La bambola assassina (2019)

Nell’articolo precedente abbiamo parlato di mostri involontari, in questo voglio recuperare un po’ di serietà parlando di veri mostri del cinema. No, non riguarda i mostri dell’Universal (anche se devo finirli prima o poi), ma di un’icona horror degli anni ’80: Chucky, la bambola assassina. Qualche tempo fa feci una recensione sul film del 1988 (QUI se volete leggerla), un film che riusciva a intrattenere, terrorizzare e divertire e a dar vita a un personaggio che è rimasto nella storia. Quest’anno è uscito il suo remake ed è proprio di questo che parlerà l’articolo di oggi.
Ecco a voi La bambola assassina (Child’s Play), pellicola horror diretta da Lars Klevberg.

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Trama:
La Kaslan Industries è una delle società più ricche e potenti del mondo e ha raggiunto maggior notorietà mettendo in commercio Buddi, un pupazzo tecnologico capace di intrattenere e aiutare il suo proprietario e capace di connettersi ad ogni cosa. Un giorno Karen (Audrey Plaza) per tentare di tirare sul il morale a suo figlio Andy (Gabriel Bateman), che non riesce a interaggire con le persone dopo il trasferimento nel nuovo appartamento, riesce a procurarsi nel negozio in cui lavora una bambola Buddi un po’ difettosa. La bambola è proprio Chucky. Chucky si affezziona ad Andy e lo aiuta a farsi due nuovi amici, Falyn (Beatrice Kitsos) e Pugg (Ty Consiglio). A un certo punto Chucky inizierà ad assumere comportamenti violenti, visto che non possiede alcun freno inibitore riguardo la violenza, e rischierà di mettere in pericolo tutte le persone che Andy ama.

I remake sono sempre mal visti dalle persone e posso capire molto bene il motivo. Nella maggior parte dei casi si tende a rifare grandi cult o capolavori con il minimo sforzo, riuscendo a togliere tutto ciò che rendeva meravigliosa la pellicola precedente. Per fortuna esistono delle eccezioni, remake perfino migliori dell’originale (i citatissimi La mosca e La cosa) o altri che nonostante i loro difetti riescono a dare comunque una visione interessante e nuova della storia (Suspiria di Luca Guadagnino).
La bambola assassina fa parte di quest’ultima categoria.

I primi cinque minuti sono molto interessanti; si comincia con il presidente della Kaslan che pubblicizza Buddi, mostrando cosa sia capace di fare, dimostrando come sia un prodotto adatto per tutta la famiglia e come può migliorare la loro vita. Subito dopo ci spostiamo in una fabbrica della Kaslan in Vietnam dove i lavoratori vengono sfruttati per la realizzazione di questi Buddi. Uno di questi viene licenziato dal capo oppressivo e per questo decide di vendicarsi togliendo tutti i protocolli di sicurezza da una bambola (Chucky) e in seguito si toglie la vita. Un inizio molto forte che riesce a mostrare in breve tempo tutti i lati negativi del capitalismo e del consumismo. E non si sono limitati a metterlo solo in questa scena ma hanno continuato a fare questa critica im vari momenti del film e questa è una cosa che ho molto gradito. Nella pellicola originale ciò era abbastanza superficiale, se ne parla giusto un po’ nei primi minuti per poi dimenticarsi completamente della facenda, non perché non volessero, ma perché penso gli sia stato impedito. E questa è già una nota positiva.

Ciò che apprezzo particolarmente è che non si siano limitati ad aggiungere qualcosina ma che abbiano fatto cambiamenti importanti. In primis ci si concentra molto su Andy e infatti sarà lui il protagonista della storia (oltre Chucky). Nella pellicola del 1988 a farla da padroni erano Karen e il detective Mike Norris (qui interpretato da Brian Tyree Henry). Invece qui sono personaggi secondari che però riescono ad avere un ruolo attivo nella storia e riescono a essere molto vicini ad Andy.
Quindi Andy sarà il protagonista e anche i suoi due amici, Falyn e Pugg, avranno molto spazio. Ci si concentra molto su questi ragazzini, cosa che sicuramente hanno fatto per riprendere la moda di quest’ultimo periodo, con dei ragazzini che affrontano cose e/o esseri sovrannaturali o situazioni incredibili (in stile Stranger Things e It). Scelta che personalmente non mi dispiace.

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Il cambiamento più grande di tutti però riguarda proprio Chucky. Vorrei però iniziare partendo dal suo unico lato negativo: il design.
In parte riprende il modello base del Chucky originale con il suo vestiario e i suoi capelli rossi, ma sembra fatto male. La prima cosa che salta subito agli occhi sono… gli occhi (scusate il gioco di parole), decisamente troppo grandi e occupano gran parte della faccia. Parlando della faccia si nota come questa sia esageratamente gommosa. Nell’originale il viso della bambola era ben equilibrato e anche le gauncie erano fatte bene, qui sembra un po’ un pastrocchio, sembra ancor più finto di quel che dev’essere. Inoltre la testa è fin troppo grande per il corpicino che ha e il tutto rende la bambola spaventosa fin da subito. Facendo sempre il confronto con il pupazzo originale, il vecchio Chucky sembrava normale, sembrava un prodotto adatto per dei bambini mentre qui è davvero terrificante e sicuramente nessun bambino comprerebbe una cosa del genere. A guardarlo bene sembra avere delle cose in comune con Annabelle. Però mi viene da pensare che l’abbiano fatto apposta a crearlo in questo modo e vi spiegherò il motivo in seguito.

Ho apprezzato invece la nascita dell’amicizia tra Chucky e Andy e il rapporto tra i due riesce a non essere ridicolo, anzi, a tratti è pure molto dolce. Qui arriviamo quindi al cambiamento più importante di tutto il film: l’origine di Chucky. Nella pellicola di Holland la bambola è in realtà il serial killer Charles Lee Ray che, attraverso un rito voodoo, ha trasferito la sua anima nel corpo del pupazzo per evitare la morte. Qui invece Chucky è una bambola mal funzionante e, anche se in maniera leggera, tenta di parlare del rapporto uomo-macchina.
Il problema di Chucky è che, non avendo alcun freno inibitore, può fare del male agli altri e lo vediamo chiaramente la prima volta quando il gatto di Andy graffia il ragazzino e Chucky tenta di strozzare il felino perché aveva fatto soffrire il suo amico. Andy lo ferma e cerca di spiegargli il motivo per cui non dovrebbe fare una cosa del genere, ma fa fatica a spiegarglielo e Chucky non capice bene. Si può anche dire che la violenza di Chucky nasce anche dall’ambiente in cui vive. Lui non riesce a comprendere certe cose del nostro mondo e quindi frasi come “Vorrei che sparisse per sempre” e simili, che a volte diciamo in momenti di rabbia, tristezza o stress, per lui assumono un significato diverso, per lui sono desideri, cose che deve compiere per far stare bene Andy. Ed questo il punto fondamentale: Chucky non capisce il confine tra bene e male come lo intendiamo noi umani e probabilmente non riuscirà mai a capirlo. Lui fa quel che fa per Andy e per stare con lui e in certi momenti riesce a farci pena perché in parte non è colpa sua. Alla fine sembra un mostro di Frankenstein (e in quest’ultimo caso mi riferisco soprattutto alla scena in cui la Creatura butta nel lago la bambina, non per farle del male ma perché credeva che potesse galleggiare come i fiori che aveva lanciato in precedenza). Ed è anche per questo motivo che penso l’abbiano reso così brutto. Per accentuare il fatto che sia un mostro, un essere che non potrà mai vivere con le persone e destinato per questo a essere solo. Un destino di cui lui non ha colpa.

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Il film ha un ottimo ritmo. Dura solamente un’ora e mezza, ma riesce a farle volare in un attimo. Non ha momenti morti, sa come prendere l’interesse dello spettatore fin dall’inizio. Soprattutto riesce a equilibrare i momenti horror con quelli comici. Infatti nel film è presente una certa ironia che avvolge l’intero racconto, che funziona bene e non è invasiva. In certi punti sa essere anche cattiva (niente di ecclatante ma fatto comunque bene) e penso proprio che in parte abbiano voluto ispirarsi a Non aprite quella porta 2 (che viene anche citato in una scena del film). Comunque l’orrore non manca sia per quanto riguarda la tensione sia per quanto riguarda certe scene truculente realizzate bene. Forse ci sono stati due momenti in cui hanno usato dei jumpscares ingiustificati che non mi sono piaciuti per niente.

Un’altra cosa che invece mi è dispiaciuta è nel finale. In quel momento si raggiunge il climax di tutta la storia, il punto è che avevano la possibilità di fare qualcosa di esagerato e fuori di testa che poteva funzionare perfettamente in questo contesto. E invece hanno deciso di trattenersi, probabilmente proprio per non andare oltre o per paura di non riuscire a gestire tutta la situazione. Per questo alla fine ci ritroviamo con una parte finale tutto sommato fatta bene, ma che poteva sicuramente dare di più.

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Alla fine questo remake de La bambola assassina, nonostante i suoi difetti, sa divertire, sa intrattenere e soprattutto riesce a modernizzare la storia di Chucky, ambientandola nei nostri giorni e parlando di tematiche molto attuali. E’ un film che sicuramente sa come divertire e personalmente l’ho apprezzato.

Spero che la recensione vi sia piaciuta.
Alla prossima!

[The Butcher]

18 pensieri riguardo “La bambola assassina (2019)

    1. Grazie per avermi avvertito dell’errore. Io preferisco l’originale ma questo remake ha un senso d’esistere e soprattutto riesce a intrattenere molto bene. Spero ti piacciano entrambe le versioni.

      1. ho guardato oggi il film
        preferisco l’originale, soprattutto perke la bambola cambia troppo velocemente e ci sono alcune interazioni sociali senza un perke (perke il nero lo va a salvare, quando sono diventati amici?)
        cmq bellino, ho apprezzato come abbiano spiegato bene le limitazioni delle potenzialità di chucky

            1. A me per niente. Non riusciva ad avere per niente quella caoticità presente nell’originale, quel caos che riusciva a farti star male e soffocare. Inoltre non ho mai apprezzato quella fotografia gialla che rovinava gran parte della pellicola.

  1. Mi ci ritrovo, bene o male.
    A me è piaciuto molto, e ti dirò due cose
    1) sono d’accordo: è resto più inquientante per sottolineare da subito che è “alieno” al mondo umano;
    2) anche io contento che si torni al “cineragazzi”, spero che STranger Things abbia solo dato l’avvio a un reprise del genere tipico degli anni ’80.
    Vero, nel finale poteva fare di più ma già immagino faranno un sequel.

    Moz-

    1. Sì, avevano intenzione di fare dei sequel se il film fosse andato bene. Avrebbe anche senso visto che Chucky può praticamente connettersi a qualsiasi prodotto Kaslan. Una potere del genere sai qaunto caos potrebbe portare su internet?

  2. Grandissima recensione, Butcher! Attenzione, non lo dico perché tu l’abbia scritta a livello di prosa meglio di altre tue (anzi, ci sono alcuni tuoi post precedenti che sono in confronto delle perle di passione ed amore per la settima arte che questo articolo “di servizio” non poteva e non doveva avere), ma per lo straordinario pensiero libero che hai posto dietro e per le motivazioni dichiaratamente da cinefilo che ti hanno spinto a parlare positivamente di una pellicola che in generale, con poche luminosissime eccezioni, è abitudine di tutti stroncare.

    Come tu sai benissimo, io mi sono avvicinata al franchise della Bambola Assassina degli anni 80 soltanto grazie ai tuoi articoli ed alle tue indicazioni ed anche se non sono il mio genere cinematografico preferito, trovai quei film molto gradevoli; quando lessi perciò di questo remake, provai un senso di fastidio e anche di confusione, poiché avevo capito che non si trattava di un semplice remake e nemmeno di un reboot in senso stretto, ma addirittura un volere iniziare una seconda saga che sarebbe potuta procedere parallelamente alla prima… Insomma, questo film aveva tutti i motivi per me per essere assolutamente invedibile!

    Poi accadde che lessi un post di un blog che seguo assiduamente, in cui si enunciavano le vere caratteristiche di questo reboot e decisi di scaricarmii dalla rete il film: ebbene alla fine mi sono divertito molto ed in più ora che ti leggo mi ritrovo in tutto ciò che hai scritto!

    Tornando alla tua recensione, infatti mi è piaciuto tantissimo il il tuo non essere mai in nessuna occasione e specialmente in questa occasione uno stupido conservatore: restare attaccati ad uno stile narrativo o ad un’idea (come quella su cui si basa il franchise originale) solo perché è quella che si è vista la prima volta, senza capire che si possono fare modifiche e persino trasformare completamente un plot o un’idea iniziale, è da persone culturalmente misere ed è anche anti-artistico e fortunatamente per noi, tuoi lettori, tu non sei e non sarai mai così!

    Sono anch’io molto lieto di come questo reboot abbia stravolto completamente alcuni principi base del concept, come la natura stessa della bambola (qui tecnologica) ed il suo aspetto ed abbia inoltre evidenziato in modo forte l’aspetto di critica sociale: parliamo comunque sempre di un film di serie b, ma di classe e che ai miei occhi ricorda operazioni simili a quelli della saga di The Purge (non parlo ovviamente della qualità dei singoli film e nemmeno dell’orrenda serie televisiva, ma della tematica sociologica e politica sottostante).

    1. Grazie mille per il tuo commento! So purtroppo che Don Mancini, il creatore di Chucky, non ha apprezzato questa scelta di fare un reboot della sua creazione e in parte posso capirlo visto che lui ha spesso tutta la sua carriera a scrivere storie su La Bambola Assassina. Bisogna però ammettere che questo remake è riuscito a modernizzare la storia di Chucky, ha dargli un nuovo respiro, ha parlare di tematiche interessanti e soprattutto ad avere un certo rispetto per l’opera originale.
      Interessante il paragone che hai fatto con The Purge. Anche quelli sono film che cercano di parlare di tematiche molto interessanti ma a mio avviso non ci sono mai riusciti bene e questo non ha fatto arrivare il messaggio alle persone.

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