Halloween: The Curse of Michael Myers

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. E anche ogi continuiamo con la saga di Halloween. Finora ammetto di essermi divertito molto a scrivere questi articoli. Sto mettendo un certo impegno per avere un risultato quantomeno decente con questi lavori, ma comunque sia mi sto divertendo veramente. Perfino quando ho parlato del quinto capitolo me la sono spassata nel cercare informazioni e nella scrittura nonostante fosse una pellicola con diversi problemi. Quindi diciamo che le cose stanno andando veramente bene. Però tutto quanto potrebbe cambiare cambiare con questo articolo. Dopo il quinto capitolo e i suoi scarsi guadagni, passò un po’ di tempo prima che si decidessero a fare un nuovo film su questa serie. Passarono diversi anni ma alla fine partì ancora una volta la produzione di un nuovo Halloween. In questo caso però si aggiunse anche la Miramax come casa di produzione mentre tornò come produttore Moustapha Akkad. Fu anche il primo film della serie a essere distribuito dalla Dimensions Film, che distribuì poi tutti i nuovi capitolo della saga fino a quando la Blumhouse non si prese i diritti con Halloween del 2018. In ogni caso ci troviamo davanti a un film particolare con una storia produttiva molto complessa alle spalle.
Ecco a voi Halloween: The Curse of Michael Myers (Halloween 6 – La maledizione di Michael Myers), pellicola horror del 1995 scritta da Daniel Farrands e diretta da Joe Chappelle.

Trama:
Il film inizia con una cresciuta Jamie Lloyd (J.C. Brandy) che viene portata in un luogo, appartenente a uno strano culto, dove dà alla luce suo figlio. Lei è prigioniera da tempo in quel luogo e in seguito viene perfino separata dal bambino. Un’infermiera che l’ha aiutata a partorire l’aiuta a fuggire con il neonato ma viene uccisa da Michael Myers e così inizia l’inseguimento tra Myers e Jamie. Arrivata a una stazione degli autobus sente un programma radiofonico dedicato a Haddonfield e decide di chiamare lì per chiedere aiuto, nella speranza che qualcuno l’ascolti o che il dottor Loomis senta tutto. Fortunatamente il dottor Sam Loomis (Donald Pleasence) stava ascoltando il programma così come altri due personaggi importanti: Sarah Strode (Marianne Hagan) e un Tommy Doyle ormai adulto (Paul Stephen Rudd). Michael riesce a trovare la nipote e ricomincia l’inseguimento tra i due che finisce purtroppo con la morte di Jamie. Quando però Myers cerca il bambino non lo trova. Intanto scopriamo la storia degli altri due personaggi, Sarah e Tommy. Sarah è tornata a vivere con i genitori (che adesso abitano nella casa di Michael Myers) e ha un bambino che ha degli incubi ricorrenti su un uomo vestito di nero che gli ordina di uccidere. Tommy invece vive una vita da recluso ed è ossessionato da Myers e dalla verità che si cela dietro quell’essere. Facendo delle ricerche, Tommy trova il luogo in cui Jamie ha chiamato e lì trova il neonato. Intanto Loomis è tornato a Haddonfield dopo tanto tempo e insieme a lui c’è il dottor Terence Wynn (Mitch Ryan), collega e amico da molto tempo. Le storie di questi personaggi si incroceranno.

Qui stiamo per parlare di uno dei film con una storia produttiva realmente turbolenta e incasinata. Cominciando con ordine, Joe Chappelle e Daniel Farrandis non furono le prime scelte come regista e sceneggiatore. Ci furono varie opzioni e tra questi si pensò perfino di optare Scott Spiegel (che nel suo curriculum può vantare di aver scritto La casa 2) e alla regia nientepopodimeno che Quentin Tarantino. E ammetto che vedere un Halloween diretto da Tarantino è un’idea che mi piacerebbe vedere tantissimo. Purtroppo la cosa non andò in porto e quindi arrivarono Chappelle e Farrandis. Chappelle era ai tempi un regista emergente che venne notato dalla produzione mentre Farrandis era un grande fan della serie. Il nome di Farrandis purtroppo ora mi fa storcere il naso e non per questo film (anche se di danni ne ha fatti qui) ma per un film recente che ha scritto e diretto: Sharon Tate – Tra incubo e realtà. Senza troppi giri di parole è uno dei film più brutti che io abbia mai visto e uno dei film che più di tutti mi ha fatto arrabbiare. Pessima regia, pessima scrittura, pessimo thriller e soprattutto un enorme insulto alla figura della povera Sharon Tate. Probabilmente era qualcosa di non voluto, ma comunque il film riesce a insultare la memoria dell’attrice. In ogni caso Farrandis viene scelto per la storia che aveva portato e che convinse in molti. Così si iniziò a lavorare al progetto. Finite di girare tutte le parti si fece un test screening e a un certo punto la produzione decise di rigirare molte parti. Ci furono parecchie discussioni tra gli Akkad e la casa di produzione ma alla fine vinse quest’ultima e si diede al film un aspetto completamente diverso da quello che aveva prima. In questa parte cercherò di parlare di due versioni di questa pellicola: la versione cinematografica e la Producer’s Cut ovvero la versione che più si avvicinava alla idee degli Akkad e di Farrandis. Cercherò di parlare brevemente di entrambe e descriverò cos’è che non va.

Partendo con la versione cinematografica, uno degli elementi che ho sopportato di meno è il montaggio caotico del film. In primis perché ci sono degli errori nell’amalgamare le scene girate in seguito con le parti originali, inoltre non so bene il perché ma in certi punti il montaggio impazzisce. Ci sono dei momenti durante inseguimenti o scene di tensione in cui appaiono per dei brevi fotogrammi o la maschera di Myers e un coltello, ma senza alcun motivo logico. Suppongo sia stato uno stratagemma per aumentare il ritmo della storia ma che in realtà ha l’effetto contrario. Come se non bastasse ci sono delle scene, soprattutto nel finale, che sono quasi da attacco epilettico per quanto sono casuali e veloci. Anche il comparto audio gioca brutti scherzi, visto che si alza all’improvviso creando degli jumpscares dove non ci sono. Veramente, alcuni jumpscares in questa versione sono insensati e fatti solo per attirare l’attenzione.
La violenza qui verrà è molto elevata, penso sia uno degli Halloween più violenti (senza contare i due film di Rob Zombie), anche se in certi punti raggiunge pure il grottesco. E’ una violenza esagerata che non fa parte della saga di Halloween e l’esempio migliore è la scena in cui il padre di Sarah viene fulminato da The Shape e a un certo punto la sua testa esplode. Contrasta veramente tanto con quello che è stato Halloween finora. Inoltre è un dispiacere vedere così poco il dottor Loomis. Le sue parti sono state tagliate e non hanno potuto rigirarne altre perché purtroppo Donald Pleasence era morto e questa è l’ultima volta che lo vediamo in Halloween.
Non parliamo del finale. Qui letteralmente hanno deciso di dimenticarsi della trama e di concentrarsi solo sull’azione.

Nella Producer’s Cut (chiamata così giusto per farvi capire quanto potere avesse il regista). Ci sono effettivamente dei miglioramenti. Prima di tutto il montaggio non è epilettico, ma molto semplice e lineare, non ci sono momenti in cui il film impazzisce, ma ora capisco anche perché hanno utilizzato quell’espediente odioso. Il film continua a essere lento e a trascinarsi avanti a fatica. Nonostante tutto è comunque migliore della versione cinematografica. Anche gli effetti sonori sono migliorati, anzi hanno proprio tutti quelli legati ai jumpscares senza senso, rendendo il tutto migliore. Le morti non sono violente ed esagerate (per la versione cinematografica chiamarono ancora una volta John Carl Buechler per creare queste scene). E ci sono più momenti con Loomis ma anche con Wynn, visto il ruolo importante di quest’ultimo. E anche il finale è più in linea con quello che è stato il film finora. Quindi sì, la producer’s cut è un pochino meglio di quella uscita al cinema, ma non cambia il fatto che entrambe le versioni siano tremende. Perché? Per l’idea di base.

In questo film abbiamo letteralmente un culto segreto, riti pagani e rune celtiche positive e negative. Certo, anche in passato è stato fatto un paragone con gli antichi celti, ma solo per descrivere il vero significato di Halloween e infatti hanno avuto l’accortezza di non andare oltre. Qui invece siamo letteralmente dalla parte dei complotti, ma di quelli beceri che si trovano facilmente su internet e che sono completamente estranei a quello che è sempre stato Halloween. Vuoi provare a cambiare le carte in tavola e provare a differenziarlo? Va benissimo, ma fallo con accortezza senza creare qualcosa di così assurdo. Come se ciò non fosse abbastanza, ci vengono narrate molte cose sul perché Michael sia così e perché faccia ciò e tutti questi spiegoni sono riusciti a svuotare la figura di Michael Myers e a renderlo un personaggio banale.

L’altro difetto grande sono i personaggi che purtroppo non riescono a farsi apprezzare ne a farsi ricordare e infatti ce ne dimentichiamo quasi subito. Forse l’unica che poteva essere interessante era il personaggio di Sarah, dato che aveva una sotto trama ben costruita ma purtroppo poco approfondita. Non ho apprezzato poi il modo in cui viene trattato il personaggio di Jamie Lloyd. Per ben due film è stata la protagonista, è sopravvissuta a Myers e ha instaurato con lui un legame tanto interessante quanto terrificante e in questo film viene fatta fuori in men che non si dica e anche in maniera ingloriosa in ambo le versioni. Perfino quell’incubo che è Resurrection ha trattato un certo personaggio con molto più onore e rispetto. Non ho apprezzato per nulla questa cosa e diciamo che hanno trattato un po’ male anche Danielle Harris, l’attrice che ha interpretato Jamie nei due film precedenti. Per il casting cercavano qualcuno che somigliasse a Jamie e che avesse diciotto anni. Harris voleva partecipare ma era ancora diciassettenne. Così fece un processo di emancipazione a livello giuridico in modo da poter lavorare di più e non aver problemi per il film. Spese un bel po’ di soldi per questa procedura. Poi conobbe la storia e la fine del suo personaggio e la cosa non le piacque per niente e inoltre la Dimensions non volle neanche darle una paga che potesse coprire le spese per la sua emancipazione. Fu una cosa abbastanza brutta.
Tornando ai personaggi del film, l’unico tra tutti che si salva è come sempre Loomis, qui ormai veramente vecchio e stanco, che vorrebbe lasciarsi il passato alle spalle, ma ancora una volta decide di fermare Michael nonostante l’enorme fatica che fa. Almeno lui è rimasto ancora un grande personaggio.
Se vi chiedete della regia purtroppo anche quella fallisce. Non è orrenda, ma è molto piatta anche se in certi punti prova a creare scene interessanti attraverso alcune carrellate.

Per finire, Halloween: The Curse of Michael Myers è uno dei punti più bassi raggiunti da questa saga. Non importa quale delle due versioni guardiate, il risultato finale sarà sempre un autentico disastro. Il peggio però non è ancora giunto. E per fortuna che non è il prossimo articolo.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

17 pensieri riguardo “Halloween: The Curse of Michael Myers

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