La grande avventura del piccolo Principe Valiant

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo cambiato momentaneamente argomento e dal mondo del cinema siamo passati a quello del fumetto e in questo caso abbiamo deciso di concentrarci sulla saga fantasy di Kalya, prendendo in esame il volume 25. Kalya, Vellrich e Jor-Ghun raggiungono La Città Palazzo delle Dune ma incontrano difficoltà con forze gravitazionali inverse e la presenza del morbo pallido formato da Calon e Varnon. Leena e Devon intanto continuano a essere torturati, senza però rivelare dove si trovi Kalya. Il volume in questione ha degli ottimi disegni che riescono a donare ai personaggi una forte espressività e ciò sottolinea con forza le emozioni che provano in determinati momenti. Gli sfondi sono ben resi ma ciò che colpisce sono le scene d’azione in cui il movimenti si percepisce bene anche grazie ai personaggi che escono dalle loro vignette e nonostante ciò sono disegnati con cura e precisione. La storia ha numerosi punti di vista che aiutano a tenere alta l’attenzione dello spettatore e a incuriosirlo non solo attraverso la storia principale ma anche attraverso piccoli eventi ben inseriti nella storia che in futuro avranno un certo peso. Lo consiglio!
Torniamo a parlare di cinema e per la precisione del mondo animato. Come avevo detto da qualche articolo, in questo campo adesso voglio cercare di variare maggiormente ed è per questo che ho scelto il film in questione, diretto da un regista che ha fatto la storia ma di cui si parla veramente poco.
Ecco a voi La grande avventura del piccolo Principe Valiant (太陽の王子 ホルスの大冒険), pellicola animata del 1968 scritta da Kazuo Fukazawa e diretta da Isao Takahata.

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Trama:
Hols (Hisako Okata) è un ragazzino che vive solo con suo padre (Hisashi Yokomori) e Koro (Yoshiko Asai), un cucciolo d’orso parlante, in un vecchio relitto arenato. Hols un giorno viene attaccato da dei lupi guidati da due lupi argentati e riesce a salvarsi solo grazie al risveglio di Moug (Tadashi Yokouchi), un gigante di roccia che scaccia i lupi. Subito dopo Moug dice di avere fastidio alla spalla e Hols scopre che lì conficcata c’è una spada e la estrae. Il gigante gli rivela che quella è “La Spada del Sole“, un’arma potente ma che per essere usata dev’essere prima temprata. Quando torna a casa, Hols trova suo padre in fin di vita e quest’ultimo gli dice che in passato lui viveva in un villaggio a nord che venne distrutto a causa di un mostro che seminò l’odio tra gli abitanti e per questo lui fuggì con Hols ancora in fasce. Il padre, prima di morire, lo prega di tornare lì e di aiutare il villaggio e Hols parte per il nord e qui dovrà affrontare Grunwald (Mikijiro Hiro), il Signore dei Ghiacci, il mostro che ha portato la discordia.

Avevo parlato di Takahata in passato, ma non in maniera approfondita e soprattutto mai in un suo lungometraggio, nonostante quello che ha fatto è di grandissima importanza e dal mio punto di vista è un genio allo stesso livello di Miyazaki. Per questo ho voluto portare il suo primo lungometraggio animato che ebbe un certo peso nella storia dell’animazione giapponese.

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Il film è stato prodotto dalla Toei Animation (ai tempi Toei Doga) e venne fatto in un periodo molto interessante. Infatti alcuni anni prima, nel 1965, c’erano diverse proteste sindacali indette dagli animatori che criticavano i ritmi di lavoro infernali e anche la scarsa libertà creativa. Ed è così che lo studio decise di accettare alcune richieste e tra queste c’era una produzione che venne affidato al leader delle proteste e storico animatore Yasuo Otsuka. Qui venne data carta bianca a tutto lo staff e Otsuka decise di affidare la regia a un giovane Takahata. Tra le altre cose a questo lavoro partecipò anche Hayao Miyazaki per gli sfondi e per lui fu un’esperienza importante e che lo portò a buttarsi nel mondo dell’animazione. Purtroppo il film fu un flop al botteghino ma lasciò comunque il segno per la sua regia d’avanguardia e anche per l’intento alla base. A quei tempo infatti la Toei e altre case di produzione volevano che le opere animate fossero solo per un pubblico di bambini ma qui Takahata e gli altri volevano dimostrare che con questa tecnica di potesse fare molto di più.

Partiamo con il lato tecnico e ovviamente iniziamo con la regia, uno degli elementi più sorprendenti dell’opera perché, nonostante siano passati più di 50 anni, questa regia risulta moderna ancora oggi. In questo film infatti possiamo notare come ci sia una certa attenzione per la costruzione della scene e anche delle immagini e questo lo possiamo vedere fin da subito con la sequenza d’apertura di Hols attaccato dai lupi, dove prima viene inquadrato uno stormo di uccelli in cielo e subito dopo osserviamo il protagonista scappare e respingere gli attacchi del branco, una sequenza anche lunga ma mai noiosa che riesce a far sentire la tensione e che mostra anche una grande attenzione per l’animazione, per i movimenti e dando forza ai colpi.

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Qui la regia riesce a creare benissimo delle immagini molto forti e con una certa bellezza, come la sequenza in cui Hols finisce nella foresta o i lupi di neve che appaiono verso la fine. Ciò che apprezzo molto è che questa ricerca non è fine a sé stessa ma si lega sempre alle situazioni, alle emozioni che si provano lì, ai momenti di dubbio e così via. Questa regia fa impressione per come non risulti affatto vecchia e per come riesce a non risultare episodica ma compatta, rendendo le avventure che vive Hols legate tra loro. Certo, il film ha qualche limite e lo possiamo vedere nelle sequenze in cui i lupi attaccano il villaggio che praticamente è un insieme di fermi immagini montati in maniera dinamica per dare ritmo alla scena. Nonostante ciò la regia continua a convincere così come convincono le animazioni e anche il character design, quest’ultimo semplice e pulito ma che rende tutti riconoscibili e indimenticabili. Il lato tecnico è eccellente e lo stesso vale per la storia.

Il film si basa sulle leggende folkloristiche degli Ainu, i nativi dell’isola di Hokkaido e quello che apprezzo è come siano riusciti a fare sentire al pubblico come quest’opera sembri il racconto di una leggenda o di un mito e i vari ostacoli che il protagonista affronta rendono il tutto profondamente interessante. Hols come protagonista convince molto, un eroe classico che affronta le sfide ma che non si dimostra presuntuoso, anzi in diversi punti è molto umano e tende anche a perdonare. Lui sarà circondato da diversi personaggi secondari davvero ottimi che fin da subito metteranno in mostra la loro personalità e anche se appariranno per poco tempo, aiuteranno ad arricchire la storia e a rendere il villaggio in cui arriva Hols molto vivo. Tra tutti però il personaggio che colpisce maggiormente è quello di Hilda (Etsuko Ichihara) anche perché fra tutti quanti è quella che dimostra una certa tridimensionalità, attraverso il suo conflitto interiore e a una scelta che è costretta a fare. Diciamo che per non fare spoiler non parlerò troppo di quello che deve fare ma, proprio per l’incontro con Hols e il villaggio, inizierà a maturare dei dubbi e questo conflitto risulterà scritto bene e davvero convincete. Di tanto in tanto c’è qualche passaggio di trama che poteva essere spiegato meglio, ma per il resto la storia risulta matura per il modo in cui ci viene narrata.

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Per concludere, La grande avventura del piccolo Principe Valiant è un film animato ottimo, che ha qualche difetto ma con una regia moderna e gestita benissimo, ottime animazioni e dei character design convincenti così come una storia ben scritta e dei personaggi che si fanno ricordare a apprezzare. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

3 pensieri riguardo “La grande avventura del piccolo Principe Valiant”

    1. L’avevano fatto uscire effettivamente da poco in dvd E’ stata una visione molto interessante anche perché si andava a esplorare gli albori di certi lungometraggi animati del Giappone e ammetto che ancora oggi sa essere interessante.

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