Il Triangolo delle Bermude

Continuiamo con il mese dedicato al mare. Nell’ultimo periodo ho parlato di molti film di qualità con questo argomento: Underwater può piacere o non piacere ma bisogna ammettere che ha una regia e un ritmo stupendi, Il mostro della laguna nera è una pellicola che ancora oggi sa essere moderna e ha ispirato molti film meravigliosi, The Abyss invece è una dimostrazione d’amore verso il mare e un film tecnicamente stupendo. Tutte pellicole bellissime e di qualità appunto e così ho pensato di parlare di qualche film brutto e trash. Cercando in giro, sono riuscito a trovare qualcosa che però potrebbe rivelarsi interessante visto il contesto…forse.
Ecco a voi Il Triangolo delle Bermude (El triángulo diabólico de las Bermudas), un film italo-messicano di genere horror fantascientifico del 1978, diretto da René Cardona Jr.

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Trama:
L’archeologo Edward (John Huston) e il medico Peter (Carlos East) affittano uno yatch e con le rispettive famiglie si dirigono nel Triangolo delle Bermude. Edward ci va per studiare alcune rovine che si trovano sul fondo del mare mentre Peter lo fa per poter dimenticare un suo errore che è costato la vita a una bambina. Quando arrivano sul luogo, iniziano a succedere fin da subito degli eventi strani come ad esempio gli strumenti di bordo che di tanto in tanto impazziscono, degli SOS strani, avvistamenti insoliti e perfino una bambola d’epoca che finisce nelle mani di Diana (Gretha), la figlia di Edward. La bambola sembra avere una sua volontà e convince la bambina a compiere delle strane azioni. L’equipaggio dovrà trovare un modo per riuscire a scappare dal Triangolo delle Bermude e salvarsi a tutti i costi.

Negli anni ’70 ci fu un periodo in cui la tematica del Triangolo delle Bermude andava molto di moda. Ciò si deve grazie alla pubblicazione del 1974 di Bermuda, il triangolo maledetto (The Bermuda Triangle) ad opera di Charles Berlitz. Il libro inserisce in quella zona elementi legati agli UFO e a eventi sovrannaturali che noi tutti conosciamo (come ad esempio la famosa luce che i piloti di aerei dicevano di vedere prima di sparire). Il libro ebbe un enorme successo anche se subì pesanti critiche per le sue teorie che non vennero accettate né in ambito accademico né in ambito scientifico.
Dopo il successo cartaceo si decise di realizzare dei lungometraggi basato su di esso e tra il 1978 e il 1979 vennero portati sul grande schermo ben tre film a riguardo. Non ho alcuna intenzione di parlare di tutti quanti anche perché sono uno peggio dell’altro e questo qui mi basta e avanza.

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Iniziamo parlando della pellicola. Ammetto che la storia e la situazione hanno un certo potenziale. Nel Triangolo delle Bermude puoi narrare di tutti gli eventi sovrannaturali o alieni che vuoi, puoi anche parlare di Atlantide e metterci tutti gili argomenti di fantascienza a riguardo. Di cose da dire ce ne sono molto e se uno ha fantasia ci si può sbizzarrire in questo caso. E qui questa cosa accade? Ma certo che no!

Durante la visione del film, oltre la storia principale, ci verranno mostrate delle brevi trame secondarie in cui saranno presenti persone alla guida di aerei e navi che incontreranno molte difficoltà nel Triangolo delle Bermude fino a quando non scompariranno, non prima però di aver mandato dei messaggi di aiuto che anche lo yacth dei nostri protagonisti capterà. E ammetto che tuttò ciò riesce a suscitare un po’ di interesse nello spettatore e incuriosisce. Peccato veramente per il resto.
Uno dei difetti principali che si notano fin da subito è il montaggio. Molte volte nella pellicola si tende a fare degli stacchi veloci sui personaggi quando succede un evento importante o imprevisto e anche in altri punti si tenta di avere un montaggio veloce ma il risultato finale non riesce a dare l’effetto sperato perché i tagli sembrano troppo improvvisi e goffi e in questo modo si crea l’effetto contrario e il film rallenta.

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Un’altra pecca la troviamo nella regia e in special modo nella creazione della tensione. Un horror del genere con vari elementi sovrannaturali dovrebbe essere capace di modellare un’atmosfera che tenga lo spettatore un minimo in tensione. Gli elementi ci sono tutti come ad esempio il fatto che siano completamente isolati da tutti e non si veda altro che la vastità dell’oceano. Un clima di isolamento e confusione sarebbe stato l’ideale ma tuttò ciò non si sente minimamente, anzi, in certi punti arriva perfino la noia. Anche il ritmo di certe sequenze è sbagliato e l’esempio lampante lo troviamo con l’incidente subacqueo. Non starò a descrivere la scena, casomai qualcuno volesse vederlo (anche se ne dubito), ma in questo momento della pellicola è in corso un’emergenza in cui una persona rischia la vita e il tutto avviene con una calma e un silenzio sbagliato. E’ una scena che dovrebbe creare tensione non rilassare. Inoltre è sbagliata anche la reazione dei personaggi, soprattutto da parte dei parenti rimasti sullo yacht. C’è un tuo familiare che rischia la vita e, invece di disperarti o stare in ansia, guardi il mare con lo stesso interesse con cui un anziano guarda un cantiere? Ma dai!

E infine arriviamo ai personaggi. Il lato tecnico è un fallimento ma almeno si può sperare in una caratterizzazione decente dei protagonisti. Speravo male. Molti di loro sono a malapena abbozzati e lo spettatore non riesce ad affezzionarsi a loro. Peter tra tutti era colui che poteva dire qualcosa di interessante visto la sua storia, ma alla fine non farò altro che bere e fare a gara con la picola Diana a chi è più nichilista (non fanno che ripetere che moriranno tutti). Anche la recitazionein molti casi lascia a desiderare e John Huston non riesce a impegnarsi in questo caso (tra gli attori comunque ho riconosciuto Miguel Ángel Fuentes, il Vadinho de L’uomo puma). Due o tre attori sono abbastanza decenti ma il resto è da bocciare.

Bisogna dire che il film in certi punti riesce ad aggiungere qualche elemento interessante e in altri anche nonsense. Nell’ultimo caso mi riferisco all’attacco dei pappagalli: non ha senso, non so da dove arrivano però riescono a svelgiare lo spettatore (anche se per i motivi sbagliati). L’elemento interessante riguarda invece la bambola e la bambina, elementi che avevano un po’ di potenziale e che in qualche sequenza hanno pure funzionato. Giusto per dire, quella bambola in una breve scena di due secondi si è dimostrata di gran lunga più inquietante di Annabelle.

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Per finire Il triangolo delle Bermude è veramente un brutto film, ne ho visti di gran lunga peggiori ma anche questo non scherza visto che sceneggiatura e regia falliscono miseramente. Riesce in qualche punto a regalare momenti interessanti ma per il resto sa annoiare lo spettatore attraverso una tematica con del potenziale.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

12 pensieri riguardo “Il Triangolo delle Bermude

  1. Ricordo che lo vidi, ma come hai ben detto non mi ha colpito particolarmente, nonostante il potenziale dato dal luogo e dall’argomento, già misterioso e intrigante di suo, non è stato sfruttato a dovere e il film è rimasto alquanto anonimo e scialbo, solo il momento della bambola è notevole ma poteva essere sfruttato anche quello molto di più.
    Buon sabato.

  2. Io non riesco a capire come mai da anni non si parli più del Triangolo. Una volta era era il top dei top degli argomenti misteriosi, mi ricordo libri con tanto di foto di navi fantasma, fantasmi che spuntavano dal mare al tramonto, le costellazioni che si spostano 😬 oggi basta, nulla, non una parola. Tutto un flop?? Bel film questo

        1. Diciamo proprio di sì. Cioè le navi li sono affondate ma non come si sospettava e soprattutto il numero di navi affondate equivaleva a quelle di qualsiasi altro mare nel mondo. E soprattutto scomparivano perché, essendo una zona tropicale, c’erano frequenti tempeste e questo diciamo che mette alla luce il falso mito che le navi in quella zona sparivano anche quando c’era il mare calmo.

            1. Appunto come dicevo nell’articolo c’era soprattutto questo libro di Berlitz che tendeva a esagerare gli eventi accaduti e a mettere tutto su una chiave pseudoscientifica. Diciamo che ha romanzato il tutto.

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