Waterworld

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo continuato a parlare di commedie horror, ma facendo un salto negli anni ’80 per discutere di un piccolo cult, Dimensione Terrore. La storia inizia negli anni ’50 quando una giovane coppia vede precipitare vicino loro uno strano oggetto. Vanno a controllare ma la donna viene uccisa da un maniaco assassino mentre l’uomo viene contagiato da qualcosa che si trovava all’interno del contenitore. Passa del tempo e ci ritroviamo negli anni ’80 dove due amici, per entrare in una confraternita, devono rubare un cadavere. Entrati in un laboratorio, trovano il corpo dell’uomo degli anni ’50 in una bara criogenica e lo liberano. Questo però ritorna in vita come zombi, controllato da dei parassiti alieni dentro di lui il cui scopo è moltiplicarsi. Un film indipendente e a basso costo che si dimostra davvero molto intelligente sia nella messa in scena che nella sceneggiatura. La pellicola è un enorme tributo a tante opere horror e fantascientifiche che hanno segnato la storia, ma non si limita al solo citazionismo, prende anche alcuni elementi di questi film, li rende suoi e crea una storia veramente ricca e originale. La regia è ottima e riesce a dare un’atmosfera molto equilibrata, dove si avrà paura in certi punti mentre in altri rideremo. Gli effetti artigianali sono fatti molto bene e sanno essere convincenti e inoltre i personaggi sono ben caratterizzati e diversi gli uni dagli altri, con attori altrettanto in gamba. Un piccolo cult che va assolutamente visto.
Questa volta cerchiamo di parlare di una pellicola che non sia un horror, giusto per diversificare un po’. (anche se avrei continuato per molto tempo con quel genere che amo). In questo caso ho deciso di portare un blockbuster, un blockbuster abbastanza atipico, che in molto forse conosceranno, e che ebbe una storia molto travagliata.
Ecco a voi Waterworld, pellicola d’avventura e fantascientifica del 1995 scritta da Peter Rader e David Twohy e diretta da Kevin Reynolds.

Trama:
Lo scioglimento dei ghiacciai ha provocato un’innalzamento dei mari, sommergendo l’intero pianeta. Sono passati alcuni secoli e gli umani sopravvissuti si sono adatti a questo nuovo mondo, vivendo in piccole città galleggianti e spostandosi con diverse imbarcazioni. Il protagonista della storia è un mutante (Kevin Costner), una persona dall’aspetto umano ma con branchie dietro le orecchie e i piedi palmati. Un giorno decide di fermarsi in una città-atollo per fare uno scambio e qui incontra Helen (Jeanne Tripplehorn) e sua figlia Enola (Tina Majorino). Quest’ultima ha sulla schiena uno strano tatuaggio che si dice possa portare a Dryland, l’ultima terra rimasta al mondo. Gli abitanti però scoprono la natura del mutante e, considerandolo uno scherzo della natura, decidono di giustiziarlo. Proprio in quel momento la città-atollo viene attaccata dagli Smokers, dei pirati guidati dal Diacono (Dennis Hopper), che ha sentito parlare della ragazza con il tatuaggio e la vuole a tutti i costi. Helen libera il mutante e in cambio gli chiede di portare con sé lei ed Enola. I tre fuggono e inizierà così il loro viaggio verso questa fantomatica terra.

Da piccolo lo vedevo spesso, visto che veniva trasmesso in più occasioni in televisione e ricordo che mi piaceva, soprattutto per le ambientazioni, nonostante allora non avessi ancora sviluppato la passione che provo ora per le pellicole acquatiche. Ovviamente bisogna sempre giudicare con occhio maturo ciò che guardavamo da piccoli, ma ammetto di essere rimasto molto colpito da varie cose e non solo riguardanti il film stesso, ma anche la sua produzione.

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Per molti sicuramente Waterworld sarà sembrato simile a Mad Max e diciamo che era proprio questo che aveva in mente lo sceneggiatore Peter Rader, creare un rip-off dell’opera di George Miller. Scrisse la sceneggiatura nel 1986 ma non riuscì a scaturire l’interesse di nessuno fino al 1989. Venne riscritto più volte insieme a David Twohy e infine Kevin Costner si interessò molto al progetto, divenendone non solo l’attore principale ma anche il produttore. Le riprese vennero fatte nell’Oceano Pacifico, al largo della costa delle Hawaii e non in uno studio. Questa decisione, nonostante la bellezza e l’autenticità che darà a varie sequenze, si rivelerà il più grande dei problemi. Questo perché l’Oceano Pacifico, e qui chiedo scusa per la banalità della mia battuta, è tutt’altro che pacifico.

Basti pensare che un intero set che era stato costruito lì (e mi riferisco proprio alla città-atollo) venne spazzato via da un uragano. Quindi dovettero aumentare il budget del film per via di queste difficoltà tecniche. All’inizio doveva costare 100 milioni di dollari ma alla fine si è arrivato a 175 milioni, diventando per un certo periodo (almeno prima di Titanic) il film più costoso della storia.  Come se non bastasse lo stesso Costner rischiò di affogare durante una burrasca. Oltre a problemi di questo tipo ci furono anche degli scontri per scelte artistiche tra Costner e il regista. Alla fine Reynolds, esasperato, lasciò la regia pochi giorni prima della fine delle riprese e Costner fu costretto a dirigere qualche scena. I problemi erano tanti e quando uscì in sala le cose non andarono bene perché il film si rivelò un flop. In realtà guadagnò più di 250 milioni di dollari, ma non vennero considerati abbastanza viste le ingenti spese e inoltre la critica non ci andò leggera con la pellicola. Ma Waterworld meritava veramente tutto questo disprezzo?

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Vorrei cominciare parlando della sceneggiatura, a mio avviso uno dei punti più problematici del film. Per cercare di migliorarne la qualità (e arginare certi punti) chiamarono all’ultimo secondo Joss Whedon, che descrisse l’esperienza come “sette settimane d’inferno”. Ci sono alcune cose che non tornano nella storia, ma il problema principale è uno: il tatuaggio. Il tatuaggio di Enola è ciò che fa partire l’intera storia, l’unico modo per arrivare a Dryland, ma è anche una trovata tremendamente forzata. Infatti riguardo al tatuaggio che ha la bambina si faremo veramente molte domande e quelle poche risposte che riceveremo saranno ancor più confuse e insensate. A questo punto sarebbe stato meglio non dare alcuna risposta oppure cambiare la storia e fare in modo che fosse Enola stessa a conoscere la destinazione. Nonostante ciò anche la sceneggiatura ha dei punti a favore.

Mi piace il personaggio di Costner, un mutante solitario con un pessimo rapporto con le persone, abituato a essere ingannato e a sopravvivere a ogni tipo di pericolo e imprevisto. Un personaggio che, per forza di cose, si dimostra molto egoista e per niente positivo. Non ha sogni o ideali, pensa solo a sopravvivere e infatti inizialmente ha diversi scontri con Helen ed Enola, perché le considera un peso. E apprezzo quando personaggi simili si evolvono, tornando a credere in qualcosa di positivo, in questo caso ad avere fiducia e affezionarsi alle due ragazze. Helen ed Enola sono dei buoni personaggi, alla ricerca di un mondo migliore per loro in cui cominciare a vivere veramente, ma ammetto di adorare molto il Diacono, il villain. Lui è talmente sopra le righe da riuscire a far volutamente ridere e a essere molto caratterizzato. Certamente non rimarrà nella storia del cinema come uno dei villain migliori di sempre, ma certamente sa farsi ricordare.
Apprezzo anche la tematica ambientalista che il film porta avanti, una tematica molto avanti per i tempi e che regge bene il confronto ancora oggi, il tutto trattato attraverso lo svilupparsi della storia e senza urlarlo in faccia al pubblico (cosa che invece vedo parecchio oggi). E ora parliamo invece del lato tecnico, dove a mio avviso il film eccelle.

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Girare in mezzo all’Oceano è un’impresa tremenda, soprattutto per un film così grande. Perfino Spielberg aveva consigliato di non girarlo in mare aperto, vista la sua esperienza con Lo Squalo. In tutto ciò non si può far altro che rimanere a bocca aperta per come hanno costruito certi set e certe ambientazioni. La città-atollo è impressionante, una città galleggiante costruita con tutti i pezzi che sono riusciti a trovare e che, nonostante sia uno dei pochi luoghi in cui è presente un minimo di civiltà, riesce a descrivere il degrado in cui vessa l’umanità. Adoro soprattutto il trimarano che governa il mutante, un’imbarcazione ricca di elementi e che ogni volta riesce a sorprendere per quello che può fare e per tutte le modifiche che le sono state apportate. Quello che colpisce più di tutto però riguarda le scene d’azione. Reynolds è sempre stato un ottimo mestierante e ha sempre saputo come girare certi momenti e qui si è impegnato molto. Le sequenze d’azione sono tante e tutte quante molto diverse le une dalle altre. Pensiamo solamente all’attacco alla città-atollo, probabilmente uno dei scene più impressionanti del film. Qui gli Smokers attaccano con diversi elementi: mitragliatori, barche, motoscafi e soprattutto con rampe di lancio proprio per i motoscafi. Il tutto viene gestito molto bene, riuscendo a creare un ritmo dinamico e momenti davvero folli ed esagerati, con gli stuntmen che hanno fatto un lavoro impressionante.

Ovviamente non finisce qui, ci saranno altre scene d’azione degne di nota e tutte quante con la loro unicità, arrivando perfino a mettere dei motoscafi sott’acqua e perfino una breve sequenza con un mostro marino. Su questo punto di vista il film non annoia mai e la regia di Reynolds ha anche dei momenti molto belli, specialmente nelle sequenze subacquee, come quando il mutante insegna ad Enola a nuotare o quando vediamo la città sommersa. Da sottolineare anche l’ottima colonna sonora. Inizialmente il compositore era Mark Isham che però venne sostituito da James Newton Howard e quest’ultimo ha fatto un ottimo lavoro, creando musiche perfettamente in linea con una pellicola d’avventura, ma riuscendo anche a catturare la bellezza del mare attraverso di esse.

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Per concludere, Waterworld è un film pieno di difetti, imperfetto soprattutto a livello di sceneggiatura e posso assolutamente capire se a qualcuno non piace, ma è anche un film che ha degli intenti molto buoni in cui riesce, soprattutto nel modo in cui lancia il messaggio ambientalista, e dimostra di saper intrattenere molto bene, con scene d’azione folli e varieggiate, una regia con dei bei momenti e un mondo che riesce comunque a essere più interessante di quel che si pensi. Poteva certamente essere molto più di così, ma rimane un film piacevole che apprezzo tanto. Ah, e lo sapevate che nel film c’è anche Jack Black?

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

25 pensieri riguardo “Waterworld

    1. Posso capire che ad alcuni possa non convincere. L’ambientazione è particolare, come ho detto voleva essere un film post apocalittico alla Mad Max ma ambientato in mare aperto. Io lo trovo divertente seppur con i suoi numerosi problemi.

  1. Un film così andava visto al cinema, in tv, con le tv dei primi anni 2000 o avevi proprio un gran impianto o l’impatto non c’era. Riguardo trama e sceneggiatura, hai detto già tutto.

    1. Sì, questo è uno di quei film che sarebbe divertente da vedere al cinema. In generale tutti quei film con ambientazioni così grandi realizzate attraverso set simili. Sarebbe una meraviglia per gli occhi.

  2. L’ho rivisto giusto qualche giorno fa e l’ho trovato ancora molto godibile. Mi ha fatto piacere vedere che hai sottolineato l’incasso del film tenendo in considerazione però anche il budget. Perché tutti dicono sempre che è stato un flop, ma in realtà non ha incassato poco. Il problema è stato, appunto, il budget. Facendo un esempio: Waterworld ha incassato più di Braveheart, eppure quest’ultimo tutti lo ricordano come un successo, al contrario di Waterworld. Vero anche che con un film del genere probabilmente i produttori puntavano a realizzare il più alto incasso dell’anno, invece si sono dovuti accontentare del nono posto tra i maggiori incassi internazionali.

    1. Il budget inizialmente doveva infatti essere più basso, ma l’ambiente non è stato buono con loro e certi set sono stati distrutti completamente. Sono stati costretti ad aumentare il budget per forza di cose. Però sì, ne hanno sempre parlato come un flop terrificante, ma alla fine ha guadagnato eccome. Penso che sia dovuto anche al fatto che la critica diede all’opera recensioni miste.

  3. James Newton Howard ha fatto un ottimo lavoro anche in un altro film di Kevin Costner, il bellissimo Wyatt Hearp. Rimanendo in tema di film “Costneriani”, nello stesso periodo di Waterworld Kevin ha girato anche un altro post – apocalittico, “L’uomo del giorno dopo”: anch’esso fu un (immeritato) flop al botteghino, e infatti furono proprio questi 2 film che trasformarono Costner da fabbrica di dollaroni ambulante a garanzia di insuccesso. Peccato, perché sembrava avere tutte le carte in regola per diventare un’icona imperitura di Hollywood, sia come attore che come regista (quello che è oggi George Clooney per intenderci).

    1. Hollywood non perdona. Un giorno sei sulla cresta dell’onda e il giorno dopo raschi il fondo. Che se poi dobbiamo dirla tutta Waterworld non fu neanche il flop tremendo che dissero. Non guadagnò tantissimo, ma coprì sia le spese di produzione che quelle pubblicitarie e un guadagno lo videro tutti. Peccato veramente. Nonostante i suoi difetti è un film che mi diverte tanto.

      1. Secondo me se quel film è stato percepito come un flop è stato proprio perché il protagonista era Kevin Costner. Dato che a quei tempi era visto come una macchina sputasoldi, se c’era lui nel cast il film non doveva realizzare il piccolo guadagno di cui hai parlato tu, doveva generare un vero e proprio fiume di denaro. Così non è stato, e quindi Waterworld è stato l’inizio della fine per Kevin Costner. E L’uomo del giorno dopo è stato l’ultimo chiodo sulla bara.
        Detto questo, anche se la sua popolarità non è mai tornata ai livelli pre – Waterworld, 2 bei film li ha fatti anche dopo: alludo a Terra di confine – Open Range e a Il diritto di contare. Se non li hai visti guardali, non te ne pentirai. Grazie per la risposta, e buon Natale! :)

        1. Non lo chiamerei piccolo guadagno quello che fece ai tempi. Guadagnò molto ma il budget era spropositato per quei tempi. In ogni caso ho visto entrambi, anche se Terra di confine solo una volta sola. Ricordo bene invece Il Diritto di Contare. Quest’ultimo mi era piaciuto.

  4. Recensione ineccepibile per un film comunque godibile. È una storia tutto sommato interessante e realistica che non annoia, insomma un buon blockbuster. Visti i tanti anni passati, mi son chiesto se avessero magari fatto una sorta di “waterworld II” e ho letto che – notizia uscita nell’estate 2021 – è in progetto preliminare una serie tv come sequel. Qualora dovesse uscire, mi guarderò anche quella. 🙂

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