Il colore venuto dallo spazio (film)

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Nello scorso articolo abbiamo accantonato momentaneamente il mondo del cinema per concentrarci sulla letteratura e parlare di un’opera che mi ha particolarmente colpito: Circe di Madeline Miller. Quest’autrice mi aveva già colpito molto con il suo primo libro, La canzone di Achille, e con questo Circe non solo si riconferma un’ottima scrittrice, ma crea perfino un’opera migliore sotto molti punti di vista. Una storia incentrata sulla figura della maga Circe, una divinità minore, figlia di Elios e Perseide, a partire dalle sue origini, origini che la Miller interpreta in maniera molto interessante, fino a conoscere attraverso i secoli vari personaggi importanti della mitologia e arrivare a Odisseo (ma non solo). Un’opera con una protagonista sfaccettata, un personaggio divino ma diverso dalle altre divinità egoiste e spietate, una dea con la “voce da mortale”, come le dicono alcuni ed è proprio con questo forte legame che avrà con gli umani che si baserà l’intero romanzo. Un libro stupendo, maturo sia nelle descrizioni dei personaggi che nello stile di scrittura. Un’opera che vi consiglio assolutamente.
Con l’articolo di oggi torniamo invece a parlare di cinema e come meglio farlo se non discutendo di un film tratto dai racconti di H. P. Lovecraft? Adattare Lovecraft al grande schermo è sempre stata una grande impresa che ha creato non pochi problemi e che continua a essere molto complessa anche oggi. Il modo di narrare di Lovecraft è anti-cinematografico e nella maggior parte dei casi le storie e i racconti dovevano essere modificate per diventare cinematografiche. Uno dei pochissimi esempi in cui la pellicola era molto fedele al racconto era con il già citato Dagon (che vi consiglio di recuperare). In ogni caso Lovecraft è sempre stato complesso da trasporre, ma forse quest’opera è riuscita nel suo intento.
Ecco a voi Il colore venuto dallo spazio (Color out of space), pellicola horror-fantascientifica del 2019 scritta da Richard Stanley e Scarlett Amaris, diretta da Richard Stanley e basata sull’omonimo racconto.

Trama:
Dopo la mastectomia della moglie Theresa (Joely Richardson), Nathan Gardner (Nicolas Cage) decide di trasferirsi con la famiglia nella vecchia fattoria di suo padre, per passare un po’ di tempo in tranquillità e stare lontano dalla frenesia della città. Nei primi tempi la situazione sembra ottima e tutti riescono a gestire abbastanza bene la nuova vita, nonostante qualche diverbio con i figli. Poi un giorno succede qualcosa di inspiegabile. Una strana luce viola appare nel cielo e si sente un boato tremendo davanti alla loro casa. Quando vanno fuori a vedere, trovano un oggetto sconosciuto caduto dal cielo con lo stesso colore che avevano intravisto prima. A una prima occhiata sembra essere un meteorite, ma con il passare del tempo inizieranno a succedere fatti molto strani: l’oggetto misterioso sparirà nel nulla, delle strane piante con dei colori accesi prenderanno il sopravvento nella fattoria, gli animali si comporteranno in maniera bizzarra e anche tutti i membri della famiglia proveranno delle strane sensazioni, come se non fossero più in loro, come se qualcosa di molto potente e sconosciuto li stesse manipolando. Questo sarà l’inizio di un incubo a occhi aperti.

Devo parlare più spesso di pellicole lovecraftiane. Non sono poi così tante, visto le difficoltà che si possono incontrare nella loro realizzazione. Magari un giorno dedicherò un mese a questa tematica. Senza tergiversare troppo, questo film era stato la lungo voluto dal regista Stanley, cui era legato alla storia a livello emotivo. Come poi disse lui stesso, sua madre era una grande appassionata di Lovecraft e quando Stanley era un ragazzo lei gli leggeva queste storie ed è qui che si è innamorato de Il colore venuto dallo spazio. Quando poi la madre si ammalò di cancro, lui le è stata vicina, leggendole proprio le storie di Lovecraft. E in questo film si è impegnato in tutto quanto sia nel lato tecnico che in quello emotivo.

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Il film inizia presentandoci la famiglia composta da Nathan e Theresa e dai loro figli, Lavinia (Madeleine Arthur), Benny (Brendan Meyer) e Jack (Julian Hilliard). Nonostante i vari problemi che hanno passato e alcune litigate familiari, si dimostrano un gruppo molto unito e varieggiato.
Ognuno di loro mostra un carattere sfaccettato e interessante: Nathan è un uomo molto calmo e comprensivo che ha però il terrore di diventare come suo padre, Theresa invece ha un lavoro molto importante che le porta via tanto tempo e inoltre ha appena superato un’intervento delicato che l’ha sconvolta. Anche i figli sapranno distinguersi molto, con Lavinia che è una praticante wiccan (ed è uno dei pochi casi in cui trattano l’argomento senza falsi stereotipi) arrabbiata con il padre poiché sono isolati dal mondo ma che prova affetto per la sua famiglia, Benny è un appassionato dello spazio a volte inaffidabile ma capace di prendersi le sue responsabilità e il piccolo Jack mostra una grande dolcezza, anche se per me rimarrà sempre il Luke di The Haunting of Hill House (la serie Netflix).
Sono tutti personaggi a cui ci si affeziona, dei personaggi realistici e umani che ci faranno anche ridere (l’allevamento di alpaca mi diverte tantissimo). Anche gli altri personaggi dimostreranno grande spessore tra cui Ward Phillips (Elliot Knight), l’idrologo che deve controllare se l’acqua della fattoria è contaminata e che avrà un ruolo chiave, incarnando il protagonista della storia originale.

Quando poi il meteorite, il colore cadrà, la situazione si farà subito drammatica. Tutti i Gardner cominceranno a sentirsi male, dissociarsi, perdere il senso di ciò che li circonda e fin da subito inizieranno a succedere degli eventi crudeli, che li porteranno pian piano al limite della follia. E non parliamo di qualche jumpscares, parliamo proprio di un crollo sia mentale che fisico. Quel colore, quella cosa aliena sta modificando ogni cosa in quella zona, che siano persone o l’ambiente. Ed è qui che arriviamo a un’altra parte interessante.

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Con l’andare del tempo l’intera zona cambierà aspetto. All’inizio saranno cose piccole, spunterà ad esempio qualche fiore con un colore rosso molto acceso e particolare, ma poi l’intero ambiente comincerà a cambiare radicalmente, con la nascita di nuove piante, che sembrano in tutto e per tutto simili a quelle terrestri, ma mostreranno delle piccole differenze e inoltre avranno dei colori completamente differenti, in prevalenza un misto tra il viola e il blu. Un panorama certamente strano ma non terrificante o orrendo, sarà comunque un piacere per gli occhi, ma quel cambiamento nasconderà in realtà qualcosa di molto pericoloso e più l’ambiente si modificherà più anche i protagonisti cominceranno a comportarsi in maniera differente, pericolosa per loro stessi, e a rischiare di impazzire. Ovviamente proveranno a fuggire, ma sarà comunque troppo tardi perché quel colore sembra averli legati indissolubilmente a quella zona.

A livello attoriale se la cavano tutti egregiamente a partire dal piccolo Jack fino ad arrivare al personaggio interpretato da Nicolas Cage. Tutti si sono dimostrati convincenti e spontanei sia nel modo di relazionarsi tra di loro che con quell’entità. Anche lo stesso Cage ha fatto un ottimo lavoro recitativo. Ormai lo so benissimo che lui adesso è conosciuto per la sua espressività alquanto esagerata (ormai nessuno ricorda l’incredibile carriera che ebbe in passato e il fatto che abbia vinto un Oscar) ma in questo caso riesce a essere bravo nel ruolo di quest’uomo dolce e tranquillo. Quando però inizierà a impazzire per colpa del colore, in quel caso la sua recitazione sarà sopra le righe ma almeno è consona al tipo di situazione.

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Anche gli effetti artigianali sono stupendi, con i fiori che nascono nelle fattorie e alcune creature fatte attraverso trucco e animatronics. Sotto quel punto di vista c’è stata una grandissima cura. Purtroppo gli effetti digitali non sono stati un granché (ricordiamoci che è un film costato poco ed è riuscito a raccontare qualcosa di incredibile), ma il regista è stato molto intelligente nel farli vedere poco e solo in determinati punti e con una determinata illuminazione.

Per concludere, Il colore venuto dallo spazio è una trasposizione stupenda del racconto di Lovecraft, un film curato in ogni dettaglio sia nel lato tecnico che nei personaggi. Una pellicola che riesce a convincere per la sua messa in scena e in questo punto si dimostra molto originale e intelligente. Una storia che spaventa e che riesce anche a farti affezionare ai suoi personaggi. Ve lo consiglio assolutamente.

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Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

16 pensieri riguardo “Il colore venuto dallo spazio (film)

  1. I’m really fond of le Lovecraft’s novels. I need to see that film !
    Stuart Gordon was the specialist of Lovecraft adaptation, and he was brilliant. I don’t know Stanley, but it looks good reading you. I remember a old version of Color out of Space called “die, monster ,die” with Karloff. Low budget but it was nicely crafted. recently, the Garland’s “Annihilation” could be seen as another treatment of the Lovecraft novel. It’s very interesting too. What a seminal writer he is !
    Thanks again for the very instructive review you wrote.
    ps : need to read your “Casablanca” as soon as possible.

    1. What a great quote!
      Unfortunately Die, Monster, die! it is a film that I have not yet seen although I know it both for the presence of Karloff and for the transposition of Lovecraft’s work. I absolutely have to get it back!
      Annihilation has similar themes to Lovecraft and certainly the inspiration is great and can be connected to the writer.
      Don’t worry about Casablanca, take your time, my friend!

  2. sono incuriosito
    non sono un fan di cage ma il racconto mi è piaciuto molto (anche se ho preferito Gli orrori di nome-strano-di-villaggio-dimenticato-in-mezzo-ai-monti); gli darò una possibilità :)

    1. Cage nell’ultimo periodo è incredibile. Riesce a prendere parte sia a dei progetti brutti come pochi sia a delle grandi perle. Non so come faccia, ma almeno se la cava meglio di Bruce Willis che negli ultimi anni ha preso parte ad alcuni film che, molto probabilmente, sono tra i più brutti che abbia mai visto. Comunque per caso ti riferisci a L’orrore di Dunwich?

  3. Ho appena fatto la tessera della biblioteca nella mia nuova città e penso che la userò per recuperare tutti questi film consigliati da te, se li hanno, anche perché, come sempre, sei molto convincente!:-)

    Ciò detto, questo film è ispirato al racconto più bello di Lovecraft (se la batte con Colui che sussurrava nelle tenebre); mi ha incuriosito, ma c’è una cosa che mi lascia perplessi: ciò che rendeva terrificante il colore di Lovecraft era il fatto che fosse indescrivibile. Essere costretti a mostrarlo, come si deve fare in un film, temo (ma sarà la visione a darmi una risposta) possa togliergli potenza.

    1. Quella è la più grande e importanza differenza tra film e libri. Nei libri le parole sono importanti, nei film le immagini. Qui hanno fatto vedere una sorta di colore, tipo viola, eppure riesce a inquietante perché non si capisce che cosa sia questo colore. Non è stato per niente semplice ma hanno fatto un lavoro incredibile.

  4. Mi piace molto questo film, uno dei miei preferiti degli ultimi anni. I know it’s not absolutely faithful to the book (but how can you show a color that doesn’t exist in a movie? ^^) but it’s still a great Lovecraftian bad trip. One of my favourite Lovecraftian film, with Dagon (yes I agree with you on this one too).
    Great review.

    1. Dagon was incredible and this one was a surprise too. I’m in love with both and i’m so happy they culd make such intelligent and wonderful movie so similar to Lovecraft stories.

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