Halloween H20: 20 Years Later

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Con lo scorso articolo siamo arrivati al sesto film dedicato alla saga di Halloween, iniziato nel 1978 con il capolavoro di John Carpenter. Dopo quell’incredibile successo, sia di critica che di incassi, si sono susseguiti molti sequel che hanno cercato in tutti i modi di raggiungere i risultati del capostipite senza però riuscirci. Alcuni capitoli sono stati molto buoni, altri hanno diviso i fan e altri sono stati invece tremendi. Nonostante i vari problemi di questa saga horror, i sequel sono sempre riusciti a collegarsi abbastanza bene gli uni con gli altri, creando un filo conduttore più o meno solido e cercando di mantenere una certa fedeltà all’opera originale, a volte in maniera mediocre, ma provando comunque a dare un senso a tutto. Poi è arrivato il sesto capitolo, Halloween: The Curse of Michael Myers. Questo film fu un completo disastro a livello produttivo. Certo, incassò bene al botteghino (incassi superiori al terzo e quinto, anche se non raggiunse il quarto capitolo), ma a livello di critica venne stroncato su tutti i fronti. Come se non bastasse, la produzione caotica aveva creato problemi a una trama già di per se assurda e a tratti ridicola. Questo film era incasinato e toccava al seguito risolvere il tutto. Ci sarà riuscito? Scopriamolo subito.
Ecco a voi Halloween H20: 20 Years Later (Halloween – 20 anni dopo), pellicola horror del 1998 scritta da Robert Zappia e Matt Greenberg e diretta da Steve Miner.

Trama:
La storia comincia 20 anni dopo gli eventi di Halloween II. Il 30 ottobre vediamo un’infermiera tornare a casa. Costei è Marion Whittington (Nancy Stephens), l’infermiera che aveva accompagnato Loomis nei primi due capitoli. Quando entra nella casa, nota che qualcuno è entrato prima di lei forzando la serratura e, spaventata, chiede aiuto ai suoi vicini. Rispondono due ragazzini (tra cui uno dei due è un giovanissimo Joseph Gordon-Levitt) che vanno a controllare la casa. Dentro non c’è più nessuno ma l’informano che qualcuno ha messo a soqquadro il suo studio. Marion si accorge che la persona che è entrata ha rubato tutte le informazioni riguardanti Laurie Strode. Michael Myers fa così la sua comparsa e, dopo aver ucciso i due ragazzini, fa fuori anche Marion, nonostante quest’ultima abbia combattutto fino alla fine. Dopo questi eventi ci spostiamo a una scuola privata fuori dalla città dove vediamo Laurie Strode (Jamie Lee Curtis). Laurie è la presidente di questa scuola e inoltre ha cambiato identità e ora si chiama Keri Tate. Laurie è anche madre ora, ha un figlio di diciassette anni chiamato John Tate (Josh Hartnett) con cui tiene un comportamento iperprotettivo. Nonostante siano passati vent’anni, Laurie continua ancora ad avere terrore di Michael, visto che il suo corpo non fu mai ritrovato, e ora ha incubi ricorrenti, è alcolizzata e dipendente dai farmaci. E’ molto protettiva nei confronti del figlio, a cui non permette neanche di andare in gita al parco di Yosemity. Così John e alcuni dei suoi amici decidono di festeggiare Halloween nella scuola. Purtroppo Myers ha trovato dove si nasconde Laurie e quest’ultima dovrà affrontarlo per proteggere le persone a lei care.

Il sesto capitolo di Halloween, nonostante un buon successo economico, fu un disastro completo come film, soprattutto a livello narrativo. Già con il quinto capitolo si erano complicati la vita dove non c’era bisogno, ma con The Curse of Michael Myers si è arrivata a un pastrocchio narrativo non indifferente, che aveva lasciato in sospeso troppe domande senza risposta. Quindi c’erano un bel po’ di problemi per un nuovo capitolo. Uno degli sceneggiatori del film, Robert Zappia, credeva persino che la pellicola sarebbe uscita direttamente in home video. Quando iniziò la bozza per il film già si parlava di una scuola privata isolata dal mondo ma tutta al femminile. A un certo punto il budget per il film aumentò notevolmente e quindi decisero di fare qualcosa di speciale. Così chiamarono Jamie Lee Curtis per farle riprendere il ruolo di Laurie Strode. E lei accettò. Fu un fulmine a ciel sereno, il suo ritorno nella saga di Halloween era qualcosa di grandioso. Dopo Halloween II la Curtis decise di non voler più far parte della saga, per non rimanere bloccata in quel progetto. Dopo quei film infatti la carriera di Jamie Lee Curtis arrivò alle stelle, partecipando a un gran numero di film interessanti. Decise di tornare nei panni di Laurie Strode come tributo a tutti i fan di Halloween che per anni avevano supportato la saga e anche perché si rendeva perfettamente conto che era grazie ad Halloween se era riuscita a fare carriera. Quindi la Curtis entrò nuovamente nel progetto e si dovette creare una sceneggiatura nuova con lei protagonista, basandosi sull’idea di partenza di Zappia con la scuola isolata. Inizialmente era stato pensato di fare un collegamento con tutti i capitoli della saga, quindi anche con il quarto, quinto e sesto, ma ci sarebbero stati fin troppi problemi di sceneggiatura, principalmente per tutto il caos creato con il sesto. E quindi fecero una scelta semplice ma intelligente: resettarono tutti gli eventi fino ad Halloween II in modo da non avere intoppi.

La cosa ancor più curiosa è che John Carpenter, dopo tanto tempo, era interessato a dirigere questo capitolo della saga, soprattutto dopo aver saputo che Curtis sarebbe tornata nel progetto. Soltanto che la paga che voleva era molto alta, diciamo un compenso per i soldi che non ricevette mai per il primo Halloween. Ovviamente Moustapha Akkad rifiutò e quindi Carpenter si allontanò dal progetto. Al suo posto venne scelto Steve Miner e ammetto che hanno fatto una scelta più che giusta. Quasi tutti i film di Halloween erano stati diretti da registi emergenti con poca esperienza, mentre Miner era un veterano con alle spalle molti lavori e una buona conoscenza dello slasher. Infatti lui è stato regista di due capitoli della saga di Venerdì 13 ovvero il secondo e terzo film. Quindi sembrava la scelta migliore.

Per quanto riguarda lo stile del film, siamo verso la fine degli anni ’90 e parliamo di uno slasher e quindi non si può far a meno che ispirarsi a Scream di Wes Craven. Quel film ebbe un’importanza incredibile in un periodo dopo l’horror occidentale non attirava più come prima, era un film che univa l’horror con un’ironia intelligente, andando a scavare nel cinema dell’orrore, spiegandone i suoi metodi e mostrandoli al mondo intero. Un film meraviglioso che, come successe per Lo Squalo di Steven Spielberg, creò una quantità assurda di pellicole che cercavano di imitare il suo stile e nella maggior parte dei casi fallendo miseramente. Anche H20 si ispirò molto a Scream ma, al contrario di tanti altri, funzionò benissimo.
H20 è molto interessante, cita molte volte i vecchi Halloween e anche altri film. Ad esempio c’è una scena che chiaramente si rifà al primo Halloween, quando Laurie Strode vede per la prima volta Myers a lezione, in questo caso è Molly Cartwell (Michelle Williams) che durante la lezione guarda fuori dalla finestra e nota Michael Myers. Ci sono altre citazioni simili e altre che invece sono dedicati ad altri film come ad esempio Scream 2. La citazione che però mi ha divertito più di tutti è incentrata in una scena: Laurie viene avvicinata dalla sua segretaria, interpretata nientepopodimeno che da Janet Leigh, la madre di Jamie Lee Curtis (l’altra volta in cui avevano recitato insieme era stato in The Fog), che inizia un discorso dicendo così: “Se posso darle un consiglio materno…” e già questo mette un sorriso sul volto dello spettatore, ma in più quel personaggio se ne va via sulla stessa auto di Psycho (ricordiamoci che lei era Marion Crane). C’è molta ironia nel film, la possiamo un pochino all’inizio e in certi modi di fare dei personaggi dei quali uno che mi ha sinceramente divertito è stato quello interpretato da LL Cool J.

Nonostante un’evidente ironia il film sa come tenere in tensione lo spettatore. In questo lato non si cade per nulla sul banale e anche questa è una caratteristica che possiamo vedere fin dall’inizio: Marion si accorge che qualcosa non va, chiama i ragazzi che vanno a controllare e, raggiunto il climax, la tensione si smorza e tutto torna nella norma ed è dopo un po’ di tempo che la situazione si è calmata che il film fa arrivare Michael Myers, facendo salire in pochissimo la tensione. In questo il film riesce bene e soprattutto non annoia mai perché Miner ha dei tempi che funzionano, sa come creare una situazione tesa, ma sa anche come alleggerire i toni e riesce a unire ironia e horror.
Michael Myers riesce sempre a spaventare, anche se qui non spaventa come nei primi due, ovvero come se fosse qualcosa di non umano, qualcosa di sovrannaturale, ma più che altro perché è implacabile, mira all’obiettivo come un predatore e non la lascia andare e soprattutto spaventa anche la sua enorme forza che viene messa in mostra più volte.

Anche in questo film ci furono problemi con la maschera. Inizialmente usarono una maschera molto piatta che non mostrava quasi alcun tratto e doveva descrivere il vuoto presente in Michael. Purtroppo la maschera non piacque per niente e dovettero rigirare molte sequenze (povero Miner!). Visto che non potevano rigirare ogni cosa, la maschera è rimasta in scene in cui non si vede bene, come ad esempio quando Myers è lontano o nascosto dalle tenebre. C’è perfino un punto in cui è stata rifatta in digitale. La nuova maschera venne creata da Sam Winston e per farla si ispirò al modello del sesto Halloween (uno dei pochissimi elementi buoni di quel film).
Anche la colonna sonora ebbe qualche problema. Il compositore era John Ottmann, che voleva una colonna sonora simile a quella di Psycho, come gli era stato detto dal regista. Una parte molto interessante fu infatti ascoltare il tema musicale di Halloween suonato da un’orchestra. E posso dire che funziona abbastanza bene. Il problema era che Ottmann si era allontanato troppo dallo stile tipico di Halloween, visto che la colonna sonora era molto orchestrata e piena di dettagli, mentre quella classica era minimalista. Ascoltandola è anche bella, ma contrasta parecchio con quello che è Halloween. Per questo rifecero alcuni brani, usarono vecchie colonne sonore e alcuni pezzi furono perfino rifatti da Marco Beltrani. Venne fuori un miscuglio veramente particolare che ironicamente si addice al film.

Ciò che però ho apprezzato molto sono i personaggi. E’ sempre una bella cosa quando in uno slasher riesce a provare simpatia per i personaggi, in particolar modo quando sono adolescenti. In questo caso ci troviamo davanti ai tipici adolescenti che vogliono divertirsi, ma non li troviamo antipatici perché non esagerano mai, non sono brutte persone che si pugnalano alle spalle ma amici sinceri e soprattutto sono dei ragazzi normali. E quindi alla fine speriamo veramente che riescano a salvarsi da Myers.
Colei che però ruba la scena a tutti è la grandiosa Jamie Lee Curtis. Il personaggio di Laurie Strode è cambiato molto in questi vent’anni. Adesso ha un lavoro importante, ma i traumi del passato l’hanno resa un’alcolizzata, dipendente dai farmaci e iperprotettiva. Mostra tanti difetti e debolezze, eppure riesce anche a dimostrarsi un personaggio molto forte, a tirar fuori una tenacia travolgente, sa farsi rispettare e prendere decisioni importanti e quando vedrà Myers, dopo il terrore iniziale, deciderà di affrontarlo per mettere fine a un incubo durato vent’anni e girare finalmente pagina.
E il finale è perfetto, una degna conclusione di una trilogia composta dal primo Halloween, da Halloween II e infine da questo H20.

Per concludere Halloween H20: 20 Years Later è un film davvero bello e divertente che riesce a prendere lo stile di Scream e a farlo suo senza diventarne un clone mal riuscito. Un film che sa intrattenere molto bene il pubblico dall’inizio alla fine, con delle scene ben fatte e degli attori ottimi e che fa riguadagnare dignità a una saga che la stava perdendo del tutto. Un film che ancora oggi mi diverto molto a guardare ogni volta e di cui consiglio caldamente la visione. Peccato per quello che verrà dopo e che mi sta facendo tremare. Dovrò armarmi di coraggio questa volta.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

23 pensieri riguardo “Halloween H20: 20 Years Later

        1. Però anche una delle scene migliori del film sia per il significato che per la messa in scena. Ovvio che in molti la citano. Comunque ci sono parecchie scene belle in questa pellicola.

  1. Anche a me H20 piacque molto. Una delle ultime vhs che affittai (lo vidi attorno al 2001/2002), insomma il ritorno della Curtis e il reset della trama che esclusero 3-4-5-6 non fu certo uno sbaglio (anche se il 3 potevano quasi tenerlo, essendo quasi a sé, no?).
    Grande la Curtis: adoro quando gli attori riconoscono e ricordano il loro passato.

    Moz-

    1. H20 è un capitolo veramente ottimo che ridà dignità alla saga di Halloween e che segna quasi un nuovo inizio. In molti considerano H20 insieme a il primo e il secondo capitolo come una trilogia perfetta e io non posso che dargli ragione. Peccato poi che arrivò Resurrection.

  2. […] o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo mi sono divertito veramente tanto a parlare di Halloween H20: 20 Years Later, un capitolo della saga che mi ha sempre divertito tantissimo. In realtà mi sono divertito a […]

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