Il Grande Caldo

Benvenuti o bentornati nel nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo continuato il nostro viaggio con i classici animati della Disney, arrivando a discutere de La bella addormentata nel bosco. Un film d’animazione che ai tempi ebbe diversi problemi in fase di produzione, una produzione che durò quasi tutti gli anni ’50. Per un anno andò in pausa per via della costruzione di Disneyland, certe scene vennero rifatte e la realizzazione di sfondi complessi e dettagliati rallentò la sua creazione. Quando uscì, la pellicola fu un mezzo flop e venne accolto con freddezza, ma con il passare degli anni venne riscoperto e rivalutato come un film d’animazione eccezionale, con degli sfondi meravigliosi e ricchi di particolari, un disegno unico per la Disney ispirato alle miniature medievali, dei personaggi carismatici, uno dei villain più iconici e interessanti creati dalla Disney e delle scene divenute immortali. Insomma, un altro film animato da vedere.
Con quest’articolo cambiamo completamente argomento. Non parliamo di film d’animazione anche se rimaniamo sempre negli anni ’50. Un genere che considero davvero ottimo, specialmente per via della sua messa in scena, e che ho sempre voluto trattare di più è certamente il noir. La messa in scena, le ambientazioni e soprattutto la fotografia hanno sempre incontrato i miei gusti e dimostra inoltre una grande cura per i dettagli. Diciamo che questo interesse è dovuto anche per lo stile cinematografico da cui è nato: l’espressionismo tedesco. L’espressionismo nel cinema fu uno stile che nacque in Germania ed ebbe un grande seguito negli anni ’20. Quando però arrivò il nazismo, molti registi tedeschi furono costretti a scappare e alcuni di loro si rifugiarono negli Stati Uniti, portando con sé il loro stile e la loro cultura. Fu grazie a loro se nacque il noir e tra questi c’è un regista fondamentale che adoro e di cui sono felice di introdurre nel blog.
Ecco a voi Il Grande Caldo (The Big Heat), pellicola noir poliziesca del 1953, scritta da Sydney Boehm, diretta da Fritz Lang e basato sull’omonimo di William P. McGivern.

The-Big-Heat-Il-Grande-Caldo-1953-poster-locandina-Fritz-Lang

Trama:
Il film si apre con il suicidio di un poliziotto che si spara alla testa. Sua moglie Bertha (Jeanette Nolan), corre a vedere ma invece che disperarsi della sua morte, nota una lunga lettera che aveva scritto e decide di chiamare una certa persona, Mike Lagana (Alexander Scourby), un uomo importantissimo che dovrà partecipare alle elezioni politiche, ma che in realtà è anche un malavitoso che ha commesso crimini indicibili. Bertha lo minaccia con la lettera, che mostra tutti i crimini che ha commesso, dicendo che se le succederà qualcosa tutto il mondo saprà della lettera. Il caso della morte del poliziotto intanto viene affidato al sergente Dave Bannion (Glenn Ford) che lo considera semplicemente un suicidio, tutto però cambia quando Lucy Chapman (Dorothy Green), l’amante del poliziotto morto, rivela che lui non aveva alcun motivo per uccidersi e che c’è qualcosa sotto. Poco dopo Lucy viene ritrovata morta e Dave decide di indagare con serietà sulla questione. Ciò poterà alla morte di sua moglie Katie (Jocelyn Brando) per mano dei criminali. Messa al sicuro la figlia Joyce (Linda Bennett) e dopo essere stato cacciato dalla polizia, Dave continuerà a indagare per cercare vendetta e troverà un aiuto inaspettato nella figura di Debby Marsh (Gloria Grahame), fidanzata con uno degli uomini di Lagana.

Fritz Lang lo abbiamo citato anni or sono quando ho parlato de L’espressionismo tedesco nel cinema, ovviamente citando il suo capolavoro più famoso, Metropolis. Non ho mai portato in maniera approfondita di un suo lavoro e sono felice di poterlo fare con questa pellicola.

Da dove iniziare? Forse potrei parlare proprio dei primissimi minuti del film, in cui il poliziotto si suicida. Bisogna fare un po’ di contesto storico e parlare di un tipo di censura presente negli Stati Uniti degli anni ’50. In quel periodo c’era il Codice Hayes che impediva ai registi di mostrare certe scene: non si poteva parlare male della famiglia, della religione e della nazione e, tra tutti questi divieti, il suicidio non doveva essere mostrato. Quindi Fritz Lang si dovette ingegnare.
Viene ripreso un uomo seduto davanti alla scrivania, la telecamera si sposta verso la pistola, la mano dell’uomo prende la pistola e se la punta in testa, senza mostrare il capo, si sente il colpo di pistola e il braccio e la pistola cadono sulla scrivania, mostrando poi la lettera. Proprio per evitare di mostrare questa scena, per evitare una censura violenta, dovette usare tutta la sua esperienza da regista, riuscendo a creare una scena evocativa e molto forte a livello di messa in scena. In alcuni casi si parleranno solamente degli omicidi, come quello di Lucy, e descriveranno quello che è successo alla vittima, ma non lo faranno mai in maniera didascalica e banale.

A livello tecnico il film funziona in ogni punto, a partire dalla regia di Lang, che sa dove mettere la telecamera e riesce a incuriosire lo spettatore inquadrando dei dettagli importanti. La fotografia, come detto in precedenza, è simile a quella espressionista (anche se non arriva a quei livelli), con delle ombre molto scure che riescono ad avere un forte impatto visivo, soprattutto di notte. Ed è anche interessante in cui viene narrata la storia.
Per lo più abbiamo il punto di vista di Dave ad accompagnarci per tutta la visione, ma il film cambierà spesso punti di vista, avendo dei brevi momenti in cui vedremo cosa faranno i criminali nel frattempo, dandoci così una visuale a 360° di tutti gli avvenimenti.
Ricapitolando, a livello tecnico il film è fatto davvero bene e a livello narrativo possiede un ritmo ben ponderato, che non va mai troppo veloce ma che riesce a scorrere con grande naturalezza.
Ora però passiamo a una tematica molto affascinante di questa storia: il dualismo.

Il nostro protagonista ci viene presentato come un uomo qualunque e una brava persona. Ama sua moglie e sua figlia, è un personaggio onesto che vuole fare bene il suo lavoro e non sopporta le ingiustizie. Un personaggio decisamente positivo che riusciamo a inquadrare fin da subito. Poi sua moglie viene uccisa e Dave subisce un enorme cambiamento. Diventa aggressivo, arrabbiato con tutto e tutti, specialmente con le persone che sanno ma non fanno nulla per fermare Lagana, si isola completamente dei suoi amici e colleghi e decide di continuare per conto proprio le indagini, sperando di potersi vendicare. Dopo la morte della moglie, Dave diventerà un personaggio negativo, guidato da odio e rancore, che non gli permettono di vedere chiaro. Anche i suoi principi di onestà e giustizia diventeranno quasi corrotte. Ciò che gli impedisce di cadere in un’abisso senza fondo sono le persone intorno a lui. Quest’ultimi saranno pazienti e comprensivi e cercheranno di spiegare ciò che la mente annebbiata di Dave non vuole fargli vedere: lo aiuteranno nell’indagine, gli daranno consigli utili e soprattutto cercheranno di aprirgli gli occhi. Per esempio gli spiegano come certe persone nella polizia non vogliano immischiarsi in quella faccenda, siano solo spaventate dal potere di Lagana e hanno paura per loro stessi e le rispettive famiglie.

Di tutti i personaggi del film, ce n’è uno che in poco tempo è riuscito a rubare la scena a tutti e a diventare iconico: Debby Marsh. Vorrei parlare veramente tanto di lei, ma così facendo farei dei grandi spoiler e vorrei evitare. Sta di fatto che lei è la fidanzata di un uomo fidato di Lagana e inizialmente ci viene mostrata come un’amante della bella vita, abbastanza semplice e con la battuta pronta. Quando incontrerà Dave e si interesserà a lui, succederà un evento che la cambierà per sempre. Quando questo cambiamento avverrà, lei diventerà molto più riflessiva, malinconica ma soprattutto diventerà un personaggio tridimensionale e sarà fondamentale per la storia. Non posso dire di più, ma sarà proprio lei il simbolo del dualismo presente in questa storia.

Per concludere, Il Grande Caldo è un film eccezionale, un noir davvero curato nonostante il poco tempo dato a Lang per girarlo, Un’opera che si dimostra impeccabile sul lato tecnico e sulla messa in scena fin da primi minuti e sa portare dei personaggi molto ricchi e sfaccettati, capaci di sorprendere fino alla fine. Un film da non perdere.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

31 pensieri riguardo “Il Grande Caldo

  1. Splendida recensione di un film appartenente ad un genere che adoro, forse il mio preferito in assoluto: il noir. Hai in mente di recensire altri film di questo genere?

        1. Sì, lo visto. Un film interessante con del grande potenziale che a mio avviso però non ha sfruttato appieno. In ogni caso è stato un bel esperimento e spero che qualcuno lo ripeta, questa volta però migliorandone certi aspetti, soprattutto di ritmo e sceneggiatura.

              1. Questo complimento mi fa molto piacere, anche perché viene da un blogger che stimo moltissimo a mia volta. Grazie mille per queste belle parole, e buon appetito! :)

                  1. Metto molto impegno nella scrittura di ogni mio post, quindi queste parole mi fanno molto piacere, e mi ripagano di tutti i miei sforzi. Colgo l’occasione per segnalarti questa canzone:

                    Ti piace?

  2. Questa pellicola la conosco l’ho vista e rivista perchè fa parte dei film che ha la mia amica. L’ho sempre trovato eccezionale come film, sa tenere incantato lo spettatore aggiungendo che oltre alla trama accattivante è davvero una bella realizzazione, ben fatto!!! Come sempre tu bravissima nella recensione dove hai saputo sottolineare e spiegare anche il lavoro del regista!!!

  3. Evito di commentare troppo, perchè dico solo che uno dei miei film cult, l’ho visto non so quante volte, ora leggendo la tua recensione mi hai fatto venire voglia di guardarlo ancora.
    Attori strepitosi, fotografia a dir poco eccellente, trama pazzesca.

  4. That’s a huge film, one of the best Fritz Lang made in US. I remember Glenn Ford as a hard boiled vigilente, filled up with a brutal vengeance appetite.
    Thank you for this very nice review that reminds me that good piece of cinema.

    1. Yes, this movie was incredible, a very inspiration for those who want to create noir movies. It’s still modern even today and it has some magnificent sequence and great actors. Than you very much!

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