Le iene

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. Per Mymadreams l’anno è appena iniziato con l’articolo dedicato a La casa di Mary, un film horror di serie B che, nonostante il budget basso e alcuni difetti, era comunque riuscito a intrattenere e a dimostrare come anche con poco si possa creare comunque qualcosa di ottimo. Ad alcuni probabilmente quel film non piacerà, però io lo rispetto molto. In ogni caso quello era in tutto e per tutto una pellicola indipendente e io apprezzo molto questo tipo di film e cerco sempre di vederne il più possibile e incerte occasioni sono rimasto incredibilmente sorpreso. Di film indipendenti ce ne sono veramente tanti e in certi casi i più sorprendenti sono quelli americani. Con quelle pellicole i registi riescono a mostrare un coraggio enorme nel parlare di certe tematiche e soprattutto nel modo in cui mettono in scena la storia. Ci sono così tante pellicole di questo tipo di cui vorrei tanto parlare! In realtà ne ho due che trovo perfette per l’argomento, ma probabilmente le rimanderò un po’ più in là anche perché, se ci riesco, questi giorni ho in mente di parlare di tutt’altro. In ogni caso con questo articolo si parlerà di una pellicola indipendente, è vero, ma ho intenzione di aggiungere qualcosa in più. Con Hugo Cabret ho finalmente potuto parlare di Martin Scorsese, un regista che amo tantissimo e che voglio discutere ancor di più in seguito. Visto che ho fatto una cosa simile, sarebbe il caso di continuare a parlare di altri registi che hanno lasciato una grande impronta nella storia del cinema e che io trovo molto interessanti. Quindi voglio unire questi miei due obiettivi (cinema indipendente e registi importanti) e parlare di entrambi. Il regista che questa volta verrà introdotto sul blog ha fatto molto parlare di se per il suo stile unico e inimitabile e nel tempo si è guadagnato un’ enorme fama sia come regista che come sceneggiatore. Quale modo migliore per introdurre questo regista se non attraverso il suo primo lungometraggio?
Ecco a voi Le iene (Reservoir Dogs), pellicola thriller-noir del 1992 scritta e diretta da Quentin Tarantino.

Trama:
La pellicola comincia con un gruppo di otto uomini che discutono in un tavolo di argomenti comuni. Questi uomini sono Mr. White (Harvey Keitel), Mr. Orange (Tim Roth), Mr. Blonde (Michael Madsen), Mr. Pink (Steve Buscemi), Mr. Brown (Quentin Tarantino), Mr. Blue (Edward Bunker), il loro capo Joe Cabot (Lawrence Tierney) e suo figlio Eddie il Bello (Chris Penn). Dopo questa scena tranquilla il film parte mostrandoci Mr. White che trasporta in macchina un Mr. Orange gravemente ferito. I due si rifugiano in una capannone abbandonato, il luogo in cui tutti loro si dovevano incontrare quando tutto sarebbe finito. Poco dopo arriva Mr. Pink ed è qui che capiamo cosa sta succedendo: tutti loro fanno parte di un gruppo di rapinatori professionisti che dovevano rubare dei diamanti, la polizia era intervenuta tempestivamente, loro si erano dati alla fuga e nel frattempo Mr. Brown era morto. Né Mr. White né Mr. Pink sanno cosa sia capitato agli altri. Però Mr. Pink ha un’idea su cosa sia accaduto, un’idea che ha una sua forte logica: qualcuno li ha traditi. I poliziotti li hanno attaccati come se fossero già pronti e sapessero quello che avevano intenzione di fare fin dal principio. Così i protagonisti ricostruiranno tutto ciò che è successo in quella sparatoria, ma dovranno stare anche attenti di chi fidarsi visto che uno di loro potrebbe essere l’infiltrato. Con il passare del tempo la tensione crescerà e anche l’instabilità del gruppo.

E finalmente si parla di Quentin Tarantino! Un nome che tutti conoscono benissimo e che non ha bisogno di tante presentazioni. Nella sua carriera lui ha diretto dei veri e propri cult che hanno ispirato tantissime persone. Lui è veramente uno dei registi più interessanti di questi tempi ma ciò che trovo ancor più interessante è il modo in cui divenne regista e sceneggiatore. Quando si parla della vita di Tarantino è infatti importante citare il Manhattan Beach Video Archives a Los Angeles, un videonoleggio dove lui trovò lavoro grazie alle sue enormi conoscenze cinematografiche e che lo aiutò moltissimo in uno dei periodo più bui della sua vita. Allo stesso tempo studiava recitazione alla Actors’ Shelter di Beverly Hills ma i suoi interessi pian piano si spostarono verso sceneggiatura e regia e fu così che nel 1986 tentò di intraprendere la strada del regista con My Best Friend’s Birthday, un film in cui parteciparono molti dipendenti del videonoleggio. Questa pellicola ebbe numerosi problemi e fallì completamente quando parte della pellicola andò distrutta. In seguito vendette alcune delle sue sceneggiature e infine decise di riprovare con un nuovo film: Le iene. Inizialmente era un progetto fatto insieme al produttore Lawrence Bender e doveva avere un budget parecchio basso ossia 30 mila dollari. Questa produzione fu veramente fortunata perché Bender in quel periodo frequentava un corso di recitazione e la moglie del suo insegnante lesse la sceneggiatura, le piacque molto e diede la copia della storia ad Harvey Keitel e anche lui fu molto soddisfatto e accettò di far parte della pellicola. Grazie all’attore il budget del film aumentò tantissimo e arrivò a 1 milione e 200 mila dollari.

Penso proprio che per le persone di quei tempi Le iene sia stato qualcosa di inaspettato, una vera sorpresa. Mentre oggi siamo abituati allo stile folle di Tarantino e sappiamo più o meno cosa aspettarci da certe opere, a quei tempi il regista era completamente sconosciuto e nessuno si immaginava quello stile così fuori dai canoni. Nonostante Le iene fosse il suo primo e vero lungometraggio, in questa pellicola Tarantino aveva già inserito parecchi elementi che lo hanno sempre contraddistinto. Proviamo solo a immaginare la scena d’apertura con tutti i protagonisti principali che discutono. Quella scena racchiude in pieno tutto quello che Tarantino è sia come regista che come sceneggiatore. In questa precisa scena abbiamo un gruppo di criminali in un tavolo che non parlano del piano o di attività legate alla malavita ma fanno letteralmente discorsi da bar come ad esempio la liberissima interpretazione che Mr. Brown fa di Like a Virgin di Madonna o quel lungo e assurdo discorso sulle mance. Una scena che fa ridere molto e che in questo caso mette in evidenza uno dei lati migliori di Tarantino: i dialoghi.

Sia ne Le iene che in tutti gli altri suoi film, Tarantino riesce a creare dei discorsi veramente interessanti e divertenti. Ciò in cui è veramente bravo è rendere questi dialoghi molto naturali, come se stessimo sentendo una discussione con persone di tutti i giorni. Sembra veramente di ascoltare delle persone che si trovano al bar e ammetto che in certe occasioni ho ascoltato dei discorsi folli quanto quelli presenti nella pellicola. In vari punti invece che parlare del piano o di altre cose legate alla loro attività o alle loro esperienze, si metteranno a discutere di argomenti di tutti i giorni che per lo più saranno legati alla cultura pop come ad esempio dimostra l’interpretazione di Like a Virgin. Non saranno solo questi i dialoghi che impressioneranno lo spettatore ma anche quelli che fanno sul possibile traditore e su come sia andato male il piano. In quest’occasioni si rimane colpiti per il modo dettagliato con cui ricordano questi eventi e anche il modo semplice con cui li spiegano.

Ed è attraverso questi dialoghi che Tarantino riesce a delineare i suoi personaggi. Di base sono tutti negativi, sono criminali che rubano e uccidono e, vivendo nella malavita, non hanno alcun concetto legato legato all’uguaglianza o ai diritti altrui. Questa cosa viene mostrata molto bene ma ognuno di loro riesce comunque a differenziare tutti quanti. Ad esempio Mr. White è tra tutti loro il più equilibrato, una persona con grande esperienza che prova attraverso la razionalità a cercare una via di fuga ma si fa prendere dalle emozioni, in particolar modo nei confronti di Mr. Orange di cui si sente responsabile. Mr. Pink è tra tutti il personaggio più egoista e menefreghista ma è anche quello che riesce in certi punti a valutare meglio la situazione (infatti è il primo a pensare alla spia). Mr. Blonde invece è un folle in tutto e per tutto, ma ha dei modi di fare molto controllati e si può dire anche eleganti. Tutti loro hanno dei comportamenti molto differenti che nella situazione in cui si trovano a volte li avvicineranno mentre altre li allontaneranno.

Ovviamente non possiamo fare a meno di parlare della regia di Tarantino. In questo film aveva pochi mezzi a disposizione eppure è riuscito a dimostrarsi davvero in gamba dietro la macchina da presa. Una delle cose che mi piacciono molto sono le lunghe inquadrature fisse sui personaggi. Tutti gli attori sono bravissimi nella loro parte ed è stupendo vederli recitare, così il regista ha deciso di usare un’inquadratura fissa a media distanza in modo da dare agli attori tutto lo spazio di cui necessitano e questa scelta ha funzionato benissimo. Ovviamente il film non sarà sempre così, ci saranno momenti in cui Tarantino userà anche la carrellate (come la fuga di Mr. Pink all’inizio) e degli stacchi molto intelligenti e fatti al momento giusto. Ci saranno altri due elementi che contraddistingueranno la sua regia: la violenza e il montaggio scelto per narrare la storia.

Il film è molto violento e nella pellicola muoiono abbastanza persone ma la violenza che utilizza il regista, più che essere crudele, è abbastanza grottesca: è una violenza molto esagerata e in certi punti perfino esilaranti e questo lo si può notare nella scena in cui Mr. Blonde tortura il poliziotto.
Per quanto riguarda il ritmo apprezzo il fatto che la storia non segua un filo cronologico ben delineato ma ci siano diversi flashback che in certi punti spiegano retroscena interessanti, come ad esempio il colloquio tra Joe e Mr. White in cui si parla dell’operazione o la regione per cui Mr. Blonde è stato scelto come membro del piano. E tutto questo non farà altro che valorizzare ancora di più il ritmo e questa pellicola non stancherà mai, si rimarrà sempre con gli occhi incollati allo schermo.

C’è anche da dire che qui si nota come Tarantino abbia preso ispirazione da certi registi come per esempio Roger Corman, Howard Hakws, Walter Hill e molti altri. C’è stata anche una parte che ha letteralmente preso da City on Fire di Ringo Lam, cosa che ad alcuni ha fatto storcere il naso ma fortunatamente Tarantino ha sempre ammesso questa cosa rispondendo così: I bravi artisti copiano, i grandi rubano.

Per concludere Le iene è un film stupendo, un esordio alla regia per Tarantino stupendo, una pellicola thriller-noir che riesce a incuriosire il pubblico dall’inizio alla fine, lo intrattiene, lo tiene in tensione e lo fa anche divertire. Un’opera che rompe molti canoni del cinema e che riesce a essere unico proprio perché il regista mette molto di suo e lo rende così una pellicola stupenda. Un film che consiglio a tutti quanti di recuperare e vedere.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

20 pensieri riguardo “Le iene

  1. Il mio preferito di Tarantino, e la tua recensione è stupenda. Non conoscevo la storia produttiva, molto interessante davvero! Amo Tarantino, soprattutto i suoi classici, mentre le cose più recenti mi hanno delusa. Le Iene però resta un bellissimo film, hai ragione a dire che all’epoca vederlo per la prima volta deve essere stato spiazzante.

    1. Mi fa molto piacere. È un film con pochi mezzi ma si vede tutto l’impegno e l’originalità del regista. Questo film riuscì fin da subito ad affascinare il pubblico ed è inecessario ricordarne l’importanza. Per quanti riguarda gli ultimi lavori di Tarantino invece io sono rimasto molto soddisfatto. Per dire C’era una volta a Hollywood lo considero uno dei suoi film migliori e uno dei suoi più personali e nonostante sembri quasi che il regista abbia cambiato approccio, si vede subito che è Tarantino allo stato puro.

      1. Ammetto che C’era una volta a Hollywood ancora mi manca, ma è nella lista di cose da recuperare al più presto. Invece Bastardi senza Gloria, anche se ha delle sequenze davvero magistrali, non mi ha convinto, mentre Django proprio non l’ho apprezzato.

          1. innanzitutto l’ho trovato troppo violento, non di quella violenza che descrivi tu parlando delle Iene che è volutamente caricaturale e finisce per essere divertente, che è tipica del regista, una violenza invece troppo compiaciuta. In pratica per tutto il film ho avuto l’impressione che Tarantino fosse diventato in qualche modo caricatura forzata di se stesso. Poi aggiungiamo che io amo molto il genere western, magari anche per questo avevo aspettative troppo diverse, non saprei. Invece di Bastardi senza Gloria, sebbene trovi che la scena iniziale e quella nel bar siano davvero da scuola di cinema, non ho amato l’idea di modificare arbitrariamente la storia, è una tendenza che, non so se proprio a partire da Tarantino, è diventata una moda, un comodo rifugio per svicolare le brutture del mondo e lo sforzo che sarebbe necessario per cambiarle. Per ridere sull’argomento Hitler invece preferisco qualcosa in stile Mel Brooks come Per Favore non toccate le Vecchiette.

            1. Capisco. La violenza di Django è esagerata e in certi punti anche cattiva visto le tematiche che affronta. In verità a me non ha dato per niente fastidio ed era ben contestualizzata. Per quanto riguarda Bastardi senza gloria il discorso si fa interssante. Questa particolarità di Tarantino di cambiare il corso della storia ormai è diventato un marchio suo visto che fa la stessa cosa in C’era una volta a Hollywood. Soltanto che lì ci sta perfettamente anche perché, come suggerisce il titolo, quel film è un favola, la favola di Tarantino. Ormai ho capiti che a Tarantino non vuole portare su schermo eventi storici fedeli ma vuole raccontare le due versioni e le sue fantasie. E ammetto che forse sarebbe stato anche meglio così se il finale di Bastardi senza gloria fosse successo realmente. Comunque ho trovato davvero molto interessante il tuo punto di vista, mi ha affascinato.

  2. Ti ringrazio, ma è stato il tuo post così interessante a trainare le mie (nostre) riflessioni. Non so se la morte di Hitler in quel cinema avrebbe davvero cambiato il destino del mondo, ma so per certo che mi sarebbe tanto piaciuto poter vedere salvi e in salute Sharon Tate e il suo bimbo, quindi capisco benissimo il sogno (anche cinefilo) di Tarantino. Vedrò il film appena possibile!

  3. […] horror indipendente a basso costo davvero lodevole, nonostante i suoi difetti. Il secondo invece è Le iene, opera indipendente anch’essa e primo lungometraggio di Quentin Tarantino che già allora […]

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