Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo cambiato nuovamente argomento e dal mondo della letteratura siamo passati a quello delle serie animate, andando in Giappone per discutere di una serie storica, una serie che ancora oggi colpisce e diverte molto, Le avventure di Lupin III. Arsenio Lupin III è un ladro ricercato a livello internazionale e capace di compiere gesta incredibili insieme al suo braccio destro, il tiratore Daisuke Jigen. Nelle sue avventure Lupin viene accompagnato spesso anche da Fujiko Mine, una donna molto abile che tende spesso a imbrogliarlo, e il samurai Goemon Ishikawa XIII, un maestro della spada. Lupin e la sua banda sono inseguiti dall’ispettore dell’Interpol Koichi Zenigata che farà del suo meglio per arrestarli. Il lato tecnico dell’anime è veramente ottimo proprio per un’ottima regia capace di creare il giusto ritmo e donarci delle scene iconiche e ben gestite. L’animazione è figlia dei suoi tempi, fatta bene in certi punti e a volte con i suoi limiti ma i suoi difetti vengono coperti perfettamente dalla regia. Inoltre apprezzo l’attenzione posta alle auto e alle armi. Le storie sono auto conclusive e interessanti, con una prima parte molto più seria e matura, con Lupin che si deve occupare dei suoi rivali e di vari organizzazioni criminali e lo stesso Lupin sarà più freddo e maturo mentre invece nella seconda parte avremo più azione e più gag, una seconda parte molto più comica ma altrettanto valida e stupenda. Questa prima stagione fu il primo anime destinato agli adulti e ancora oggi sorprende. Lo consiglio assolutamente!
Torniamo questa volta nel mondo del cinema e lo facciamo con un film leggero, il seguito di un’opera che avevo apprezzato.
Ecco a voi Wonder Woman 1984, pellicola d’azione e fantasy del 2020 scritta da Patty Jackson, Geoff Johns e David Callaham e diretta da Patty Jenkins.

Trama:
Siamo nel 1984 e Diana Prince (Gal Gadot) lavora alla Smithsonian Institution e allo stesso tempo salva le persone nei panni di Wonder Woman. Al museo viene assunti una nuova impiegata, Barbara Ann Minerva (Kristen Wiig), che viene ignorata dai suoi colleghi e con cui Diana lega molto. L’FBI chiede al museo di identificare delle antichità rubate durante una rapina sventata da Wonder Woman e le due donne scoprono una strana pietra le cui incisioni dicono che l’oggetto esaudirà il desiderio del possessore. Diana, involontariamente, desidera che il suo amato, Steve Trevor (Chris Pine), torni in vinta mentre Barbara desidera di essere come Diana. Intanto Max Lord (Pedro Pascal), un uomo d’affari sull’orlo del fallimento, cerca di ottenere la pietra e dopo qualche tentativo di riesce, desiderando di diventare lui stesso e ottenendo il potere di esaudire i desideri e ciò creerà caos mentre lui diventa sempre più forza. Ed è qui che Diana ritrova Steve, ma il prezzo che deve pagare è alto.
Anni fa feci una recensione su Wonder Woman e, anche se oggi potrei fare qualche critica in più al film, ancora oggi mi piace molto e ai tempi fu molto importante in quanto diede speranza all’universo condiviso della DC (partito molto male), dando a questo universo una fotografia che fosse tale e non desaturata e buia e in generale parlava bene di femminismo. Questo seguito avrà eguagliato il primo? Scopriamolo.

Partiamo come sempre dal lato tecnico e devo dire che all’inizio il film era partito molto bene. Non voglio dire che fosse strepitoso, ma a livello di messa in scena e ritmo si presentava con una certa cura. Infatti il film si apre con Diana da bambina (Lilly Aspell) quando ancora era sull’isola di Themyscira che partecipa a un evento atletico insieme ad altre amazzoni. La gara è molto divertente e le prove sono rese in maniera interessante. Il ritmo funziona benissimo e grazie a ciò la regista gestisce bene una sequenza molto lunga e che onestamente ho trovato la migliore del film. Anche quando l’azione si sposta negli anni ’80 il tutto convince, con Wonder Woman che sventa una rapina al supermercato e anche qui abbiamo un buon montaggio, una buona regia e dell’ottimo intrattenimento, oltre che a una bella fotografia piena di luci che vanno dal rosso al blu e che magari sono un po’ barocche ma riescono a immergere lo spettatore nell’atmosfera di quel decennio.
Quindi come inizio ci sta benissimo così come va anche bene l’introduzione di Barbara e il loro primo incontro con la pietra, ma è qui che il film perde parecchi colpi. Infatti il problema della parte centrale riguarda il ritmo, un ritmo tremendamente lento e con scene che sembrano troppo lunghe e dilatate e, mi dispiace dirlo, qui mi sono annoiato parecchio proprio perché la storia faceva fatica a evolversi e quando lo faceva non mi convinceva del tutto, ma su questo ci torneremo quando parleremo della sceneggiatura. Anche la fotografia perde la sua forza. Certo, non parliamo di una fotografia pessima come quella nei film di Snyder, però dopo una prima parte così promettente perde una certa personalità e anche gli effetti digitali non sono il massimo, effetti che in quasi tutti i film DC dell’universo condiviso di Snyder vengono un po’ troppo abusati e risultano fin troppo finti e infatti quei pochissimi effetti artigianali presenti saranno quelli che convinceranno maggiormente. Quindi il lato tecnico è abbastanza altalenante, ma il problema vero riguarda la sceneggiatura.

L’idea di base al centro del film è interessante, anche se già visto, in quanto è una rivisitazione del mito della zampa della scimmia: il tuo desiderio si avvererà ma a un costo. Ed è effettivamente così che succede con i vari personaggi e anche l’idea di Max Lord che prende i poteri della pietra è stata molto buona in quanto lui farà avverare i desideri degli altri, ma in cambio si prenderà qualcosa che vada a suo vantaggio. Così come ho apprezzato il fatto che sia Diana sia Barbara non volessero rinunciare ai propri desideri, nonostante il male che li facevano. Il problema però riguarda altro, in primis la durata eccessiva di 2 ore e 30. La storia, per quel che narrava, poteva essere tagliata di almeno mezz’ora e il film ne avrebbe giovato. La costruzione della storia è zoppicante, soprattutto nella parte centrale e momenti che potevano essere gestiti bene e senza inutili allungamenti invece durano molto, troppo tempo (tipo Diana che fa visitare il mondo anni ’80 a Trevor). Purtroppo al film manca anche dei personaggi secondari interessanti. Barbara aveva del potenziale, una donna timida e insicura che veniva ignorata o bullizzata dagli altri e che a un tratto di ritrova a essere potente e sicura di sé, arrivando però a prendere il posto dei propri aguzzini. Come personaggio funziona abbastanza bene, ma necessitava di un maggior approfondimento.
Il cattivo è uno dei punti deboli di questa storia. Max Lord è un personaggio tremendamente sopra le righe e mi è dispiaciuto parecchio vedere Pedro Pascal, un attore che apprezzo molto, ridotto in quel modo. Nel finale viene anche spiegato perché è ossessionato dal voler tutto e, se avessero ampliato questa cosa e l’avessero mostrata durante tutto il film, potevano rendere interessante il personaggio, ma messa in meno di un minuto non convince affatto e continua a rendere Max Lord piatto e insopportabile. Tra l’altro il finale è così tarallucci e vino da sembrare surreale e neanche quello convince a livello di messa in scena e di scrittura. Inoltre c’è un ultimo punto che non ho affatto apprezzato. Steve Trevor ritorna in vita ma finisce dentro il corpo di un altro uomo. Non sappiamo chi sia quest’uomo e, cosa peggiore, Diana e Steve lo metteranno in pericolo diverse volte, portandolo nel mezzo di numerosi pericoli e inoltre c’è perfino una scena in cui si intende che Diana e Steve hanno fatto l’amore. E i due non si pongono domanda su chi sia quest’uomo e sulla sua incolumità. Sono sicuro che non avessero cattive intenzioni, ma la mancanza di attenzione verso questa cosa non l’ho proprio sopportata ed era meglio se questa sotto trama veniva cancellata del tutto. E non parliamo di Gal Gadot poi che al massimo riesce a fare, se tutto va bene, tre piccole espressioni diverse, oltre ad avere delle opinioni molto… estreme riguardo il futuro di un certo Paese e di un certo popolo che rendono la visione di questo film molto pesante e qui è veramente difficile riuscire a staccare la realtà dalla finzione. E immagino che la vera Wonder Woman rimarrebbe inorridita davanti a tale disprezzo verso la vita umana.

Per concludere, Wonder Woman 1984 è un film che inizia benissimo, con una buona regia e capace di intrattenere ma che perde totalmente in una parte centrale noiosa e che non riesce a evolversi bene. Il cattivo non convince e non ho apprezzato certe superficialità. E mi dispiace molto visto che avevo apprezzato il primo film.
Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
fischia, quante cose imparo leggendoti. non sapevo che avessero fatto dei film di wonder woman, ero fermo alla serie tv degli anni ’80 con Linda Carter, miss america (dalla quale miss-arei fatto strapazzare volentieri).
sono vecchio, non ci sono alibi. approfondendo ho scoperto anche che gal gadot (che ha 41 anni e non è esattamente una teenager) è stata miss israele nel 2004.
qui son tutte miss, e io comincio a fare fatica a trattenerla quando miss cappa… (che uscita elegantissima, se vuoi fartela tatuare fai pure)
Il film del 2017, il primo capitolo, ancora oggi continua a piacermi nonostante i suoi enormi difetti. Questo seguito invece è tremendo sotto tanti punti di vista, specialmente per delle ingenuità enormi. E poi onestamente non apprezzo Gal Gadot. Già prima la consideravo una mediocre attrice (ha veramente tre espressioni facciali) ma con la storia della Palestina faccio fatica a vederla.
Io ho visto la serie tv
Un film che non mi ha lasciato niente, che ho molto criticato.
In generale, penso che se uno al giorno d’oggi deve fare un film sui supereroi deve realizzare un bel prodotto sotto tutti i punti di vista, dato anche che il genere è parecchio “abusato” (e a me ha quasi stufato).