Il libro della giungla (1967)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo concluso il nostro viaggio riguardo il ciclo filmico dedicato a Edgar Allan Poe creato da Roger Corman e l’abbiamo fatto con l’ottavo e ultimo film, La Tomba di Ligeia. In questa pellicola vediamo Vincent Price succube della volontà della sua defunta moglie, Ligeia appunto, una donna con una volontà talmente forte da voler trascendere la morte e continuare a vivere. Una storia fatta di ossessioni, ipnotismo e possessione, una storia che si differenziava dagli altri capitoli soprattutto per la messa in scena, con diverse ambientazioni esterne e una fotografia naturale e una regia molto più movimentata e dinamica, ricca di carrellate. Ovviamente ci sono anche gli elementi classici di questo ciclo, come l’ambientazione interna decadente, gli oggetti di scena colorati e le storie di ossessione. Un ottimo finale per un’ottima serie di film.
Concluso il ciclo di Poe, penso sia il caso di concludere qualcos’altro anche se non definitivamente. Con l’articolo di oggi torniamo a parlare di Disney e arriviamo alla fine del suo Periodo d’Argento. Ovviamente continuerò a parlare dei classici animati Disney, anche perché c’è ancora molto di cui discutere e non siamo ancora a metà (questo progetto lo finirò tra anni se continuo così). In ogni caso mi dispiace un po’ essere arrivato alla fine di questo periodo, era uno dei momenti che apprezzavo di più della Disney e con alcuni dei film a cui sono più legato a livello emotivo (ma anche oggettivamente impeccabili). Quindi direi di non perdere tempo e di iniziare questa recensione.
Ecco a voi Il libro della giungla (The Jungle Book), pellicola d’animazione del 1967 scritta da Larry Clemmons, Ralph Wright, Ken Anderson e Vance Gerry, diretta da Wolfgang Reitherman e basata sull’omonimo romanzo di Rudyard Kipling.
E qui lascio l’articolo di Chest of Tales (QUI).

Trama:
Il film inizia con la pantera nera Bagheera (Sebastian Cabot) che trova un neonato in una cesta sulla riva di un fiume. Decide di aiutarlo e lo porta da un braco di lupi dove una di essi, Raksha, ha partorito e può allattarlo. Il neonato viene accettato dal branco, cresce con loro per dieci anni e gli viene dato il nome di Mowgli (Bruce Reitherman). Bagheera è felice della situazione dell’umano, ma sa che un giorno dovrà tornare dai suoi simili e quest’occasione si presenta quando Shere Khan (George Sanders), la tigre, torna in quella zona della giungla. Il branco di lupi si riunisce per discutere la questione. Shere Khan è pericoloso e soprattutto odia gli umani e cercherà sicuramente di uccidere Mowgli ora che è piccolo e indifeso. Il branco non è abbastanza forte per proteggerlo e decide di allontanarlo, ma qui interviene Bagheera che si propone di accompagnare il piccolo al villaggio degli umani più vicino. Così i due iniziano questo viaggio anche se con un po’ di problemi. Mowgli non è contento di lasciare la giungla e più volte discute della questione con Bagheera, almeno fino a quando non incontrano l’orso Baloo (Phil Harris), un personaggio che adora godersi la vita e rilassarsi. Mowgli diventa un grande amico dell’orso e Baloo gli promette che non lo porterà mai al villaggio degli uomini. Ma la giungla è un luogo pericoloso e pieno di insidie e ben presto anche Baloo dovrà capire che Mowgli dovrà tornare nel posto che gli spetta.

Eccoci dunque al 19° classico Disney e all’ultima pellicola del Periodo d’Argento. Dopo quest’opera avremo un momento storico della Disney che alcuni definiscono perfino come Medioevo Disney, un’accezione negativa per descrivere i film animati usciti dagli anni ’70 fin quasi alla fine degli anni ’80. A mio avviso è un’accezione fin troppo negativa, ma su questo ci torneremo in seguito. Sta di fatto che adesso parleremo dell’ultima opera a cui Walt Disney abbia partecipato, ma che non riuscì a vedere completata, visto che morì nel 1966, un anno prima della sua distribuzione. Partiamo con ordine.

Dopo l’uscita de La spada nella roccia, lo sceneggiatore Bill Peet disse a Disney che lo studio d’animazione era capace di creare animali protagonisti molto più interessanti e suggerì di trasporre Il libro della giungla di Rudyard Kipling. A Walt piacque l’idea e diede il compito di scrivere la storia a Peet (proprio come ne La carica dei cento e uno e La spada nella roccia). Nel frattempo però uscirono le critiche negativa a La spada nella roccia e Walt Disney decise di seguire il progetto molto più da vicino e questa scelta creò dei forti contrasti con Bill Peet.

Quest’ultimo infatti voleva essere fedele alle atmosfere oscure e drammatiche di Kipling. Per esempio il finale era molto diverso. Bagheera riesce a portare Mowgli al suo villaggio e il bambino qui incontra la sua vera famiglia, ma viene costretto da un cacciatore del villaggio, Buldeo, a portarlo nelle antiche rovine, quelle dove vive l’orango Re Luigi (Louis Prima) per prendere il tesoro. Mentre tornano a casa, il cacciatore decide di eliminare Mowgli ma quest’ultimo butta la torcia in acqua e Shere Khan, senza la presenza del fuoco, attacca e uccide Buldeo. Mowgli riesce a prendere in tempo il fucile del cacciatore e spara e Shere Khan, uccidendolo. Per questo motivo poi verrà considerato un eroe sia dal villaggio che dagli animali della giungla (nel mezzo poi succede anche altro, ma ho cercato riassumere il più possibile). A Disney non piacque questo finale perché non era adatto per le famiglie e onestamente a me non piace l’idea di Mowgli che uccide Shere Khan e perfino con un fucile. Indirettamente ciò dava ragione a Shere Khan sulla pericolosità degli umani (il libro l’ho letto e so che certe situazioni sono molto più complesse e sottili, ma questo è un altro caso). Disney disse a Peet di cambiare la sceneggiatura ma lui rifiutò e, dopo varie discussioni, lo sceneggiatore decise di abbandonare la Disney nel 1964.

Ed è così che la storia tornò a essere scritta, dopo un po’, da più sceneggiatori, come nei vecchi tempi. In questo caso si decise di creare una storia più lineare e semplice in cui Mowgli doveva tornare al villaggio come fine ultimo ed è in questo caso che venne creato il personaggio di Shanti (Darleen Car), la ragazza di cui Mowgli si innamora (tecnicamente nel film viene solo chiamata “La ragazza”, ma in seguito le daranno questo nome).
Una decisione interessante che fece Disney fu di lasciare le personalità degli animali scritti da Peet così com’erano, una decisione molto azzeccata visto quanto differenti e unici fossero gli uni dagli altri.

Bagheera ad esempio è una pantera molto seria e ligia al suo dovere, che si preoccupa per Mowgli e vuole portarlo al villaggio anche contro la sua volontà. Baloo invece è l’esatto opposto della pantera, un orso che adora godersi la vita, divertirsi, che non cerca di ottenere le cose belle della vita, ma aspetta che siano esse ad arrivare a lui. Anche lui si affeziona a Mowgli, ma vorrebbe che il ragazzo restasse nella giungla. Questo contrasto tra Bagheera e Baloo porterà a delle interazioni decisamente interessanti, scene molto divertenti, ma anche dei dialoghi ben scritti e più drammatici.
Tantissimi sono i personaggi caratterizzati bene, come Hathi (J. Pat O’Malley), un elefante colonnello, rigido, con la fissa per le marcie forzate ma smemorato. Il Re Luigi, un personaggio originale creato da Bill Peet che inizialmente doveva essere molto più serio, visto che rapisce Mowgli per scoprire il segreto del fuoco, ma che in questa versione si dimostra più comico e amichevole. Per non parlare di personaggi come Kaa (Starling Halloway), uno degli antagonisti, capace di ipnotizzare gli altri e che cerca di convincere Mowgli di essere dalla sua parte, quando invece vuole mangiarlo. E infine arriviamo a Shere Khan.
Shere Khan è leggermente diverso rispetto al libro. Anche lì odia gli umani ma nella versione cartacea si mostra come un animale rozzo e ignorante, mentre nel film è più elegante e mostra una certa intelligenza. Inoltre, ciò che ho sempre apprezzato del suo personaggio, è che viene mostrato solo nella parte finale del film. Per buona parte della pellicola si nomina il suo nome e con una certa paura, aumentando le aspettative per la sua entrata in scena e capiamo quanto possa essere pericoloso quando perfino Baloo, sentendo che la tigre cercherà di fare del male a Mowgli, decide di riportare il bambino a casa.

A livello narrativo abbiamo quindi la storia di un viaggio verso le origini, un viaggio costellato di gag, canzoni in stile Disney, lontano dalle atmosfere del libro, ma anche in questo caso ci saranno dei momenti di tensione, come nella parte finale oppure ogni volta che sarà presente Shere Khan, di cui avvertiamo la forza e la ferocia solo attraverso l’aspetto e i suoi movimenti. E qui iniziamo a parlare dell’animazione e dei doppiatori.

In questo caso ci furono veramente molte voci famose del periodo e, per la Disney di quei tempi, era una grande novità. Molte di queste voci aiutarono a dare forma e vita ai vari personaggi. Prediamo ad esempio Phil Harris, il doppiatore di Baloo. Molte delle sue battute e dei suoi dialoghi furono completamente improvvisate e questo riuscì a creare maggiormente la spensieratezza del personaggio, rendendolo credibile e simpatico.
Anche in questo caso si optò per la xenografia e soprattutto per i tratti sporchi e grezzi, così come era successo per La Spada nella roccia, che ho sempre apprezzato e che continuerò a dire ancora e ancora (quel disegno “sporco” riusciva a creare delle ottime atmosfere). Purtroppo anche in questo caso vennero usate delle animazioni riciclate (lo vedremo spesso da questo film in poi), come ad esempio Kaa che cade dall’albero, una scena in cui i lupi salutano Mowgli, simile a una scena de La spada nella roccia. Eppure l’animazione di questa pellicola è meravigliosa, adoro soprattutto quando Mowgli cammina nella giungla con calma, pensieroso, e interagisce con il panorama circostante. I movimenti sono realistici e studiati nei minimi dettagli e probabilmente sono tra le parti animate migliori della pellicola. Tra le altre cose qui gli animatori furono responsabili dei singoli personaggi come in passato, ma di intere sequenze dato che i personaggi interagivano molto spesso. E i fondali sono un piacere per gli occhi, tutti dipinti a mano (tranne la cascata che invece è una ripresa del Salto Angel) e che riesce a farci immergere ancor di più in questo posto pieno di vita.

Per concludere, Il libro della giungla è un altro titolo Disney fatto con cura e pieno di ritmo, personaggi indimenticabili, divertente ma anche con momenti drammatici e di tensione ben gestiti. Un film stupendo che riesce a stupire e incantare e che chiude il Periodo d’Argento della Disney con la morte del suo storico creatore. Un’opera da rivedere e apprezzare. E ora tocca al Periodo di Bronzo.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

19 pensieri riguardo “Il libro della giungla (1967)

  1. “Per esempio il finale era molto diverso. Bagheera riesce a portare Mowgli al suo villaggio e il bambino qui incontra la sua vera famiglia, ma viene costretto da un cacciatore del villaggio, Buldeo, a portarlo nelle antiche rovine, quelle dove vive l’orango Re Luigi”

    CAPRA IMMONDA, SE CI METTI IL RE DELLE SCIMMIE DI CERTO NON SEI FEDELE ALL’OPERA ORIGINALE!
    che poi, nel libro Mowgli sì uccide la tigre ma lo fa chiudendola in una gola e schiacciandole tra due mandrie di bovini; quindi alla maniera ferale

    è inutile che parli delle differenze della tigre tra film e i racconti se poi esistono le caratterizzazioni di kaa e baloo

    alla fine questo è lo stupro della pellicola in favore di un’opera veramente bella e artistica; peccato che poi abbiano fatto anche l’aborto del 2016
    ps: pubblicando l’articolo ti ricordavi delle mie ire? 😈

        1. In realtà non molto. Bisogna sempre prendere in considerazione che questo è un film animato della Disney. Avrà qualche momento cupo ma certamente non poteva mettere in mostra le tematiche del libro. Lo stesso discorso lo si può fare con Notre Dame (io amo il libro), che però ho apprezzato parecchio.

  2. L’analisi è perfetta come sempre. Il riciclo delle scene è una conseguenza della morte di Walt, che malgrado tutti i difetti che aveva come persona, era davvero serio nel realizzare film d’animazione. Detto questo, malgrado lo ritenga un film valido, per il mio gusto personale è uno dei lungometraggi che più mi ha annoiato della casa di Topolino. Oltre le scene riciclate, si fa un gran uso delle scene filler, un po’ come in Biancaneve o Cenerentola, solo che nel 1967 erano anacronistiche. Un paio d’anni fa mi ritrovai il libro originale tra le mani. Beh, devo dire che l’ho trovato ancora più noioso. Il remake in live action l’ho visto molto tardi, e solo “per cultura”, ma devo dire che mi sono dovuto ricredere. Bellissima trama, ben realizzata e con ritmo perfetto. Fino all’avvento di Cruella è stato il mio remake in live action preferito.

    1. Io invece lo apprezzo molto anche per la sua tranquillità. Ovviamente qui ci ritroviamo davanti a un film episodico e dovrà passare ancora un po’ di tempo prima di tornare a delle storie con una trama ben definita. In ogni caso il remake in live-action è uno dei pochi che non mi è dispiaciuto della Disney, anche se ammetto di non aver apprezzato la caratterizzazione di Shere Khan, una via di mezzo tra il libro e il film (infatti era un po’ bipolare a mio avviso XD). In ogni caso ti ringrazio per avermi detto la tua opinione, è stato molto interessante!

  3. Come sempre fantastica recensione!!! Questo film a suo tempo mi era piaciuto tanto e anzi, adesso mi metto alla ricerca della pellicola, il rivederlo non mi dispiacerebbe affatto!!! Buon proseguimento di serata 😉

  4. Un film che adoro, per la gioiosità di alcune scene, per la storia stessa.
    Credo che qui ogni personaggio sia caratterizzato originalmente, ognuno ha una personalità definita e netta, la cosa mi piace molto.
    Come mi piace molto la colonna sonora.

    1. I personaggi sono sempre stati un punto forte della Disney di questo periodo. Sanno farsi tutti ricordare e riesci a distinguerli gli uni dagli altri grazie al loro modo di comportarsi. E le musiche sanno divertire ulteriormente. Grazie mille per il commento!

  5. Altro grande classico della mia infanzia, mi hanno raccontato che dopo aver visto il film al cinema ho pianto per giorni per la morte di Baloo, nonostante avessi visto che in realtà era sano e salvo. Scene e canzoni diventate parte del linguaggio comune (“Che cosa facciamo?” “Non lo so, tu cosa vuoi fare?”), indimenticabile nonostante quelle scene riciclate :)

    1. Le scene riciclate erano un problema che c’era da diverso tempo, dopo La bella addormentata nel bosco la Disney non poteva permettersi più spese folli, però la qualità artistica delle pellicole rimase comunque di grande livello.

  6. Mi piace Il libro della Giungla perché sente l’aria presessantottina, per esempio Baloo è una specie di hippie, che ama vivere nella natura e si accontenta di “poche briciole, lo stretto indispensabile”; inoltre adoro gli avvoltoi, anche loro nello spirito dei tempi… il mio figlio più piccolo, nato comunque nel 1991, quando aveva circa tre anni girava intorno al tavolo da pranzo cantando la canzone di Baloo, un ricordo cui sono molto legata

    1. Anch’io quando ero piccolo canticchiavo la canzone di Baloo. Era orecchiabile, divertente e aveva anche un concetto di vita, come hai detto tu, molto “hippie”. Questo film è invecchiato bene per certi versi. Grazie mille per il commento!

    1. Non rientra nella mia top ten ma è un film che ho sempre apprezzato per le musiche, i colori e i personaggi. Ora che mi ci fai pensare, quando finirò questa maratona Disney, dovrò fare una classifica dei miei classici preferiti in assoluto.

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