Hagazussa – La strega

Benvenuti o bentornati sul nostro blog. In quest’ultimo periodo abbiamo recensito due horror: il primo è stato The Grudge, reboot americano della saga di Ju-On, un film non orrendo ma che mi ha profondamente deluso e che non ha capito cosa rendeva veramente inquietante quelle opere giapponesi. Il secondo è stato Case 39, un horror che a molti probabilmente non piacerà, ma che io personalmente apprezzo nonostante gli evidenti difetti e che almeno ci provava a dare qualcosa allo spettatore. Il questo articolo continueremo a parlare ancora una volta di cinema dell’orrore ma stavolta ci spostiamo dagli Stati Uniti per arrivare qui in Europa. In Europa abbiamo una storia molto varieggiata e antica rispetto agli Stati Uniti e in particolar modo abbiamo tantissimi racconti e miti riguardanti le streghe. Perfino qui in Italia, se si scava a fondo nel folclore delle varie regioni, si possono leggere tantissimo storie legate alle streghe, tutte molto interessanti e curiose. Quindi diciamo che di storie ne abbiamo veramente tante. Inoltre il l’Europa è un luogo perfetto per ambientare questo tipo di leggende e miti visto le ambientazioni che ha. Da come avete potuto ben capire in questo articolo parleremo di streghe. Più o meno. Cosa intendo dire con più o meno? Il discorso questa volta è molto più complesso del solito e ammetto che questa tematica è stata affrontata in maniera molto originale e particolare. Penso proprio che mi divertirò a recensire questa pellicola anche perché ha una sua unicità ed è un’opera fuori da ogni canone. Senza perdere altro tempo iniziamo subito con la recensione.
Ecco a voi Hagazussa – La strega (in tedesco semplicemente Hagazussa mentre in inglese è conosciuto con il nome di Hagazussa: A Heathen’s Curse), film horror austriaco del 2017 scritto e diretto da Lukas Feigelfeld.

Trama:
Siamo nel quindicesimo secolo e la storia inizia con una giovane ragazza di nome Albrun (Celina Peter) e sua madre (Claudia Martini). Loro due vivono insieme in una casa sulle montagne, isolate da tutto e da tutti, per questo motivi vengono considerate dagli abitanti del villaggio come delle streghe. Un giorno la madre si ammala di peste e con il tempo le sue condizioni peggiorano drasticamente. Nonostante gli sforzi di Albrun, la madre non migliora affatto, anzi inizia verso la fine a comportarsi in maniera inquietante e, dopo essere uscita di casa nel cuore della notte, viene ritrovata morta il giorno seguente dalla figlia. Passano gli anni e Albrun (Aleksandra Cwen) è ormai diventata una donna ed è anche madre di una neonata. Lei è vissuta per tutti quegli anni nella casa sulla montagna, isolandosi sempre dalle persone e tutt’ora viene considerata dagli abitanti come una strega e maltrattata. Un giorno però Albrun incontra Swinda (Tanja Petrovsky), una donna del villaggio che al contrario degli altri tratta bene la protagonista e le parla spesso, venendo a trovarla a casa sua. Le cose però inizieranno a crollare per Albrun con due eventi: il primo quando il prete locale (Haymon Maria Buttinger) dà alla donna il teschio purificato della madre. Il secondo quando Swinda fa un gesto orribile nei confronti di Albrun, tradendola. Da qui in avanti la nostra protagonista inizierà a crollare del tutto.

Non vedevo l’ora di parlare di questo film. Questa era una pellicola che attendevo da molto tempo qui in Italia. Ne avevo sentito parlare benissimo quasi tre anni fa e le immagini e i video che vedevo circolare sembravano promettere bene. Purtroppo abbiamo dovuto aspettare per l’appunto quasi tre lunghi anni prima che la Black Swan lo portasse qui da noi. E solo in DVD, niente blu-ray. Mi dispiace molto che certi film vengano trattati in questo modo, soprattutto quando vedo in giro certe pellicole che hanno un’ottima distribuzione nonostante non se la meritino. In ogni caso questa pellicola ha partecipato a diversi festival internazionali come ad esempio il CinEuphoria, Fangoria, il Fantastic Film Fest, festival nei quali ha ricevuto diverse nomine e anche alcune vittorie. Inoltre mi ha molto incuriosito visto che questo è il primissimo lungometraggio diretto da Lukas Feigelfeld. E a mio avviso è stato un inizio davvero promettente, ma ci torneremo dopo. Ci sono stati però altri motivi per cui questa pellicola ha attirato la mia attenzione: il fatto che avesse come ambientazione l’Europa, e in particolar modo le Alpi, e come ho detto prima le storie sulle streghe hanno molta potenzialità qui da noi e soprattutto perché per certi versi ricorda il bellissimo The VVItch (recensione tra l’altro che ai tempi feci con una ingenuità) di Robert Eggers. Chiunque abbia visto quel capolavoro avrà questa sensazione, ma la cosa ottima di Hagazussa e che sì, ricorderà The VVitch per tematiche, per l’uso del folclore e anche per l’ambientazione, ma si discosta da parecchio da quella pellicola seguendo tutt’altra strada e trovando la sua unicità. Ma partiamo con ordine.

Il film è diviso in quattro parti intitolate Ombre, Corno, Sangue e Fuoco. Ombre rappresenta il prologo e narra le vicende di Albrun quando era piccola e di sua madre. Ci introduce perfettamente alla storia presentandoci i personaggi, il mondo in cui vivono e, cosa molto importante, l’ambientazione Corno invece sarà la parte centrale del film e la parte più lunga di tutte, dove vediamo Albrun cresciuta, la vita che conduce in isolamento e i maltrattamenti che subisce per colpa degli abitanti del villaggio. Diciamo che questi due capitoli sono stati ben riassunti nella trama e non parlerò degli eventi che accadranno nelle ultime due parti. In questo caso la storia di Hagazussa è un po’ come quella di The Lodge, semplice e breve. Ci vuole molto poco per narrare questa storia e se non si sta attenti si rischiano di fare grandi spoiler, ma nonostante la trama sia molto semplice dobbiamo sempre ricordarci che è il modo in cui viene narrata a fare la differenza.

In questo caso possiamo notare fin da subito che il film è molto lento e pacato. Non ci sono mai momenti in cui accelera ma soprattutto non è un film che vuole sorprendere a tutti i costi. Si prende i suoi tempi, ha una regia quadrata e precisa, mai caotica o esagerata. Il ritmo lento è un grande vantaggio della pellicola perché ci permette di immergerci in questo terrificante mondo. Come ho detto poco fa, Hagazussa non è un film che vuole sorprendere a tutti i costi, quindi non saranno presenti jumpscares o fantasmi urlanti che vengono fermati da delle porte chiuse. E’ un film che costruisce in buona parte la sua tensione attraverso l’ambientazione e le atmosfere.

Una scelta ottimo a mio avviso infatti sono le location, tutte naturali e tutte in montagna. Ci saranno molti casi in cui il regista farà una panoramica di questi luoghi magnifici, che siano coperti dalla nebbia o inondati dal sole. E’ soprattutto interessante vedere come il regista riesce a fotografare benissimo questi luoghi, all’inizio ricoperti dalla neve, con questo bianco che ricopre ogni cosa e va in contrasto con la foresta avvolta dall’oscurità, in altri casi avremo una montagna piena di luce, quasi idilliaca, e in altri momenti chiave del film invece grigia e spenta. Inoltre la foresta riesce a incutere un certo timore ed è qui che arriviamo a parlare delle atmosfere. La pellicola gioca molto su questo e riesce a creare un’atmosfera cupa che possiamo tranquillamente definire gotica. L’effetto migliore che si ottiene attraverso di ciò lo abbiamo con la foresta, un luogo in cui è facile perdersi, un luogo chiuso, claustrofobico e pieno di volte, un posto dove molte volte si ha la sensazione che ci sia qualcuno che guardi e spii la protagonista, soltanto che non vedremo mai chi o cosa c’è nella foresta, ma riusciremo a percepirlo.

Ciò che riesce ad aggiungere tensione e fascino all’ambientazione e alle atmosfere è sicuramente la colonna sonora, formata principalmente da questo violino con un suono pesante e grave che riesce a descrivere benissimo quel senso di paura e tensione che si proverà per tutto il film.
Inoltre nel film i personaggi parlano pochissimo, ci sono pochi dialoghi e riusciamo a capire tutto attraverso la regia e l’ottima prova attoriale dei vari interpreti.

Qui la paura scaturisce dagli eventi orrendi che accadranno nel corso della storia, eventi che mi hanno fatto realmente rabbrividire. Ed è qui che parliamo della protagonista e di ciò che voleva raggiungere il regista. Albrun era una ragazzina piccola quando perse sua madre e ora che è cresciuta non possiamo far altro che pensare che in parte sia rimasta la bambina di un tempo. Lei è una donna che fa fatica a rapportarsi con gli altri, è chiusa, sola e anche disprezzata per qualcosa che non è. All’inizio infatti è il personaggio più innocuo che ci sia, incapace di fare del male a una mosca. Un personaggio innocente che però viene incolpato dalle persone per qualcosa che non ha fatto ed è appunto su ciò che si basa l’intera pellicola. Le persone ormai la considerano un strega solo perché è diversa e vive da sola e questa convinzione è molto radicata nel villaggio, una concezione basata sulla superstizione e sul bigottismo religioso. Tutti questi pregiudizi ricadono su un personaggio già fragile di per se con un grande trauma alle spalle e tutto ciò non farà altro che ferire in maniera più grave la protagonista.
Inquieterà molto vedere come queste persone si credano nel giusto, che sono gli altri a essere sbagliati, e come ciò per loro sia una scusa per commettere atti vili e crudeli nei confronti di chi è diverso e sto appunto parlando del tradimento di Swinda. Rimarremo terrorizzati dal male che queste persone possono causare agli altri ma soprattutto ci spaventeremo di come questo male distruggerà una persona come Albrun, portandola a un lento ma inesorabile crollo e facendole fare azioni orrende e ripugnanti, diventando in un certo senso una strega, una strega creata dalle convinzioni degli altri.
Questo è ciò a cui il film e il regista vogliono arrivare e ci riescono alla perfezione.

Per concludere Hagazussa – La strega è un film horror straordinario. Un horror che non vuole far saltare dalle sedie il pubblico ma che vuol insinuare il terrore pian piano attraverso le sue atmosfere soffocanti e a degli eventi crudeli e spietati. Un film che parla in maniera intelligente del bigottismo, dell’odio verso il diverso e di come queste crudeltà possano solo portare dolore e alto male. Avrei voluto parlarne ancora di più ma rischiavo veramente di fare spoiler molto importanti e ho cercato di descrivere il film attraverso il suo significato e le sue sensazioni. Un film davvero intelligente e realizzato con cura che vi consiglio di recuperare il prima possibile.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

12 pensieri riguardo “Hagazussa – La strega

  1. Io sono a casa amante degli horror e ne ho visti talmente tanti che ormai sono pochi quelli che riescono ad emozionarmi. Questo sembra promettente. Lo vedrò. Grazie

  2. […] ma pur sempre godibile come Case 39, per arrivare infine a quella perla cinematografica che è Hagazussa, un horror stupendo e intelligente che avrebbe certamente meritato un successo maggiore da parte […]

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