The Nest – Il Nido

Sono veramente contento di vedere persone scommettere ancora sul cinema italiano. Nonostante ci siano ancora commedie da quattro soldi e drammi adolescenziali (e non) che vengono sempre prodotti in gran quantità e che continuano a macinare soldi, nell’ultimo periodo stanno uscendo pellicole di una certà qualità ma soprattutto pellicole dai generi più disparati. Ed è una cosa importante che nel panorama italiano ci siano verità di generi e non solo due trattati pure male. Sono contento perché ci sono registi pronti a stringere i denti per portare un cinema differente nel nostro Paese e perché i produttori stessi stanno puntando più spesso a lavori differenti e in certi casi rischiosi.
Il film di cui parliamo oggi è proprio una di queste pellicole che osa e lo fa con molto coraggio. Vi presento The Nest – Il Nido, diretto da Roberto De Feo .

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Trama:
Un sera Riccardo, il marito di Elena, fugge via da Villa dei Laghi portando con se il piccolo Samuel, suo figlio. Durante la fuga in macchina però hanno un incidente, Riccardo muore e Samuel perde l’uso delle gambe.
Passano dieci anni da quel tragico evento, Samuel è cresciuto all’interno della villa e dei suoi territori senza avere la possibilità di uscire e vedere il mondo esterno. Elena gli dice sempre di quanto sia tremendo il mondo oltre la tenuta e gli ricorda di pensare a tutto ciò che ha e a quanto sia fortunato. Effettivamente vive quasi in una reggia, con la madre che lo istruisce e varie persone pronte ad accudirlo e a dargli molto affetto. Però la sensazione di essere imprigionato si fa sempre più sentire e per Samuel ciò diverrà ancora più grande quando a Villa dei Laghi arriverà Denise, una ragazza del mondo esterno di qualche anno più grande di lui.
Con il suo arrivo il precario equilibrio su cui si regge tutto inizierà a vacillare.

The Nest è il nuovo lungometraggio di Roberto De Feo che, insieme a Margherita Ferri e Lucio Besana, scrive anche la sceneggiatura.
In un primo momento, guardando la locandina e il trailer, potrà sembrarvi un film di fantasmi ma sappiate fin da subito che non è così. E sappiate anche che, al contrario di tanti altri film horror di questo periodo, non costruirà la paura e la tensione attraverso i jumpscares. Partiamo con ordine.

In qualche punto si nota che De Feo deve maturare ancora come regista (ricordo che insieme a Vito Palumbo diresse Ice Scream) dato che alcune sequenze sono un po’ macchinose ma questo difetto l’ho notato solo in due o tren punti, per il resto il film scorre molto bene, procedendo con calma e senza mai accellerare in modo brusco. La cosa migliore di tutto è la messa in scena di De Feo; curata nei minimi dettagli, dove capiamo subito lo stato d’animo dei personaggi o le situazioni in cui sono coinvolti.
Ed è grazie a questa messa in scena che riesce a creare un’atmosfera gotica di cui si sentiva parecchio la mancanza in Italia. Ormai fanno pochi gotici al cinema e sono contento di ritrovare quegli elementi che mi hanno fatto innamorare di quel genere cinematografico.
Ed è anche così che il regista riesce a costruire la tensione, non attraverso jumpscares o trucchi banali, ma grazie a un’atmosfera opprimente e soffocante.

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Ad aggiungere ancor più tensione è il mistero che viene nascosto a Samuel e al pubblico. La Villa e le persone che ci vivono sembrano quasi membri di una setta, isolati dal resto del mondo, con delle regole ferree da rispettare assolutamente. Sembra la classica setta che che si vede in molti film horror nella quale Samuel alla fine dovrà essere il capo. Ci sono però elementi piccoli e strani che ti fanno fare molte domande e non ti lasciano in pace. Sono cose che si notano in seguito ma inizialmente si ha la sensazione che manchi qualcosa di importante ed essenziale e così ci troviamo veramente all’oscuro di tutto come il povero Samuel.

E’ molto interessante il modo con cui De Feo dipinge questa strana famiglia dove Elena è il capo assoluto. Sono tutti costretti a far finta di essere felici quando si vede chiaramente che non lo sono. Ciò che sorprende di più è che la stessa Elena, il capo di questa società, finge che tutto vada bene nonostante soffra parecchio e più di tutti.
E Denise, la ragazza che viene dall’esterno, non è neanche la causa del tracollo ma solo la goccia che fa traboccare il vaso. La situazione sfugge di mano a tutti e le cose non riescono più a funzionare per quanto alcuni provino ancora a far finta di niente.

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Gli attori scelti per il film sono tutti azzeccati, ideali per una pellicola gotica. Tra tutti colei che si calal nella parte alla perfezione è Francesca Cavallin nel ruolo di Elena. Un personaggio che riesce a essere sia autoritario e inflessibile sia fragile e pieno di dolore e illusioni. Elena è sicuramente il personaggio scirtto meglio di tutti.
Complimenti anche a Justin Korovkin (Samuel) e Ginevra Francesconi (Denise) che, nonostante la loro giovane età, riescono a recitare delle parti per nulla semplici e senza mai annoiare lo spettatore. Inoltre la relazione che si nascerà tra i due sarà forse l’unico elemento positivo di tutta la storia. I complimenti vanno anche al resto del cast, molto preparato e, come ho detto prima, ben scelto.

Adesso parliamo dell’elemento più importantedi tutto il film: il finale.
Questo è un tipo di finale che, se non sfruttato a dovere, può rendere ridicolo tutta la pellicola e rovinarla. In un primo momento davanti a questo epilogomi sono ritrovato spiazzato e confuso ma questa sensazione è svanita in fretta quanso sono iniziate a venirmi in mente certe cose. Scene strane che non avevo capito appieno, domande poste da alcuni personaggi che mi sembravano nascondere qualcosa di ancor più prodondo e così via. Pian piano mi sono tornati in mente dei particolari nascosti o citati e ciò mi ha fatto riflettere e sono arrivato alla conclusione che questo finale non è stato un momento di ispirazione (o follia) del regista ma un finale studiato bene.
Quando vedrete il film e guarderete gli ultimi cinque minuti ripensate alle stranezze che avete sentito e osservate bene certi dettagli. E da questo il consiglio di vedere la pellicola con una certa attenzione e non come fareste con un Annabelle o simili.

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Per finire The Nest – Il Nido è un ottimo film gotico e vi consiglio caldamente di vederlo soprattutto se cercate pellicole italiane diverse dal solito, che rischiano e soprattutto se siete alla ricerca di un bel gotico.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

 [The Butcher]

37 pensieri riguardo “The Nest – Il Nido

  1. Devo vederlo allora. Sono le atmosfere che ho sempre cercato di inserire nei miei racconti da quasi scrittore in molta erba. E che ho sempre cercato nei libri di altri… ^_^
    Finiranno mai le commedie di 40-50 enni che si ritrovano e scoprono che il mondo è cambiato ma loro vogliono riportare le lancette indietro e allora bla bla bla? :D

    1. Per quanto riguarda le commedie penso che ancora tenteranno di trasmetterle al cinema nonostante tutto. Ci sono ancora persone che le vanno a vedere e finché guadagnano non credo che smetteranno. Per quanto riguarda il film le atmosfere sono il punto forte. Ha un’ottima fotografia ed è proprio quel gotico che amo. Quando ne hai l’opportunità vallo a vedere!

              1. Vabe’ in Ammmerica lo fanno, vedi la serie Halloween, La Casa… eccetera, ma qui forse, in un cinema con le poltrone di velluto, anche se con aria condizionata, proprio non ti viene. Le arene estive poi, non mi pare lo proiettino, il genere dico. Ora più che mai sono curioso. Adoro le case inquietanti.

                1. Comunque a mio avviso avrebbero dovuto metterlo verso la fine di agosto o comunque dopo la settimana di ferragosto. Infatti Il Signor Diavolo esce settimana prossima e sono molto curioso di vederlo.

            1. Peccato, perché per l’estate è proprio la stagione con l’atmosfera più horror di tutte! Vabbeh, starai a centinaia di chilometri come tutti qua, ma se passi da Brescia fammi sapere che ci organizziamo :D :D :D

              1. ahahah ok, e sull’estate (come buona stagione per gli horror) hai ragione, tutti i films come La casa, Venerdì 13 e simili, sono girati d’estate o durante le vacanze estive.

                    1. …una cosa interessante, secondo me, è fare un bel racconto horror a 4 mani, qualcosa che gli stessi scrittori vorrebbero leggere.

                    2. Idea bella, ma che personalmente non è nelle mie corde… mai stata capace, purtroppo, di lavorare in tandem!
                      Tu l’hai già fatto, magari?

                    3. è un buon allenamento, perché ti dà modo di collaborare, ti dà un freno, non devi strafare o strabordare. Ed è divertente (ok, sembro un venditore).

                    4. Esatto. E’ un insegnamento anche per te che scrivi. Impari a non eccedere, e leggi come scrivono e come interpretano i fatti e i personaggi gli altri.

  2. Grande Film Gotico, questa è la l’intuzione più felice con cui si può riassumere il succo della tua recensione e che è probabilmente anche il miglior modo di definire questo film che sembra stia riscuotendo un discreto successo di pubblico e di critica, anche se in realtà il primo non l’ha davvero visto in massa, causa l’uscita estiva che l’ha senso dubbio penalizzato…

    Inoltre, il film resterà molto poco in sala e verrà letteralmente schiacciato dai blockbusters in arrivo per l’autunno: a questo punto un vero appassionato di cinema (una persona colta e sensibile come te, che malgrado i tanti colpi bassi spesso portati dagli stessi autori, continua ancora a sperare in una rinascita del cinema italiano) può soltanto desiderare che De Feo ottenga il giusto riconoscimento nei premi di cinema europei ed italiani, questi ultimi, ahimé, ancora troppo incartati sui soliti nomi autoreferenzianti e troppe volte ciechi di fronte alle vere novità (con l’unica ecczione dell’anno in cui ad organizzare il Davide di Donatello fu Sky, edizione in cui non a caso vinse Jeeg Robot).

    Ho letteralmente adorato il modo in cui hai parlato del finale del film, senza spoilerare nulla ma invitando lo spettatore a prestare la giusta ttezione ai toni ed al ritmo interno della pellicola che subisce un vero scossone rivelatore di tanti inciampi apparenti nella narrazione, anche se sono meno generoso di te sull’originalità della soluzione narrativa scelta.

    Io sono infatti meno entusiasto di te nel giudizio complessivo su questo film (che ho visto gratuitamente in una proiezione organizzata), perché a mio avviso il film è appesantito da un eccesso intellettuale non già citazionista ma come insieme di riferimenti culturali di paternità sulla critica sociale e familiare, come se De Feo avesse avuto paura di osare una sua strada indipendente (come invece hanno fatto Mainetti e Rovere, tanto per dire), preferendo continue strizzate d’occhio alla critica specializzata e qualche scopiazzatura esterofila qui e là, vizio poi della stragrande maggioranza del cinema italiano che non sia cinepanettonico o stupido ovvero la difficoltà di uccidere simbolicamente gli opprimenti padri putativi da Fellini a Scola a Bertolucci a Avati a Moretti e spiccare finalmente il volo come figli liberati da qualsiasi legame edipico.

    Tuttavia la referenzialità di The Nest è grazie al cielo tutta straniera (grazie ad una serie di scelte stilistiche e di marketing impeccabili) e questo non solo spiega l’equivoco anche pubblicitario di un film percepito dal pubblico come straniero, ma regala anche la speranza di una nuova strada che si farà con il tempo sempre più coraggiosa.

    Come sempre, bravissimo Butcher!

    1. La cosa ottima di The Nest è il tono internazionale che ha. Non è una pellicola accessibile solo al pubblico italiano (come lo sono invece molte altre pellicole) . In realtà capisco le tue critiche e quelle poste da molti altri (incredibile che coloro che criticano il film lo fanno senza cattiveria ma con un certo rispetto e professionalità) e come ho già scritto, si vede che De Feo in certe cose deve ancora maturare ma penso che dopo questa pellicola proverà a fare qualcosa di più suo, allontanandosi da certi percorsi per cercare uno suo.
      Comunque sono contento delle critiche positive che ha ricevuto e spero tanto che il pubblico vada a vederlo (anche se immagino che ora come ora andranno tutti a vedere Il re leone).

          1. Guarda, faccio fatica a dirti quanto abbia disprezzato il film di Favreau… Tutto ciò che c’era di bello, iconico e magniloquente nel film originale, qui manca, sostituito da un fotorealismo piatto, inesprsseivo, dove gli animali muovo la bocvca tutto il tempo con un effetto finale orrendo, in più non c’è un briciolo di novità, nulla, con ricalcatuta persino dei movimentio di macchina e di regia… Orribile, orribile, orribile.
            In confronto Aladdin è da oscar!

            1. Ahia, questo si che è tremendo. Parlando momentaneamente di Aladdin, tutti hanno fatto il finimondo perché sul live-action de La Sirenetta ci sarà un’attrice di colore e nessuno ha detto niente sul fatto che in Aladdin al posto degli arabi ci sono degli indiani.

                  1. Ovviamente. Di più, è orribile… La pancia degli USA è massimalista, ignorante e semplicistica, ragionano per compartimenti e preconcetti, perciò chi ha la pelle colorata va nello stesso mucchio, tranne i cinesi, che vedono come rivali di pari livello… Ma è un discorso lungo, anche se parlarne con te è bello!

  3. Mi fa piacere ciò che scrivi della Cavallin, perché anch’io trovo che abbia un’espressività sospesa tra il giudicante ed il malinconico.
    A mia volta ero convinta che fosse un film straniero, invece no: a maggior ragione lo voglio vedere. Il migliore che mi viene in mente, italiano, che ho visto è In fondo al bosco di Lodovichi.

    1. Anche quello è un grande film! Sono contento che la Cavallin abbia dato prova delle sue abilità recitative perché secondo me è una grande attrice e mi è dispiaciuto tantissimo vedere il suo talento sprecato in film come Vita Smeralda o fiction da quattro soldi.

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