Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di cinema e in questo caso abbiamo deciso di portare qualcosa di molto leggere, un cinecomics per l’esattezza, il seguito di una pellicola che in passato avevo apprezzato tanto e che aveva dato speranza all’universo DC di allora. Il seguito in questione è Wonder Woman 1984. Diana lavora in un museo e come Wonder Woman salva i cittadini dai pericoli. Barbara è una nuova dipendente assunta dal museo, ignorata da tutti ma con cui Diana lega molto. L’FBI chiede a loto di catalogare delle antichità trovate durante una rapina sventata da Wonder Woman e qui incappano in una strana pietra le cui iscrizioni dicono che il possessore avrà un desiderio esaudito. Diana, involontariamente, desidera che il suo amato Steve ritorni in vita mentre Barbara desidera di essere come Diana. I desideri si avverano ma a un costo mentre Max Lord, un imprenditore sull’orlo del fallimento, prende la pietra e desidera i suoi poteri. Così lui diventa capace di esaudire i desideri, prendendo in cambio qualcosa agli altri. Il film inizia molto bene, con Diana da piccola e la sequenza al supermercato, con una buona regia e ritmo, ma poi nella parte centrale il film rallenta, i ritmo diventa lento e la storia fatica a evolversi. I personaggi secondari non convincono (e ce ne sono pochi), il villain è sopra le righe e poco costruito e in generale ci sono parti molto superficiali che necessitavano più attenzione. Un vero peccato.
Con l’articolo di oggi torniamo a parlare del mondo dell’animazione e questa volta torniamo in casa Pixar per discutere di un’opera che nel suo piccolo mi ha donato tanto.
Ecco a voi Luca, pellicola animata del 2021 scritta da Jesse Andrews e Mike Jones e diretta da Enrico Casarosa.

Trama:
Siamo in Liguria nel 1959 e Luca Paguro (Jacob Tremblay) è un giovane mostro marino che ha una vita tranquilla sul fondo del Mar Ligure e accanto al paesino di umani di Portorosso. Lui passa le giornate a fare da pastore a un branco di triglie e i suoi genitori, Daniela (Maya Rudolph) e Lorenzo (Jim Gaffigan) gli proibiscono di salire in superficie perché temono che gli umani potrebbero dargli la caccia. Tutto cambia quando Luca conosce Alberto Scrofano (Jack Dylan Grazer), un altro mostro marino che però vive sulla terraferma con sembianze umane. I due diventano grandi amici e passano le loro giornate sognando di guidare una Vespa, ma Luca viene scoperto dai suoi genitori che, per proteggerlo, sono disposti a spedirlo nelle profondità degli abissi con lo zio Ugo (Sacha Baron Cohen). Allora Luca e Alberto, da umani, scappano a Portorosso, sicuri che lì i genitori del primo non li seguiranno. Qui loro si inimicano Ercole Visconti (Saverio Raimondo), un bullo locale e vincitore della Portorosso Cup, ma i due vengono salvati da Giulia Marcovaldo (Emma Berman), una ragazzina che desidera dare una lezione a Ercole, sconfiggendolo alla gara. Così i tre ragazzini si alleano in modo da sconfiggere Ercole e vincere la Vespa.
Lo dico fin da subito, Luca non è un capolavoro della Pixar, ha i suoi difetti, ma ormai è un film a cui sono parecchio affezionato e a cui voglio un sincero bene. Tra l’altro sono riuscito a vederlo al cinema quando l’hanno riproposto, visto che per colpa del Covid (e anche di una pessima politica della Disney) era uscito direttamente su Disney+. Nonostante tutto cercherò di essere il più oggettivo possibile e di dare giustizia a questo film.

Questo film venne annunciato nel 2020 e fu il primo film di Enrico Casarosa come regista dopo aver diretto il bellissimo corto animato La Luna, un corto che vidi insieme a Ribelle – The Brave al cinema e dove alcuni stupendi elementi verranno ripresi. Inoltre questo fu il primo film Pixar a essere fatto dagli animatori nelle rispettive case per colpa del Covid anche se, come disse il regista, in realtà il film era in lavorazione da cinque anni (più di tre anni li spesero per la sceneggiatura e la costruzione dei personaggi. Quindi nella pre-produzione si sono incontrati dal vivo e c’è stato uno studio approfondito di tutto il lavoro. Tra l’altro durante quest’ultimo periodo ci fu un cambiamento interessante. Infatti John Lasseter era ancora il direttore creativo ai tempi e nel finale voleva qualcosa di gigantesco come la città di Portorosso che veniva attaccata da un kraken gigante, anche se queste non erano le intenzioni del regista. Casarosa infatti voleva che il film fosse più piccolo e intimo e che si concentrasse sui personaggi.
Quando Lasseter se ne andò dopo lo scandalo, Casarosa poté riprendere in mano la sua idea originale, un’idea basata tra l’altro sulle sue esperienze personali. Come disse in alcune interviste, l’amicizia tra Luca e Alberto si basava sull’amicizia che il regista ebbe da piccolo con Alberto Surace durante l’estate, dove Casarosa di descriveva come un ragazzino timido mentre Alberto era un combinaguai. Tra l’altro nel doppiaggio italiano lo stesso Surace ha una piccola parte dove doppia un pescatore. Durante la pre-produzione molti animatori andarono nella Riviera Ligure per studiarne l’architettura e il paesaggio e si informarono sul folklore legato ai mostri marini. Tra l’altro, cercando i vari miti e leggende a cui si sono ispirati, ho conosciuto quello di Tellaro, una frazione di Lerici, in cui un polipo gigante salvò i cittadini dall’attacco dei pirati suonando la campana della chiesa di San Giorgio. Con questo film Casarosa prese ispirazione da diversi artisti ma questo lo vedremo tra poco.

Partiamo come al solito dal lato tecnico e, penso che lo ripeterò sempre, ma sotto questo punto di vista la Pixar non ha mai sbagliato un film, perfino qui che ci sono stati dei cambiamenti, soprattutto nel character design. Ed è proprio da questo elemento che inizio a parlare, un design che verrà ripreso anche da Red. Casarosa disse che tra le varie ispirazioni c’era la Aardman e i film in stop-motion di Wes Anderson e possiamo rivederne alcuni elementi ad esempio con i denti così grandi e ben definiti e dalle mani che sembrano anch’esse leggermente più grandi. Inoltre questo design è molto più morbido e rotondo rispetto alla altre produzioni Pixar, dando ai personaggi un aspetto quasi simile all’animazione 2D, in particolar modo ai primi lavori di Hayao Miyazaki come ad esempio Conan, il ragazzo del futuro . Questo design così pulito e semplice (il che non è un male, anzi molte volte è proprio la semplicità a renderli unici) in realtà nasconde una grande cura per i dettagli tipica della Pixar, come ad esempio i vestiti e come essi si calino alla perfezioni sui personaggi e ne seguano i movimenti, i pori della pelle (che possiamo notare quando Luca si trasforma per la prima volta) e anche l’effetto dell’acqua su di loro, visto che l’acqua qui gioca un ruolo fondamentale. Adoro il design dei tre protagonisti e il loro abbigliamento che li rendono riconoscibili subito (vestiti rattoppati e usati che hanno un che di vissuto ma anche di realistico) e apprezzo anche quello dei personaggi secondari, come ad esempio quello del padre di Giulia, Massimo (Marco Berricelli), ispirato a uno dei protagonisti di Luna, un uomo con una corporatura massiccia e robusta e lo sguardo coperto dalle folta sopracciglia. Anche il design dei mostri marini convince molto, soprattutto per i dettagli della pelle e delle sfumature dei colori.
Le ambientazioni sono stupende e quelle che affascinano sono sicuramente L’Isola sul Mare e Portorosso. La prima è ispirata all’Isola del Tino e colpisce per la sua vegetazione incontaminata e il faro dove si rifugiano all’inizio Luca e Alberto, dove tentano di costruire la loro Vespa e che riempiono di oggetti umani che trovano interessanti o curiosi. Portorosso invece è ispirata ai borghi che formano le Cinque Terre ed è stupendo per le abitazioni vecchio stile molto ravvicinate e con colori accesi e di diverso tipo, le strade fatte di ciottoli, alcune più ampie e altre secondarie più piccole, alcuni monumenti davvero belli come la fontana e la presenza di dettagli dati dai negozi e anche dai poster appesi sulle varie case come ad esempio il bellissimo La Strada di Federico Fellini o anche altri grandi film come Il mostro della laguna nera (tra l’altro c’è una piccola citazione anche a I soliti Ignoti in cui una sequenza viene trasmessa in televisione). Inoltre, visto che Casarosa si è ispirato molto ai lavori di Hayao Miyazaki, immagino che il nome Portorosso sia un omaggio al film Porco Rosso (un capolavoro da recuperare assolutamente). L’unica pecca legata alle ambientazioni è che non vediamo mai bene il mondo in cui Luca vive con la famiglia, un’occasione sprecata per mostrare le meraviglie del mare e dei suoi abissi, ma non lo considero un difetto, solo qualcosa in più che poteva aggiungere bellezza.

Apprezzo molto le atmosfere che si respirano e apprezzo molto come hanno ricreato la fine degli anni ’50 e soprattutto come la regia ha gestito tutto ciò. La regia di Casarosa infatti è molto bella, riesce a tenere il ritmo dall’inizio alla fine e soprattutto ci regala delle bellissime sequenze. Quelle che preferisco in assoluto sono legate ai sogni a occhi aperti di Luca, come ad esempio lui e Alberto che si avvicinano alle stelle che hanno la forma di pesci o Luca che, dopo aver ascoltato le lezioni di Giulia sull’universo cammina sugli anelli di Saturno, e l’aspetto che viene dato al tutto ricorda molto un vero sogno, con questi colori così luminosi e accessi e queste forme semplici. In generale il lato tecnico funziona benissimo e la regia gestisce bene la commedia e i momenti drammatici. Anche la sceneggiatura però ha molti punti di forza.
Uno degli elementi della storia che riesce a colpire fin da subito è il trio protagonista. Luca è un personaggio molto dolce, un ragazzino timido e introverso che dimostra fin da subito di avere una grande curiosità e fantasia ma al tempo stesso ha troppa paura per fare il primo passo. In questa storia avrà la sua crescita, imparando a essere più determinato e sicuro di sé, ma soprattutto capirà cosa vuole veramente attraverso tutte le esperienze che vivrà e anche la conoscenza che acquisirà nel mondo degli umani. Tra l’altro adoro i suoi occhi, leggermente più grandi degli altri e capaci di aprirsi molto quando vedrà qualcosa che lo stupisce. Alberto è il contrario di Luca, è un personaggio molto più estroverso e sicuro di sé, un ragazzo che mostra molta sicurezza, anche troppa, e per questo tende a mettersi nei guai. Nonostante ciò è proprio lui a dare la spinta giusta a Luca per combattere le sue indecisioni e sarà sempre lui a convincerlo a fare il primo passo verso un nuovo mondo, oltre che a farlo appassionare alla Vespa. Alberto ha tanti difetti che lo rendono profondamente interessante e piacevole e anche una storia triste che non voglio spoilerare. Anche Giulia è una protagonista stupenda, una ragazzina piena di energia e determinazione soprattutto nel voler mettere fine alle ingiustizie di Ercole e nell’aiutare Luca e Alberto. Inoltre è appassionata di libri e di conoscenza e sarà proprio questo che farà capire a Luca cosa vuole veramente e quali strade prendere. Giulia sa essere molto divertente e ammetto di aver sorriso quando esclamava “Santa Mozzarella”. Questi tre sono stupendi e instaureranno un’amicizia molto dolce e sincera che ho apprezzato particolarmente. Anche i personaggi secondari convincono molto, tra i genitori di Luca e la loro apprensione per l’interesse del figlio verso la superficie, passando a Massimiliano, il padre di Giulia, che all’inizio sembra essere severo e minaccioso ma invece si rivelerà molto dolce e comprensivo, arrivando a legare tanto soprattutto con Alberto.

L’atmosfera che si respira in questa storia è molto allegra, ma c’è anche una sorta di nostalgia. Ultimamente odio molto i film che usano la nostalgia come metodo per attirare le persone, ma in questo caso c’era una sorta di onestà, come se stessimo rivedendo i ricordi di un’estate importante per una persona che ha passato dei momenti bellissimi con i suoi amici. Le tematiche del film sono molto belle e riguardano l’accettazione del diverso e la diversità stessa. La figura del mostro che rappresenta il diverso è una metafora ovvia e anche molto usata, ma in questo caso, nella sua semplicità, è trattato molto bene tramite i suoi personaggi. Luca e Alberto sono due emarginati a Portorosso e per questo devono nascondere la lor natura per evitare di essere cacciati e perseguitati. In particolar modo Alberto sarà un emarginato ancor più di Luca, ma non posso approfondire se voglio evitare spoiler. Perfino Giulia è un’emarginata, essendo in realtà una ragazza di città che si è sempre sentita fuori posto. Discriminazione, razzismo, il film parlerà di tutto ciò e lo farà con semplicità, attenzione e maturità, così come parlerà anche dell’aprirsi, del mostrarsi per chi siamo veramente e non nasconderci per paura degli altri. Come spiega il film stesso, ci sarà sempre qualcuno che nell’ignoranza e nella cattiveria (come Ercole) non accetterà mai chi considera diversi, ma ci saranno altri pronti ad accettarli e a capirli. E tutto questo viene trattato molto bene attraverso una metafora già vista ma affrontata con intelligenza ed empatia. Ovviamente questo film non è perfetto, ha qualche difetto come, a mio avviso, il fatto che parlino troppo della Vespa. Alla fine la Vespa è quasi un McGuffin per far iniziare il tutto e avrei preferito vederla di meno. Anche il finale poteva essere gestito meglio perché il modo in cui vengono accettati è troppo veloce e poteva essere ampliato meglio. Nonostante ciò è un film molto bello e che mi fa sentire bene.
Per concludere, Luca è un film animato fatto tecnicamente bene, con un character design interessante e ispirato alla Aardman e alle prime opere di Miyazaki che convince, un’ambientazione stupenda e una regia gestita benissimo. La storia funziona grazie a dei personaggi scritti molto bene e a delle tematiche narrate con maturità e delicatezza. Non sarà perfetto, ma personalmente lo amo tantissimo e lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Non l’ho visto locandina a parte