Halloween IV: The Return of Michael Myers

Benvenuti o bentornati nel nostro blog. Come di consueto continuiamo a parlare della saga di Halloween arrivando a questo quarto capitolo. Fino ad ora le cose sono andate molto bene. Il primo capitolo è un capolavoro, un horror spaventoso e un film con una grande qualità artistica. Il secondo invece, anche se non può assolutamente competere con l’opera di Carpenter, riesce comunque a intrattenere il pubblico, regalandoci momenti slasher che in seguito sarebbero diventati la norma. E poi Halloween III, un film particolare che non aveva niente a che vedere con Michael Myers e che ha provato a far percorrere a questa saga un cammino completamente differente, un cammino che a me avrebbe sicuramente interessato. Per questo motivo non ebbe successo, ormai Halloween era legato a Michael Myers e alla sua maschera senza emozioni e quindi questo cambiamento non fu ben voluto e il pubblico odiò (ingiustamente) questo film. Fortunatamente con il tempo la pellicola venne rivalutata e ora viene considerata non solo come un buon horror con una forte critica sociale, ma anche uno dei capitoli meglio riusciti di questa saga. In ogni caso il pubblico ai tempi si era fatto sentire forte e chiaro e da Halloween voleva una sola cosa. Ed è così che dopo ben sei anni di assenza, la saga di Halloween tornò ancora una volta sul grande schermo.
Ecco a voi Halloween 4: The Return of Michael Myers (Halloween 4 – Il ritorno di Michael Myers), pellicola horror del 1988 scritta da Alan McElroy e diretto da Dwight H. Little.

Trama:
La storia riprende ben dieci anni dopo gli eventi di Halloween II. Michael Myers è sopravvissuto all’esplosione nell’ospedale di Haddonfield e per ben dieci anni è rimasto in coma e sotto osservazione al manicomio di Smith’s Grove. Il 30 ottobre 1988 Michael dev’essere trasferito e viene portato via da un’ambulanza. Qui due medici iniziano a parlare degli orrori commessi da Michael e, arrivati a parlare della sua famiglia, viene fuori che Laurie Strode ha avuto una figlia, la nipote di Michael. Dopo aver sentito parlare della nipote, Myers, dopo dieci lunghi anni, si risveglia e massacra tutte le persone presenti nell’ambulanza. Il dottor Sam Loomis (Donald Pleasence), anche lui sopravvissuto all’esplosione, scopre della fuga di Michael e inizia subito a seguire le sue tracce. Riesce a rintracciarlo a una pompa di benzina dove ha ucciso un meccanico per prendergli i vestiti. Loomis cerca di fermare Michael, ma quest’ultimo riesce a scappare e si dirige nella sua città, Haddonfield. Ed è proprio ad Haddonfield che facciamo la conoscenza della piccola Jamie Lloyd (Danielle Harris). Sua madre Laurie e suo padre purtroppo sono morti in un incidente stradale e ora la bambina è stata adottata dai Carruthers. In questa famiglia Jamie ha legato in particolar modo con Rachel (Ellie Cornell) che considera come una vera sorella maggiore e le due si vogliono profondamente bene. Jamie conosce la storia di suo zio e nell’ultimo periodo ha incubi su di lui che la viene a cercare. Come se non bastasse a scuola tutti sanno con chi è imparentata e per questo si accaniscono su di lei. Diciamo che le cose non vanno molto bene per Jamie in quest’ultimo periodo. Così Rachel decide di andare con la bambina a fare dolcetto o scherzetto, ma prima Jamie deve comprarsi un vestito e sceglie quella da clown. Ed è qui che per la prima volta Jamie vede suo zio Michael. Intanto Loomis è arrivato a Haddonfield e ha avvertito la polizia locale. Quest’ultimi hanno dichiarato subito il coprifuoco, ma ormai potrebbe essere troppo tardi.

Con Halloween III Carpenter e Hill volevano dare uno spirito diverso alla saga di Halloween e trasformarla in un’antologia di film dedicati a questa festività. E’ un’idea che a me ha sempre affascinato (e lo dirò sempre) e con cui hanno sperimentato con Halloween III. Come ho detto all’inizio della recensione, il film fu purtroppo un flop e la gente lo criticò solo perché non era incentrato su Michael Myers. Questa reazione però fece capire molto bene alla produzione una cosa: bisognava far tornare Michael Myers. Però il terzo capitolo non ebbe un gran successo al botteghino e quindi aspettarono un po’ di tempo prima di iniziare la produzione del quarto capitolo. Colui che spinse più di tutti per far ripartire la saga fu il produttore Moustapha Akkad. Lui fu il produttore di moltissime pellicole dedicate alla saga di Halloween e continuò a esserlo fina a quando morì nel 2005. Akkad ha sempre amato questa saga e non penso solo dal lato puramente economico. Penso che si fosse realmente affezionato alla figura di Myers e questa cosa l’ho sempre trovata affascinante. Ovviamente sa fai un film su Halloween e Myers a chi ti rivolgi? A John Carpenter e Debra Hill . Infatti gli chiesero di partecipare al progetto. Hill doveva tornare come produttore mentre Carpenter avrebbe scritto la sceneggiatura con Dennis Etchison, scrittore che aveva realizzato i libri su Halloween II e III. E, udite udite, Carpenter voleva come regista Joe Dante. Già solo sentire questo nome a quei tempi mi avrebbe elettrizzato. Joe Dante che dirige un film su Halloween! Era un’idea perfetta e con l’uomo giusto. Peccato però che le cose siano andate diversamente. Akkad rigettò la sceneggiatura di Carpenter ed Etchison, dicendo che era troppo cervellotica mentre lui voleva tornare a uno stile e una storia simile al primo capitolo. Ed è qui che si arrivò a un punto di rottura. Carpenter e Hill non volevano avere più niente a che fare con questa saga, così cedettero tutti i loro diritti sul franchise ad Akkad che ebbe il controllo assoluto di Halloween. L’unica cosa che resterà di Carpenter nei film a seguire sarà solo il tema principale.

Con Carpenter e Hill fuori dai giochi si ricominciò a cercare qualcuno che dirigesse scrivesse questa nuova storia. Per la regia trovarono Dwight H. Little. Questo regista non è molto conosciuto e ha fatto dei film altalenanti. Non conosco i film che ha realizzato prima di Halloween IV, ma conosco i successivi come ad esempio Il fantasma dell’opera con Robert Englund, Free Willy 2, il secondo capitolo di Anaconda (sapete che hanno fatto tre seguiti e perfino un crossover con Lake Placid?) e infine quel disastro di Tekken. Questi sono alcuni dei film che ha diretto e ammetto che non è molto promettente.
Alla sceneggiatura venne invece scelto Alan McElroy. Qualche appassionato di horror avrà sicuramente riconosciuto questo nome, infatti lui è lo sceneggiatore di Wrong Turn. Ci fu un problema però quando gli incaricarono di scrivere la storia: mancavano pochissimi giorni prima dello sciopero degli sceneggiatori della Writers Guild of America (evento che avvenne quell’anno e vi consiglio di andarvi a informare sull’evento visto che ebbe enormi ricadute sul mondo dello spettacolo ed ebbe altri effetti interessanti). Quindi dovette sbrigarsi a scrivere la sceneggiatura e lo fece in appena undici giorni. Qualcuno direbbe che è troppo poco per scrivere una sceneggiatura ma non sempre è così, ci sono stati casi in cui delle sceneggiature sono state scritte di getto e siano risultate valide (per dire la sceneggiatura de L’uccello dalle piume di cristallo fu scritta in cinque giorni). Comunque c’era di mezzo la fretta di ultimare il lavoro prima che iniziasse uno degli scioperi più grandi della storia del cinema. Il risultato finale che Little e McElroy ottennero fu interessante.

Sicuramente una delle sfide maggiori era cercare di spiegare come Loomis e Myers fossero sopravvissuti all’esplosione. In realtà non è un grande problema per quanto riguarda Myers visto che niente sembra fermarlo o ucciderlo, ma per Loomis era tutta un’altra storia. Per quella parte inizialmente avevano in mente di girare una sequenza in cui veniva mostrato Loomis scaraventato via dell’esplosione, per dare una spiegazione minima. Poi, non so perché, non l’hanno più girata e hanno deciso di tenersi molto sul vago. Molti argomenti legati al secondo film vengono giusto accennati e non approfonditi. Potevano fare di meglio a riguardo, ma forse è meglio così visto alcune spiegazioni folli che verranno date nei seguiti per parlare di certi eventi (e mi sto riferendo in particolare modo a Resurrection). Almeno hanno avuto l’accortezza di mettere del trucco a Plaesance come brutte bruciature sul volto e sulle mani per far vedere che comunque non ne è uscito illeso. Ed è da qui che inizio a elencare certi errori che sono stati commessi in fase di regia e altri che riguardano la trama. Diciamo che mi tolgo la parte peggiore fin da subito.

Loomis ha una brutta bruciatura sulla faccia e nella prima parte era presente un brutto rigonfiamento. A un certo punto qualcuno gli fece notare che quel rigonfiamento sembrava un uovo. Per questo motivo il make-up venne cambiato ma nella prima parte del film si nota fin troppo bene la differenza tra le due bruciature differenti (non ebbero ne tempo ne soldi per rigirare tutte le scene). Un altro piccolo errore lo troviamo in una scena dove Michael scaraventa Loomis contro una porta. In quel punto si può notare che la maschera di Myers è rosa e con i capelli biondi. Questo perché sbagliarono a prendere la maschera. Questo avvenne perché le maschere su cui dovette lavorare Jack Horn (che si occupava del make-up) erano fatte così e cercò di lavorarci su riuscendo a dipingerle di bianco e tingendo i capelli di marrone. Però quella maschera è sfuggita e in un momento di distrazione hanno usato quella (e per lo stesso motivo di prima non sono riusciti a rigirare la scena). In questo film iniziano anche i problemi legati alla maschera di Myers (in ogni film c’erano sempre dei problemi nel ricreare quella maschera). La maschera originale non esisteva più e neanche quella del capitano Kirk da cui è nata e quindi si dovettero arrangiare. In questo film in particolare ci furono problemi perché la maschera subiva modifiche durante le riprese. Ci fu persino un brutto episodio. Qualche produttore disse a Horn di allargare gli occhi poco prima che iniziassero a girare. Però Horn si rifiutò, non poteva cambiare gli occhi e il filtro in così poco tempo perché altrimenti la colla della maschera non si sarebbe asciugata e l’attore sotto di essa avrebbe rischiato seriamente di soffocare. Horn venne licenziato seduta stante ma fortunatamente quel giorno sul set era presente un giornalista di Fangoria che rispettava il lavoro di Horn e disse che se non lo riassumevano non avrebbe scritto nulla di buona su Halloween IV nella rivista. C’erano un po’ di tensioni sul set visto che le produzioni di questi Halloween erano abbastanza caotiche, però c’erano anche dei momenti dolci come ad esempio il comportamento di George P. Wilbur, il nuovo Myers, nei confronti della piccola Harris. Visto che la bambina aveva paura della maschera, lui se la toglieva sempre prima delle riprese e la tranquillizzava dicendo che era un gioco. Una cosa molto carina.

Tornando al film ci sono vari difetti anche a livello narrativo. Tralasciando il fatto che sia Loomis e Michael siano vivi (e che non venga mai spiegato) un difetto lo si può notare con gli uomini del bar che si mettono a braccare Myers. Diciamo che il loro contributo è stato veramente nullo e le loro scene nella parte centrale potevano essere tagliate (nel finale almeno hanno un minimo di senso). Inoltre a mio avviso non sono riusciti a rendere Myers così inquietante. Nel primo, ma anche nel secondo capitolo, sono riusciti a dargli quell’aria di essere sovrannaturale, capace di camminare con l’ombra, anzi di camminare al suo fianco, e di comparire in maniera inquietante. In questo film a mio avviso non sono riusciti in questo intento, ma almeno sono riusciti a rendere The Shape inquietante quando agisce.
La regia di Little, così come era successo con Halloween II, cerca in tutti i modi di emulare quella di Carpenter e, sempre com’era successo nel secondo capitolo, non riesce a raggiungere quei livelli. Nonostante ciò la regia funziona bene, con le sue carrellate, i suoi campi lungi e perfino certe zoomate niente male. Avrei preferito una regia diversa che non scopiazzasse Carpenter, ma nonostante tutto funziona bene. Soprattutto funziona bene certe scene d’azione presenti soprattutto nella seconda parte come ad esempio lo scontro sul tetto o quello sul pick-up. Tra l’altro le scene veramente inquietanti sono quelle in cui Michael insegue la piccola Jamie, non solo perché sono fatte bene; ma anche perché Harris è incredibile, ma su questo ci torneremo tra poco. Una cosa interessante è che Akkad non voleva che nel film ci fosse troppo sangue. Lui detestava il sangue e voleva che il film fosse come il primo dove c’era quasi niente di splatter. Finite le riprese però Akkad disse di rigirare altre scene, perché a suo avviso c’era troppo poco sangue e chiamarono l’effettista John Carl Buechler per aggiungere scene gore mentre sul set Akkad stesso gridava: “Più sangue!”. Questa cosa mi ha sempre fatto ridere tantissimo soprattutto se consideriamo quanto Akkad fosse avverso alle scene splatter.

La storia, anche se con dei difetti, tutto sommato funziona, è molto semplice e lineare ma riesce ad arrivare dritta al punto senza complicarsi la vita con strane scelte di trama. E anche i nuovi personaggi non sono niente male, un po’ perché sono riusciti a descriverli come persone normali, un po’ perché il cast era composto da buoni attori. Rimane in mente ad esempio il personaggio di Rachel, anche lei una persona normale che si ritrova ad affrontare qualcosa di terrificante, ma che si batterà fino alla fine per Jamie. Anche se non è Laurie Strode, riesce a fare un buon lavoro e a farsi apprezzare.
Il dottor Loomis in ogni film di Halloween è sempre una garanzia e qui non è da meno. In questo caso adoro il fatto che il tempo e le ferite si facciano sentire. Il Loomis che vediamo ha affrontato il Male in persona riuscendo a fermarlo momentaneamente, ma pagandone il prezzo. Fa fatica a camminare, ha delle brutte cicatrici ed è stanco, ma nonostante ciò è pronto a tutto per impedire a Myers di far del male ad altre persone. La prova recitativa di Pleasenceè sempre sublime.
Chi però questa volta riesce a far rimanere a bocca aperta il pubblico è Jamie Lloyd e soprattutto l’incredibile prova attoriale di Danielle Harris. Questo è stato il suo primo film ed è riuscita a fare un lavoro pazzesco. Lei è uno degli elementi migliori del film e la sua recitazione impressionante, sembrava reale come se stesse scappando veramente e come se fosse davvero terrorizzata a morte da The Shape. Bambini di quell’età che recitano così bene non se ne trovano spesso e lei ha fatto un lavoro veramente incredibile e spaventoso, regalando al pubblico un personaggio ottimo, forse uno dei migliori di questa saga.

La cosa più bella di tutta la pellicola, l’elemento che ha messo d’accordo sia chi l’ha apprezzato che chi l’ha odiato, è il finale. Quei due minuti sono perfetti. Sappiamo tutti come va a finire ovvero con Jamie che, posseduta dal Male di Myers, accoltella la madre adottiva con un vestito da clown, così com’era successo al piccolo Myers anni fa. E’ un colpo di scena stupendo e cattivo, il Male che vince su tutti i fronti e il ciclo di orrori che si ripete. Una scena girata benissimo con Jamie con il coltello insanguinato che fissa gli adulti sbigottiti da sopra le scale. A tutti è rimasta impressa quell’immagine di Jamie vestita da clown e quella scena è sempre riuscita a impressionarmi perché funziona benissimo come colpo di scena, per la vittoria totale del Male, l’immagine indimenticabile di Jamie e soprattutto per la reazione di Loomis, che prima guarda con confusione e incredulità ma quando realizza il suo sguardo si riempie di paura e orrore e grida impotente davanti alla scena. Quel suo urlo mi rimarrà impresso sempre.

Per concludere Halloween 4: The Return of Michael Myers è un film pieno di difetti che però riesce ancora a dire qualcosa e sa intrattenere lo spettatore. So molto bene che sto parlando di un’opera qualitativamente bassa per certe cose, ma personalmente è un film che apprezzo tantissimo e che riguardo volentieri e con un finale che lascia la pelle d’oca. Detto questo ci avviamo verso il quinto capitolo.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

16 pensieri riguardo “Halloween IV: The Return of Michael Myers

        1. C’è anche un sesto, un settimo e così via fino all’ultimo che è l’undicesimo (per ora questo è l’ultimo ma usciranno altri due film). Sappi però che non sono tutti sequiti continui. Diciamo che pa saga di Halloween ha preso in più occasioni strade differenti.

  1. Secondo me aveva fatto bene John ad abbandonare questo che stava per diventare un baraccone ridicolo… concordo sull’ottima idea dietro al III, forse se l’avessero fatto direttamente col II avrebbe funzionato, ma la gente voleva a gran voce Myers a quel punto (e si sa che la gente non sa realmente cosa vuole)!

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