La città dei mostri

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo deciso di parlare di una commedia horror davvero simpatica: Freaky. Una commedia horror che possiamo definire una parodia di Quel pazzo venerdì dove, invece che esserci lo scambio di corpo tra figlia e madre, avremo lo scambio di corpo tra un’adolescente e un serial killer. I due attori principali riescono a fare un ottimo lavoro in questo doppio ruolo, ma colui che riesce a stupire e a divertire di più è Vince Vaugh. Attraverso la sua espressività e alla sua prestanza fisica riuscirà a creare un personaggio esilarante e fantastico, dimostrando di essere capace sia di divertire che di spaventare. La pellicola riesce ad amalgamare alla perfezione i vari generi a partire dall’horror slasher (un tributo enorme a tutti gli slasher anni ’80), alla commedia, al romantico, al dramma. Il regista ha dimostrato di essere maturato parecchio negli ultimi tempi a livello tecnico e questo Freaky lo dimostra alla perfezione tra una sceneggiatura più compatta e una regia e un ritmo molto ispirati. Vi consiglio di recuperarlo. 
E dopo una pellicola horror… parliamo di un’altra pellicola horror! Mi sembra giusto. Questa volta però non sarà un’altra commedia horror, ma un horror degli anni ’60. Un periodo veramente particolare e interessante per il genere dove in più occasioni si creavano atmosfere tipicamente gotiche. È un tipo di cinema che mi ha sempre affascinato e che ancora oggi riesce a dimostrare tutta la sua forza e bellezza, anche se in molti casi avevano un budget a dir poco misero. In questo articolo ne approfitterò per parlare di una saga cinematografica di cui sto discutendo e che apprezzo tantissimo: i film sui racconti di Poe, ideati da Roger Corman. Sono film che sanno affascinare e riescono ogni volta a mostrare un lato interessante e originale, nonostante tutti i limiti imposti dal budget e dai pochi giorni di riprese. Con questo arriviamo al sesto film di questa saga cinematografica e qui incontriamo una particolarità molto affasciante.
Ecco a voi La città dei mostri (The Haunted Palace), pellicole horror del 1963 scritta da Charles Beaumont, diretta da Roger Corman e basata sulla poesia di Edgar Allan Poe e sul racconto Il caso di Charles Dexter Ward di H. P. Lovecraft

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Trama:
Nel 1765 gli abitanti di Arkham decidono di prendere d’assalto il castello di Joshep Curwen (Vincent Price). Da tempo molte ragazze spariscono nella notte per poi tornare il giorno dopo senza ricordare nulla. Dopo aver avuto la conferma che dietro tutto c’è Curwen, gli abitanti lo accusano di essere uno stregone, lo legano a un albero e lo bruciano vivo. Prima di morire Curwen lancia una maledizione sull’intera cittadina e soprattutto sui principali artefici e la loro progenie. 110 anni dopo, nel 1875, il pronipote di Curwen, Charles Dexter Ward (Vincent Price), arriva ad Arkham insieme a sua moglie Anne (Debra Paget) per ereditare il castello. Gli abitanti non li accolgono bene soprattutto perché Ward è identico d’aspetto a Curwen. Solo il dottor Willett (Frank Maxwell) si dimostra ospitale. Arrivati al castello incontrano Simon Orne (Lon Chaney Jr.) che si è occupato fino a quel momento della proprietà. Ward però non si sente bene, come se qualcosa in quel castello cercasse di distruggerlo. Infatti lo spirito di Curwen farà del proprio meglio per possedere quel corpo e continuare con i suoi terrificanti esperimenti. 

Ci sarebbero molte cose da dire su quest’opera, come il fatto che fu il primo film in cui Price e Lon Chaney Jr lavorarono insieme ed ebbero anche delle interazioni (in precedenza avevano partecipato a un film di Gianni e Pinotto senza mai incontrarsi), del fatto che al posto di Chaney inizialmente ci doveva essere Boris Karloff ma quest’ultimo era impegnato con quel capolavoro de I tre volti della paura, che Francis Ford Coppola aggiunse dei dialoghi in più nella sceneggiatura, che questo fu l’ultimo film in cui recitò Debra Paget prima di ritirarsi dalle scene. Di cose da dire che ne sono, ma immagino che in molti si stiano facendo una domanda ben chiara: com’è possibile che questo film sia tratto sia da Poe che da Lovecraft? In realtà la risposta è molto semplice. 

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Fino a quel momento Corman aveva diretto nel giro di pochissimo tempo cinque pellicole su Poe e quindi aveva deciso di cambiare per una volta. Decise di prendere Lovecraft come spunto e girò il film, ma l’American International Pictures (AIP), temendo che il pubblico non avrebbe apprezzato questo cambio di direzione, cambiò il titolo del film in The Haunted Palace, lo stesso della poesia di Poe, e inoltre fece inserire all’inizio e alla fine della pellicola dei monologhi recitati da Price  che leggeva pezzi della poesia in questione. In pratica è un film che non ha quasi nulla a che fare con il buon Poe. Però Corman, nonostante si sia ispirato a Lovecraft, decise di fare una cosa interessante: lasciare quel tipo di messa in scena che aveva curato nelle pellicole precedenti.

Prediamo per esempio l’ambientazione. Per lo più molte scene sono girate negli interni del suo castello e questi interni ricorderanno molto quelli dei film precedenti: luoghi ricchi e decorosi, ma abbandonati dal tempo e dall’incuria e in piena decadenza, segrete buie e misteriose e anche un tipo d’illuminazione basata sui vari giochi di ombre. C’è anche l’aggiunta del villaggio, un luogo desolato dove poche persone vagano per le sue strade. Un luogo freddo e umido dove c’è una costante nebbia che rende il tutto ancora più spettrale.
In questo film però non ci sarà quell’esplosione di colori tipico di alcuni capitoli precedenti, ma si opterà per un tipo di fotografia in cui sarà il colore blu a prevalere. L’atmosfera sarà meno folle ma in certi punti risulterà più inquietante. 

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Una cosa che Corman utilizzerà più spesso sarà lo zoom, capace di sorprendere e dare all’atmosfera quel tocco in più di mistero e tensione. In generale il lato tecnico è fatto bene e si cerca anche di nascondere certi “difetti” dovuti a un budget piuttosto risicato. Nonostante il titolo non ci saranno veramente dei mostri o almeno non ne sarà pieno (ovviamente con i titoli italiani facciamo sempre dei macelli, anche se qui non è così grave come in altri casi) ma persone che negli anni hanno subito strane mutazione e, anche se sono molto semplici, riescono a fare la loro impressione. Anche a livello di ritmo la storia funziona, riuscendo a trovare un buon equilibrio tra i momenti di tensione e quelli in cui la pellicola sarà più tranquilla e dialogata. 

Per quanto riguarda la storia, adoro il doppio personaggio di Price. Ward si dimostra una persona affettuosa e gentile ma quando diventerà Curwen sarà freddo, insensibile nei confronti di Anne e anche un buon manipolatore. Il suo personaggio viene trattato bene così come vengono trattate bene le tematiche lovecraftiane. Nonostante il racconto a cui si sono ispirati, il film contiene particolari e dettagli legati ad altre opere dello scrittore. Ad esempio invece di essere ambientata a Providence come nel racconto, la storia ha luogo ad Arkham, città fittizia nominata più volte da Lovecraft e teatro di numerose storie. La stessa Arkham, per via dell’ambientazione, ricorda molto Innsmouth in cui si svolgevano le vicende de La maschera di Innsmouth (anche alcune malformazioni degli abitanti ricordano quelle degli abitanti di Innsmouth). Inoltre penso che questa sia il primo film in cui si nomina per la prima volta Cthulhu e Yog-Sototh ed è anche il primo film in cui appare fisicamente il Necronomicon. Ci sono tutti gli elementi lovecraftiani che un fan sicuramente apprezzerà molto e sono inseriti in maniera compatta, mostrando un certo rispetto e una buona conoscenza del mondo creato dallo scrittore.

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Per concludere, La città dei mostri è un cambiamento davvero molto interessante e piacevole. La messa in scena è molto simile a quella dei film precedenti su Poe e si dimostra ottima per questo tipo di storia, oltre a essere molto curata. La pellicola si ispira a un racconto di Lovecraft ma racchiude in sé vari elementi e caratteristiche del suo pensiero e del suo immaginario. Alla fine si è dimostrato una pellicola davvero interessante che riguarderei volentieri.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

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[The Butcher]

14 pensieri riguardo “La città dei mostri

  1. Hmm. I might have to seek this one out. I don’t recall seeing it in the past — but who knows with the Saturday Monster Matinees I watched at the local theater for the price of pocket change back when I was a kid. Thanks for this one.

      1. It is the Lovecraft elements that intrigue me — decent films based on Lovecraft stories are hard to find, in my opinion. While this probably won’t scratch the itch I have to be scared, I am definitely going to add it to my list of movies to watch.

  2. That’s one I like ! Not only because it goes to the Lovecraft’s graveyard, but also because there is an atmosphere really interesting. Vincent Price is in his element, between fear and trickery. And Corman proves again he can handle with Poe with a small budget.

  3. Bellissimo, un altro dei miei preferiti del Ciclo! La forzatura tra Poe e Lovecraft testimonia quanto potessero essere spregiudicati i produttori, disposti a “ingannare” il pubblico pur di distribuire il proprio film, e sono quegli aneddoti che mi divertono e incuriosiscono sempre. Il trucco delle persone deformi, visto oggi, fa sorridere, ma alla loro prima entrata in scena mi hanno comunque impressionato, vuoi anche per l’atmosfera spettrale del film; e Vincent Price è un grandissimo come sempre!
    Adesso ti aspetta uno dei grandi capolavori, La Maschera della Morte Rossa: non vedo l’ora di leggere la tua opinione!

    1. L’apparizione delle persone deformi colpisce molto per la loro entrata in scena, costruita benissimo e creata attraverso una bella costruzione della tensione.
      Anche io non vedo l’ora di pubblicare l’articolo su La Maschera Rossa. Quello a mio avviso è uno dei migliori insieme a Il pozzo e il pendolo.

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