Il Petroliere

Anche questa volta torniamo a parlare di film e mi sono deciso a recensirne uno con un grande valore artistico. Stavolta però non parlo di un grande classico del passato ma di una pellicola che è uscita agli inizi degli anni 2000. Molte volte le persone, quando parlano di capolavori del cinema, tendono sempre a rivolgere uno sguardo agli anni precedenti del 2000. In un certo modo vedo in giro tanta gente dire che il cinema era meglio prima, senza però dare spiegazioni approfondite o senza cercare di scoprire le pellicole del 21° secolo interessante. C’è un certo pregiudizio verso ciò che è nuovo e nell’ultimo periodo questa cosa sta risaltando sempre di più. Negli ultimi anni ci sono stati dei grandi cambiamenti nell’industria del cinema e sul modo in cui vengono prodotti certe pellicole o in particolare sui motivi legati al marketing che spinge i produttori a spendere soldi su certi prodotti. Nonostante ciò ci sono dei registi molto talentuosi che riescono a farsi strada in questo mondo difficile, riescono a mostrare le loro incredibili capacità e a creare film incredibili e interessanti (sappaite comunque che ci sono case di produzione che sfornano prodotti di altissima qualità e tra tutte risalta la A24, una stupenda casa di produzione di cui parlerò un giorno). Con l’articolo di oggi ho anche modo di introdurre sul blog un regista che negli ultimi anni ha dimostrato grandi capacità registiche e ha sfornato film stupendi.
Il film di cui parliamo oggi è Il Petroliere (There will be blood), una pellicola drammatica del 2007 scritta e diretta da Paul Thomas Anderson e liberamente ispirato al romanzo Petrolio! (Oil!) di Upton Sinclair.

Trama:
Siamo nel 1898 e il minatore d’argento Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis) scopre casualmente un giacimento di petrolio. Nel 1902 scopre vicino a Los Angeles un altro giacimento di petrolio e inizia a estrarlo. Durante i lavori uno dei suoi lavoratori muore in un incidente, lasciando da solo il suo unico figlio che è ancora un neonato. Daniel decide di adottarlo e lo chiama H.W. Plainview (Dillon Freasier), senza mai rivelargli chi sia veramente il suo padre e che è stato adottato. Il bambino in seguito diventa il partner di Daniel negli affari per la sua compagnia di petrolio. Nel 1911 Daniel riceve la visita di un giovane uomo chiamato Paul Sunday (Paul Dano) che, in cambio di denaro, dice che sotto la proprietà della sua famiglia a Little Boston, California, c’è un enorme deposito di petrolio. Il protagonista decide di controllare di persona e, accertatosi della presenza del petrolio, cerca di comprare la proprietà della famiglia Sunday. Purtroppo Daniel avrà a che fare con Eli (sempre Paul Dano), il fratello gemello di Paul e predicatore della chiesa locale. Quest’ultimo chiede a Daniel 10 mila dollari, 5 mila per la proprietà e gli altri 5 mila da donare alla Chiesa di Eli. Daniel paga subito i soldi per comprare la proprietà ma non quelli da donare alla Chiesa. Da qui in poi avverranno parecchi eventi che metteranno in luce la natura di Daniel, le sue motivazioni e forse un possibile cambiamento.

Prima o poi avrei dovuto parlare di Paul Thomsa Anderson, anche perché è effettivamente uno dei registi più importanti di quest’ultimo periodo o almeno uno dei registi più importanti che è all’attivo relativamente da poco (il suo primo lungometraggio, Sidney, è del 1996). E per il momento posso dire che non ha sbagliato nessun film. Forse a qualcuno potranno non piacere certi suoi lavori, cosa normalissima, ma oggettivamente ha realizzato delle opere bellissime. Mi sembrava quindi normale parlare di questo regista nel blog e ho deciso di farlo con uno dei suoi film più belli, ma soprattutto uno dei suoi film che amo di più e che si piazza tranquillamente tra le mie pellicole preferite in assoluto. Prima di iniziare però vorrei precisare che non apprezzo molto il titolo che gli hanno dato in italiano. Questa volta non gli hanno appioppato un altro titolo in inglese o un titolo in italiano che non c’entra nulla, ma ha un nome che è comunque in linea con la storia che ci viene narrata, ma io lo trovo veramente semplificativo. Non è un titolo sbagliatissimo, però quello originale, There will be blood (Ci sarà sangue), è perfetto, perché riassume in maniera incredibile un concetto e una tematica centrale della pellicola. Un titolo così eovcativo cambiato in questo modo è davvero un peccato. Questa cosa mi crea enorme dispiacere. Smettiamola però di lamentarci sempre dei titoli che cambiano in Italia (anche perché altrimenti non la finiamo più) e parliamo del film.

Partiamo innanzitutto con la regia di Anderson, che in questo film è maturata tantissimo e insieme a Il Filo Nascosto ha raggiunto per il momento il livello più alto. Basta vedere i primi minuti del film. Nei primi 20-30 minuti della pellicola almeno non viene detta mezza parola e non ce n’è bisogno perché Anderson riesce a far comprendere la situazione solo dalle immagini: quando scava nella miniera, gli incidenti, il modo con cui il protagonista si relaziona con gli altri. Tutto si svolge nel silenzio e le sole azioni spiegano gli eventi. Inoltre Anderson utilizza sapientemente delle lunghe carrellate che riescono a seguire i personaggi in lunghe sequenze e dandoci anche la percezione di muovere in posti molto grandi e reali. La stessa cosa vale per i campi lunghi dove Anderson mette scena momenti girati e coordinati alla perfezione. Una scena che in particolare mi ha colpito è quello in cui il derrick (la torre di perforazione) prende fuoco e con una sola inquadratura vediamo un incredibile numero di azioni ed eventi.
Parlando delle inquadrature, quest’ultime sono molto precise e calcolate e in molti casi si posano soprattutto sui personaggi attraverso primi piani e piani medi. Ci sono pochi stacchi quando i personaggi parlano tra di loro, molte volte l’inquadratura è continua, mentre il ritmo del film è lento e scandito eppure, nonostante la sua lunghezza (circa 2 ore e mezza), il film scorre in maniera fluida e non annoia neanche un momento.

Un’altra cosa che adoro è la fotografia curata da Robert Elswit. Molte scene sono ambientate in esterni, dove si utilizza una luce naturale, ma è molto interessante come sia negli esterni che negli interni riesca a utilizzare dei tagli di luce stupendi, riuscendo a dare una certa finezza ai colori: l’illuminazione della Chiesa in cui c’è una forte luce, la scena dell’incendio dove lo sfondo oscurato dalla notte contrasta fortemente con la luce creata dal fuoco, tutti i luoghi bui e stretti che riescono a sottolineare l’umore e i sentimenti che provano in quel momento, stessa cosa quando ci sono scene molto luminose quando ci sono momenti rilassanti e quasi felici. Qui tutto è curato nei minimi dettagli.
Un’altra componenete, che ha un profondo impatto nella pellicola è sicuramente la colonna sonora ideata da Jonny Greenwood, il chitarrista dei Radiohead. Anderson è un fan della musica dei Radiohead ed era rimasto impressionato dall’album che Greenwood aveva pubblicato come solista ovvero Bodysong (che tra l’altro è anche la colonna sonora dell’omonimo film). Anderson riuscì a convincere il chitarrista a comporre la colonna sonora e il risultato finale è eccezionale. La musica de Il Petroliere non è per niente amichevole, anzi in molti casi è minacciosa, ha delle note molto pesanti e lente e in certi momenti è inquietante, come se presagisse eventi nefasti. Raggiunge il suo apice in particolar modo quando vediamo le torri di perforazione in azione o che semplicemente di stagliano sul panorama circostante. E’ qui che la musica diventa in particolar modo inquietante e con un suono sporco che valorizza ancor di più sia il momento che la musica stessa.
La musica unita alla regia di Anderson, alla fotografia e alla scenografia (Jack Fisk) creano dei momenti incredibili che riescono a far rimanere a bocca aperta.

Ora passiamo ad altri due lati che mi hanno colpito tantissimo ovvero i personaggi e le tematiche. Non si può far a meno di parlare di Daniel e dell’incredibile interpretazione di Daniel Day-Lewis, che si è meritato tutti i premi possibili e immaginabili, solo la sua interpretazione basterebbe per incantare il pubblico. Daniel è un personaggio tridimensionale e soprattutto è ambiguo. E’ una persona che non si può far a meno di rispettare, visto che comincia letteralmente dal nulla e da lì ha costruito un impero attraverso il duro lavoro, la perseveranza e il “sangue”. Un uomo che ha fiuto per gli affari, molto furbo e con una forza di volontà incrollabile. Nonostante tutto ciò è chiaramente un personaggio negativo. A un certo punto della pellicola ammette il suo odio nei confronti delle persone e il fatto che è molto competitivo e non vuole in alcun modo che gli altri riescano ed è bellissimo scoprire il motivo per cui vuole guadagnare così tanto (non vi dico nulla). Inoltre è ambigua anche la ragione per cui ha deciso di adottare H. W., di certo non legata alla pietà o affetto, ma per praticità (neanche qui vi dico altro), ma nonostante tutto proverà un po’ di sentimenti verso di lui. Daniel mette in primo piano gli affari alle persone, e infatti alcuni lavoratori moriranno sul posto di lavoro, e cerca di averla vinta con tutti, a volte mostrando una grande cattiveria, una cattiveria di cui lui è ben consapevole e che fa parte della sua natura. Ci sono però degli eventi che potrebbero migliorarlo come persona e renderlo più umano, ma tutto si riduce a una grande delusione e più si va avantie più diventerà solo e carico di odio.
Anche tutti gli altri personaggi saranno interessanti e anche loro molti ambigui. Fra tutti spiccherà Eli il predicatore, un personaggio folle che si infervora molto quando fa le sue prediche e che molte volte chiederà il denaro a Daniel e cercherà di attirare l’attenzione degli altri su di se. Sono molti i personaggi ambigui e con doppi fini in questa storia e forse gli unici due che si salvano in tutto ciò sono i piccoli H. W. e Mary Sunday (Sydney McCallister).

E ora parliamo invece delle tematiche e in primis di quella che risalta più di tutti ovvero il capitalismo. In questo film si narra della nascita del capitalismo americano che tutti noi conosciamo, di come questo sia capace di arricchire una persona ma allo stesso tempo di distruggere tutto quello che lo circonda, che gli si mette in mezzo e in particolar modo di distruggere la persona stessa. Perché più Daniel andrà avanti con la sua idea di avere sempre di più, più lo vedremo furioso e solo, chiuso in se stesso e autodistruttivo. In questa pellicola si mostra il cambiamento che è avvenuto negli USA tra l’ottocento e il novecento.
Ci sono anche altre tematiche che Anderson affronta come la religione. La religione qui è vista in maniera abbastanza negativa, dove si dicono belle parole sulla fede, sulla salvezza e sull’uomo, ma il fine ultimo diventa sempre il guadagno, come dimostra Eli fino alla fine. Una critica molto dura e pungente che viene messa di fronte allo spettatore senza troppi giri di parole.

Il petroliere è la storia di un uomo pieno di odio, che vuole riuscire in tutto e vuole che gli altri invece falliscano, un uomo complesso capace di creare grandi cose, ma anche di distruggere tutto ciò che lo circonda che sia negativo o positivo. E’ anche la storia del capitalismo negli USA, in cui si narra come quella nazione alla fine sia nata dal sangue di tantissime persone attraverso il lavoro in condizioni pessime e con impreditori e uomini d’affare senza scrupoli. Un film con argomenti forti e importanti, diretto in maniera incredibile e che si merita senza alcun dubbio di essere uno dei migliori film di questo secolo (e quest’affermazione non la dico a così alla leggere, questo film è veramente incredibile).
Quindi, se non lo avete ancora visto, vi consiglio di recuperarlo assolutamente perché è una pellicola importantissima e di una bellezza unica e inimitabile che in pochi sono riusciti a raggiungere.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

13 pensieri riguardo “Il Petroliere

  1. In film non lo conosco, proprio mai sentito, però ho un sentore di deja-vù riguardo alla storia, ma non ricordo dove l’ho letto di una famiglia che si è arricchita ricalcando le orme della trama che ci hai spiegato. O comunque c’erano parecchi punti in comune! :/

  2. confermo quello che dici sul titolo che trovo almeno io “commerciale” cosa di cui questa pellicola non aveva bisogno e il titolo originale era per me alemeno splendido anche in semplice traduzione. confesso anche che non l’ho voluto vedere subito perchè il libro mi era piaciuto molto, poi mi sono ricreduta bello molto anche il film!

    1. Il film è veramente stupendo ed è una pellicola che merita di essere conosciuta. Mi dispiace un po’ per il titolo che perde il suo profondo significato e diventa più banale. Grazie mille per il commento!

      1. Si ha una casa nelle Marche e l’ho incontrato diverse volte con sua moglie e i tre figli ma, nonostante io sia un grandissimo fan dei Radiohead, non l’ho mai disturbato. Anche perché se vieni a vivere in un paesino di 400 persone non vuoi sicuramente rotture di scatole.

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