La carica dei cento e uno

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo discusso di un noir anni ’50 davvero affascinante e bello che è entrato di diritto nella storia del cinema: Il grande caldo di Fritz Lang. Una pellicola molto interessante in cui un sergente, un uomo dalla vita normale e una brava persona, perde la moglie per mano dei malavitosi su cui sta indagando. Un evento che lo cambierà radicalmente, rendendolo violento e aggressivo, un uomo in cerca di vendetta che non penserà alle conseguenze delle proprie azioni. Un film affascinante non solo per la messa in scena ma anche per i personaggi, che mette in mostra, soprattutto nel protagonista e in Debby Marsh, pieni di sfaccettature e che saranno il fulcro della tematica centrale dell’opera i Fritz Lang, ossia il dualismo. Un’opera meravigliosa da recuperare assolutamente.
Con l’articolo di oggi invece cambiamo completamente tipologia di film. Infatti questa volta torniamo a parlare di animazione e più nello specifico dei classici animati Disney. Dai, pian piano sto continuando con questo progetto. Molto lentamente, ma sto continuando. L’ultima volta che ne abbiamo discusso è stato con La bella addormentata nel bosco, una pellicola che ai tempi ebbe molti problemi di produzione e fu un mezzo flop, ma che con gli anni venne riscoperta e apprezzata. Certamente un’opera stupenda per lo stile di disegno originale e unico per casa Disney, per delle sequenze iconiche e per uno dei cattivi più importanti della storia dell’animazione. La pellicola di cui parliamo oggi è differente rispetto a La Bella Addormentata nel bosco, ma ha comunque una sua importanza.
Ecco a voi La carica dei cento e uno (One Hundred and One Dalmatians), pellicola animata del 1961 scritta da Bill Peet, diretta da Wolfgang Reitherman, Hamilton Luske e Clyde Geronimi e basata sull’omonimo romanzo di Dodie Smith.

Trama:
Il film inizia con Pongo (Rod Taylor), un dalmata che vive in un appartamento a Londra insieme al padrone e compositore Rudy Radcliffe (Ben Wright). Stanco di questa vita da scapolo, Pongo decide di trovare una compagna per Rudy e, durante una passeggiata al parco, lo fa scontrare con Anita (Lisa Davis), una giovane donna che possieda una dalmata di nome Peggy (Cate Bauer). Da questo incontro le due coppie finiscono per sposarsi. Tempo dopo Peggy rimane incinta e partorisce 15 cuccioli. Quel giorno stesso arriva in casa loro Crudelia De Mon (Betty Lou Gerson), una donna ricca ed ex compagna di scuola di Anita. Lei è un’amante delle pellicce ed è interessata alla pelle dei dalmata. Offre alla coppia dei soldi per la cucciolata, ma Rudy e Anita rifiutano categoricamente. Crudelia allora ordina ai suoi due tirapiedi, Gaspare (J. Pat O’Malley) e Orazio (Frederick Warlock) di rubare i cuccioli. I due riescono nell’impresa. Pongo e Peggy però non si danno per vinti e, con l’aiuto di altri animali, faranno di tutto per trovare i loro cuccioli e riportarli a casa sani e salvi.

Mi sto rendendo conto che non manca così tanto alla fine dell’Epoca d’Argento. Dopo questo film ne mancano solo altri due e poi si passerà a un altro periodo della Disney. Un po’ mi dispiace visto che adoro questa parte della storia della famosa casa di produzione. In ogni caso iniziamo subito con la recensione, perché anche questo film ha cose interessanti da narrare.

Ci sono due cose importanti da sapere su quest’opera. Quando Disney nel 1957 lesse il libro, ne rimase subito interessato e l’autrice del libro, Dodie Smith, ne fu entusiasta perché sperava vivamente che Disney realizzasse un film animato su di esso. Ed è qui che arriviamo a una grande differenza rispetto alle altre pellicole Disney. Per la prima volta la sceneggiatura venne affidata a una singola persona, Bill Peet (di solito c’erano diversi scrittori nelle opere Disney). Durante la lavorazione della storia, Disney partecipò alle riunioni ma non fu presente come negli anni precedenti (stava già male ai tempi di La bella addormentata nel bosco). Quindi tutto il lavoro della storia fu dovuto in gran parte grazie a Peet e lo stesso Disney fu felice di quello che aveva realizzato.

Arriviamo quindi al secondo punto importante della pellicola: l’uso della tecnica xenografica (il primo film a utilizzare questa nuova tecnica). Dopo il flop de La bella addormentata nel bosco iniziarono a circolare delle voci riguardo la chiusura del reparto d’animazione della Disney. I costi erano alti (per i tempi) però Disney voleva continuare a puntare su ciò e cercò un metodo che potesse aiutare a rendere il processo di animazione meno lungo e costoso. Ed è qui che intervenne l’amico ed effettista speciale Ub Iwerks. Infatti sta sperimentando la fotografia Xerox a tal scopo. Attraverso una di queste macchine, Iwerks era riuscito a trasferire i disegni degli animatori direttamente nei rodovetri, eliminando il processo di inchiostrazione (che richiedeva veramente molto tempo, pazienza e denaro) senza danneggiare gli elementi a matita. Questa tecnologia aveva però i suoi limiti, ad esempio attraverso di essa non si riusciva a ottenere l’alta qualità dell’inchiostrazione a mano. Per questo motivo alcuni reparti d’animazione Disney chiusero e il personale diminuì drasticamente.
La xenografia però aiutò molto nella realizzazione dei dalmata. Se non fosse stato per essa, probabilmente il film sarebbe costato il doppio e non oso immaginare come ne sarebbero usciti gli animatori della Disney con tutti quei cani ma soprattutto con tutte quelle macchie. Nel film si contano qualcosa come 6 milioni di macchie. Numeri da capogiro.

Il film in generale è veramente godibile e con un tipo di ritmo scorrevole ed equilibrato che nella Disney sono sempre riusciti a mantenere. L’inizio è molto divertente e dolce e prosegue con calma fino all’arrivo di Crudelia De Mon (Crudella de Vil in originale). Da questo punto in poi il film subisce un cambiamento con il rapimento dei cuccioli di dalmata e la seguente ricerca portata avanti da Pongo e Peggy. Anche con la presenza di personaggi secondari molto divertenti e simpatici, si avverte una certa tensione. D’altronde se non trovano i cuccioli, quest’ultimi verranno spellati per una pelliccia. A pensarci sono cose che fanno tremare e anche se Gaspare e Orazio avevano dei momenti comici ne avranno altrettanti in cui riusciranno a farci temere per i dalmata (specialmente Gaspare).

Tutti i personaggi sono molto caratterizzati, a partire da Rudy e Anita, ma soprattutto i vari dalmata. Mi è sempre piaciuto il modo con cui sono riusciti a identificare i cuccioli dei due dalmata, dando a ognuno vari particolari che saltano all’occhio, come le orecchie o il peso ma soprattutto la posizione differente delle macchie. Tutti hanno una personalità unica e tutti vengono ricordati.
Anche in questo caso però rimaniamo affascinati soprattutto dal villain, Crudelia De Mon. Lei è una donna ricca con la passione, anzi l’ossessione per le pellicce, un personaggio che risalta parecchio per il suo comportamento e per il suo design. Una donna molto magra e alta, con i lineamenti appuntiti e dei capelli simili a quelli di una strega e di colore bianco e nero. Inoltre il fumo che esce dalla sua sigaretta è di un colore vere che sembra quasi darle un’aura ancora più negativa e maligna. Anche lei sarà protagonista di certe scene di tensione e sono assolutamente sicuro che tutti noi ci ricordiamo dello sguardo folle che ha sul finale mentre insegue i dalmata.

Una pellicola che ha davvero poche canzoni questa volta (solo tre) ma di queste ci ricordiamo quella che Rudy dedica a Crudelia De Mon come presa in giro. Ci ricordiamo di questa canzone non solo per il testo ma perché effettivamente è quella che ha una certa importanza. Tutte le canzoni sono state composte da Mel Leven, che in realtà ne aveva altre di canzone, canzoni che non vennero inserite nell’opera finale.

Per concludere, La carica dei cento e uno è un film d’animazione davvero bello e divertente, capace di far ridere ma anche di tenere in tensione al momento giusto. Ammetto che da piccolo non lo vedevo così tanto come gli altri classici Disney ma, riguardandolo ora, non posso fare a meno di apprezzarlo e ammirarlo per certe idee.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

32 pensieri riguardo “La carica dei cento e uno

    1. Assolutamente! Dopo il flop de La bella addormentata nel bosco, bisognava trovare un modo per diminuire i costi ma che non minasse la qualità tecnica e artustica della pellicola. Adoro questa tecnica e con il passare degli anni farà altro che migliorare. E sono stato contento anche per Ub.

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