Autismo, ma a compartimenti stagni

Ho già parlato della mia storia personale, riguardante l’autismo e la sindrome di asperger e ben altre cose a esse più o meno collegate.
Vi rimando a qualche vecchio testo, se ve li siete persi:

Ma perché voglio parlare di autismo, ma a compartimenti stagni?

Negli anni ho raggiunto la consapevolezza (almeno parte di essa, perché ci vuole un’intera vita per diventare consapevoli di se stessi, e credo che quasi nessuno riesca a raggiungerla pienamente, in quanto durante gli anni noi stessi mutiamo e ci trasformiamo, diventando sempre più complessi e sfaccettati).
Ci ho impiegato circa 10 anni della mia vita, anni che a volte ho spesso creduto sprecati, questo perché non ho raggiunto nessuna grande conquista, almeno dal punto di vista scolastico, lavorativo e sociale in generale.
Per la società ho passato dieci anni a grattarmi la pancia e questo pensiero spesso urla nella mia mente, portandomi a prendere un paio di forbici o a fare cose sbagliate, come non mangiare o mangiare troppo, oppure a giacere nel buio completamente vuota dentro.
In poche parole, mi porta a odiare me stessa: chi sono, cosa ho fatto, chi sarò e cosa farò.
Il punto del discorso è che io ci ho messo dieci (tantissimi) anni per comprendere parte del mio complesso cervello e ancora sono piena di domande del cavolo che non fanno altro che innescare dubbi e confusione.
E soprattutto voglio dire una cosa: io non mi trovo bene da nessuna parte, né con le persone neurotipiche né con quelle neurodiverse.
Semplicemente il motivo risiede nel fatto che non si suddivide così le persone in quanto ci sono infinite sfumature di neurodiversità e infinite sfumature di normalità. Il confine non è poi così netto come può sembrare a molti.
Parlando della comunità autistica, o comunque neurodiversa, io trovo un forte egocentrismo. Ed è giusto così, io per prima mi considero egocentrica.
Non c’è nulla di male in questo, se sai modulare e aprire gli occhi. Se sai uscire da quella bella scatolina che ti sei costruito, piena dei tuoi interessi speciali e obbiettivi perfetti, dove stai bene e al sicuro.
Se esci, scopri un mondo. Un Mondo che fa paura, sì davvero molta paura. E quindi che si fa?
Si sguainano le spade e si affonda la lama nello stomaco al primo che ti capita a tiro perché così sai di esserti difeso, avendo attaccato per primo.
Però non sono tutti così, non facciamo di tutta l’erba un fascio.
Esistono i silenziosi, gli introversi per natura o gli estroversi bloccati da una mente malata a causa di molteplici traumi (il mio caso). Poi ci sono anche le vie di mezzo.
Ecco che ritorna: il mondo sembra nero e bianco, ma io stessa so bene che esiste anche un enorme scala di grigi, anche se spesso me lo dimentico.
E qui mi domando, perché esiste una comunità autistica dove però spesso si attacca o giudica chi magari si è autodiagnosticato e o ha avuto una diagnosi da adulto o perché a colpo d’occhio “non sembra così autistico”?
Diverse volte mi sono sentita dire “ma tu non sei autistica, ma sei sicuramente diversa”.
Allora mi prendi in giro! Tu, persona che nemmeno mi conosce, che per mezzo di una singola occhiata e quattro chiacchiere o persino per mezzo di come scrivo, decidi che non sono asperger, autistica o che so io, ma sicuramente qualcosa di strano c’è. Perché tu capisci più di chi mi ha diagnosticato ufficialmente, capisci di più di chi mi fa psicoterapia da anni, capisci di più di chi mi conosce da tutta la vita. Capisci di più e sai vedere oltre il velo di quella cavolo di maschera che indosso ogni santo giorno dove uccido me stessa per cercare di essere socialmente accettabile e normale.
Che sto cercando di dire con questo?
Viviamo in un mondo in cui tutti giudicano tutti, puntando il dito ed emettendo la loro sentenza perché credono di capire più di qualcun altro.
Non voglio accusare nessuno, non è il mio intento, ma riflettete.
Nella giornata sulla consapevolezza dell’autismo spesso si parla ancora di stereotipi: bambini, maschi, chiusi nella loro palla di vetro, oppure super geni, socialmente incapaci ma che otterranno alla fine rispetto e successo.
Non si parla mai della realtà, delle sfumature, del fatto che questi bambini cresceranno e del fatto che ci sono bambine, ragazze e donne nascoste agli occhi di chi guarda, perché mascherate dalle loro capacità camaleontiche.
Ogni singola persona conta e fa la differenza, perché il Singolo va comporre una Collettività, dove il bene per tutti non può omettere il bene per ogni singolo essere umano.
Non si tratta di essere superiori, con un QI maggiore o voti alti a scuola, se poi hai l’empatia sotto i piedi e non sai apprezzare cose piccole come le fusa di un gatto o dispiacerti per la morte di qualcuno, anche che nemmeno conoscevi, ma che aveva amici e parenti che l’hanno perduto per sempre.
Di questi tempi, in cui il coronavirus sta spezzando un sacco di vite, io sento tutto questo dolore.
Un dolore collettivo che colpisce però ogni singola persona che muore o perde qualcuno.
Per non parlare anche del dolore di chi soffre stando chiuso in casa, per vari motivi, dai disturbi alimentari alla violenza domestica, per esempio.
Io sento dentro di me questo dolore e cerco di farlo uscire, per mezzo di scrittura e disegno.
Quindi cerchiamo di essere davvero consapevoli che nessuna persona è come te l’aspetti, che non esistono manuali davvero specifici per comprendere se la persona davanti a te è o non è autistica o neurodiversa, oppure di qualsiasi altra categoria anche da te inventata.
Certo, ci sono sempre l’eccezioni e gli specifici segnali, ma in quel caso accoglili e indaga, non sparare conclusioni e non fasciarti la testa (tutti quei genitori che parlano di combattere contro chissà quale male terreno, mentre stanno solo cercando di crescere un figlio/a diverso/a, dove si possono avere delle nette difficoltà ma che non saranno mai affrontate bene e non aiuterete mai i vostri figli se non li accetterete per prima cosa per ciò che sono; vivere nel proprio mondo a 5-6 anni non è sbagliato, aiutare però il bambino a vedere e a interagire con il Mondo è giusto). Se qualcuno è diverso da te non significa che è sbagliato; rispetto, prima di tutto, e comprensione.
Questo cerco e non ho ancora trovato.
Solo allora ci sarà vera Consapevolezza, da tutte le parti.

 

 

[Shiki Ryougi 両儀 式]

2 pensieri riguardo “Autismo, ma a compartimenti stagni

  1. Ho ricevuto del male gratuito da parte di una persona che credevo fosse mio amico, che disse di essere autistico e invece recitava una parte. Lo so, sembra assurdo eppure per 4 anni io gli avevo creduto e questo perchè sono una persona che ama gli altri e che accetta tutti incondizionatamente. Eppure quel male è stato il limite massimo del mio dolore. Il bello che per 4 anni ho fatto di tutto per aiutarlo, persino accompagnandolo a visite e sedute ma tutto questo ricambiato con razionale crudeltà. E dopo aver scoperto che si trattava di un narcisista psicopatico io mi chiedo “perchè”? Per aiutare lui ho persino scritto a dottori americani, ho scritto ad associazioni….che ingenua vero? E lui mentiva su tutto e poi alla fine mi disse: ” no, effettivamente non te lo meritavi”. Avrei preferito fosse davvero autistico ma….era un mostro.

    1. Il fatto che sia o non sia autistica, non esclude che una persona possa essere un mostro. Quelli esistono ovunque.

      Detto questo, leggere questa tua storia mi fa davvero male al cuore. Mi dispiace tantissimo ma so che semplici parole non potranno mai riparare a ciò che hai subito…
      Un abbraccio, sincero.

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