio. Mi si stringe il cuore pensando che Zemeckis possa aver diretto una cosa simile. In generale sono stati tutti tremendi e in realtà non ho apprezzato neanche Maleficent e Cruella perché sono andati a snaturare completamente due personaggi magnifici e per enormi problemi di sceneggiatura. Almeno posso dire che Cruella era diretto bene e con degli ottimi costumi.

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