Punto di non ritorno

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo, come da tradizione, abbiamo deciso di concentrarci sul mondo dell’animazione e per la precisione su un film animato giapponese che mi aveva colpito per diversi motivi, soprattutto per il fatto che fosse animazione 3D, una tecnica animata che in Giappone deve ancora crescere, Poupelle della Città dei Camini. Lubicchi è un ragazzino che lavora come spazzacamino nella Città dei Camini, una città costantemente coperta dal fumo e con il cielo oscurato. Suo padre tendeva a raccontargli storie sulle stelle e su come queste siano nascoste dal fumo, ma per questo motivo veniva aspramente criticato dagli altri in quanto parlare di stelle è considerato eresia dall’Inquisizione. Dopo la morte del padre, Lubicchi vive solo con la madre, ma tutto cambia quando farà amicizia con Poupelle, un essere fatto di rifiuti. Nonostante i limiti del digitale, questa tecnologia viene usata bene grazie anche a un’ottima regia, capace di creare ottime sequenze d’azione e dei punti di vista molto interessanti. I design dei personaggi convince, in particolar modo quello dei due protagonisti. Le ambientazioni della città sono stupende, usati e riescono a rendere la città enorme e incredibilmente affascinante. La storia ha un carattere fiabesco che inizialmente sembra più rivolto ai bambini ma che pian piano diventa sempre più matura, parlando di tematiche come sogni e amicizia con intelligenza e riuscendo a commuovere. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo a parlare di live-action e con il film di quest’articolo andiamo a trattare due generi che amo profondamente ossia l’horror e la fantascienza. Inoltre il film è interessante sono tanti punti di vista.
Ecco a voi Punto di non ritorno (Event Horizon), pellicola horror fantascientifica del 1997 scritta da Phil Eisner e diretta da Paul W. S. Anderson.

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Trama:
Nel 2040 viene lanciata l’Event Horizon, un’astronave costruita per esplorare il sistema solare che però all’improvviso scompare nel nulla nelle zone di Nettuno. Sette anni dopo l’astronave di soccorso Lewis & Clark, gestita dal capitano Miller (Lawrence Fishburne), viene spedita in quella zona per recuperare la Event Horizon, in quanto da quest’ultima è arrivato un segnale di soccorso. Nell’equipaggio di Miller si unisce anche il dottor William Weir (Sam Neill), il creatore della Event Horizon. A bordo, il dottore svela la verità su quella nave. Infatti la Event Horizon non era stata creata per esplorare il sistema solare, ma era un esperimento per superare la velocità della luce attraverso un trasferitore gravitazionale in grado di generare un buco nero artificiale, piegando così lo spazio-tempo e permettendo di raggiungere qualunque punto dell’universo. Quando però arrivano sulla Event Horizon, non trovano l’equipaggio ma sembra che la nave, nel suo viaggio, abbia portato con sé qualcosa di orrendo.

Paul W. S. Anderson è un regista che non apprezzo molto, soprattutto per i suoi ultimi film che si sono dimostrati parecchio esagerati e parecchio vuoti. Però nei primi tempi si era dimostrato molto interessante (ad esempio il suo primo Resident Evil mi aveva divertito molto) e senza ombra di dubbio Punto di non ritorno è l’opera che apprezzo di più e che trovo troppo sottovalutata.

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Partiamo come al solito dal lato tecnico e in questo determinato caso abbiamo due elementi che colpiscono maggiormente ossia l’ambientazione e l’atmosfera. Fin da subito infatti possiamo vedere che il film presenta diverse ispirazioni da Alien, con quest’astronave persa nello spazio e un equipaggio che combatte contro qualcosa di orrendo in uno spazio ristretto. Nonostante ciò però il film prende ispirazione anche da oltre opere (che poi vedremo), creando un design molto interessante per quanto riguarda le astronavi, soprattutto la Event Horizon. Quest’ultima infatti è un luogo molto tecnologico e futuristico che ricorda per diverse cose la Nostromo, ma riesce a differenziarsi per piccoli elementi  di grande interesse, come ad esempio quadri elettronici e altri tipi di tecnologia dalle forme particolari, quasi sembrassero pitture rituali con motivi che fanno pensare a Hellraiser. Ed è questo che rende il film unico in quanto unisce delle ambientazioni claustrofobiche ad altre strettamente gotiche.

Vedere qualcosa di gotico unito alla fantascienza è stato un connubio interessante che in questo caso è riuscito benissimo e ci ha regalato sequenze molto belle, come quelle in cui entrano nella stanza del trasferitore gravitazionale (con questi motivi antichi ed esoterici) o quella sequenza in cui Weir entra in quei cunicoli verdi. In tutto ciò la regia si muove benissimo, valorizzando la particolarità della nave e mettendo in scena dei momenti che rimangono impressi, come l’incubo iniziale di Weir in cui volteggia nella cabina dell’Event Horizon, con alle spalle quel vetro a forma di croce greca. Tra l’altro sa creare una certa tensione e ha un ritmo che funziona benissimo, dedicando la prima parte ai personaggi e alla costruzione della storia, mentre nella seconda l’incubo prenderà vita. La fotografia è ottima, ha dei bei tagli di luce e in certi casi utilizza in maniera interessante luci forti di colore verdi e rosse. Anche gli effetti speciali sono molto validi. Alcuni di quelli in digitale sono perfino invecchiati bene, come ad esempio lo spazio e le astronavi, altri un po’ meno, in particolar modo gli oggetti che fluttuano nell’astronave in mancanza di gravità. Quelli che sono davvero ottimi sono gli effetti artigianali nelle scene gore e di sangue. Tecnicamente quindi il film è molto valido e anche la sceneggiatura ha elementi interessanti.

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A mio avviso quello che rende affascinante la storia è proprio l’idea alla base, l’idea di porta l’Event Horizon oltre i confini dello spazio-tempo fino a farle raggiungere una sorta di inferno che poi ha portato con sé. Quest’idea è veramente ottima e sono contento che abbiano scelto questa strada anche perché, nella storia iniziale, le allucinazioni che sperimentavano i protagonisti erano dovute a degli alieni che la Event Horizon aveva portato con sé ma Anderson, non volendo avvicinarsi così tanto ad Alien, ha deciso di cambiare strada, rendendo di fatto la trama davvero affascinante, una storia che si evolve anche bene, tralasciando qualche battuta da americanata. I personaggi non sono di certo tridimensionali, ma funzionano come si deve, hanno la loro personalità, si riconoscono subito e sicuramente Miller e Weir sono i due che risultano più approfonditi e meglio costruiti. La storia comunque risulta semplice e lineare, ma procede bene e sa costruire in maniera ottima l’idea di base.

A mio avviso la sceneggiatura funziona ma poteva essere molto di più. Infatti il film venne censurato dai produttori e per un motivo ben preciso. A un certo punto il personaggio di Miller ha una brevissima visione dell’inferno e in quelle scene in rapidissima successione possiamo vedere i membri del suo equipaggio patire delle torture orrende. Quelle scene in realtà erano molto più lunghe e infatti nelle intenzioni del regista si doveva vedere tutto perfettamente, ma le scene erano così cruente che i produttori avevano il timore che il film venisse vietato ai minori di 18 anni. Anni dopo, visto l’enorme successo che ebbe (all’inizio fu un flop al botteghino), cercarono di fare la director’s cut, ma le pellicole tagliate erano state tenute molto male e quindi andarono perdute. Ciò mi crea un profondo dispiacere perché, se si guarda attentamente quei momenti, si possono vedere momenti davvero spietati, violente e sporche, scene che mi hanno ricordato Hellraiser e che appaiono quasi opere grottesche (il regista disse di essersi ispirato ai dipinti di Bosch e Bruegel). Sono sicuro che, se fossero state inserite, avrebbero dato maggior rilievo alla storia e avrebbero reso il film ancor più unico.

Per concludere, Punto di non ritorno è un film è interessante di quanto si possa immaginare, un film con un design interessante che prende ispirazione da Alien e dal gotico e con una storia che si dimostra quasi originale nel modo in cui porta l’inferno sull’astronave. In generale è un’opera che sa intrattenere e sono felice che con il passare degli anni sia diventato un vero cult. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta e auguro a tutti quanti un felice Halloween!
Alla prossima!

[The Butcher]

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