L’eredità di Annelies Marie Frank

In occasione di questa data, 12 giugno 2021, ho deciso di portarvi con me, alla scoperta di una delle mie recenti e più profonde passioni. Dopotutto sono autistica, perciò quando un argomento cattura la mia attenzione posso arrivare a immergermici completamente, perdendo di vista tutto il resto che mi circonda.

Ma questo è molto di più che un semplice interesse; è un’eredità che va conservata, tramandata e fatta riecheggiare nei decenni. Dopo quasi 80 anni è importante mantenere vivo questo ricordo. Io sono qui, tentando di fare la mia parte.

Anne Frank, nata a Francoforte il 12 giugno 1929, fu la seconda figlia di Otto Heinrich Frank ed Edith (Holländer) Frank. La sorella maggiore si chiamava Margot Betti Frank e nacque sempre a Francoforte, il 16 febbraio 1926.
Vissero a Francoforte fino al 1933, quando furono costretti a fuggire ad Amsterdam.
Al più lungo possibile, i genitori tentarono di far vivere alla figlie un’infanzia spensierata. Ci riuscirono, fino al 1940, quando i Nazisti occuparono il paese che li aveva accolti.
Come è rapida e terribile la caduta in un baratro, le leggi antisemite, che vietavano agli ebrei di fare qualunque cosa, furono solo l’inizio dell’inferno che li attendeva.
Margot e Anne vennero costrette a frequentare una scuola ebraica, ma nonostante questo e tutti i divieti che dovevano rispettare, oltre alla costante paura, poterono vivere per un po’ di tempo una vita da adolescenti quasi normali, grazie ai genitori che le tenevano lontane dai doloro discorsi sulla politica e i problemi che affliggevano gli ebrei.

Nel giorno del suo tredicesimo compleanno, il 12 giugno 1942, tra i vari regali, Anne ricevette un diario.
Amante della lettura e della scrittura (anche grazie all’educazione dei genitori, che avevano sempre indirizzato le figlie a una vita piena di stimoli culturali), per la ragazzina fu il dono più prezioso. Finalmente aveva qualcuno con cui confidarsi, un’amica che non avrebbe mai rivelato i sui segreti a nessuno, la cara Kitty.

12 giugno 1942
Spero di poterti confidare tutto, come non ho mai potuto fare con nessuno, e spero che mi sarai di grande sostegno.

Anne Frank

La situazione precipitò nel luglio del 1942, quando la sorella Margot ricevette una lettera che la obbligava ad andare nei “campi di lavoro” in Germania. A quel punto il padre non poté più rimandare l’inevitabile e quindi decise di entrare in clandestinità.
Il 6 luglio 1942 la famiglia si nascose nel Retrocasa, un appartamento nascosto nella ditta dove Otto Frank lavorava (tempo prima aveva concesso la ditta a un collaboratore non ebreo).
Ciò che doveva essere solo qualche settimana divennero più di due anni di vita reclusi in una casa dove vigevano regole severe per non farsi scoprire.
Non bisognava far rumore, specialmente durante il giorno, quando nella ditta c’erano i lavoratori. L’atmosfera si fece quasi subito pesante, specialmente per una giovane adolescente come Anne. Vivere chiusi tra quattro mura farebbe perdere la pazienza a chiunque.
Più avanti si aggiunsero altri quattro clandestini, cioè:

  • Hermann van Pels (soprannome dato da Anne nel suo diario: Hans van Daan (da Anna) Hermann van Daan (nel diario))
  • Auguste van Pels (soprannome dato da Anne nel suo diario: Petronella van Daan)
  • Peter van Pels (soprannome dato da Anne nel suo diario: Alfred van Daan (da Anna) Peter van Daan (nel diario))
  • Fritz Pfeffer (soprannome dato da Anne nel suo diario: Albert Dussel)

Dal diario, apprendiamo che Anne si rinchiuse sempre di più nel proprio mondo e la notte non riusciva a dormire a causa della paura, del rombo degli aerei o il suono degli spari, tanto che spesso correva nel letto del padre.
Considerava Margot un modello che lei non poteva uguagliare e questo glielo faceva pesare la madre. Anche la signora van Pels aveva qualcosa da ridire sull’educazione di Anne ma veniva prontamente difesa dai genitori, visto che avevano sempre mostrato nei confronti delle figlie un educazione più moderna e meno proibitiva.
Anne raccontava minuziosamente gli avvenimenti giornalieri del Retrocasa, oppure annotava i propri stati d’animo e riflessioni, tra cui anche pensieri sulla sessualità e sulla madre, che lei non riusciva ad amare come un vera “madre”. Le dispiaceva molto provare questi sentimenti per lei ma non poteva farne a meno, in quel preciso momento della sua vita, in piena adolescenza, non si sentiva amata e capita da Edith Frank, che vedeva la figlia modello in Margot.
Poi c’era il signor Fritz Pfeffer, con cui le condivideva la stanza; questo la innervosiva per la mancanza di privacy, non la faceva dormire la notte in quanto lui si svegliava presto per la sua routine mattiniera e arrivarono a litigare per quando e chi avesse il diritto a usare il tavolino per lavorare. Infatti Anne nel suo diario lo soprannominò Dussel, cioè sciocco, senza tenere conto che non era solo lei quella che stesse passando un brutto momento. La depressione dilagava ma Anne era troppo presa dai suoi pensieri e problemi da normale adolescente costretta a crescere troppo in fretta per potersene accorgere.


Purtroppo anche Margot aveva un diario, che viene nominato da Anne; si erano promesse che Margot avrebbe fatto leggere qualche pagina del diario se lei le avesse fatto leggere qualche pagina del suo.
Ma non venne mai ritrovato; probabilmente le se lo portò con sé durante l’arresto, mentre gli scritti di Anne vennero sparsi per terra, per poi essere raccolti in un secondo momento da Miep Gies, una dei benefattori che li avevano aiutati a nascondersi, graziata dalle guardie naziste solo perché di origine Austriaca.
La donna sperava di poter riconsegnare tutto ad Anne, appena la guerra sarebbe finita, ma compresa la tragica fine della ragazza, diede tutto all’unica persona che fece ritorno: Otto Frank.


Ma non sono qui per farvi un riassunto del Diario; sono qui perché oggi è il compleanno di Anne ed è giusto che lei venga nuovamente ricordata e io mi sentivo in dovere di dire qualcosa.
Alcune persone si lamentano, dicendo che si parla solo di lei, quando tanti altre persone sono morte. Oppure che si parla solo dell’Olocausto, quando ci sono state e ci sono tuttora tante stragi, guerre e genocidi. Ma io voglio puntualizzare una cosa importante: adesso sto parlando di questo preciso argomento, l’Olocausto, e di questa precisa persona, Anne Frank, entrambi simboli importantissimi di qualcosa che non dovrebbe più avvenire, che è già avvenuto in passato (anche se non freddamente calcolato come il genocidio contro gli ebrei messo in atto dai nazisti) e che sta avvenendo anche adesso. Parlare di qualcosa non significa sminuirne un’altra, ma parlare di qualcosa fuori contesto sminuisce ciò di cui sto parlando adesso. Quindi se volete parlare di altre persone morte ingiustamente, altre testimonianze, altre guerre, ecc, fatelo. Date voce anche a loro attraverso la possibilità che vi è stata data, cioè di vivere in un paese libero dove si può parlare. Fatelo e non togliete niente a ciò che non centra con il vostro discorso.

Ora passiamo a un breve accenno alla struttura dei Diari.
a) La prima versione scritta da Anne è la versione a; il diario inizialmente scritto solo per lei, composto da varie lettere indirizzate a varie persone, reali e immaginarie, dove solo più in là la corrispondenza si focalizzerà su Kitty, l’amica immaginaria (e mi piace pensare che ogni lettore ora sia diventato la personificazione di Kitty in quanto confidente di Anne). Qui la stesura è inizialmente piuttosto disordinata, per poi trovare una stile sempre più raffinato e pulito con il passare del tempo. L’autrice qui farà riflessioni anche sul sesso e contro la madre.
b) Quando Anne apprese via radio che dopo la Guerra sarebbero state raccolte testimonianze legate alla vita durante il conflitto, decise di sistemare il suo diario a modo di poterlo un giorno pubblicare. Quindi iniziò a riscriverlo, togliendo e sistemando delle parti. Il lavoro rimase incompiuto.
c) Il diario riveduto, corretto e censurato dal padre; la prima pubblicazione fu di questa versione.
d) Il diario come lo conosciamo noi oggi; sono state rimesse le parti tolte dal padre, sulla sessualità e il conflitto con la madre, creando un buon bilancio tra le varie versioni, a,b e c.


Letture:

  • Tutti gli scritti: Diari. Racconti dell’Alloggio segreto. Altri racconti. Lettere. Fotografie e documenti

Il primo libro di Anne Frank che ho letto.
Lo consiglio vivamente come prima lettura, se si vuole avere un visione completa del suo lavoro, perché contiene tutti gli scritti (come da titolo) dell’autrice.
Quindi all’inizio sarà possibile leggere il diario nella versione ormai usata come definitiva (la versione d), poi troverete i racconti e il romanzo incompiuto. Dopodiché ci saranno anche il Libro dei bei pensieri, dove lei annotava passaggi di ciò che leggeva e riflessioni, e il Libro sull’Egitto, dove ricopiava da delle riviste di storia delle informazioni sull’Egitto, ecc. Successivamente troverete un sezione dedicata a foto e documenti, più piccoli saggi e contesti storici.
Come appendice, dove per me si trova la parte più interessante, ci sono i diari nella versione originale a e quella redatta, e rimasta incompiuta, dalla stessa Anne, la versione b.

Qualche parola sui racconti e il romanzo incompiuto:
– I racconti sono spesso aneddoti divertenti avvenuti all’interno del Retrocasa durante i due anni di reclusione, mentre altri saranno frutto della sua totale fantasia.
– Il romanzo incompleto è un viaggio di crescita, che poteva essere molto interessante, ma la stessa Anne si era mostrata titubante nel diario a riguardo di come continuare la storia.

  • Gli ultimi sette mesi di Anne Frank di Willy Lindwer

Successivamente ho letto, doverosamente, questo libro, che cerca di raccontare cosa è accaduto dopo la brusca interruzione del diario nel 1 agosto del 1944 (ricordo che l’arresto degli otto clandestini è avvenuta la mattina del 4 agosto del 1944).
Raccoglie diverse testimonianze di donne sopravvissute ai campi di concentramento, che in un modo o nell’altro hanno avuto modo di conoscere la famiglia Frank e di aprire uno spiraglio, attraverso i loro racconti, su quei ultimi e terribili sette mesi.
E’ una lettura dura, fredda e terribilmente triste, perché sappiamo che fine hanno incontrato le sorelle Frank e la madre Edith, così come il destino degli altri, da cui solo il padre Otto Frank si è salvato.
L’ho letto con fatica ma se siete in grado di sopportare, come ho fatto io, credo che sia importante farsi carico di questa responsabilità, cioè del ricordare cosa è avvenuto a modo che non sia mai dimenticato.
Tra le varie testimoni, c’è l’amica Hannah Pick-Gosiar (Hanneli o Lies Goosens del diario, che Anne credeva fosse morta da tempo nella miseria dei campi nazisti).

  • Si chiamava Anne Frank di Miep Gies

Questo libro lo sto ancora leggendo, ma già mi sento di consigliarlo.
Una delle persone che aiutarono gli otto clandestini fu proprio Miep Gies, una giovane donna Austriaca, la quale, dopo l’arresto, è riuscita a recuperare gli scritti di Anne, con la speranza di poterli riconsegnare alla legittima proprietaria. Quando però fu chiaro che Anne non sarebbe più tornata, li diede a Otto Frank, che più in là, dopo le correzioni e censure apportate inizialmente (versione c del diario) lo pubblicò nel 1947 proprio come Anne desiderava, con il titolo Het Achterhuis, cioè “Il Retrocasa”.
Ma tornando a questo libro, esso racconta la storia di Miep, di come sia sfuggita alla miseria in Austria dopo la Prima Guerra Mondiale, dopo essere stata prima affidata e poi adottata da una famiglia di olandesi. La biografia prosegue; lei divenne una casa amica della famiglia Frank, avendo conosciuto Otto perché venne assunta nella ditta che lui gestiva. Successivamente, appunto, li aiutò a entrare in clandestinità. Ma non c’è solo questo; attraverso gli occhi di Miep vedremo gli orrori della guerra, le ingiustizie, le privazioni e la paura.
Un racconto esterno a ciò che circondava gli otto clandestini.

  • I diari di Anne Frank

Questo libro è stato un investimento. E’ costoso ed è consigliato solo a chi è davvero interessato a una visione ancora più approfondita ed elegante del lavoro della giovane.
All’interno troviamo diversi commenti e saggi storici e critici. Conclusa questa parte, vi sono i diari, le versioni a, b e c, messe a confronto, per avere sott’occhio le differenze, le cancellature e correzioni e le censure del padre. Manca la versione d, ma sarebbe stata ridondante, visto che è il risultato dell’unione ed elaborazione delle tre precedenti versioni.

  • Anne Frank – Diario di Ari Folman, David Polonsky

Passiamo ai fumetti; anche se come prima lettura vi ho consigliato “Tutti gli scritti” di Anne Frank, questo fumetto potrebbe essere un buon punto di partenza. Dopo tutto io ho iniziato il mio viaggio nel mondo di Anne proprio da quest’opera.
E’ davvero un bellissimo adattamento che è stato capace di prendere e riassumere oppure di dare enfasi ad alcune parti del diario, senza snaturare la sua essenza. Ma vi rimando all’articolo scritto da The Butcher a tal proposito: CLICK!

  • Il diario di Anne Frank di Antoine Ozanam, Nadji

Questo altro adattamento, edito dalla Star Comics, non all’altezza del fumetto che vi ho presentato sopra, ma è comunque un punto da dove iniziare se si vuole avere un approccio più leggero alla storia di Anne e degli altri sette clandestini.
La seguente trasposizione è basata sul diario pubblicato nel 1947, quindi per me risultato un po’ incompleto, perché si sentono le censure attuate inizialmente dal padre, sia perché riteneva certi passaggi troppo intimi e altri troppo denigratori verso la madre.
Lo stile del disegno è abbastanza minimale e rende la lettura piacevole.


Nel giorno del suo compleanno, non voglio aggiungere altro sulla sua morte. Basta andare su qualsiasi motore di ricerca per apprendere della tragica fine a cui è andata incontro.
Io, ora, sono qui per ricordarla sorridente, determinata, forte, debole, decisa, chiacchierona, allegra e acuta. Colei che sognava di diventare un’attrice oppure una giornalista, oltre che autrice di libri e racconti.
Le tante foto che Otto ha scattato sono un prezioso modo per riuscire a scorgere in lei quei occhi che brillavano di luce propria. Sono anche, però, una fonte di dolore immenso, così come disse Otto Frank, che arrivò ad amarle e odiarle al tempo stesso.
Il potere delle foto, quello di catturare un momento della vita e renderlo eterno.
Come le sue parole, anche il suo sorriso, resteranno eterni.

Tantissimi auguri di buon compleanno, cara Anne.
12 Giugno 1929


Shiki Ryougi

19 pensieri riguardo “L’eredità di Annelies Marie Frank

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