Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a discutere di film in live-action e in questo caso abbiamo deciso di concentrarci su un regista italiano che ha diretto tantissimi film interessanti e questo qui è un ottimo esempio delle sue capacità, Incubo sulla città contaminata. A seguito di una fuga di radiazioni, un famoso scienziato arriverà in città per rilasciare un’intervista e rassicurare tutti. Dean è un giornalista che ha il compito di intervistarlo ma quando l’aereo dello scienziato atterra, dal suo interno escono esseri umanoidi bruciati, molto forti e assetati di sangue che uccidono tutti. Dean cerca di dare la notizia, ma l’esercito lo impedisce e intanto i mostri stanno conquistando la città. Così il giornalista decide di scappare insieme a sua moglie. Il film riesce a convincere grazie alla regia di Lenzi, una regia piena di energia e capace di gestire perfettamente le scene in cui i mostri attaccano, quindi riprendendo bene scene con numerose comparse, ottimi momenti gore e soprattutto costruisce una bella tensione. La fotografia e la musica sono splendide e la storia convince parecchio grazie a questi zombi-vampiri che mostrano caratteristiche interessanti e sono estremamente intelligenti, dimostrandosi veramente temibili. Anche i personaggi e la critica sociale convincono mentre il finale è l’unico vero difetto. Nonostante ciò è un film che consiglio assolutamente!
Torniamo da tradizione nel mondo dell’animazione e in questo casi ci spostiamo in Giappone per parlare di un’opera molto interessante sotto vari punti di vista.
Ecco a voi Poupelle della città dei Camini (えんとつ町のプペル), pellicola d’animazione del 2020 scritta da Akihiro Nishino e diretta da Yusuke Hirota.

Trama:
Nella Città dei Camini il cielo è costantemente ricoperto di fumo e nessuno ha mai visto le stelle. L’unico che crede alla loro esistenza e che continua a parlarne attraverso delle storie inventate è Bruno (Shinosuke Tatekawa), ma nessuno gli dà retta, spaventati anche dall’Inquisizione che punisce chiunque ne parli. Un anno dopo la morte di Bruno, suo figlio Lubicchi (Mana Ashida) lavora come spazzacamino e cerca di vedere le stelle attraverso l’enorme coltre di fumo. Un giorno però, durante Halloween, una creatura misteriosa si assembla attraverso la spazzatura della discarica. La gente reagisce spaventata e l’Inquisizione si mette subito alla sua ricerca ed è qui che Lubicchi lo incontrerà e, dopo una serie di disavventure, i due diventeranno amici e Lubicchi lo chiamerà Poupelle (Masataka Kubota), come il protagonista delle storie del padre.
Il Giappone riesce sempre ad affascinarmi per le sue incredibili opere animate e per quanto queste abbiano molto spesso qualcosa da dire e lo fanno con grande empatia. Questo film mi aveva interessato per diversi motivi e uno di questi riguardava proprio la tecnica d’animazione usata che sì, nell’animazione occidentale è ormai la norma, ma in Giappone è un’altra storia.

Partiamo come al solito dal lato tecnico e, come ho detto, la prima cosa che notiamo è il tipo di animazione usato in questo caso: l’animazione 3D. In Giappone infatti questo tipo di tecnica non è molto utilizzata e questo è dovuto dal fatto che non hanno ancora un livello di tecnologia tale come nel cinema d’animazione americano. Quest’ultimo infatti ebbe diversi anni per costruire, evolvere e migliorare questa tecnologia mentre il Giappone è rimasto indietro, anche se negli ultimi tempi stanno provando a realizzare opere in 3D (basti vedere Slam Dunk o Dragon Ball Super: Super Hero). C’è ancora strada da fare e questo lo si può notare anche qui.
Infatti quello che a volte stona sono i modelli dei personaggi che cercano comunque di avere un aspetto molto simile al 2D ma a volte arrivando a perdere perfino la tridimensionalità. I personaggi che con questa tecnologia funzionano meglio sono quelli più semplici, quelli che hanno meno dettagli. Chi invece ha elementi particolari a volte ha qualcosa che non va, ad esempio con Lubicchi i suoi capelli spettinati e ricci diventano piatti, non riescono ad ottenere tridimensionalità. Nonostante ciò trovo che il character design molto bello, con Lubicchi che indossa questo cappello a cilindro e abito nero (che sarebbe la sua divisa lavorativa), ma soprattutto ho apprezzato tantissimo Poupelle, un agglomerato di rifiuti che convince parecchio, con le trombette come orecchie, il manico dell’ombrello come naso, le lenti come occhi e così via. Il suo design è quello più interessante e rimane impresso, risultando anche goffo e dolce. Ciò che invece ho apprezzato molto è l’ambientazione. La Città dei Camini è resa benissimo, un misto tra città occidentale ed elementi orientali, case che si sovrappongono le une con le altre, che vanno verso l’alto così come vanno verso l’alto i numerosi camini che con il loro fumo rendono la città inquinata e buia, costringendola a usare numerose luci. Inoltre mi piace come hanno utilizzato la regia, riuscendo a sfruttare il 3D nelle scene con i punti di vista e in generale riesce a dare un’ottima panoramica della città e arrivando a delle scene d’azione molto divertenti. Il lato tecnico è molto buono ma anche la sceneggiatura ha i suoi punti di forza.

La storia, almeno all’inizio, sembra un tipo di storia indirizzata ai più piccoli e infatti per tantissimi elementi sembra una vera e propria fiaba moderna, con questa città che vive all’oscuro di quello che c’è oltre la coltre di fumo e un protagonista che crede a un sogno. Nonostante ciò la trama sa dimostrarsi anche molto matura, in special modo per quanto riguarda i momenti drammatici, in particolare la sequenza in cui Lubicchi perde la speranza, il modo in cui l’ignoranza e la paura si siano insinuati nelle persone a causa del lavoro dell’Inquisizione. Se all’inizio la storia sembra incentrata più sul divertimento (con diverse sequenze d’azione e comiche con Lubicchi e Poupelle), pian piano diventa sempre più maturo mantenendo comunque il suo aspetto fiabesco. Alla fine parliamo di una storia che parla di sogni, di amicizia, tematiche che incontriamo spesso anche in tantissimi film animati occidentali, ma che qui vengono trattati anche con le loro sfaccettature e senza risultare in alcun modo smielati. Mi piace anche come il tutto viene narrato, in maniera lineare ma con l’aggiunta di vari flashback che rendono il racconto più vivace e interessante, senza andare a rallentare il ritmo, ma arricchendo maggiormente i personaggi e le loro interazioni, perfino personaggi secondari da cui non mi sarei aspettato molto. Lubicchi e Poupelle convincono parecchio e la loro amicizia risulta sincera e alla fine commuovente.
Per concludere, Poupelle della Città dei Camini è un film animato imperfetto, limitato in parte dalla tecnologia che però usa bene il digitale grazie a una buona regia e a delle ambientazioni stupende e che mostra anche una trama fiabesca che sa divertire, riflettere e commuovere. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
💛