1408 (film)

E torniamo a fare recensioni di film. Come sempre farò una piccola premessa prima di iniziare a parlare della pellicola. Io sono un grande fan di Stephen King e della sue opere. Avevo letto alcune parti casuali dei suoi libri quando ero piccolo (credeteci o no, ma in alcuni testi di italiano delle elementari e delle medie c’erano piccole parti dei romanzi di King, che ovviamente non ci facevano leggere ma che io andavo a cercare quando mi annoiavo durante le lezioni), ma il primo vero libro che lessi dell’autore fu Quattro dopo mezzanotte, un’antologia horror (la quarta che scrisse, per essere precisi) in cui ricordo con affetto I Langolieri e Finestra segreta, giardino segreto. King ha scritto tanti romanzi e racconti incredibilmente affascinanti e belli e, anche quando il lavoro da lui fatto era mediocre, era capace di dargli un tocco in più, un qualcosa in più che riusciva comunque a fartelo apprezzare in molti modi.
Per quanto riguarda i film tratte dalle opere di King, diciamo che ogni volta ho un po’ di paura e sono cauto quando ne annunciano uno. Spiegherò tra un po’ il perché di questa paura, intanto inizio con il presentare il film in questione.
Ecco a voi 1408, horror psicologico del 2007 diretto da Mikael Håfström e tratto dall’omonimo racconto breve di Stephen King presente nella raccolta Tutto è fatidico.

Trama:
Mike Enslin (John Cusack) è un autore di saggi che indaga principalmente sulle case stregate e tenta di svelare gli inganni che si celano dietro. Un tempo era uno scrittore promettente, ma per via di un evento che lo ha sconvolto, ora è diventato scettico, arrogante e soprattutto arrabbiato e adesso scrive libri in cui descrive luoghi infestati, principalmente alberghi che gli permettono di alloggiare lì gratis mentre indaga, anche se in realtà non c’è nulla di sovrannaturale e lui lo sa. Un giorno lo scrittore riceve una cartolina proveniente dall’hotel Dolphin in cui c’è scritto: “Non entrare nella 1408“. Incuriosito Mike decide di alloggiare in quella stanza per svelarne l’inganno, ma il direttore Gerald Olin (Samuel L. Jackson) cerca di dissuaderlo in ogni modo possibile, narrandogli degli eventi orrendi che succedono in quella stanza di cui neanche Mike era a conoscenza. Nonostante tutto Mike insiste nel passare una notte nella 1408 e Gerald alla fine è costretto a cedere. Mike così entra nella stanza e questo sarà l’inizio del suo incubo.

Ci sono stati film tratti dai romanzi di King che hanno letteralmente fatto la storia: Le ali della libertà, Carrie, Misery, La Zona Morta, Shining, Christine, L’ultima eclissi e ancora tanti altri che si sono rivelate delle perle e che tutt’oggi sono giustamente amate. E’ anche vero però che ci sono moltissi film tratti dai suoi romanzi che sono a dir poco terrificanti tipo Cell, Trucks, La creatura del cimitero, I Langolieri (che i realtà poteva dare di più, ma il digitale ha distrutto buona parte del film) e di tanti altri film per la televisione e delle ultime pellicole uscite in sala (tranne Doctor Sleep che è stato grandioso). Quindi diciamo che ogni volta che si parla di queste pellicole, tendo ad avere un po’ di timore perché molte volte vengono trasposti veramente male.
La stessa cosa vale per 1408? Fortunatamente no.

Uno dei lati migliori di questa pellicola è sicuramente la regia. In questo caso ciò che apprezzo tantissimo (e che secondo me è fondamentale quando si vuole parlare di certe trame) è che la regia è al servizio della storia. I movimenti delle telecamere e le inquadrature, nonostante siano curate e in certi casi anche complessi, non si notano per niente. Non si fa quasi caso allo stile utilizzato dal regista e in un certo senso questa è un’ottima cosa che aiuta lo spettatore a immergersi ancor di più nella storia e nella sua atmosfera. Un altro ottimo lavoro che fa Håfström è quello di dare un senso di solitudine e isolamento quando Mike entra nella stanza. E ci riesce in una maniera anche semplice. Visto che c’è una sola persona in quel luogo sarebbe quasi normale fare delle inquadrature che riprendono molto da vicino il personaggio. Qui non è proprio così. Ci sono anche questo tipo di inquadrature, ma per lo più la telecamera tende a riprendere il protagonista da lontano e ciò ci dà uno sguardo molto ampio del luogo in cui si muove. Uno spazio abbastanza grande in cui solo lui si sposta e agisce e che ci fa capire che non c’è nessun altro con lui. Forse.
Inoltre una cosa che hanno reso bene è il ritmo. Ciò che fanno molto bene è di non far iniziare il tutto subito, ma di dare dello spazio per farci conoscere il protagonista, il suo lavoro e poggiare le basi su alcuni eventi del suo passato che lo hanno reso così. Poi avremo anche la presentazione della stanza descritta in maniera ottima da Olin. E infine vediamo Mike che entra nella 1408. Anche qui sono molto intelligenti a non far partire il tutto, iniziando con dei piccoli dettagli, oggetti che non c’erano prima, quadri leggermente spostati per poi diventare sempre più inquietante e pericoloso. Dentro la stanza ci sarà un ritmo che non perderà mai un colpo e che terrà sempre alta l’attenzione dello spettatore fino alla fine.

Il lato registico è curato ma lo è anche la caratterizzazione dei personaggio in primis (e soprattutto) Mike Enslin. Ci viene subito presentato come un personaggio con un forte senso dell’umorismo tipico però di un cinico che in certi casi sfocia nel black humor. Fin da subito capiamo che un tempo era uno scrittore veramente bravo che però ha lasciato andare tutto in malora (e questo posso dirlo perché viene mostrato nei trailer ed è scritto pure nella trama del film) per via della morte di sua figlia Katie (Jasmine Jessica Anthony). Un evento che ha distrutto la sua vita e che ancora continua ad avere ripercussioni su di lui. Quando entrerà nella stanza, la stanza stessa userà questa carta per ferirlo e farlo completamente a pezzi.
Il modo con cui poi reagisce il protagonista alla situazione è ben reso: passa dallo scetticismo all’incredulità in maniera molto realistica, cercando a tutti costi di trovare una spiegazione logica agli eventi che gli stanno accadendo. Oltre a dover sopravvivere alla stanza, prima che scada il tempo, Mike dovrà combattere anche con i suoi fantasmi, che in questo luogo sono molto più tangibili. Qui John Cusack ha fatto un ottimo lavoro, interpretando il personaggio alla grande e con grande energia, riuscendo a essere scettico e allo stesso tempo divertente, facendo ridere il pubblico per le sue battute ma anche a empatizzare con lui.
Anche il resto degli attori se l’è cavata molto bene (che non sono neanche tanti visto che la maggior parte del film è ambientata nella 1408). Samuel L. Jackson riesce a dare un certo carattere e volontà al suo personaggio e il dialogo che hanno i due prima che Mike entri nella stanza mostra la sua forza, così come mostra la forza e la testardaggine di Mike. Anche Mary McCormack nel ruolo di Lily Enslin, la miglie di Mike, fa un ottimo lavoro, regalandoci un buon personaggio e una buona performance.
Non dimentichiamoci poi di uno dei personaggi più importanti di tutta la pellicola e co-protagonista insieme a Mike della storia: la stanza 1408. La stanza è un vero e proprio personaggio, che ha una propria volontà, è un’entità vivente e malvaggia che fa del male alle persone e soprattutto le fa soffrire lentamente. Apprezzo molto il modo con cui viene presentata la stanza. Qualcuno potrebbe pensare a un luogo in decadenza pieno di sporco e polvere, invece ha l’aspetto di una comunissima e banale stanza d’albergo. E nonostante ciò sono riusciti a rendere un luogo simile spaventoso attraverso la costruzione della suspence, agli eventi inquietanti che distruggeranno ogni senso logico e alle sfide psicologiche che affronterà Mike. Una stanza che ti intrappola e ti divora.

A questo proposito voglio dire che c’è stato un ottimo lavoro per quanto riguarda la fotografia del film, curata da Benoît Delhomme e riferita in particolar modo alla stanza. Perché in questo luogo dove lo spazio e il tempo sembrano distorti e ha delle regole proprie, avremo dei cambi d’illuminazione a volte dovuti a dei giochi di luci e ombre interessanti, altre invece come se ci torvassimo in qualche altro luogo diverso dalla stanza ossia un spazio aperto. Questo lato è stato molto curato.
Un’altra caratteristica di grande rivelanza e ben realizzata del film riguarda gli effetti speciali. Soprattutto verso la fine, dove succederanno eventi veramente folli e incredibili, il digitale è stato utilizzato in minima parte, giusto per fare qualche ritocco. Per il resto hanno fatto tutto in maniera artigianale, il cambio di ambientazione, la stanza sommersa dall’acqua ecc… C’è stato un enorme lavoro in questa fase per cercare di limitare l’uso della CGI e in questo modo da rendere più tangibile i pericoli che Mike corre stando in quel luogo.
E la colonna sonora, realizzata da Gabriel Yared, è in linea con la storia che ci è stata narrata e riesce ad essere minacciosa ma anche riflessiva e drammatica.

1408 è una delle trasposizione tratte dalle opere di King meglio riuscite che ci sia. Non è un capolavoro, ma è diventato giustamente un piccolo cult per chi ama l’horror perché ha saputo gestire una storia interessante, ambientata in una stanza d’albergo e con un solo personaggio al suo interno. Qualcuno potrebbe dire che così si può gesitre più facilmente un film ed è vero in parte, ma diventa al contrario difficile cercare di attirare l’attenzione dello spettatore, ma la pellicola riesce anche in questo e regala agli spettatori un’opera interessante e diretta in maniera intelligente. Quindi questo è un film che vi consiglio di cuore.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

27 pensieri riguardo “1408 (film)

  1. Ho trascurato a lungo questo film temendo fosse una cavolata come “L’acchiappasogni”, ma mi son dovuto ricredere. È una trasposizione più che dignitosa e John Cusack è sempre eccellente. Di recente ho visto “A good marriage” tratto da un racconto contenuto in “Notte buia, niente stelle”. Te lo consiglio nel caso non l’avessi ancora visto.

    1. L’acchiappasogni! Cavolo me ne ero completamente dimenticato. Era un film abbastanza brutto ma ammetto che mi aveva divertito molto (e forse per i motivi sbagliati). A good marriage l’ho visto e l’ho trovato un ottimo film. I lavori di King possono portare a grandi opere oppure a lavori incredibilmente imbarazzanti, bisgona trovare le giuste persone per trasporle.

  2. non posso dire nulla perchè non l’ho visto, ma farò ammenda nel senso che ho sempre molta diffidenza nei confronti dei film tratti da libri che ho letto. tuttavia ho amato appasionatamente “le ali della libertà” e “Misery” che trovo davvero insuperabil. e’ sempre un piacere leggere le tue recensioni!

    1. Misery e Le ali della libertà sono state trasposizioni veramente ottime e intelligenti. E questo 1408 è stata una trasposizione stupenda. Un’altra che ti consiglio caldamente è L’ultimo eclissi.

      1. ti ringrazio per le dritte adesso mi metto alla ricerca! e una domanda ci parlerai mai di Kubrick? è la mia passione , adoro Barry Lyndon, l’avrò visto fino allo sfinimento! magari ne hai già parlato se si dimmi diove!! grazie

  3. Questo racconto di King putroppo non l’ho ancora letto, ma ho visto il film e mi era piaciuto parecchio. È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che l’han passato in tv e mi hai fatto venire voglia di dargli una rispolverata con questo articolo.

      1. Ah guarda sfondi una porta aperta, ho letto nemmeno una minima parte della sua produzione. C’è da dire che a volte o lo amo o lo odio perché lo trovo molto prolissimo, troppo forse, ma scrive divinamente c’è poco da fare.

        1. Dipende dal libro. King parla molto dei personaggi e riesce a delinearne alla grande nelle sue opere. Poi dipende se riesce a trovare un equilibrio tra personaggi e storia. Ad esempio in Salem’s Lot e It ci riesce mentre invece a mio avviso non riesce con Shining dove i personaggi soffocano la storia.

          1. Concordo, anche se devo ammettere che in IT ci sono alcune parti davvero statiche, ti perdi nelle descrizioni, o almeno è la mia impressione. Poi per fortuna ce ne sono altre che invece sono moooolto narrative e corre come un matto. Sono molto curiosa di leggermi il suo saggio ON WRITING che mi hanno consigliato in molti, tu l’hai letto?

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