Liberaci dal male

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di rimanere negli anni ’70 per portare un horror davvero particolare, una commedia horror per la precisione: Oscar Insanguinato. La storia parla di un attore teatrale che, dopo essere stato umiliato e deriso continuamente da dei critici crudeli, tenta il suicidio ma sopravvive aiutato da dei barboni. Passano due anni e l’attore ritorna per compiere la sua vendetta verso coloro che lo hanno rovinato e inizia a ucciderli uno a uno, utilizzando come spunto le morti brutali presenti nelle opere di William Shakespeare. Questo film, con un titolo in italiano fuorviante, è meraviglioso. Diretto in maniera ottima, con una regia elaborata e scorrevole, che regala un ritmo serrato e che non annoia mai e delle morti molto fantasiose e crudeli ma realizzate con un pizzico di ironia. Il film riuscirà sempre a catturare l’attenzione del pubblico, saprà sorprenderlo e soprattutto rimarrà affascinato dall’interpretazione di Vincent Price, che ricoprirà i ruoli di vari personaggi shakespeariani, mettendoci molto energia, ma sarà anche farsi amare quando interpreterà l’attore distrutto da dei critici feroci e crudeli. Una pellicola da vedere assolutamente.
Questa volta parliamo di un film abbastanza recente (più o meno). Ammetto che ero sempre rimasto incuriosito da questa pellicola per il regista in questione e anche per varie critiche che aveva ricevuto, alcune positive e altre negative. Aveva un certo interesse e alla fine mi sono deciso a vederlo. Bè, diciamo che è stata una grande delusione. Quest’oggi cercherò di essere breve.
Ecco a voi Liberaci dal male (Deliver Us from Evil), pellicola horror del 2014 scritta da Scott Derrickson e Paul Harris Boardman e diretta da Scott Derrickson.

Trama:
Siamo nel 2010 e in Iraq tre soldati americani scovano una strana caverna. Decidono di scendere e controllare cosa ci sia dentro ma qualcosa non va, iniziano a urlare e le immagini si fanno confuse. Passano due anni e ci spostiamo nel Bronx, dove l’agente Ralph Sarchie (Eric Bana) indaga su alcuni casi violenti, tra cui un uomo che picchia la famiglia e una madre che in preda alla follia ha gettato il figlio nella gabbia dei leoni. Sembrerebbero essere casi scollegati tra loro, ma qualcosa di strano sta succedendo. Ralph inizia pian piano a notare degli elementi in comune, tra cui un misterioso uomo incappucciato che in entrambi i casi è entrato in contatto con i colpevoli. A quanto pare quest’uomo è uno dei soldati in Iraq. Ralph inizierà così a collegare i casi, venendo alla scoperta di strani scritte capaci di evocare il male e ritrovandosi in qualcosa di molto pericoloso. Padre Mendoza (Edgar Ramirez) deciderà così di aiutare il poliziotto in questa missione.

Ero interessato a questa pellicola proprio perché Derrickson era il regista di Sinister, un horror davvero ben realizzato, con un cattivo interessante e delle scene ottime, e quell’ottimo horror di Black Phone. Da questo deriva la mia curiosità. Poi avevo visto anche L’esorcismo di Emily Rose che, anche se non mi aveva convinto, aveva mostrato delle ottime doti registiche. Peccato però per come questo film si sia evoluto.

Tecnicamente il film non è niente male. La regia di Derrickson è molto buona, riesce a creare delle sequenze ben elaborate e girate con cura, creando inquadrature interessanti. Inoltre nella prima parte si dimostra anche bravo nelle scene d’azione e anche in quelle di tensione. Usa i jumpscares e in certi casi sono scelti anche molto bene, legati alla trama e soprattutto contestualizzati. Onestamente non è una tecnica che prediligo ma se usata bene non posso far altro che apprezzarla. La fotografia viene utilizzata sapientemente nelle scene notturne, con un’oscurità capace di mettere in primo piano i protagonisti, mentre invece non mi convinceva durante il giorno visto che era molto desaturata e quindi i colori erano spenti. In ogni caso la pellicola inizia molto bene perché porta un minimo di mistero agli occhi dello spettatore e l’horror si unisce ottimamente al poliziesco, con l’agente e il suo collega che indagano sui vari casi. L’idea mi piaceva e sembrava realizzata bene. Poi il film è lentamente morto.

Muore specialmente quando la tematica religiosa entra di prepotenza nella storia. Sapevamo che se ne sarebbe parlato, si discuteva comunque di un male capace di diffondersi nelle persone, quindi si sarebbe parlato sia di questo che di esorcismo. Però è proprio il modo in cui se ne parla che rende la pellicola pesante e noiosa. Perché è tartassante, un continuo parlare di religione e neanche in maniera interessante, sembrano proporre questa tematica in maniera aperta ma in realtà i discorsi che si fanno sono molto bigotti e il prete in questione fa sempre la morale sul cristianesimo e perché sia importante essere religioso, mentre invece non credere non può portare alla felicità. E porta lo spettatore allo sfinimento. Voglio dire, anche The Conjuring aveva questa tematica, ma non ne parlava tutto il tempo e quando i Warren condividevano il loro pensiero lo facevano con modestia e in modo aperto, senza alcun moralismo spicciolo. Questo è veramente il problema più grande, ma ce ne sono molti altri.

Per via della suddetta tematica il ritmo rallenta parecchio, dando l’impressione che la storia si stia allungando inutilmente. Anche i jumpscares vengono usati in maniera più banale, senza troppo impegno, e i personaggi secondari vengono lasciati indietro per concentrarsi su Ralph e il prete. Il prete non mi ha convinto per niente, non per l’aspetto ma proprio per il modo di porsi e di essere in definitiva un lungo ed estenuante spiegone, mentre almeno Ralph aveva del potenziale soprattutto per quanto riguarda la questione della rabbia (anche qui abbiamo un argomento sfruttato molto poco, visto che lo vediamo arrabbiarsi due o tre volte e per poco tempo). Inoltre sono riusciti a rendere una scena d’esorcismo poco interessante e non parliamo di una scena qualsiasi, ma del climax finale, della resa dei conti.

Per concludere, Liberaci dal male è una pellicola che aveva iniziato bene e con elementi interessanti, ma che poi si è andata a perdere per colpa della tematica principale, mostrata in maniera fin troppo didascalica, noiosa e anche un po’ bigotta. Mi dispiace dover criticare un film (soprattutto dopo quello che ho scritto con Oscar Insanguinato), ma quest’opera si è trasformata in un disastro. Prende un po’ da L’Esorcista e un po’ da Seven, ma non riesce proprio a creare qualcosa di interessante. Ho visto di peggio, ma è comunque un vero peccato.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

5 pensieri riguardo “Liberaci dal male

    1. L’horror è interessante perché è sia il genere che più rompe con le tradizioni che quello più conservatore. Nell’ultimo caso specifico è conservatore perché in molte opere (anche opere che amo) si tende a ritornare alla situazione iniziale. Ad esenpio: una famiglia che sta bene si ritrova all’improvviso a dover lottare contro entità oscure e sconfitte esse la famiglia torna all’equilibrio iniziale. Che poi non è il problema di questo film. Il problema di questo film è che a un certo punto si trascina faticosamente al finale dopo un inizio molto promettente e facendo una morale tartassante, in certi casi bigotta e perfino riempitiva. Come ho detto anche nella recensione, anche The Conjuring parla in maniera positiva di religione, ma lo fa con intelligenza senza ammorbare troppo lo spettatore. Qui invece ti rompi parecchio le scatole.

  1. Che peccato, anche a me piace molto Scott Derrickson e sebbene non abbia apprezzato Black Phone quanto te Sinister e L’Esorcismo di Emily Rose invece mi piacciono un sacco, e Doctor Strange ha introdotto una ventata di originalità in casa Marvel che serviva proprio. Questo non l’ho ancora visto, ma ci sta uno scivolone in carriera soprattutto con un genere così delicato come l’horror.
    Da quello che ho capito il problema è più della sceneggiatura che fa la predica allo spettatore; capisco che dia fastidio, anche io ho una tolleranza molto ristretta per quei prodotti che mi fanno l’effetto di una maestrina con l’indice alzato.

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