Monsters University

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo siamo tornati a parlare di live-action e questa volta l’abbiamo fatto con un film che parlava di tematiche sociali molto delicate e che ancora oggi sono attuali e allo stesso tempo abbiamo introdotto un grande regista come Spike Lee. Il film in questione è BlacKkKlansman. Siamo negli anni ’70 e Ron Stallworth è il primo afro-americano a diventare poliziotto a Colorado Springs. Per un po’ di tempo lavora all’archivio ma dopo un po’ viene spostato all’intelligence dove, dopo aver visto l’annuncio del Ku Klux Klan che reclutava adepti, decide di fare una telefonata, fingersi un bianco ed entrare nel clan. Il piano incredibilmente funziona e riesce a farsi accettare e mentre lui parlerà con il clan per telefono, il suo collega Flip lo impersonerà dal vivo ed entrambi faranno del loro meglio per fermare i loro piani. Spike Lee riesce a dirigere un film molto quadrato e preciso che si concentra molto sugli attori, sulle loro emozioni e anche sul reprimere quest’ultime di fronte a certe situazioni, facendoci immergere negli anni ’70 e creando sequenze dal forte impatto visivo ed emotivo, come la storia del povero Jesse. La storia riesce a colpire, riesce a mostrare senza filtri il razzismo e l’odio e come questo sia radicato e nonostante tutto il film sa anche far ma soprattutto sa tenere in tensione visto i rischi che corrono i due protagonisti. Un’opera veramente geniale e con un finale amaro che mostra come ancora oggi le cose non siano cambiate per niente e come dobbiamo impegnarci per impedire che odio e razzismo si diffondano. Un film che consiglio assolutamente!
Torniamo a parlare di animazione e questa volta parliamo della Pixar e del seguito di un film veramente amato che ha comunque qualcosa da dire.
Ecco a voi Monsters University, pellicola animata del 2013 scritta da Dan Scanlon, Daniel Gerson e Robert L. Baird e diretta da Dan Scanlon.

Trama:
Mike Wazowski (Billy Crystal) è un piccolo mostro verde con un grande occhio che viene deriso perché non riesce a spaventare. Un giorno la sua scuola va in gita alla Monsters & Co dove ammira da vicino il lavoro da spaventatore e, ispirato, decide di diventare lui stesso uno spaventatore. Raggiunti i 18 anni si iscrive alla Monsters University e più precisamente alla Facoltà di Spavento, dove diventa amico di un timido Randall Boggs (Steve Buscemi) e conosce James P. Sullivan (John Goodman), detto Sulley, figlio di un noto spaventatore. Tra Mike e Sulley non corre buon sangue e prima dell’esame per verificare il loro livello di spavento, i due rompono il contenitore di energie del rettore Abigail Tritamarmo (Helen Mirren). Lei decide di bocciarli entrambi. Sulley viene bocciato perché non ha affatto studiato l’arte dello spavento e Mike perché non fa paura. Mike però non si arrende facilmente e per tornare nel corso decide di partecipare insieme alla confraternita Oozma Kappa, abbreviato OK, alle Spaventriadi, delle gare per stabilire chi sia la confraternita più spaventosa. Sulley decide di entrare in quella confraternita e Mike stringe un accordo con Tritamarmo: se loro vincono, dimostreranno che lei si è sbagliata, se perdono Mike dovrà lasciare la scuola.

Quando il film uscì nelle sale onestamente non ero del tutto convinto. Certo ero in part contento di rivedere Mike e Sulley di nuovo insieme, ma penso che Monsters & Co aveva detto tutto quello che c’era da dire sia su loro due che sul loro mondo, oltre che ad essere ancora oggi uno dei film più belli della Pixar. Nonostante ciò non è detto che questo prequel non abbia qualcosa di interessante da dire.

Questo nuovo capitolo fu fortemente voluto dalla Disney fin dal 202, un periodo in cui Disney e Pixar stavano avendo parecchi litigi, soprattutto per una cosa che tentò di fare la Disney. Nella recensione di Toy Story 3 avevo parlato della Circle Seven Animation, quella divisione della Disney che doveva occuparsi di fare i seguiti della Pixar senza che la Pixar potesse lavorarci. Monsters & Co doveva avere un seguito fatto da questo studio in cui Sulley e Mike andavano a trovare Boo nel giorno del suo compleanno, per poi scoprire che lei si era trasferita. Sono felice che alla fin il progetto non sia mai partito, perché fare un film Pixar senza la Pixar era per me qualcosa di inconcepibile e anche infame.

Parlando del lato tecnico, il film presenta molti elementi interessanti. La regia è molto buona e una cosa in cui riesce molto bene è nel dare all’opera un buon ritmo che non si appesantisce mai e non accelera all’improvviso. Tutti i vari atti di questa storia vengono narrati nel giusto tempo e riescono a funziona davvero bene. Abbiamo anche delle sequenze molto interessanti come ad esempio quelle durante le prove che passano dall’essere molto movimentate ad altre, soprattutto nella prova finale, in cui il montaggio renderà il tutto più interessante donando ritmo e tensione. Anche se non è agli stessi livelli di quella di Pete Docter nel primo capitolo, la regia è molto valida e ben fatta. In ogni caso ciò che apprezzo molto del film è l’uso dei colori e dell’illuminazione. Il film è molto colorato e ricco di sfumature date non solo dall’enorme numero di mostri variopinti ma anche dall’ambiente circostante che riuscirà a sposarsi perfettamente con la storia comica e d’intrattenimento. Ovviamente però quando il film dovrà mostrare momenti seri o particolari sarà in grado di regalare una fotografia più cupa, creando anche dei bei giochi di ombre, come ad esempio la prima lezione che Tritamarmo assiste, con l’intera stanza avvolta nell’oscurità e l’unica luce che arriva dall’alto e illumina il centro. Il design dei mostri è interessante, in parte è fedele a quello presente nel primo film anche se mi ha dato l’impressione che alcune creature avessero tratti molto più rotondeggianti. Tra l’altro qui hanno inserito più mostri pelosi come Sulley visto che con il miglioramento della tecnologia sono riusciti a rendere meglio il movimento dei peli e a gestirne la loro caoticità. Il design che apprezzo maggiormente tra i nuovi personaggi è quello di Tritamarmo, con questo aspetto severo e impassibile, la parte superiore simile a quella di un grado mentre quella inferiore come quella di una scolopendra. In generale il lato tecnico funziona mentre la storia ha molto elementi ottimi ma anche qualche difetto.

Vorrei qui iniziare parlando di quelli che secondo me sono i problemi di quest’opera e uno dei primi che mi è saltato all’occhio è la poca continuità con il primo capitolo. Conosco veramente bene Monsters & Co, l’ho visto tantissime volte e nei primi minuti, quando Mike e Sulley camminano per strada, i due parlano di varie cose tra cui il fatto che loro si conoscono da quando facevano le elementari. In questo prequel viene mostrato che il loro primo incontro avviene invece solo all’università. E questo non sarà l’unica incongruenza. Ovviamente non sono errori gravi che vanno a mirare la narrazione o quello che è stato il primo film, ma sono piccoli dettagli su cui si poteva fare più attenzione dato che sono proprio questi a rendere un’opera migliore (e poi era una caratteristica della Pixar). Non ho neanche apprezzato come abbiano Reso Randall, non tanto per le scelte che fa (quelle mi sono piaciute) ma per come sono stati sbrigativi nel caratterizzarlo, specialmente nello spiegare perché in seguito lui sarà molto competitivo con Sulley. Ammetto di aver apprezzato l’idea di ispirarsi ad Animal House per questo prequel, invece non mi è piaciuto che lo abbiano usato con così tanta leggerezza, arrivando quasi a togliere il significato originale dell’opera di Landis e lasciando solamente la superficie.

Nonostante tutto la storia presenta dei punti di forza notevoli, in primis proprio Mike e Sulley. Il primo è il vero protagonista di questa storia e non possiamo far altro che ammirarlo per l’enorme impegno che mette per diventare lo spaventatore. Si impegna, studia molto, non si arrende e quando cade si rialza subito con una nuova strategia. Il Mike di questa storia è goffo e divertente ma anche un personaggio carico di determinazione che darà sempre il massimo per essere il migliore e che, grazie al suo enorme sapere, riuscirà a trascinare la squadra e a rivelare le loro capacità. Sulley invece è molto diverso dal Sulley posato, responsabile e maturo di Monsters & Co. Qui lui è arrogante e spavaldo, crede di poter fare come gli pare per via del suo nome e per il fatto di aver del talento, ma ben presto si renderà conto dei propri errori, si renderà conto di quanto in realtà si senta perso in quel mondo e come il nome dei Sullivan sia pesante per lui. Sulley è un personaggio che commetterà molti errori e attraverso di essi avrà una bellissima crescita e da rivale di Mike ne diventerà il suo più grande amico. Anche gli altri personaggi convincono, specialmente la confraternita in cui entrano loro due, ricca di personaggi messi in disparte dagli altri, considerati dei perdente ma ricchi di personalità e tanta forza oltre che a essere molto divertenti. A sorprendere sarà però il messaggio che il film vuole condividere sull’unicità dell’individuo, di come ognuno abbia le proprie abilità e talenti e di come possa fare la differenze e soprattutto come, seppur diversi, si possa andare d’accordo.

Per concludere, Monsters University non raggiunge la bellezza visiva e narrativa di Monsters & Co, ma si dimostra comunque un ottimo prequel con un lato tecnico ottimo e una storia divertente che trova grande forza nella rivalità e nell’amicizia tra Mike e Sulley, ma anche dal messaggio che vogliono condividere, che viene trasmesso bene e con maturità. Lo consiglio assolutamente!

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

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