American Psycho

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. In questo periodo abbiamo pubblicato due recensione che trovo molto interessanti. La prima è La casa di Mary, un horror indipendente a basso costo davvero lodevole, nonostante i suoi difetti. Il secondo invece è Le iene, opera indipendente anch’essa e primo lungometraggio di Quentin Tarantino che già allora mostrava il suo stile e rompeva diversi canoni cinematografici. In parte avrei voluto continuare su questa strada ossia recensire altre pellicole indipendenti che ho visto e che ho molto apprezzato oppure che trovo comunque interessanti. Avrei anche i titoli giusti, ma per ora ho deciso di rimandare tutto ciò. Questo perché, prima che venisse in mente quest’idea, avevo già pensato di fare un’altra cosa. Con le recensioni tendo a saltare da film a film senza una vera e propria logica, mi faccio prendere dal momento, e sono state poche le volte in cui sono stato costante (ad esempio nel mese dedicato alla saga di Halloween). Una cosa che poi non mi piace tanto è introdurre sul blog registi che mi piacciono tanto e poi non parlarne più per diverso tempo. Vorrei essere più costante almeno in questa cosa e per questo ho deciso che di tanto in tanto farò due o tre articoli consecutivi su un determinato regista. In questo modo riuscirò senz’altro a dare spazio a certi artisti che rispetto e meritano di essere trattati con riguardo. Con l’articolo di oggi ho intenzione di dare il via a questo piccolo progetto, sperando di riprenderlo di tanto in tanto. Oltre a ciò ho intenzione di fare un’altra cosa, una cosa che ho già fatto nell’articolo precedente: introdurre un nuovo regista. Questa volta sarà qualcuna di meno famosa di Tarantino, ma nonostante tutti rimane una regista veramente brava e talentuosa che non è mai stata valorizzata quanto doveva e che a mio avviso meriterebbe di lavorare a più progetti nel grande cinema.
Ecco a voi American Psycho, pellicola thriller del 2000 scritta da Mary Harron e Guinevere Turner, diretta da Mary Harron e tratta dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis.

Trama:
Siamo nella New York a fine anni ’80. Patrick Bateman (Christian Bale) è un consulente finanziario molto ricco che vive in n appartamento di lusso. Lui vive la sua vita curando in maniera maniacale sia il suo aspetto che il suo corpo, chiacchiera sempre con i suoi colleghi di lavoro di questioni banali come la moda attuale oppure opinioni sugli altri colleghi, va a mangiare in locali esclusivi e molto costosi ed esce con diverse donne. Oltre a essere un uomo ricco lui sembrerebbe anche un Don Giovanni, ma dietro quella maschera da ragazzo della porta accanto si nasconde un’enorme sete di sangue che nell’ultimo periodo non riesce più a controllare. Ad esempio per una sciocchezza un povero barbone ma le cose si fanno più preoccupanti quando lui uccide Paul Allen (Jared Leto), un suo collega più ricco di lui e fa in modo che scompaia dalla circolazione. La scomparsa di Allen fa in modo che si apra un’indagine mandata avanti dal detective Donald Kimball (Willem Dafoe) e questa cosa inizia a scuotere i nervi già tesi di Patrick. Mentre Bateman cercherà di mantenere un minimo di autocontrollo per non far scoprire a tutti di essere un assassino, succederanno altri eventi che lo faranno diventare sempre più folle e niente riuscirà più a fermarlo, né le sue ruotine né l’affetto della sua segretaria Jean (Chloë Sevigny), forse l’unica persona che tiene veramente a lui.

Dopo Tarantino sono molto contento di poter introdurre Mary Harron sul nostro blog. Mary Harron è a mio avviso una grande regista, un’artista che ha avuto una certa influenza nel mondo del cinema ma che considero ancora poco conosciuta. Esordì sul grande schermo con la pellicola chiamata Ho sparato a Andy Warhol, una storia biografica veramente stupenda che vi consiglio di recuperare. Il successo però lo ottiene proprio con American Psycho, film che è subito diventato un cult. In seguito fece altre pellicole altrettanto affascinanti che spero di poter discutere sul blog.

Per quanto riguarda invece il libro, questa volta posso finalmente dire di averlo letto e apprezzato. Un libro che consiglio veramente di leggere e sicuramente un’opera tremendamente difficile da trasporre. I motivi sono differenti: prima di tutto il libro è una violenta critica sociali dei tempi che funziona perfettamente anche ai giorni nostri e tutte queste tematiche sono difficili da mettere su pellicola. Il secondo è la violenza estrema dell’opera: nel libro vengono commessi numerosi omicidi da parte di Bateman e più si va avanti più diventano dettagliati e macabri, talmente tanto da far star veramente male il lettore. Il terzo motivo è che in certi punti il libro diventa un po’ come quel famoso capitolo di Dorian Gray in cui il protagonista elenca tutte le cose che si è comprato. Ecco, la stessa cosa succede qui anche se si ripete più volte nel corso della storia.

La produzione del film fu molto interessante: all’inizio il film doveva uscire poco dopo la pubblicazione del romanzo e lo stesso Ellis doveva scrivere la sceneggiatura per il regista che era Stuart Gordon il quale voleva rendere la pellicola in bianco e nero e il più fedele possibile all’opera originale. Il progetto fallì e nel 1992 venne chiamato David Cronenberg per dirigere il film ma non se ne fece più niente. Passarono alcuni anni e infine la pellicola venne messa nelle mani di Harron che voleva Christian Bale come protagonista. In seguito Leonardo di Caprio entrò a far parte del film per il ruolo del protagonista e chiese un’ingente somma di denaro facendo levitare il budget da 7 milioni a 40 milioni di dollari. Fortunatamente di Caprio lasciò il progetto per partecipare a The Beach di Danny Boyle, Bale riprese il suo ruolo e il budget tornò a 7 milioni.
Un’altra cosa particolare è che in molti sconsigliarono a Bale di prendere parte al film perché pensavano che avrebbe messo fine alla sua carriera. Bale invece era molto fiducioso, talmente fiducioso che non accettò altre proposte di film per nove mesi pur di riavere la parte di Bateman e, visto la carriera che ha avuto finora, posso dire che ne è valsa la pena.

Come ho già detto, c’erano veramente tante cose che potevano andare male con questa trasposizione e in realtà non sono solo quei tre motivi che ho elencato prima, ma sicuramente quelli sono i punti più importanti. Eppure Mary Harron e Guinevere Turner sono riuscite a portare in maniera ottima questa storia su schermo partendo proprio dal suo protagonista, Patrick Bateman. Inizialmente Bateman ci viene introdotto come un uomo incredibilmente ricco e facoltoso che cura in maniera esasperante il proprio corpo e che ha un comportamento molto controllato ed educato e questo sembra renderlo migliore del suo gruppo. In brevi momenti però, quando gli altri sono distratti o non c’è nessuno in giro, dà sfogo a una piccola parte di se, come all’inizio in quella discoteca dove grazie al frastuono della musica minaccia di fare a pezzi la barista e non viene sentito. Quello è stato un momento molto breve, ma in quei pochi secondi si è vista la sua natura sadica e selvaggia. Più andremo avanti con la storia e più capiremo quanto perverso sia quest’uomo, un essere spregevole, misogino, disgustoso una persona molto ricca che non ha dovuto lottare per guadagnare qualcosa e questa sua posizione gli permette di fare tutto ciò che vuole. Col passare del tempo però la situazione gli sfuggirà sempre più di mano e quella sua natura mostruosa, la sua vera natura, inizierà sempre di più a fuoriuscire e Bateman diventerà ancora più spaventoso e ripugnante. A volte saranno cose importanti a farlo uscire di testa, altre volte invece cose di poco conto. Pensiamo alla prima scena di omicidio che vediamo (perché in realtà capiamo che ce ne sono state altre). Cos’è che in quel caso fa perdere il controllo al protagonista? Il fatto che il suo biglietto da visita non sia all’altezza di quello degli altri. E’ una motivazione veramente frivola e sciocca ma è proprio in questo che punta il libro e che il film riesce a mettere in scena con grande maestria.

Bateman, la classe sociale in cui vive e le persone che frequenta, sono tutti completamente vuoti. Un mondo vuoto e tremendamente materialista dove non si fa altro che parlare dell’ultima moda, dei propri appartamenti, dei ristoranti lussuosi in cui andare a mangiare, ma che per il resto non assolutamente nulla da dire. Parlando tutti di cose di poco conto e quando invece provano a fare qualche discussione più umana si bloccano, non sanno come andare avanti o come iniziare e allora tornano a discutere dei soliti argomenti frivoli. Nonostante la ricchezza che hanno tutti loro, sono persone povere di umanità, a volte sembrano quasi degli automi.

Parlando poi di oggetti c’è una cosa che la Harron qui ha fatto benissimo ossia oggettificare Bateman stesso. Lui è una persona che odia gli altri e che in molti casi li tratta come dei giocattoli da rompere, ma anche lui diventa quasi una specie di oggetto. Anche lui è vuoto e tenta di compensare questa mancanza attraverso l’apparenza, il suo aspetto, il suo fisico e il suo atteggiamento. E’ lui stesso a oggettificare se stesso, rendendo il suo corpo qualcosa di puramente materialista. Un altro dettaglio che riguarda la classe sociale a cui appartiene Bateman è il fatto che tra loro a volte non si riconoscono. Succede ad esempio con Allen, che scambia sempre Bateman per un altro suo collega e questa cosa si ripete anche con tutti gli altri, un dettaglio che sottolinea in maniera ironica e crudele quanto tutti loro siano superficiali nei confronti del prossimo.

In tutta questa storia emerge l’incredibile interpretazione di Christian Bale che riesce a dar vita a uno dei personaggi più crudeli di sempre, un personaggio con cui è impossibile empatizzare e il modo con cui l’attore mostra il crollo di Bateman è assolutamente grandioso. Tra l’altro eccovi un informazione divertente: per il personaggio di Bateman, Bale si ispirò a Tom Cruise dopo averlo visto in un’intervista in cui aveva un sguardo amichevole ma che dietro ai suoi occhi c’era il vuoto. L’altra cosa divertente è che nel romanzo di Ellis, Bateman incontra veramente Tom Cruise in ascensore visto che abitano nello stesso palazzo.

Tornando al film non solo la sceneggiatura scritta da Harron e Tuner funziona benissimo, ma anche la messa in scena. La Harron dirige il tutto con una fluidità incredibile e il film scorre molto velocemente. Già solo dall’inizio possiamo capire la cura e l’impegno che ha messo in quest’opera, con carrellate ben costruite, movimenti di macchina ben gestiti e in certi punti primi piani usati al momento giusto. La regista riesce anche a creare delle ottime scene con un’ironia divertente e molto crudele così come riesce a mettere in mostra dei momenti di tensione. In quest’ultimo caso basti pensare agli incontri che Bateman avrà con l’ispettore Kimball in cui non si capirà se il detective abbia dei sospetti su di lui oppure non ha alcun indizio. Ci sono anche delle scene che ho molto apprezzato dove il viso del protagonista si riflette su alcune superfici. In questi casi il riflesso del protagonista è completamente sfocato e distorto, come se ciò mostrasse la sua vera natura, il suo vero sguardo dietro la maschera che si è creato.

Sono molto contento anche delle musiche che hanno inserito nella pellicola, musiche che nel libro Bateman ascolta e apprezza tanto, musiche che riescono a creare l’atmosfera giusta. Parlando invece della violenza, in questo caso possiamo dire che non è esplicita e non raggiunge per niente quella presente nel libro. In realtà la Harron voleva che queste scene cruente venissero mostrate di più, ma questo è probabilmente l’unico punto in cui non è riuscita a imporsi. Nel film scorre veramente molto sangue ma alcune scene non vengono mostrate nella loro interezza e la Harron utilizza il trucco del vedo non vedo. Così in certi momenti intuiamo quello che Batemna sta facendo e, anche se non è esplicito, proviamo quasi più orrore. In ogni caso la regista ha saputo gestire bene tutte queste scene.

Per concludere, American Psycho è una trasposizione cinematografica incredibile, un’opera stupenda, un thriller con sfumature horror che parla con grande ironia e crudeltà di una classe sociale e di una società vuota e frivola, di un mondo in cui non conta il pensiero o la persona ma solo l’apparenza e il materialismo più sfrenato. Un mondo vuoto che risucchia tutti coloro che vi entrano e li mostra per quello che sono ossia dei gusci vuoti. Una pellicola strepitosa e un cult indimenticabile che consiglio a tutti di vedere.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

20 pensieri riguardo “American Psycho

        1. Non procuratevi, la violenza del film non è niente in confronto a quella del libro anche perché la produzione ha insistito affinché non fosse troppo sanguinolento (nonostante la regista voleva mostrare le scene violente).

  1. ricordo di aver letto il libro e sono tuttora spaventato dal vuoto pneumatico inumano che ne sgorga. a pensarci bene, è tutto ispirato dal vuoto assoluto del sistema economico americano, e devo dire che apprezzo la tua rece, ma non vorrei mai vedere il film

    1. Esattamente. Il libro era veramente feroce e il film riesce a descrivere perfettamente questa ferocia attraverso un’ironia molto intelligente. Non è pesante come il libro e penso che tu possa guardarlo tranquillamente.

  2. Anche io non ho mai voluto vedere questo film (nonostante Christian Bale, che adoro) mé leggere il libro, mi spaventano. Forse, vista anche la tua recensione, dovrei trovare il coraggio!

  3. Adoro questo film, è uno dei miei preferiti di quegli anni. Anche io ho il libro, che mi fu regalato dopo essere stato trovato per caso su una bancarella, mi fa molto piacere possederlo. Volevo leggerlo ma credevo che in fondo non aggiungesse niente. Ho cambiato idea dopo aver letto quest’articolo :)

    1. Il film riesce ha racchiudere perfettamente la critica sociale presente nel libro ed è anche quello uno dei punti di forza della pellicola. Nel libro però la violenza di Bateman viene descritta in maniera più dettagliata e a un certo punto diventerà veramente tremendo. Il libro vale la pena di leggerlo! Grazie mille!

  4. Mi piacque davvero tanto (e l’ho visto solo in italiano: bisogna lo guardi in inglese!) e ho colpevolmente tenuto il libro a “fermentare” per troppo (invece «Rules of Attraction» l’ho letto! anche quello ottimamente portato al cinema da Avary!)… lo programmo a primavera! [le ultime parole famose!]

    1. Mi fa molto piacere! Il film è stata una trasposizione incredibile, Harron ha fatto un lavoro impressionante. Per quanto riguarda il libro ne vale davvero la pena, è un’opera molto interessante e terrificante.

  5. […] ampiamente di un’artista che apprezzo davvero tanto. Abbiamo iniziato con il bellissimo American Psycho, un film intelligente, cattivo e curato che ha portato al successo Mary Harron e poi siamo passati […]

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