Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo ripreso a parlare di animazione e siamo nuovamente tornati dalla DreamWorks per discutere di un nuovo capitolo di una saga molto amata con terzo film ottimo ma che purtroppo fa qualche passo indietro, Kung Fu Panda 3. Il maestro Shifu decide di lasciare il ruolo di maestro e vuole che sia Po a succedergli, il quale però non si sente pronto per una carica simile. Intanto nella Valle è arrivato un panda, Li Shen, che si rivela il padre biologico di Po, sfuggito al massacro del villaggio. La felice riconciliazione non dura a lungo perché il maestro Kai è tornato dal Regno degli Spiriti ed è capace di controllare il Chi degli altri, trasformandoli in guerrieri di giada. Solo un maestro dl Chi può fermarlo e Li Shen sembrerebbe conoscere quella tecnica e vuole insegnarla a Po. Il lato tecnico continua a essere veramente ottima, con un character design ben realizzato, una fotografia stupenda che valorizza il verde e dona atmosfere bellissime e combattimenti comici ben resi. La storia è altrettanto divertente, i personaggi vecchi e nuovi continuano a convincere e lo stesso vale per le loro interazioni, ma mi dispiace che non abbiano continuato sulla strada matura del secondo capitolo e abbiano invece deciso di puntare tutto sulla commedia. Nonostante ciò è un film che consiglio assolutamente!
Torniamo a parlare di live-action e questa volta ci addentriamo nella fantascienza horror con un’opera prodotta da Roger Corman e che, nonostante gli enormi limiti, aveva qualcosa di interessante da mostrare.
Ecco a voi Il pianeta del terrore (Galaxy of Terror), pellicola horror fantascientifica del 1981 scritta da Bruce D. Clark e Mark Siegler e diretta da Bruce D. Clark.

Trama:
Sul pianeta Xerxes la misteriosa figura del Planet Master scopre che un equipaggio è rimasto bloccato nel pianeta di Morganthus e non ricevono loro notizie da un pezzo. Per questo motivo decide di inviare una squadra di soccorso, anche se sembrerebbe esserci qualcos’altro dietro le sue azioni. Il gruppo è capitanato da Trantor (Grace Zabriskie) e sono costretti a fare un atterraggio di emergenza sul pianeta. Qui scoprono che la squadra precedente è stata massacrata da qualcosa e, indagando, vengono a conoscenza di uno strano edificio a forma piramidale e si mettono alla ricerca di possibili superstiti lì. Qui dovranno affrontare tutti incubi senza fine in questo mondo infernale.
Ho sempre adorato Roger Corman, in particolar modo il Corman regista ma anche come produttore è riuscito a portare e a scoprire talenti unici. Principalmente i suoi erano film di serie B, quindi opere a basso budget. Alcune di queste sono arrivato ad amarle profondamente (basti guardare alla serie di film dedicati a Poe), altri diciamo che non erano proprio riusciti. In ogni caso provo un fascino enorme per queste pellicole perché, anche con pochi mezzi e con sceneggiature a volte non proprio convincenti, c’era un impegno nella loro realizzazione.

Partiamo come al solito dal lato tecnico ed è proprio questo a mio avviso che rende stupendo tale film e che lo ha reso un piccolo cult per gli amanti del genere. Il pianeta del terrore può essere definito come uno di quei film che prendevano spunto da Alien di Ridley Scott per via di elementi di trama (un gruppo di persone su un pianeta alieno che si imbattono in un’antica civiltà) ma soprattutto a livello visivo. Infatti le atmosfere ricordano quelle claustrofobiche del capolavoro di Scott e anche gli ambienti stretti della nave sono molto simili. Nonostante l’evidente ispirazione, il film riesce comunque a mostrare una sua identità in tantissimi altri elementi, come ad esempio con le tute, molto semplici nel design eppure capaci di rimanere impresse e risultare belle da vedere, ma soprattutto quello che affascina è la struttura piramidale in cui si avventurano i personaggi, un luogo antico ma allo stesso tempo molto moderno, qualcosa che assomiglia nelle varie ambientazioni a qualcosa di effettivamente alieno, mistico e claustrofobico. In special modo gli ultimi due luoghi li ho particolarmente apprezzati, come quello in cui i triangoli si ripetono e quello diviso da vetri infrangibili. Il tutto viene molto valorizzato dalla fotografia, capace di sfruttare al maglio la luce e di rendere attraverso pochi mezzi (ma ben utilizzati) alcuni luoghi o elementi misteriosi e inquietanti.
Per non parlare degli effetti artigianali usati in quest’opera. Uno dei tanti motivi per cui ho voluto fare la recensione di quest’opera, oltre al fatto che fosse prodotta da Roger Corman e la presenza di un giovane Robert Englund prima del successo di Nightmare, era la presenza di un nome importante che oggi è conosciuto come un regista molto amato ma ai tempi non era ancora famoso, nonostante le sue capacità fossero già riconosciute da persone come Corman: James Cameron. In questo caso Cameron si occupò degli effetti speciali, del design e fu anche il regista della seconda unità. E una cosa che apprezzo di questo film è che si ispira molto ad Alien ma allo stesso tempo fu una forte fonte d’ispirazione per Aliens di Cameron. Qui le creature sono rese abbastanza bene e realizzate in diversi modi, attraverso costumi, animatronics, stop-motion e a volte mostrando solo alcuni parti del loro corpo mosse da persone. Per certi mostri venivano fatti anche più versioni, a volte in miniatura e a volte di grandi dimensioni a seconda dell’azione e della prospettiva. Questo vale anche per le ambientazioni dove in certi casi sono stati usati dei bei modellini che ancora oggi risultano credibili. Tutto ciò viene sicuramente valorizzato dalla regia che riesce a nascondere bene i limiti del film e a costruire scene credibili e ben fatte, regalando un buon ritmo a questa storia. A livello tecnico c’è un grande impegno e lo si può vedere fino alla fine ma anche la sceneggiatura alla base ha qualcosa di interessante.

In questo film ci sono numerosi personaggi e, anche se non hanno una psicologia molto approfondito e tridimensionale, sono abbastanza caratterizzati da comprendere appieno la loro personalità ma soprattutto le loro paure. Quest’ultima sarà il tema centrale della pellicola in quanto nel mondo di Morganthus prendono vita. Certo, è una cosa che si è vista molto spesso e ancora oggi è usata tanto, ma almeno qui è usata abbastanza bene. Pian piano scopriamo la paura di tutto l’equipaggio che prenderanno vita e li uccideranno. Questo sarà anche tutta la parte centrale (e in generale tutto il film) in cui verranno massacrati uno a uno in modi molto fantasiosi e anche folli. Ad esempio una delle sequenze che preferisco è quella in cui un cristallo si conficca all’interno del braccio del malcapitato e dall’interno risale fino in cima. La figura del Planet Master è affascinante così come lo è la verità su Morganthus e la piramide stessa e tutti questi elementi creano una forte curiosità e in parte mi dispiace che non abbiano approfondito di più tutto ciò perché aveva un potenziale veramente enorme. E penso proprio che anche questo potenziale, oltre al lato tecnico, sia ad aver reso il film un cult.
Per concludere, Il pianeta del terrore è un film che ha i suoi difetti e i suoi limiti, ma riesce comunque a mostrare una forte dignità e identità grazie a una regia ben fatta e a un design degli ambienti e delle creature di forte impatto, oltre a regalarci dei piccoli elementi di trama dal grande fascino. Non è un film che piacerà a tutti ma lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!
[The Butcher]
Questo in particolare non l’ho visto, ma amo molto il cinema di Corman. Ha il gusto delle cose semplici di una volta, senza tanti effetti speciali messi lì solo per stupire, e con quel po’ di ingenuità che fa tenerezza.
Quello è un tipo di cinema che purtroppo è meno presente anche se continua a resistere. A mio avviso è un mondo che può introdurti meravigliosamente al cinema e alla sua peculiarità. E sì, è anche ingenuo, ma non è affatto stupido.
Non l’avevo mai sentito nominare, ma potrei dargli una possibilità. Mi complimento, oltre per la bravura nel narrare i film, anche per la tua enorme cultura cinematografica.
Ti ringrazio mille! Io adoro esplorare e vedere cose nuove e con il mondo del cinema c’è una varietà incredibile e tante piccole opere che meriterebbero di essere conosciute di più.
[…] Roger Corman, un’opera che anche con il suo modesto budget aveva tanti elementi interessanti, Il pianeta del terrore. Il Planet Master invia un equipaggio di soccorso sul pianeta Morganthus per recuperare una squadra […]
non credo di averlo mai visto, ma se mi capita non lo balzo
a me piacciono queste storie fantastico-horror con effetti pratici^^
Anche a me, mi fanno impazzire. Hanno numerosi difetti, ma hanno anima.
e invecchiano meno della cgi
Anche questo è vero. Gli effetti artigianali hanno questo grande vantaggio se sfruttati a dovere. Ho sempre pensato che oggigiorno ci debba essere una grande equilibrio tra effetti artigianali e speciali se si vuole raggiungere un certo grado di eccellenza.