Spy Kids 3-D: Game Over

Abbiamo parlato di Spy Kids e Spy Kids 2 – L’isola dei sogni perduti, entrambi due film per famiglie molto divertenti, folli e con idee molto intelligenti che riuscivano a diversificarsi l’uno dall’altro, rimanendo però fedeli allo spirito originale. I primi due capitoli sono stati molto apprezzati dalla critica e dal pubblico, incassando entrambi bene e subito hanno deciso di fare il terzo episodio. Non so se questo film fosse nelle intenzioni di Rodriguez. Il regista aveva affermato di avere in mente il secondo capitolo della saga quando venne portato al cinema il primo Spy Kids, mentre era dubbioso con il terzo capitolo visto che i due attori protagonisti stavano crescendo in fretta. Questo però è un altro problema.
Ecco a voi Spy Kids 3-D: Game Over, pellicola di fantaspionaggio del 2003 diretto, scritto, fotografato, montato scenografato e musicato da Robert Rodriguez (seriamente, riposati un po’).

Trama:
Juni (Daryl Sabara) ha deciso di lasciare l’OSS dopo esserne rimasto deluso e ora va avanti come investigatore privato e mette da parte i soldi per potersi comprare il videogioco del momento, Game Over, un gioco basato sulla realtà virtuale, che verrà lanciato sul mercato tra non molto. L’OSS contatta Juni e gli rivela che sua sorella Carmen (Alexa Vega) è rimasta intrappolata nel gioco mentre indagava su Sebastian il Giocattolaio (Sylvester Stallone), un criminale imprigionato nel cyberspazio che ha creato Game Over e che potrebbe riuscire a scappare da quella prigione se i giocatori raggiungono l’imbattibile Livello 5. Juni dovrà trovare sua sorella e impedire che il Giocattolaio fugga dal cyberspazio prima che il gioco venga lanciato sul mercato e per farlo si farà aiutare da suo Nonno Valentin (Ricardo Montalbán), che sembra avere una questione irrisolta con questo Sebastian.

Nella recensione precedente avevo detto che i nonni di Juni e Carmen non avevano nomi ed era così. Nel secondo capitolo non li chiamano con nomi propri e in questo film solo al nonno gli viene affibiato il nome ovvero Valentin (per dire, la nonna continua a essere chiamata Nonna).
In Italia, non ne conosco il motivo e probabilmente non lo capirò mai, il film è uscito con il titolo di Missione 3D – Game Over, tagliando così ogni riferimento a Spy Kids. Giusto per confondere un po’ le idee. Chiusa questa piccola parentesi torniamo al film.

Quando il film uscì al cinema, ebbe un enorme successo, un po’ meno negli Stati Uniti dove guadagnò di meno rispetto ai primi due capitoli, ma nel resto del mondo fece dei grandi incassi ed è attualmente il capitolo che ha incassato di più. Ed è anche uno dei film che trasmettevano maggiormente in televisione quando ero piccolo insieme al primo. Ammetto che da bambino questo film mi divertiva tantissimo, soprattutto perché aveva come base un’idea semplice ma molto intrigante: entrare in un gioco sulla realtà virtuale. E a quei tempi sembrava veramente qualcosa di incredibile. Nonostante lo guardassi volentieri, notavo però che gli mancava qualcosa rispetto al primo. Posso dire fin da subito che se un ragazzino guardasse questo film si divertirebbe sicuramente. Un adulto? Purtroppo no e vi spiegherò i motivi, anche se quelli principali sono due: il 3D e la narrazione.

Non ho visto al cinema il film con il suo 3D, ma da tutti è stato considerato veramente pessimo e in alcuni casi ha fatto pure stare male. Il problema principale di questo 3D è che era quello vecchio stile, non quello che si utilizza oggi, migliorato parecchio rispetto ad molti anni fa. Un’altro problema deriva dal fatto che Rodriguez usò la tradizionale proiezione anaglifica (con gli occhialini con le lenti blu e rosse). Quel tipo di dimensionalità era parecchio difettose. Il punto è che in quel periodo era uscito un documentario di James Cameron, Ghosts of the Abyss (documentario che vi consiglio di recuperare), che aveva avuto lo stesso tipo di processo in 3D di Spy Kids, ma era stato messo nelle sale con la proiezione polarizzata, che poteva essere disponibile solo in alcuni luoghi speciali (tipo i cinema IMAX che ai tempi erano ancora una novità). Oltre ciò ho come l’impressione che questo 3D abbia inflitto parecchio sulla regia di Rodriguez in maniera negativa.

Il ritmo scorre abbastanza bene, ma non è fluido come nei capitoli precedenti. Ci sono certe scene allungate, che sono state fatte per il 3D, che rallentano un po’ l’azione come ad esempio un personaggio che allunga il dito lentamente verso la telecamera o qualcuno che si avvicina ad essa. Scene che dovevno essere brevi, ma che hanno allungato per via di questa tecnologia.
Inoltre ci sono dei problemi con gli effetti speciali. Ovviamente in certi punti l’hanno voluta rendere apposta da videogioco e su quello non ho nulla da dire, ma ci sono dei punti in cui manca una certa fluidità con le creature e/o gli oggetti in CGI, sono molto lenti e pesanti e in molte occasioni legnose e queste ultime cose non credo proprio siano volute. E anche in questo caso penso sia colpa del 3D.

Ora però passiamo all’elemento che mi ha veramente deluso: la narrazione. I primi Spy Kids, nonostante la loro semplicità, avevano sempre storie ricche di personaggi interessanti e tematiche mature, narrate nel corso della pellicola in maniera intelligente e con un certo schema. Qui la narrazione presenta invece dei problemi. Juni entra nel gioco e il suo obiettivo è raggiungere il Livello 5, però la trama è tutta qui. Praticamente ci sarà Juni che cercherà di arrivare in quel punto superando i livelli, ma senza una storia solida e costruita bene. La cosa veramente brutta è che il film sembra strutturato veramente come un videogioco a livello e questo è un punto abbastanza negativo. Inoltre si sente la mancanza di Carmen. Il suo personaggio apparirà molto più in là nella storia e Juni, nonostante sia un bel personaggio, non riuscirà da solo a reggere le rendini di questa trama e non ci riusciranno neanche tanto i personaggi presenti nel videogioco, che hanno un certo potenziale ma non vengono sfruttati a dovere. Inoltre si sentirà parecchio anche la mancanza di Banderas e della Gugino. Loro due ci saranno solo alla fine (e l’entrata in scena di Banderas mi ha fatto molto ridere) e sarà un peccato visto che in Spy Kids, inclusa questa pellicola, la tematica della famigliaè centrale. Ciò che qui mi delude molto è che volevano mettere in scena un concetto di famiglia più profondo in cui anche gli amici sono la tua famiglia, ma tutto ciò avviene verso la fine. Di queste cose se ne parla all’inizio e nel finale ma nella parte centrale non ce n’è traccia. Un altro grave difetto che però aveva un potenziale enorme.

Spy Kids 3D purtroppo è un film con problemi alla base abbastanza gravi, che non possono essere ignorati e gravano molto sul risultato finale, ma ci sono dei lati positivi davvero belli. Sicuramente la cosa più bella di tutti è Nonno Valentin perché primo, quando entra nel gioco a posto della sedie a rotelle ottiene un corpo enorme e potente 8con un costume davvero bello) e secondo perché è il personaggio caratterizzato meglio di tutti. Si dimostra un’ottima guida per Juni con la sua saggezza, lo aiuta più volte e inoltre è bello il rapporto che ha con il Giocattolaio. Anche quest’ultimo in realtà è un personaggio che mi ha divertito, con le sue varie personalità con cui discorre, e i motivi per cui ha deciso di costruire Game Over. E soprattutto è interessante le tematiche affrontate da questi due ovvero le responsabilità delle proprie azioni e soprattutto il perdono. Perché una cosa che è rimasta anche in questo film è la componente educativa, sempre presente e ben realizzata in tutti gli Spy Kids.
Comunque l’ironia non manca e ci sono delle scene e della battute che fanno veramente ridere, così come scene d’azione ben girate. Ma, come ho detto in precedenza, il problema principale sta alla base e purtroppo per quello non c’è nulla da fare.

Spy Kids 3-D: Game Over purtroppo non è all’altezza dei suoi predecessori, il 3D lo penalizza dal punto di vista del ritmo e della regia e la trama è troppo frammentata. Riesce comunque ad avere delle scene be fatte e divertenti con qualche personaggio ben scritto. Probabilmente riuscirà a divertire i più piccoli ma deluderà decisamente gli adulti.
Per il momento mi fermo qui con gli Spy Kids. Non so se recensirò mai il quarto capitolo. Un giorno forse, ma per il momento concludo qui con la recensione con il terzo capitolo della saga.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

11 pensieri riguardo “Spy Kids 3-D: Game Over

      1. Sì, sì. Non credo ci fosse questo problema: già il secondo mi è piaciuto meno del primo (anche se a livello di tecnica è superiore, probabilmente), quindi il terzo, di cui non fai una recensione entusiastica, non l’averi guardato… e il quarto men che meno. :D

        1. Invece il secondo per certi punti l’ho trovato superiore al primo. Forse ad alcuni non è piaciuto perché provava a cambiare le carte in tavola ma in realtà è sempre rimasto fedele alle tematiche del primo.

            1. A volte quanto passa tanto tempo quando si vede un film ci basiamo più sulle sensazioni che abbiamo provato piuttosto su quello che abbiamo visto. Per dire da piccolo questo terzo capitolo mi divertiva ma crescendo ho visto come fosse diretto più ai più piccoli e i suoi tanti errori.

              1. Non è nella lista delle cose da fare, ma se capita mi riguarderò volentieri almeno i primi due episodi, cercando di essere più lucido e razionale. In pratica niente alcolici durante la visione! :D

    1. Il quarto invece non l’ho tanto apprezzato. Penso che anche in quel caso Rodriguez si sia fatto fregare dal 4D. I primi due li apprezzo veramente tanto. Il terzo e il quarto sono molto penalizzati per via di quella tecnologia. Comunque grazie per aver notato gli errori.

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